Elle Croft.
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L'Amante Innocente.
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Titolo originale: The Guilty Wife
Traduzione di: Elisa Banfi.
2018. Longanesi, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Tutto sembra andare per il meglio nella vita di Bethany Reston, che abita a Londra ed  relativamente soddisfatta di come sta andando il suo matrimonio. Ma l'ordinario tran tran e la pace della vita coniugale alla fine cedono sotto la pressione del brivido dell'illecito, e del fascino del glamour.
Un milionario tanto famoso quanto affascinante e bello le affida infatti l'incarico di organizzare un reportage fotografico sul set di un nuovo reality show e, vuoi per l'ambiente sociale al quale non  abituata, vuoi per le attenzioni che le vengono rivolte, Bethany finisce con il cedere al gioco di seduzione e all'intenso corteggiamento messo in atto dall'uomo e comincia un flirt, una storia d'amore con il suo datore di lavoro. Una relazione segretissima, che Bethany tiene nascosta a chiunque, anche alla sua migliore amica, Alex.
Ma in mezzo a questi brevi lampi di felicit ed eccitazione ecco che accade la tragedia irreparabile: il suo amante viene ritrovato privo di vita, proprio poco dopo uno dei loro incontri amorosi segreti, un incontro che non era andato per il meglio ed era sfociato in litigio.
Bethany  stata l'ultima persona a vederlo da vivo, ma non pu confessarlo alle autorit inquirenti in quanto metterebbe a repentaglio la pace del suo matrimonio. La donna si sente relativamente al sicuro in quanto  riuscita a nascondere molto bene il tradimento, ma dopo qualche tempo comincia a pensare che qualcuno sappia e riceve minacce sempre pi evidenti, fino a quando un giorno, rientrando in casa, trova un coltello sporco di sangue in cucina, evidentemente l'arma del delitto.
E nonostante tutto Bethany si trova incapace di agire, ma vedendo che la polizia comincia a essere sulle sue tracce, la donna capisce che non le rimane che tentare una via: indagare lei stessa e svelare l'identit del killer.

L'AUTRICE.
Elle Croft  nata in Sudafrica. Cresciuta in Australia, si  trasferita in Inghilterra nel 2010 dopo aver viaggiato in tutto il mondo con il marito. Vive a Londra, dove lavora come social media specialist e cura un blog di viaggi.
L'amante innocente  il suo primo romanzo. Acquistato da Orion Fiction, la casa editrice inglese, meno di ventiquattro ore dopo l'arrivo del manoscritto, L'amante innocente ha venduto i diritti di pubblicazione a dieci tra i principali editori di tutto il mondo prima ancora del lancio nel Regno Unito.


L'AMANTE INNOCENTE.

Prologo. Il pilota di elicottero.

Ero certissima di essere nata per volare. Quando ero una ragazzina paffuta, se mi chiedevano che cosa volevo fare da grande, davo questa risposta. Senza alcuna esitazione. Finch non misi per la prima volta piede su un aereo rovinando la vacanza a tutta la famiglia col mio violento e del tutto inatteso attacco di panico. Da allora, non ho mai superato quella paura e non sono mai pi salita su un aereo.
Ma quel terrore, quell'ansia paralizzante che ti toglie il respiro, e che mi aveva annientata tanto tempo fa al mio posto accanto al finestrino, non  nulla in confronto a quello che sto provando ora.
Perch quello che sto provando ora va molto al di l del panico.
Perch c' qualcuno che sa.
I miei segreti sono nelle sue mani. Mani che, solo qualche giorno fa, erano intrise del sangue di un uomo cui doveva essere impossibile fare del male. Mani che con altrettanta facilit potrebbero distruggere anche me.
Credo che si stia divertendo troppo per uccidermi. Almeno per ora. Prima mi user come un giocattolo, distruggendo tutto quello che ho.
Poi far a pezzi me.
Ma prima che i miei panni sporchi vengano buttati sotto gli occhi di tutti per essere raccolti e analizzati, voglio dare spazio alla verit.
E la verit  che io non sono colpevole.
Eppure questo non basta a far s che possa dirmi innocente.

1.

I luned sera dovrebbero essere tutti cos disse Calum, ricordandomi quanto apparisse diversa la realt a chi non aveva limitazioni economiche.
Gli sorrisi e alzai gli occhi al cielo, ma non potevo certo dargli torto.
Ero avvolta in una sciarpa pesante, perch ormai il tepore del giorno si stava arrendendo al freddo che calava su di noi insieme al buio. Ci eravamo goduti il sole fino all'ultimo momento sulla terrazza di Calum, ammirando Londra distesa davanti a noi. Se mi fossi voltata avrei visto la punta del Big Ben, col suo famoso orologio che faceva capolino fra gli alberi, sorvegliando la citt che si ravvivava nel calore insolito per la stagione. Avevo proposto di fare una passeggiata, ma Calum aveva scosso la testa. Niente uscite in pubblico: era una delle sue molte precauzioni. Mi aveva preso per la vita e sollevato quasi con una mossa di danza che mi aveva strappato un urletto di sorpresa, e appena mi aveva buttata sul letto l'idea di uscire a passeggio era stata prontamente accantonata.
Mentre mi accarezzava il dorso della mano, guardava divertito due passeri che, a turno, si avvicinavano coraggiosamente al tavolo saltellando, sfidandosi l'un l'altro a rubare le briciole.
Io guardai i suoi capelli scompigliati e l'ombra di barba scura sul suo viso, e sorrisi soddisfatta. Aveva l'aria di un uomo senza preoccupazioni n responsabilit, non quella di un personaggio in vista che mandava avanti una grande azienda. Per una volta tanto non aveva l'espressione pensierosa che spesso gli adombrava il viso e spargeva terrore tra i suoi collaboratori.
Notando che lo fissavo, si volt verso di me e sorrise. Improvvisamente intimidita, non riuscii a fermare il tepore che cominciava a salirmi alle guance. Mi sentii molto stupida, ma per quanto mi ripromettessi di non agitarmi in sua presenza, non riuscivo a controllarmi.
Sei proprio carina quando arrossisci mi disse, e il rossore si diffuse anche sul mio petto.
Smettila. Lo sai che cos peggiora.
Scoppi a ridere e mi prese in braccio.
Che dispiacere mi sussurr all'orecchio.
S, e intanto mi prendi in giro ogni volta.
Non riesco a resistere. Con te  troppo facile.
Vorrei proprio che avessi anche tu qualche difetto, per prenderti in giro anch'io.
Non  un difetto disse, baciandomi la guancia. Per me sei bella anche quando sei in imbarazzo. E comunque ne ho di difetti, fidati. Solo che ancora non li hai visti.
Sorrisi e mi appoggiai al suo petto, lasciandomi cullare dal dolce movimento del respiro. Lui mi accarezzava la schiena, con delicatezza, lentamente, mentre guardavamo il parco inondato dal bagliore dorato del giorno morente.
Ah, quasi dimenticavo dissi a un tratto.
Che c'?
Il tuo regalo.
Come? rispose, inarcando un sopracciglio.
Frugai nella borsa e gli porsi una scatoletta argentata legata con un nastro azzurro.
Buon compleanno gli dissi, con un bacio leggero. Scusami per il ritardo, ma... insomma, non ci vediamo da...
Non devi scusarti mi interruppe. E poi mi piace l'idea del compleanno prolungato.
Lo osservai mentre armeggiava con il fiocco che avevo preparato quel pomeriggio stesso con estrema cura. Quando sollev il coperchio, il mio sorriso malizioso rispecchi il suo.
Prese la memory card dalla culla di carta velina e si chin a baciarmi.
Grazie disse, mi piace moltissimo.
Ma se non hai ancora visto cosa c' dentro! scherzai. Magari sono tutte foto di cuccioli.
Adoro i cuccioli. Ma credo proprio che qui dentro ci sia qualcosa che mi piacer di pi.
Mi baci di nuovo, ma io mi scostai subito.
Calum gli dissi, stavolta seria, so che ne abbiamo gi parlato, ma voglio davvero che non le veda nessuno. Promettimelo.
Non le farei mai vedere a nessuno mi rispose dolcemente, ma sei sicura che a te stia bene? In fondo  stata una mia idea e so benissimo che non  una cosa a cui sei abituata, e nemmeno io lo sono, a dire il vero. Quindi se vuoi che la butti, lasciamo perdere e non pensiamoci pi.
Le foto erano l'unico regalo che aveva senso fargli. Cosa si regala a un uomo che ha tutto? Si regala un servizio fotografico spinto di te e lui.

Studiai la sua espressione, cercando di capire se faceva sul serio, se davvero avrebbe distrutto la memory card solo perch mi metteva a disagio. Ma era difficilissimo prendere una decisione razionale con i suoi occhi puntati addosso. Il suo sguardo era disarmante.
No, non voglio che la butti dissi alla fine, convinta.  solo che non l'ho mai fatto prima. E comunque mi sento pi a mio agio dietro l'obiettivo, non davanti.
Secondo me, come modella, sei stata eccezionale. Hai mai pensato di cambiare lavoro?
Ci ho fatto un pensierino, ma mi piacciono troppo gli hamburger.
Non l'avrei mai detto. Con un fisico come il tuo, pensavo che vivessi di lattuga.
Si alz e mi prese la mano.
Vieni.
Intrecciai le dita alle sue e mi alzai, lasciandomi guidare verso la porta. Entrammo in silenzio nel suo appartamento, passammo accanto al letto dove erano state scattate le foto compromettenti e arrivammo alla sua scrivania, seminascosta nell'angolo pi lontano. Prese un libro sulla seconda mensola e apr un cassetto, in cui si mise a frugare. Mi diede il libro mentre lo fissavo, in attesa di una spiegazione. Dato che non arrivava, aprii il volume e lo sfogliai. Niente.
Un manuale di self-help su come avviare un'impresa? dissi. C' qualcosa che mi sfugge?
Sorridendomi, riprese il libro e lo apr all'ultima pagina.
Me ne stacchi un pezzetto? mi chiese, passandomi un rotolo di scotch.
Ubbidii, senza capire che intenzioni avesse.
Appiccic la memory card al pezzo di scotch che gli avevo passato e la attacc all'interno della copertina. Ripose il libro sulla mensola insieme agli altri saggi e si volt verso di me per baciarmi di nuovo. Stavolta ricambiai.
Non preoccuparti disse. Nessuno sapr mai dov', tranne noi.
Grazie sussurrai.
Di niente. E sappi che ti puoi fidare. Nessuno pi di me vuole tenere il segreto. Qui le foto sono al sicuro.

2.

Mio marito mi prese la mano mentre uscivamo dalla stazione della metropolitana, accolti dalla confusione della folla che si godeva la serata dopo il lavoro. Bar e pub brulicavano di gente che si riversava anche all'esterno, lungo lo stretto marciapiede. Nell'aria vibrava un'eccitante vitalit, favorita dalla temperatura mite che aveva spinto i londinesi a uscire in massa nonostante fosse un marted sera.
Sentii l'impulso di immergermi nel calore festoso della serata; invece strinsi la mano di mio marito e tirai la pesante porta di legno del ristorante. Sbattei le palpebre per scacciare il bagliore del sole mentre i miei occhi si abituavano al buio del locale.
Durante la cena cercai di restare concentrata sulla conversazione, ma non appena salutammo gli amici e il loro taxi gir l'angolo provai un grande sollievo.
Quando Jason mi pass un braccio attorno ai fianchi, mi abbandonai alla sua stretta e alla gioia di trovarmi di nuovo sola con lui. Mi baci i capelli.
Casa?
Casa confermai, sorridendogli.
Visto il modo in cui avevo trascorso il pomeriggio precedente, quel che sto per dire sembrer assurdo, ma io e Jason eravamo felicemente sposati.
Amavo mio marito. L'avevo sempre amato. Fin dal mattino dopo averlo conosciuto, la prima settimana di universit. Ci avevano presentato a una festa, una di quelle feste dove si beve e si balla finch si pu. Avevo commesso la sciocchezza di indossare un paio di scarpe nuove col tacco e a fine serata ero uscita dal locale zoppicando con i piedi doloranti. La mattina dopo, quando mi ero trascinata fuori dal letto per farmi una doccia, ero inciampata in una scatola blu che si trovava in corridoio, davanti alla mia porta. Dentro c'erano un pacchetto di cerotti per le vesciche e una lattina di Coca-Cola, insieme a un biglietto che diceva:
Per la sbronza. E per i piedi. Spero di rivederti presto. J
Dopo qualche giorno, stavamo insieme. Era il mio primo ragazzo serio e l'unico uomo che avessi mai amato.
Fino a quel momento.
E adesso, non so nemmeno come, senza averla cercata, mi ritrovavo ad avere una storia con un altro. Non avrei mai immaginato di poter tradire mio marito. E quel che  peggio, non era solo sesso. Ero presissima da Colum.
Ma non avevo smesso di amare Jason. Sarebbe stato semplicemente impossibile, perch Jason era tutto quello che si poteva desiderare da un marito. Comprensivo, attraente e fedele.
Il contrario di me. Io ero una bugiarda. Una truffatrice. Un'adultera.
E innamorata contemporaneamente di due uomini.

3.

Ecco, assaggia.
Calum mi allung un cucchiaio e io mi protesi sul bancone per provare la salsa che stava preparando con estrema cura da mezz'ora.
Wow esclamai, che buona!
Te l'avevo detto che sono bravo in cucina.
Ti faccio le mie scuse per non averti creduto.
Eh, lo so disse in tono scherzoso. Non  certo la cucina che ti viene in mente quando pensi a me...
Ridendo, cercai di colpirlo con lo strofinaccio, ma fu abbastanza rapido da scansarlo.
Sei sicuro che non posso fare niente per aiutarti?
Puoi metterti comoda e rilassarti rispose. Tra poco si cena.
Credo di potercela fare dissi, chiudendo il computer portatile. Appena arrivata da Calum, mi ero messa a riguardare le foto dell'ultima settimana, ma era inutile cercare di concentrarsi quando ero con lui.
Ripensandoci, puoi farmi un piccolo favore? mi chiese.
Certo.
Qui fa caldo. Puoi aprire le porte scorrevoli? Mangiamo di l,  un po' pi fresco.
Una brezza primaverile accompagn la nostra cena: costolette di agnello con patate cotte alla perfezione.
Avevo appena finito di fare la scarpetta con un pezzo di pane caldo, quando il telefono di Calum vibr sonoramente sul tavolo. Lui rispose e io sparecchiai.
Stavo strofinando una padella, con la schiuma del detersivo fino ai gomiti, quando sentii le mani di Calum intorno ai fianchi. Sorrisi.
Rimani mi sussurr all'orecchio.
Il mio sorriso si spense.
In che senso?
Non andare a casa. Resta fino a domani mattina.
Mi voltai a guardarlo, aspettandomi che mi facesse l'occhiolino o qualcosa di simile, invece sembrava serio.
Ma... a parte una lunga serie di ovvie ragioni per cui non  possibile, ad esempio cosa raccontare a Jason, cosa diresti alle tue guardie del corpo? Indicai la porta mentre mi asciugavo le mani, senza aver finito di lavare la padella.
Posso dargli la serata libera disse. Non sono mica un carcerato.
Okay, va bene, ma ne abbiamo gi parlato.  una delle tue regole da paranoico.
Bethany, quante volte ti devo dire che non  paranoia?
Sospirai e tornai al tavolo, a prendere i macinini di sale e pepe.
Ho capito. Ti senti in colpa per Kitty.
Mi incupii mio malgrado, pensando alla donna che Calum aveva frequentato prima di me.
Non  un semplice senso di colpa. Non mi perdoner mai per quello che le  successo.  stata tutta colpa mia se l'hanno aggredita. Sono stato io a insistere perch denunciasse lo stalker e raccontasse delle minacce che stava ricevendo. Volevo proteggerla. Mai mi sarei aspettato che la polizia avrebbe rivelato alla stampa la nostra relazione. E se qualcuno me l'avesse detto, gli avrei dato del paranoico. Ma non si trattava di paranoia visto quello che  capitato. Gli agenti erano gli unici a sapere di noi e il giorno dopo Kitty era gi su tutti i giornali e i tg. E poi  stata aggredita e a quel punto la sua vita era gi rovinata. Avrei voluto aiutarla, ma non ha pi voluto avere a che fare con me. Mi odia e non posso darle torto. Perch  stata tutta colpa mia.
Gli tremava la voce e io mi sentivo a disagio.
Devo convivere con la colpa di aver provocato tutto questo, ma non posso permettere che succeda un'altra volta, con te. Basta un solo articolo di giornale per scatenare un putiferio, quindi ti prego di non darmi del paranoico, okay? Tu non sai cosa vuol dire. Il sistema che ho adottato  per te. Per la tua sicurezza.
Scusami gli dissi dolcemente. Davvero. Lo capisco e lo apprezzo. Solo che... a volte  frustrante.
Lo so. Voglio solo che non dimentichi perch dobbiamo usare queste precauzioni.
Non me lo dimenticher, promesso. E mi piacerebbe restare, ma non posso proprio. Devo tornare a casa da Jason. E poi, pi tardi non doveva rientrare Claire?
Pensavo di s, ma mi ha mandato un messaggio disse, prendendo il cellulare.
Tocc lo schermo un paio di volte e lesse: Tesoro, stasera non torno. Ancora con Ferrari Rossa.
 con una macchina?
Scosse la testa.  il soprannome dell'uomo con cui  andata in California; non mi dice mai i nomi veri.  una specie di 'negazione plausibile'. Il mese scorso era Chitarrista Cinque. A quanto pare ha un debole per i musicisti.
Ammiccai mentre cercavo di decidere se si stava prendendo gioco di me, ma non colsi nemmeno un accenno di sorriso, nessuna scintilla rivelatrice nei suoi occhi.
Com' possibile che non ti dia fastidio, Calum? Cio, perch restate insieme, se tutti e due avete altre storie? Ti sembra che si possa definirlo matrimonio?
Siamo in vena di giudizi? ribatt con un tono che tradiva rabbia trattenuta. Perch ti ritieni migliore, visto che anche tu hai una storia parallela? Almeno io e Claire abbiamo la decenza di non fingere di essere quello che non siamo.
Non avevo parole.
Decenza!? esclamai, mentre lui si allontanava di qualche passo. La chiami decenza? Allora basta che lei ti dica quando ti tradisce e va tutto bene? E tu? Tu non le hai detto di noi, quindi perch ti senti superiore?
Calum si volt verso di me con un'espressione arcigna. Mi si fece incontro e si ferm solo quando le nostre facce furono talmente vicine che mi sentii a disagio.
Allora, Bethany disse, piano, guardandomi dritto negli occhi. Quello che decidiamo di fare io e Claire non ti riguarda. Ci amiamo, ma non in un modo che tu trovi... accettabile. Siamo riusciti a far s che il nostro matrimonio soddisfi entrambi, e solo perch non corrisponde alla tua ipocrita idea di rapporto di coppia, ti permetti di giudicare. Io e Claire siamo sinceri fra noi. Abbiamo un accordo. Regole. Il nostro  un rapporto aperto: ne abbiamo parlato a lungo e approfonditamente. Lei non vuole sapere se vado a letto con altre donne e io rispetto il suo desiderio.
Parlava gesticolando, a voce sempre pi alta e col volto sempre pi teso.
Tu invece ti comporti come una ragazzina innocente, che non vuole scontentare nessuno, ma quello che stai facendo  disonesto e crudele. Non sei sincera con tuo marito, gli stai mentendo. Stai aspettando che la vita decida al posto tuo, invece dovresti capire cosa vuoi e assumertene la responsabilit. Se non vuoi che ti giudichi per le tue decisioni, allora non giudicare me e il mio matrimonio. Tu non sei innocente, non sei una vittima della situazione, e io non accetto di essere criticato. Soprattutto da te. Soprattutto perch pensavo che fossimo in sintonia.
Restai a bocca aperta, non sapevo pi cosa dire. Quando Calum riprese a parlare, si era lievemente addolcito, ma la rabbia covava ancora.
Nessuno di noi due  perfetto, ma pensavo che fossi in grado di accettarlo.
Avevo le guance in fiamme per l'umiliazione della ramanzina e a un certo punto vidi il suo viso adirato ondeggiare attraverso le lacrime che mi riempivano gli occhi. Avrei voluto urlare, difendermi, ma se avessi aperto bocca ne sarebbe uscito solo un singhiozzo. Non volevo che mi vedesse piangere.
Senza ribattere, mi voltai e mi diressi alla porta, cercando in tutti i modi di ricacciare indietro le lacrime.
Dai, Bethany mi disse, ma ero gi a met strada. Mi sarei aspettata di sentire dei passi alle mie spalle, invece udivo solo il mio respiro ansimante.
Presi la borsa, nascosi le mie patetiche lacrime dietro gli occhiali da sole e uscii dall'appartamento di Calum sbattendo con forza la porta, che purtroppo pareva progettata per attutire le uscite melodrammatiche e si richiuse in perfetto silenzio, senza nemmeno un clic.
La guardia mi degn a malapena di un'occhiata e chiam l'ascensore per me. Aspettammo fianco a fianco in un insopportabile silenzio. Quando la lucetta si accese, riuscii a fargli un sorriso tirato e mi precipitai dentro. Al pianterreno attraversai di corsa a testa bassa la lussuosa hall, poi fui investita dall'aria della sera.
Entrai nei Kensington Gardens, sull'altro lato della strada, dove le lacrime furono libere di sgorgare accompagnate da singhiozzi convulsi. Ero distrutta, ma almeno avevo il privilegio dell'anonimato: ero solo una delle tante pazze che si aggiravano per le strade di Londra. Il mio pianto non attir alcuno sguardo.
Non volevo mescolarmi alla folla di turisti e impiegati che stavano approfittando dell'ultimo sole. Avevo bisogno di stare per i fatti miei, di sprofondare nell'autocommiserazione, lontana dalla palpabile felicit degli altri. Asciugandomi il naso con il braccio, mi diressi spedita verso la parte del parco che preferivo, quella piena di fiori vicino all'Albert Memorial. Non sapevo perch mi piacesse quel deprimente monumento neogotico commissionato dalla regina Vittoria. Voleva essere una dimostrazione di amore per il marito morto, ma era pi inquietante che romantico.
Trovata una panchina libera, circondata da un viluppo di rose gialle e rosa, pensai e ripensai alle parole di Calum. Disonesta. Crudele. Ipocrita. Ciascuna di quelle accuse mi scuoteva come il colpo secco del martelletto in un'aula di tribunale.
Aveva ragione. Lo sapevo. Ma non significava che fossi disposta a sentirmi dire quelle cose.
Sapevo di non trovarmi in quella situazione per caso - una relazione clandestina non comincia mai per caso - eppure era successo: ero felicemente sposata, vivevo la mia vita tranquilla e innocente, e poi di punto in bianco mi ero innamorata di un altro. Come avevo fatto a cacciarmi in quel casino?
Da quando ero diventata un'amante, mi ero rifiutata di affrontare la decisione cui inevitabilmente mi trovavo di fronte. Avevo ignorato il pungolo della coscienza, insistente come un bambino capriccioso che implora attenzione nonostante il rifiuto dell'adulto.
La vita non avrebbe scelto per me, anche se mi sarebbe piaciuto.
Sapevo qual era la cosa giusta da fare. Certo. Dovevo troncare con Calum, confessare tutto a Jason, supplicarlo di perdonarmi e passare il resto della mia vita cercando di dimostrargli il mio amore. Oppure troncare con Calum, sperando che Jason non mi scoprisse mai e continuare come se nulla fosse.
Rimanere sposata con un uomo che amavo non era certo il peggiore degli epiloghi.
Ma pur con quella consapevolezza, non sopportavo il pensiero di non rivedere mai pi Calum, di non guardarlo pi negli occhi, di non scherzare con lui, di non ridere alle sue battute, di non essere trascinata nel suo letto.
Mi ero innamorata e non sapevo come tornare indietro.
E, a dire il vero, non ne avevo nemmeno intenzione.

4.

Allora, come va?  un secolo che non ci vediamo! disse Alex, sorseggiando il prosecco.
Aggrottai la fronte, domandandomi cosa potevo raccontarle senza svelare il mio segreto.
Be'... cominciai, ed era di per s un'affermazione, pi che l'inizio di un dialogo.
 tutto a posto?
S, certo. Tutto bene. Feci un sospiro profondo e osservai il mio fiato che increspava la superficie rosa del cocktail. Evitai lo sguardo di Alex. Mi conosceva troppo bene e non volevo che capisse che stavo mentendo.  solo che io e Jason...
Va tutto bene tra voi?
Ma s. Insomma...
Cos'ha combinato? mi interruppe, lanciandosi all'istante nell'atteggiamento che le veniva meglio: protettivo e aggressivo. Se ti tradisce, giuro che lo ammazzo. Diede una manata al bancone del bar, attirandosi gli sguardi di disapprovazione della coppia seduta accanto a noi alle prese con un difficoltoso primo appuntamento.
No, no. Mi costrinsi a ridacchiare, imbarazzata e compiaciuta in ugual misura dalla ferocia di Alex. Niente del genere. Vedi,  che... insomma, ogni tanto essere sposati  un po', come dire, limitante. Mi spiego?
Non stavo mentendo. Ma non riuscivo nemmeno a organizzare il caos delle mie emozioni in un discorso coerente e articolato. Era impossibile farlo senza confessarle che avevo un amante.
Bethany mi disse a voce pi bassa, con un tono pi calmo, tu e Jason siete una coppia perfetta. Siete innamorati, e lo sai. State solo passando un momento difficile. Da quanto siete sposati?
Quasi sette anni. Vuotai il bicchiere.
Ecco! La crisi del settimo anno. Ecco cos' dichiar Alex, con una sicurezza sbalorditiva per una che non aveva alcuna esperienza di rapporti a lungo termine.
Il cameriere si avvicin ad Alex e prima di appoggiare il piatto delle patatine la squadr dalla testa ai piedi senza nemmeno sforzarsi di nasconderlo. Lei, che usava la sua figura alta e formosa come una specie di arma, restitu lo sguardo, prese una patatina e la addent rendendo quel semplice gesto estremamente seducente. Quando lui si allontan, torn a guardare me mentre beveva un sorso.
Forse hai ragione mentii, scegliendo una patatina e intingendola nel ketchup. Forse vedo te che ti diverti un mondo, sempre con uomini diversi... sembra eccitantissimo e io non l'ho mai fatto. Jason  il primo con cui sono stata.  il problema di sposare il primo amore. Mi sembra di essermi persa tutto il divertimento di essere single.
Mah! esclam Alex, plateale. L'erba del vicino  sempre pi verde, Bethany. Non sai invece quanto vorrei essere sposata. Uscire sempre con uomini diversi  orribile. Sul serio. Tanto per cominciare, di solito sei troppo ubriaca e il sesso nemmeno ti piace. E non  che il giorno dopo mi senta bene per quello che ho fatto. Anzi, sono pi le volte in cui mi sento in colpa. Cio, pu anche essere divertente, non dico di no. Ma farei volentieri cambio con te. Le mie ovaie ormai stanno avvizzendo e non ho nemmeno un fidanzato.
S,  vero, l'erba del vicino  sempre pi verde. Io mi sento in trappola, i tuoi ovuli stanno scadendo e tutte e due faremmo cambio volentieri. Siamo proprio due persone mature, eh? Chissenefrega, beviamo per dimenticare. Ho bisogno di divertirmi un po'.
Divertimento, evasione... tutte parole, a dire il vero. Comunque volevo dimenticare, e soprattutto volevo dimenticare Calum per quella sera, e a casa non ci sarei mai riuscita. Jason mi aveva chiesto di cucinare con lui il filetto marinato che aveva preparato, ma io non ero mai stata cos contenta di avere un appuntamento con Alex.
Bethany ubriaca sghignazz la mia amica, gi alticcia. Di questi tempi  una rarit. Ne approfitto. Garon!
Schiocc le dita in aria, un gesto insopportabile. Il cameriere dai capelli scuri arriv subito, imbarazzato dall'attenzione che aveva attirato ma senz'altro contento di trovarsi di nuovo nelle vicinanze di Alex.
Una bottiglia di prosecco per noi disse lei, suadente.

5.

La mattina dopo una serata fuori, i mezzi pubblici erano l'ultimo posto dove avrei voluto essere.
Ero raggomitolata su un sedile in fondo al bus, maledicevo Alex e la sua ossessione per il prosecco e desideravo ardentemente un servizio di trasporti solo per adulti per non sentire i ragazzini strillare e ridere sguaiatamente ammucchiati l'uno sull'altro a farsi pi selfie di quanti ne contenga la memoria di un cellulare.
Grugnii e alzai il volume in modo che le cuffie coprissero gli strilli del branco con una playlist rilassante che ebbe per l'effetto opposto. Appoggiai la testa al vetro fresco del finestrino e osservai le infauste nuvole nere che si avvicinavano a Londra. Sembrava che il bel tempo fosse gi finito.
Sentii vibrare la borsa, appoggiata sulle gambe, e ripescai il cellulare. Doveva essere Alex alla ricerca di qualcuno con cui condividere la fatica di cominciare la giornata.
Sull'icona di Twitter c'era una notifica, ma prima che avessi il tempo di aprire l'app, l'uno rosso divent un due. Avevo twittato qualcosa da ubriaca? Non ci capivo niente. Due persone avevano ritwittato, ma non un mio tweet. Aggrottai la fronte e mi raddrizzai sul sedile.
Aprii il mio profilo, ancora senza capire. In cima allo schermo, un tweet diceva:
Fotografa pazzesca specialista in relazioni con clienti *eccezionali* offresi...
La pulsazione dietro gli occhi si intensific e dovetti fare del mio meglio per contrastare una nuova ondata di nausea. La canzone andava verso un crescendo assordante e mi strappai le cuffie dalle orecchie per il fastidio. Gli strilli delle ragazzine si erano trasformati in un borbottio.
Fissai il tweet sullo schermo del telefono. Era stato pubblicato cinque ore prima, cio circa alle tre e mezzo del mattino. A che ora ero tornata a casa? Cercai di districarmi tra i ricordi fumosi della serata, ma non riuscivo nemmeno a ricordarmi come ero arrivata al letto e men che meno a che ora. Dovevo essere molto pi ubriaca di quanto pensassi, ma di certo non tanto da twittare una cosa del genere! Scossi la testa, rimpiangendo di aver permesso ad Alex di ordinare l'ultimo giro.
Ero mortificata. Non solo sembrava che fossi alla disperata ricerca di lavoro - e non lo ero - ma dalla scelta dei termini si deduceva che davo un po' troppa confidenza ai clienti. Era un messaggio imprudente e spaventosamente somigliante a una confessione. Il peso e lo stress di dover mantenere un segreto mi stava condizionando pi di quanto credessi. Non potevo pi permettermi di bere, se dopo qualche bicchiere combinavo disastri del genere. Va bene, era stato pi di qualche bicchiere. Ma comunque non valeva la pena di rischiare.
Esaminando il profilo dei due utenti che mi avevano ritwittato, vidi con sollievo che avevano pochissimi follower. Volendo trovare un lato positivo in quello scivolone imbarazzante, il mio tweet alcolico non sarebbe andato lontano. Dovevo solo incrociare le dita sperando che Calum non l'avesse visto, altrimenti avrei dovuto inventarmi una spiegazione plausibile per aver anche solo insinuato che tra me e un mio cliente potesse accadere qualcosa di eccezionale. Mentre cancellavo le prove della mia stupidit sospirai e chiusi gli occhi, augurandomi che l'autobus si desse una mossa e le ragazzine ciancianti sparissero.
Cercai di placare il senso di vergogna che aumentava man mano che mi avvicinavo allo studio. Mi serviva una distrazione e speravo che in ufficio sarei stata troppo occupata per soffermarmi sulle conseguenze della serata. Ma appena ci arrivai, non desiderai altro che tornarmene a letto.
Con poco entusiasmo, feci qualche tentativo di editare foto di clienti minori, ma non riuscivo a togliermi dalla mente la lite con Calum.
Mi sembrava ancora incredibile essermi trovata nella stessa stanza con Calum Bradley, figuriamoci diventare cos intimi da litigare sulla nostra relazione. Nel periodo in cui l'avevo conosciuto avevo appena vinto un premio di fotografia, il primo della mia carriera, e avevo l'agenda fitta di appuntamenti. Ero talmente sommersa di lavoro che avevo affittato un piccolo studio a Tooting - ancora non mi potevo permettere altro - e avevo assunto Fran, una neolaureata piena di talento e buona volont.
Bethany! aveva esclamato una mattina presto, precipitandosi alla mia scrivania. Non indovinerai mai chi ti ha appena commissionato un ritratto!
La guardai male, rimpiangendo che non fosse illegale rivolgersi a qualcuno prima del caff, a meno di non sussurrare.
Mmm borbottai, senza convinzione, sentiamo.
Fran sbuff, delusa dalla mia reazione, poi fece una pausa a effetto.
Calum Bradley!
Per poco non sputai il primo sorso di caff sulla tastiera.
Ho appena sentito il suo addetto stampa. Vuole un nuovo ritratto per la copertina di un libro. Gli ho fatto una tariffa tripla rispetto al tuo solito e ha confermato su due piedi. Lo fotografi domani nel suo appartamento. Capito? Vai a casa di Calum Bradley, Bethany!
Quella notte dormii un paio d'ore al massimo, ma il giorno dopo, quando l'uomo che era stato la causa di tutta la mia agitazione entr nella stanza, con mia sorpresa restai delusa.
Un suo collaboratore fece le presentazioni e, mentre lui mi stringeva la mano sorridendo, studiai gli occhi leggermente asimmetrici, il naso che in passato doveva aver preso qualche pugno e la statura nella norma. Non era basso - era pi alto di me, anche se io portavo i tacchi - ma non era certo l'uomo imponente e autorevole che avevo immaginato. Mi sentii una stupida per essere stata tanto in ansia: a parte la sua fama, era un cliente come tutti gli altri.
Durante il servizio Calum fu molto rilassato, e io ne dedussi che doveva essere abituato a farsi fotografare in mezzo a un esercito di addetti alla sicurezza e alle pubbliche relazioni. Gli avevo chiesto di raccontarmi del libro, e mentre parlava catturai espressioni spontanee del suo viso animato dalla passione che metteva nell'illustrare i temi a lui cari. Era davvero un ottimo comunicatore, e sembrava sinceramente entusiasta del suo progetto di insegnare alle persone semplici a raggiungere il pieno successo nella propria attivit. Nonostante i modi un po' studiati, era affascinante e spiritoso. Quel giorno mi diede l'impressione di essere una persona normalissima, solo con un mucchio di soldi.
I miei amici, incuriositi, mi avevano mandato una valanga di messaggi, e io avevo risposto sostenendo che era stata un'esperienza molto meno entusiasmante del previsto. E la cosa era finita l.
Peccato che non fosse affatto finita.
Un paio di giorni dopo, Calum mi telefon per dirmi che le foto gli erano piaciute moltissimo. Non riuscivo a credere che mi avesse contattato di persona, e quando mi chiese se mi interessava collaborare con lui e il suo team a un nuovo progetto, di cui non poteva parlarmi se prima non avessi firmato un accordo di riservatezza, mi lasciai sfuggire la risata che trattenevo dall'inizio della chiamata. Ribad che diceva sul serio e mi chiese di incontrarci il giorno dopo per discutere della proposta, che naturalmente mi incuriosiva molto.
Dopo avermi fatto firmare una montagna di carte, l'avvocato di Calum si mise a illustrarmi il nuovo progetto con cos tanti giri di parole che mi stord.
In sostanza intervenne Calum, si tratta di un reality show, una cosa orrenda, ma ci faremo un mucchio di soldi e ne avr un riscontro di immagine positivo. Tu dovrai seguire la troupe che segue me e realizzare un servizio dietro le quinte per un libro fotografico. Un reality nel reality. Prevengo la tua domanda: non ho idea del perch qualcuno dovrebbe comprare un libro del genere, ma i miei collaboratori mi assicurano che vender.
Davanti a tanta franchezza mi concessi un sorrisetto, ma non volevo sembrare troppo sprezzante.
Il reality ha gi un titolo?
Era l'unica cosa che mi venne da chiedergli, a parte la domanda pi scottante. Ma com' ovvio non potevo farla. Non volevo far sapere a un miliardario quanto fossero esigui i miei guadagni.
Calum sgran gli occhi e guard accigliato il suo assistente Mark, che si schiar la voce, imbarazzato.
Come diventare miliardario: Calum Bradley disse, con palese afflizione.
Mi morsi le labbra per non scoppiare a ridere. Ma la mia ilarit si dissip all'istante quando appresi, allibita, che il mio compenso per sei mesi di degradante lavoro a quello squallido progetto sarebbe stato il quadruplo di quanto di solito guadagnavo in un anno. Ovviamente chiesi di poterci pensare almeno fino al giorno dopo e uscii trattenendo un ululato di gioia.
Quando l'indomani mattina chiamai per confermare che accettavo l'offerta, pregai che non fosse stato tutto un brutto sogno o, peggio, uno scherzo crudele. Ma non era nessuna delle due cose e, dopo essere tornata alla sede delle Bradley Enterprises per firmare altre carte e richiedere le credenziali di accesso, me ne andai in ufficio a riorganizzare gli appuntamenti dei sei mesi successivi.
Per quanto mi ripetessi continuamente che era un lavoro come un altro, il primo giorno alla sede delle Bradley Enterprises ero un fascio di nervi. Inutile negarlo: quell'incarico era diverso da tutto ci che avevo fatto fino ad allora. Non ero abituata alle troupe televisive e al loro linguaggio tecnico, n al groviglio di cavi che strisciavano sul pavimento. Mi ero sforzata di sembrare rilassata, di assorbire pi informazioni che potevo e di non far trasparire quanto fossi in difficolt, ma ero tesissima. Ero abituata ad avere il controllo della situazione, a gestire il servizio in base alle mie esigenze.
Quando entrai nella sala riunioni con la macchina fotografica per il primo meeting della giornata, ero cos agitata che non notai i cavi neri davanti alla porta. Inciampai e gridai, attirandomi gli sguardi dei seriosi manager seduti attorno al tavolo. Per fortuna Vincent - una delle possenti guardie del corpo di Calum - mi prese al volo e riuscii a districare il piede senza danneggiare altro che il mio orgoglio. Non ebbi il tempo di dire nulla perch Calum intervenne, calamitando l'attenzione di tutti e distogliendola dal mio viso in fiamme. Ringraziai Vincent con un cenno. Lui ammicc e io mi voltai a guardare la persona che stava parlando. In pochi secondi ne fui conquistata e dimenticai del tutto l'imbarazzo.
Ricordo ogni particolare di quei primi incontri, come se fossero foto appese alle mie pareti. Eppure non ricordo esattamente quale fu l'istante in cui mi innamorai.
Doveva essere successo per gradi perch a un certo punto ne presi atto, come se fosse sempre stato cos. Pi tempo passavo sulle sue tracce per catturarne il carattere, meno mi sembrava un uomo normale. Quegli occhi azzurri e quel naso imperfetto divennero infinitamente pi attraenti. La sua passione per quello che faceva era contagiosa. Mi ritrovai ad aspettare con trepidazione i giorni delle riprese e a poco a poco si cre un legame. All'inizio ridevamo delle scene che venivano filmate o ci scambiavamo uno sguardo d'intesa nei momenti di imbarazzo durante una riunione. Poi passammo a flirtare, prima in modo innocente e poi in maniera sempre pi esplicita. Alla fine si pass al contatto fisico. Una carezza sul braccio, una mano posata sul fianco per guidarmi, e ogni contatto era carico di aspettativa. Sapevamo benissimo, tutti e due, cosa sarebbe successo, ma fingevamo di non averlo capito. E poi un giorno le sue mani mi afferrarono le cosce per tenermi sollevata contro il muro della cucina, nel suo appartamento, e mi ritrovai ad avere un amante.
Quella prima volta fu rapida e impetuosa; mi lasci un formicolio in tutto il corpo, e fu in quel momento che mi resi conto di non poter pi tornare indietro. Il pensiero mi pass per la mente con la stessa solennit di quando ti ricordi di dover comprare il latte e se ne and subito, lasciando il posto alla corrente calda della pelle di Calum sulla mia. Appena cominciato, avevamo gi finito.
E cos, semplicemente, ero diventata un'adultera.

6.

Avevo sempre dormito come un sasso. Invece, dopo la litigata con Calum, erano tre giorni che quasi non chiudevo occhio. Non riuscivo a levarmi dalla testa le parole che avrei voluto rimangiarmi. E la sera prima le cose erano ulteriormente peggiorate.
Jason si mosse nel letto accanto a me. Presi il telefono e guardai l'ora. Scattai a sedere, di colpo sveglia, e lo scossi.
Sono quasi le nove, hai dormito troppo.
Allontan la mia mano e borbott qualcosa di incomprensibile.
Cosa? Jason, ti devi alzare. Sei in ritardo.
Mi sono preso la mattina libera disse, con la voce impastata. Avevo una cosa con un cliente...  durata fino a tardi.
Mi ricordai che la sera prima avevo ringraziato il cielo quando tornando a casa avevo trovato un biglietto sul tavolo della cucina.
Cena con cliente. Non aspettarmi. Bacio
Perfetto.
Mi trascinai in cucina, puntai il telecomando al televisore del salotto intanto che ci passavo davanti e misi su un caff forte. Mentre aspettavo che il pane si tostasse, arrivavano frammenti di notizie dai mercati finanziari e le previsioni meteo, con la promessa che l'acquazzone del giorno prima aveva segnato almeno per un po' la fine del brutto tempo. Sbirciai fuori dalle tende della finestra, oltre i colori vivaci dei tulipani appena sbocciati, cercando conferma della previsione. Il cielo in effetti era di un azzurro spettacolare.
Il notiziario cambi argomento e il mio interesse si risvegli quando sentii pronunciare il nome di Calum. L'avevo visto tante volte in tv, eppure non mi lasciavo mai sfuggire le notizie su di lui, per quanto spesso fossero di scarso interesse.
Nei primi tempi, ero attratta dal brivido di vedere sullo schermo una persona che conoscevo. Sfogliavo le pagine delle riviste sperando di poterlo trovare e dire: Io lo conosco!
Quando tra noi aveva cominciato a nascere qualcosa, divoravo avidamente ogni articolo: guardavo le sue foto in un modo in cui non potevo guardare lui, fantasticando, e poi mi voltavo verso Jason e mi sentivo in colpa, sperando che non si accorgesse della mia sbandata.
Dopo l'inizio della storia, seguivo i notiziari con l'ansia di essere stata immortalata con lui.
Ultimamente, anche se il suo sistema di sicurezza mi tranquillizzava, seguivo ancora le notizie su Calum con un certo interesse. Vedere l'uomo che amavo sullo schermo o sulle pagine delle riviste patinate che sfogliavo pranzando alla scrivania era sempre emozionante.
Mi domandai quale fosse la notizia di quella mattina. Negli ultimi tempi non era comparso spesso in pubblico, ma a breve avrebbero annunciato l'uscita del reality: forse qualcuno se l'era lasciato sfuggire in anticipo. Non c'era accordo di riservatezza che tenesse. Si trovava sempre chi era disposto a parlare per un po' di soldi. E per un'esclusiva su Calum Bradley i tabloid erano disposti a pagare profumatamente.
Girando l'angolo tra la cucina e il salotto, notai i lampeggianti rossi e blu sullo schermo e aggrottai la fronte, confusa. La trasmissione non era certo un'emergenza. Forse c'era stato un incendio alla sede dell'azienda? Un furto? Non riuscivo a capire cosa stava dicendo il giornalista.
... rinvenuto nelle prime ore del mattino...
Il batticuore dell'emozione si trasform in un martellare incontrollato. Di qualsiasi cosa si trattasse, non poteva essere niente di buono. Alzai il volume. C'erano mezzi di soccorso dappertutto e un folto gruppo di giornalisti. Il toast precipit sul fondo del mio stomaco come un macigno; cercavo di afferrare le parole uscite dal televisore, di assimilarne il senso.
Guardavo lo schermo e aspettavo che i frammenti di informazioni si depositassero ciascuno al proprio posto nel mio cervello come blocchi del Tetris.
Con tutti i terrificanti momenti che sarebbero seguiti, quello  rimasto impresso a fuoco nella mia memoria, come la silhouette che resta sulla retina dopo aver fissato troppo a lungo un oggetto molto luminoso. Quando finalmente capii cosa stava succedendo - guardando il giornalista, la tenda bianca e il nastro giallo, il lampeggiare dei flash blu, rossi e bianchi - capii anche che la mia vita, come l'avevo vissuta fino a quel momento, era giunta al capolinea.
Se avessi saputo cosa mi aspettava, avrei pregato di fermare il tempo in quell'istante per sempre. Sarei rimasta davanti alla tv a fissare la foto di Calum nell'angolo dello schermo, a leggere il titolo bianco sul banner rosso. Lettere maiuscole. Parole che mi investirono di colpo, urtandomi con una violenza cos inattesa da levarmi il respiro.
TROVATO MORTO IL MILIARDARIO CALUM BRADLEY.
PRESUNTO OMICIDIO

7.

Jason riemerse dalla nostra camera con un'espressione di sincera preoccupazione. Pos i suoi occhi azzurri prima su di me e poi sulla tv, e lesse lo stesso titolo che mi aveva sconvolta. Io lo fissavo inebetita e notai la sua espressione cambiare appena cap la situazione. In un attimo fu al mio fianco e mi sostenne accompagnandomi verso il divano, per poi raccogliere i cocci del piatto che mi era sfuggito di mano senza che me ne accorgessi.
Oh, Bethany, mi dispiace tanto.
Si sedette sul morbido bracciolo del divano e mi accarezz la spalla, il collo, la testa. Nelle mie orecchie sibilava un fischio cos invadente da riempirmi la mente ed eliminare ogni possibilit di coerenza. Sapevo di dover fare qualcosa, dire qualcosa, ma ero paralizzata, il cuore mi batteva come un tamburo che annunciava con il suo rullio l'inizio di un nuovo capitolo della mia vita.
Stregata dalla televisione, cercai di concentrarmi sul tono rassicurante con cui l'inviata, in modo del tutto incongruo, annunciava la notizia. Trasmetteva in diretta, davanti a un edificio circondato da una tenda bianca e da un nastro giallo. Tutta la zona brulicava di giornalisti, poliziotti e rumorosi capannelli di curiosi. Visto che i fatti erano ormai noti, la giornalista continuava a ripetere le stesse informazioni con parole leggermente diverse ogni volta: il corpo era stato rinvenuto nelle prime ore del mattino da un passante che al momento non poteva essere intervistato e circolava la voce, non confermata, che Bradley fosse stato accoltellato.
Un impulso, forse lo stesso per cui sono sempre tentata di staccare le crosticine dai tagli, spinse la mia mente a soffermarsi sulla brutalit dell'accoltellamento. La mia immaginazione fu pervasa da violenti squarci rossi, lampi metallici, urla strazianti.
Mi si contorse lo stomaco. Piegata in due, mi sforzai di non vomitare, di scacciare le immagini di carne lacerata e dolore lancinante. Dopo qualche istante riuscii a rimettermi seduta, ma a Jason bast un'occhiata alla mia faccia per correre a prendermi dell'acqua.
L'inquadratura si allarg rivelando l'area circostante, dove notai un simbolo rosso, bianco e blu; era il logo inconfondibile della metropolitana londinese che spuntava sopra la calca di curiosi e giornalisti.
Involontariamente mi lasciai sfuggire un lamento. Non poteva essere morto l.
Bethany! Ma stai male? Cosa ti senti?
Ignorando Jason, buttai gi l'acqua d'un fiato nel tentativo di smorzare un'ondata di panico. Ovvio che stavo male. Ma mio marito non poteva farci nulla.
Non trovavo un senso logico in quello che stavo vedendo, nelle parole che mi cadevano addosso. E poi, all'improvviso, mi venne un'idea nuova, che mi diede un po' di sollievo. Il corpo che avevano trovato non era quello di Calum. Non poteva esserlo. Era impossibile che lui non ci fosse pi. Era giovane e forte, e incredibilmente sano. Aveva tanti progetti, tanti obiettivi ancora da raggiungere. C'era stato un terribile errore e da un momento all'altro la giornalista avrebbe annunciato che Calum era vivo e stava bene. S s, era senz'altro cos.
Invece la notizia restava l, prendeva slancio e mi travolgeva con una forza che non potevo evitare.
Non era pi solo la giornalista ad affermare che Calum se n'era andato. L'aveva detto anche la polizia e anche l'autista dell'ambulanza giunta sulla scena. Perfino il sindaco aveva rilasciato un comunicato in cui si diceva rattristato dalla notizia. Dovetti ricredermi, ammettere che forse non mi stavano mentendo. Mi costrinsi mio malgrado a sforzarmi di immaginare che fosse vero.
Eppure non aveva senso: nessuno poteva voler fare del male a Calum. Non conoscevo una singola persona a cui non piacesse. Non poteva essere stato un omicidio, doveva trattarsi di un incidente. Si era trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma perch proprio l?
Non c'erano altri dettagli da aggiungere, perci il notiziario del mattino pass oltre, lasciando l'inviata davanti alla tenda bianca in attesa di aggiornamenti. All'inizio fonti vicine alla polizia ipotizzarono che si trattasse di una rapina sfociata in tragedia, ma l'ipotesi venne accantonata quasi subito, perch la polizia conferm di aver trovato il portafogli di Calum con alcune banconote nella tasca della sua giacca. Le stesse fonti, che evidentemente erano molto fantasiose, riferirono che le guardie del corpo di Calum erano sotto interrogatorio per stabilire cosa ci facesse la vittima a South Kensington di notte e senza protezione.
A ogni nuovo particolare sentivo torcersi lo stomaco, quindi preferii dirottare l'attenzione sui frammenti delle frasi di Jason che mi arrivavano dalla cucina.
... notiziario... non l'ha presa bene... cancella i suoi appuntamenti... ti tengo aggiornata.
Per fortuna potevo risparmiarmi di parlare con Fran. Non credo che sarei stata in grado di spiccicare parola. E comunque non avevo idea di cosa dirle.
Chiusi gli occhi e ripensai alle ultime volte in cui ero stata con Calum. Aveva accennato al fatto che qualcuno ce l'aveva con lui? Era parso spaventato? Qualcuno l'aveva guardato in modo strano? Avrei potuto fare qualcosa per impedire che accadesse?
Smarrita per la totale mancanza di risposte, riaprii gli occhi e notai che Jason era tornato a sedersi sul bracciolo e mi osservava.
Lo fissai, cercando parole che non mi venivano.
Non posso crederci disse lui a un certo punto, rompendo il pesante silenzio.
Non pu essere lui singhiozzai.
Bethany...
No lo interruppi. Non  lui. Non pu essere. Non l'ho nemmeno salutato.
Ci fu un attimo di silenzio e poi Jason mi tir contro di s senza dire nulla.
Ripensai alla cena che mi aveva preparato Calum, solo qualche giorno prima. Se chiudevo gli occhi, ricordavo ancora il sapore della salsa di cui era tanto orgoglioso. Lo sentivo in fondo alla lingua. Era cos vivo nella memoria, cos reale. Com'era possibile che lui non ci fosse pi?
Sullo schermo, in basso, scorrevano i tweet degli spettatori, mentre la giornalista sorridente continuava a ripetere la stessa notizia. Leggendo le superficiali reazioni sui social, dentro di me sbocci il seme della rabbia.
Non ci posso credere. L'ho conosciuto l'anno scorso a un evento di beneficenza, persona adorabile. Notizia devastante #omicidioBradley
Notizia triste ma molto sospetta. I ricchi hanno sempre qualcosa da nascondere,  per questo che sono ricchi #calumbradley
Guardando il servizio su #CalumBradley ho pianto. Sembrava un tipo a posto. Che mondo di merda.
Avrei voluto scagliare il telecomando contro lo schermo, prendere a schiaffi quegli estranei ignoranti che pensavano di sapere qualcosa sull'uomo che amavo. La loro stupidit mi mandava su tutte le furie. Ma sotto la rabbia provavo anche invidia. Quella gente, per cui Calum era solo un personaggio famoso, ricco e bello, poteva permettersi di piangerlo apertamente.
Io no.
Mi sentii di colpo travolta dall'ingiustizia della situazione in cui mi trovavo e mi resi conto di non sapere come affrontarla.
Potevo mostrarmi turbata, certo. Chiunque perda un collega in modo cos violento lo sarebbe. Ma non potevo mostrarmi sconvolta. N dare a vedere come mi sentivo veramente. Altrimenti Jason e il mondo intero avrebbero intuito cosa Calum significava per me.
Mio marito continuava a consolarmi, mi portava tazze di t fumante sul divano da cui non mi muovevo e si sedeva accanto a me tenendomi la mano. La sua presenza era confortante, ma quella sensazione era accompagnata anche dal desiderio disperato di restare da sola per piangere liberamente.
Alla fine, dopo una litania di scuse, Jason se ne and. Aveva una riunione che non poteva rinviare, disse con aria colpevole. Cercando di sembrare disinvolta, gli assicurai che stavo bene, che anzi dovevo cercare di combinare qualcosa. Ero solo scioccata dalla notizia. E almeno questo non era una menzogna.
Prima di uscire mi port l'ennesima tazza di t e mi promise che sarebbe tornato appena possibile.
Nell'attimo di silenzio che segu il rumore della porta che si chiudeva, afferrai il telefono e composi un numero. Per poco non scoppiai a ridere quando capii che non potevo telefonare all'unica persona con cui potevo confidarmi.
In piedi in mezzo al salotto, incerta sul da farsi, mi lasciai scivolare contro lo schienale di una poltrona e mi accasciai a terra, cedendo al peso del mio corpo. Stringevo il telefono e morivo dalla voglia di scagliarlo dall'altra parte della stanza, fracassandolo insieme a tutto quello che poteva colpire lungo il tragitto: vaso, cornici di foto, candele. Non me ne importava niente. Alzai il braccio, tesi i muscoli, pronta a distruggere. Ma la ragione - la voce scomoda che avrei disperatamente voluto ignorare, sebbene sapevo di doverla ascoltare - pretese che mi ricomponessi e continuassi come se nulla fosse.
Fissavo una macchiolina sul muro bianco davanti a me e pensavo di alzarmi e pulirla. Ma a che scopo? Sapevo di dover fare qualcosa, eppure non mi veniva in mente nulla. Calum era morto. Assassinato. La parola mi risuonava in testa, confondendomi le idee.
Restai cos a fissare la macchia per quelle che mi sembrarono ore, sopraffatta e paralizzata. Il tempo si rifiutava di fermarsi, cosa che - pensai confusamente - era di un'irriverenza sconvolgente. Sentivo crescere il formicolio alle gambe finch non persi del tutto la sensibilit, ma nemmeno quello mi smosse. Il telefono mi vibr in mano. La mia curiosit non fu abbastanza stimolata da guardare chi mi chiamava.
Non mi importava di saperlo. Calum non c'era pi. Qualcuno aveva voluto togliermelo. Setacciai i miei ricordi cercando di individuare un particolare, visto o sentito, in grado di indicarmi chi era stato o perch. Ma i pensieri mi sfuggivano. Sentendomi in colpa, cercai di concentrarmi. Avrei dovuto esprimere il mio dolore, senza preoccuparmi che qualcuno sapesse della nostra relazione. Calum era stato assassinato. C'erano cose pi importanti della mia reputazione. Per esempio, il fatto che a Londra circolava un assassino.
Ma pi cercavo di reprimere il pensiero di proteggermi e pi insistente diventava, finch non ebbi altra scelta che assecondarlo.
Non mi sentivo abbastanza forte n abbastanza abile da custodire il mio segreto. Per ormai mentivo da mesi. Se io e Calum eravamo riusciti a nascondere la nostra relazione ad amici, colleghi, rispettivi coniugi, avrei sicuramente trovato anche il modo di nascondere il dolore.
La segretezza era stata per tutta opera di Calum. Non mia. Non potevo prendermi il merito della nostra discrezione. Mi ero solo adeguata alle misure proposte da lui.
Le sue regole erano chiarissime. Nessuna uscita in pubblico insieme. Nessun incontro a due senza aver preso un appuntamento ufficiale. Niente appuntamenti privati. Nessun contatto fuori dal lavoro.
Anche se detestavo non poterlo vedere e non potergli parlare quando mi andava, non potevo oppormi. Dopotutto, lui ci era gi passato. E avevano visto tutti cos'era successo quando le sue regole non erano state rispettate.
Cos avevamo stabilito da subito di evitare i contatti personali tramite messaggini, email e social. Erano troppo rischiosi, e la stampa era troppo avida di scandali. Aveva imparato la tattica da sua moglie. Mai nulla delle sue tante storie era trapelato. E quando mi aveva imposto le regole, non avevo fiatato perch non mi importava il come e il quando, purch potessi stare con lui e il nostro segreto non venisse scoperto.
Ora toccava a me proteggerlo.

8.

A un certo punto mi alzai. Non ci fu alcuna rivelazione, nessuna forza che mi spinse a muovermi. Mi tirai su e basta, aspettai che mi tornasse la sensibilit nelle gambe e le spostai, una per volta.
Riempii la vasca e ci restai finch l'acqua bollente si raffredd. Lasciai galleggiare le braccia e guardai, indifferente, le mie dita che sfioravano la ceramica fresca. Sapevo, nel profondo, che avrei dovuto provare qualcosa, pensare qualcosa. Reagire. Eppure, dopo che lo shock iniziale era passato, mi sentivo del tutto apatica.
Applicando la maschera di trucco con deliberata lentezza, concentrandomi sulla morbidezza del pennello che mi passava sulla pelle, cercai invano di richiamare qualche lacrima negli occhi marroni che mi guardavano dallo specchio. Tappando il tubetto del rossetto e chiudendo le labbra studiai attentamente il mio riflesso. Con sorpresa, notai che ero quella di sempre. Sembrava una mancanza di tatto, quasi un'offesa, che in me non si vedesse nessun cambiamento.
Cercai di riportare la mia immaginazione ai lampeggianti rossi e blu che mi avevano tanto sconvolto prima, ma nemmeno quello bast a provocare una reazione, e cos mi misi a pensare alle mosse successive. In cima alla lista c'era una telefonata in ufficio.
Scusa se prima non ti ho risposto, Fran. Sono rimasta sconvolta, c' voluto un po' per digerire la notizia.
Non ti preoccupare disse Fran. Jason mi ha chiamato. Non posso credere... insomma, non posso crederci. So che ultimamente hai passato tanto tempo con Cal... cio, con il signor Bradley. Dev'essere stato uno shock.
Perch... dici che ho passato tanto tempo con lui? balbettai, con un senso di vertigine, accorgendomi di essere del tutto impreparata a quella conversazione. Fran sapeva? Come aveva fatto a capirlo?
S, con le riprese eccetera, sei stata da loro molto pi che nei primi mesi.
Espirai con calma tutta l'aria che avevo trattenuto e il mio cuore ricominci a battere man mano che l'adrenalina mi entrava in circolo.
In effetti ci ho lavorato parecchio dissi, sentendomi stupida per quell'ondata di panico. Comunque, ti chiamavo per dirti che torno in ufficio domani. Oggi guardo le email da casa, ma sono stanchissima, ho lavorato fino a tardi anche ieri sera. Spero di non averti lasciato nei casini.
Ho tutto sotto controllo mi rassicur Fran. Per mi sarebbe molto utile se approvassi il mio piano settimanale per Instagram. Comunque, fino a che ora ti sei fermata ieri? Pensavo che saresti uscita subito dopo di me.
Almeno per quella parte della conversazione mi ero preparata.
Sono arrivata a casa verso le undici.
Non era una bugia, in fondo.
Fran disapprov con un verso e mi disse di riposarmi. Il tono materno della ventitreenne non mi sfugg, ma le assicurai che me la sarei presa con calma.
Chiamai il numero di Alex e fui felice di sentire la sua voce.
Oddio, Bethany, che roba! Tu stai bene?
La ascoltai vaneggiare sulle condizioni di Londra e sul perch non sarebbe mai andata in giro a piedi di notte da sola, anche se sapevo per certo che lo faceva spesso. Per una volta, le fui grata della sua loquacit.
 per questo che ci sono i taxi, Bethany. Come se non avesse avuto un autista e milioni di tirapiedi pronti a obbedire a ogni sua richiesta. Come gli  saltato in mente di uscire da solo, di notte? Ma non aveva delle guardie del corpo?
Non so cosa dirti risposi, poco convinta, sapendo che non si aspettava davvero una risposta.
Comunque prosegu, spero che trovino quel bastardo che l'ha ammazzato e che gliela facciano pagare. Calum mi sembrava una brava persona.
Lo . Lo era mi corressi. E spero anch'io che trovino il colpevole.
Prima di riagganciare, concordammo di vederci la settimana successiva perch Alex insistette che c'era bisogno di fare due chiacchiere. Sapendo che la sua agenda era sempre fittissima, mi resi conto che per lei era un modo di mostrarmi il suo affetto e lo apprezzai molto.
Era ancora primo pomeriggio e avevo gi esaurito la mia lista di cose da fare. Avevo ancora diverse ore da riempire prima che Jason tornasse dal lavoro e non volevo restarmene in casa a far niente. Avevo bisogno di muovermi, di pensare, di schiarirmi le idee. Non avevo programmi, ma presi le chiavi e mi diressi alla porta, sperando che una passeggiata mi aiutasse a districare i pensieri.
Quando uscii nella luce pomeridiana, restai spiazzata vedendo il cielo azzurro, la gente che portava fuori il cane, che giocava con i figli, che chiacchierava al telefono. Esitai davanti alla normalit di quella giornata, di quella scena che non aveva nulla di straordinario. Il mondo, a quanto pareva, aveva deciso di andare avanti, con o senza il mio permesso.
Camminai senza una meta, senza far caso a tutto quello che mi succedeva intorno, rivedendo dentro di me i servizi dei telegiornali, che avevo guardato con una tale intensit da trasformarli in vividi ricordi. Non mi capacitavo di quel che era successo a Calum. Ma se non si era trattato di una rapina, doveva essere stata un'aggressione premeditata. Chi voleva ucciderlo, e perch? Claire ci aveva scoperti e l'aveva accoltellato in un accesso di gelosia? O magari c'entrava un affare andato male? Qualche ex dipendente insoddisfatto, con un carattere violento? O forse era stata soltanto un'aggressione casuale, nulla a che vedere con il fatto che fosse ricco e famoso. Possibile che il destino fosse tanto crudele?
Al telegiornale avevano detto che la polizia stava interrogando i collaboratori di Calum per capire come mai fosse uscito da solo. Sentii un velo di sudore ricoprirmi il labbro superiore e accelerai il passo.
Alla fine mi ritrovai sulla passeggiata lungo il Tamigi, sovrastata dalle fronde di alberi maestosi. Con i muscoli doloranti, contratti dalla paura e dallo shock per tutta la mattina, individuai una panchina vicino al fiume e mi lasciai cadere sulle assi di legno, espirando cos a fondo che pensavo mi si incollassero i polmoni.
Un suono acuto mi fece sobbalzare e dopo un attimo di confusione riconobbi la suoneria del mio cellulare. Non mi affrettai a rispondere, non ero in vena di parlare con nessuno. Guardai chi era. Mark, l'assistente di Calum. L per l pensai di far finta di nulla, ma decisi che era inutile rinviare l'inevitabile.
Mark, mi dispiace tanto. Stai bene?
No. E tu? La sua voce era piatta, robotica.
Penso di essere sotto shock ammisi. Non capisco. Cos' successo?

Non si sa ancora. La polizia sta cercando di stabilirlo. Ogni agente di Londra. Un'operazione enorme. E ci sono giornalisti ovunque.
Ci credo. Non avrei saputo cos'altro rispondergli e non tentai nemmeno di riempire il silenzio che segu. Era stato lui a chiamarmi, quindi doveva avere qualcosa da dirmi.
Bethany disse, infatti, esitante, la polizia ti vuole parlare.
A me? chiesi, con un tono stridulo. Perch?
Stanno interrogando tutti quelli che hanno lavorato con lui negli ultimi tempi, compreso il team del reality. Non hanno ancora un sospetto e le prime ventiquattr'ore sono fondamentali per raccogliere pi informazioni possibili, da qualunque fonte. Gli ho dato il tuo numero di telefono, ma volevo avvisarti.
Ti ringrazio dissi, tutt'altro che riconoscente. Con la promessa di tenerci in contatto e ulteriori condoglianze, riagganciai.
Fissando un passerotto che saltava di ramo in ramo sull'albero davanti a me, restai seduta in silenzio, senza la minima idea di cosa avrei fatto.
Non potevo parlare con la polizia. Le parole di Calum - non si trattava di paranoia - mi risuonavano in testa, dopo la lite ancora fresca. Lui aveva confidato un segreto alla polizia, una volta, e le conseguenze erano state orribili. Kitty era stata seguita, l'avevano aspettata fuori casa e sfigurata con l'acido, solo perch era l'amante dell'illustre Calum Bradley. Per poco non ci aveva rimesso la vita e, sebbene Calum non avesse subito lesioni fisiche, l'aggressione l'aveva condizionato in tutti gli aspetti della sua vita. La polizia aveva negato con veemenza di essere la fonte della notizia,  ovvio. Ma non potevano che essere stati loro.
Calum non si fidava della polizia. Perch avrei dovuto fidarmi io?
Non credevo nella loro integrit. Ma in fondo erano tra i migliori al mondo e potevo sperare che fossero abbastanza bravi da scoprire chi era stato senza bisogno di raccogliere la mia testimonianza. E se invece per prendere l'assassino avessero avuto bisogno di sapere tutta la verit?
Cercai di soppesare i pro e i contro di riferire alla polizia quello che sapevo.
I contro. Tanto per cominciare, avrei messo a rischio il mio matrimonio e la mia reputazione. Sapevo che era un ragionamento da egoista, dato che si trattava di scoprire chi aveva ucciso Calum. Ma non volevo perdere tutto quello che avevo. Amavo Jason, anche se ultimamente non avevo fatto molto per dimostrarglielo. Quanto alla mia attivit, l'avevo costruita da zero e non potevo sopportare l'idea di compromettere il mio buon nome, i miei clienti e i miei introiti. Se la relazione con Calum fosse diventata di dominio pubblico, sarei stata rovinata. Avrei anche potuto trovarmi fisicamente in pericolo. Non ne avevo la certezza, ma era un rischio concreto, dopo quello che era successo a Kitty. Non c'erano garanzie che non capitasse anche a me. E magari non sarebbe nemmeno servito a niente. Avrei perso tutto e la polizia non avrebbe comunque scoperto cosa era successo a Calum. S, forse li avrei indirizzati sulla pista giusta. Ma se non fossero comunque riusciti a trovare l'assassino? In realt non sapevo nulla che li potesse davvero aiutare. O no? Era materiale da cronaca rosa, nulla di pi, non sarebbe stato utile per le indagini. Non sapevo nulla. Non avevo visto nulla. Altrimenti sarei andata a riferire appena appresa la notizia.
Chiusi gli occhi un istante. I pro. Era la cosa giusta da fare. Un dovere morale, senza dubbio. Ma non mi veniva in mente un'altra buona ragione per dire la verit, viste tutte le possibili conseguenze per me. Magari Calum avrebbe avuto giustizia. Avrei contribuito a trovare il suo assassino e a metterlo in galera, a fare in modo che non potesse nuocere ad altri. Ma forse quello che sapevo non avrebbe portato a niente. Non avevo alcuna certezza, per decidere tanto valeva lanciare una monetina.
Sapere qual era la cosa giusta da fare non mi era di aiuto. Ero terrorizzata. E non avevo idea di come distinguere tra qualcuno che avrebbe mantenuto il mio segreto e qualcuno che l'avrebbe venduto al miglior offerente. Quindi mi restava solo una possibilit.
Dovevo mentire.
Se questo significava essere egoista e codarda, benissimo.
Mi venne in mente che avrei dovuto cercarmi un avvocato per quando mi avrebbero interrogato e mi domandai se Alex sarebbe stata disponibile.
Scossi la testa. Stavo davvero diventando paranoica. Non c'era alcun bisogno di un avvocato, e se me lo fossi procurato avrei solo dimostrato di avere qualcosa da nascondere. Dovevo calmarmi, tutto qui. La polizia mi avrebbe fatto qualche domandina e mi avrebbe cancellato dalla sua lista.
Ma poi risentii le parole di Calum e raggelai.
Non si trattava di paranoia.

9.

Ero appena entrata in casa quando mi squill il telefono. Un numero sconosciuto. Prima di farmi prendere dal panico, ricordai a me stessa che poteva essere un cliente o uno di quei fastidiosi operatori di call center, non la polizia. Sicuramente non mi avrebbero chiamato cos presto; prima dovevano passare in rassegna tutto lo staff di Calum.
Pronto?
Pronto, parlo con Bethany Reston? Una donna che sembrava fin troppo cortese per essere una poliziotta. Senz'altro chiamava da un call center.
S, sono io.
Sono l'ispettrice Clayton della Metropolitan Police.
Merda.
Faccio parte della squadra che indaga sull'omicidio di Calum Bradley. Stiamo sentendo tutti quelli con cui era stato in contatto di recente. Sappiamo che lei lavorava su un suo progetto e vorremmo chiederle un appuntamento per farle qualche domanda.
Non si poteva dire che stessero perdendo tempo. Una mano invisibile mi si chiuse attorno al collo e cominci a stringere piano ma con decisione.
S... certo dissi, concentrandomi per riuscire a respirare. Intende... adesso?
No, non c' tutta questa fretta, signora Reston. Domani mattina alle dieci le andrebbe bene?
S, d'accordo, alle dieci ripetei, dandole il mio indirizzo prima di agganciare.
Sospirai. Il sollievo per la fine della telefonata si mescol a una tensione colma di paura: in realt i miei rapporti con la polizia erano appena iniziati. Avevo tutta la notte per decidere cosa dire, ma non avevo idea di come prepararmi in modo adeguato. Avrei tanto voluto poterne parlare con qualcuno, ma l'unica persona che conosceva i miei segreti era morta. Provai una rabbia irrazionale. Non era giusto. Calum mi aveva lasciato; mi aveva abbandonato ad affrontare tutto da sola, senza un appoggio e senza un'idea di cosa fare.
Quando Jason arriv a casa, sembr contento di trovarmi vestita e occupata. Non sapeva che avevo passato ore a pulire la casa per farla trovare in ordine agli agenti, a ingollare t desiderando che fosse vodka, a cercare di prevedere quali domande mi avrebbero fatto e a preparare le risposte. All'ora in cui sapevo che sarebbe tornato, mi ero imposta di calmarmi e di sembrare impegnata nelle solite cose.
Lo ringraziai per essermi stato vicino quella mattina e mi scusai di aver preso cos male la notizia.
Non c' bisogno di scusarsi mi disse. Dev'essere stato un brutto colpo. Ultimamente hai lavorato moltissimo con lui, non era certo un estraneo per te.
Avrei voluto accettare il suo sostegno, ma anche quello mi faceva sentire in colpa. Non lo meritavo. Annuii, gli rivolsi un sorriso stentato e gli chiesi se gli andava un takeaway. Ordinammo cinese e ci piazzammo sul divano a guardare tv spazzatura per tutta la serata. Jason apr il portatile per recuperare il tempo perso al mattino; io finsi di guardare le repliche di Friends e mi sforzai di fare una risatina ogni tanto, mentre in realt cercavo di scacciare le immagini di Calum insanguinato che mi passavano davanti agli occhi in un grottesco montaggio di fantasia.
Era una tortura dovermi comportare come se fosse una serata come tutte le altre, quando il mio mondo era stato distrutto solo poche ore prima. Non riuscivo a star ferma. Tremavo come una drogata in astinenza. Non capivo come facesse Jason a starsene tanto calmo, sapendo che Calum era stato brutalmente assassinato meno di ventiquattr'ore prima.
Dovette sentire su di s il mio sguardo penetrante, perch all'improvviso alz gli occhi dal computer. Finsi di sbadigliare e, senza dargli il tempo di chiedermi come stavo, andai a letto ignorando la sua promessa di raggiungermi subito. Pi tardi, quando scivol sotto le coperte, finsi di dormire, ma non riuscii a trovare pace nemmeno dopo che lui aveva cominciato a respirare profondo. Ripassavo mentalmente le risposte per l'interrogatorio come se fossero le battute di una recita. Provavo e riprovavo il mio racconto, per assicurarmi che fosse impeccabile. A un certo punto, per, mi venne in mente che forse non sarebbe stato necessario.
Sapevo gi recitare alla perfezione le menzogne che mi stavo preparando a raccontare la mattina dopo.
In fin dei conti erano mesi che le raccontavo, senza esitazione.
Se mio marito non si era accorto che lo stavo ingannando, di certo non se ne sarebbe accorta la polizia.

10.

Cominciamo dall'inizio, signora Reston. Pu spiegarci che lavoro fa?
Mi sarei aspettata qualche genere di formalit, prima di cominciare con le domande, ma l'ispettrice Clayton e il suo collega, un uomo alto e del tutto insignificante di nome Price, mi assicurarono che si trattava di una semplice chiacchierata. Feci un respiro profondo.
Certo. Per chiamatemi Bethany, per favore. Sono una fotografa e lavoro in proprio. Ho un ufficio a Tooting, che  anche un piccolo studio. Faccio molti ritratti, foto ufficiali per aziende, servizi editoriali, cose del genere.
Capisco disse l'ispettrice Clayton mentre il suo collega scribacchiava appunti su un blocchetto con la copertina di pelle che aveva preso da una tasca. E come  arrivata a lavorare per Calum Bradley?
Mi aveva commissionato un ritratto per un libro uscito qualche mese fa. Il mio lavoro gli era piaciuto, quindi i suoi collaboratori mi avevano chiesto di partecipare alla nuova trasmissione di cui senza dubbio vi hanno gi parlato. Faccio le foto dietro le quinte, per un libro illustrato.
L'ispettrice mi guard perplessa e io scrollai le spalle.
Non  stata un'idea mia. Pare che vender bene.
L'ispettrice Clayton era una persona gradevolissima anche all'aspetto, con occhioni da cerbiatta, lunghi capelli castani e una spruzzata di lentiggini che la facevano sembrare pi graziosa che autoritaria.
D'accordo prosegu, mentre Price continuava a prendere appunti. E conosceva bene Bradley?
Il mio stomaco non voleva saperne di lasciarmi in pace. Dentro non c'erano delle farfalle, ma dei piccioni rabbiosi, di quelli che si fanno prendere dal panico e ti volano dritto addosso alla stazione di Waterloo.
Ma, insomma cominciai, concentrandomi perch non mi tremasse la voce. Abbiamo lavorato insieme abbastanza spesso, ci incontravamo per esaminare le prove di stampa, quindi non posso dire che non lo conoscevo, in qualche modo.
Aspettai un cenno di assenso. Lei sostenne il mio sguardo senza battere ciglio.
Ma non so molto della sua vita personale.
Per un attimo l'ispettrice rest in silenzio.
Aveva dei nemici? Le ha mai accennato a qualcuno che ce l'aveva con lui o voleva fargli del male?
Scossi la testa lentamente, corrugando la fronte per concentrarmi meglio. Cercai di ricordare, di isolare qualche sua parola che poteva fornire un indizio.
No mi arresi, sollevata perch non si parlava pi del mio rapporto con Calum. Lui  uno che piace a tutti...
Mi interruppi, rendendomi conto di quello che avevo detto.
Cio, piaceva mi corressi, le parole bloccate in gola.
Quand' stata l'ultima volta che l'ha visto?
Il sollievo appena provato deflu gorgogliando come un residuo di acqua sporca nella vasca da bagno. Price intinse un biscotto nel t che aveva accettato volentieri al loro arrivo, come se si stesse godendo lo spettacolo.
Allora, dev'essere stato luned... no! Marted sera. Gli ho portato delle stampe, voleva visionarle dopo l'ultima riunione della giornata.
Capisco. E come le  sembrato?
In che senso?
Si  comportato in maniera strana? Ha detto o fatto qualcosa di insolito?
No mentii. L'ho visto solo un attimo, per lasciargli le stampe. Poi aveva una riunione con Mark e me ne sono andata.
Mark Dunbar?
Annuii. Altri appunti. Sentivo una forza invisibile strizzarmi il petto, implacabile, ma cercavo di restare impassibile, di assumere un tono neutro quando parlavo.
E dove si trovava la sera di mercoled, intorno alle dieci e mezzo?
Sbattei le palpebre, offesa.
Perch... Cio, non vorr... Non terminai la frase. Perch me lo stavano chiedendo? Non avevano idea di cosa gli nascondevo; non avevano motivo di pensare che c'entrassi con la morte di Calum.
Non si preoccupi, Bethany disse l'ispettrice Clayton, per nulla sorpresa dalla mia reazione. Non  tra i sospettati. Dobbiamo solo prendere nota degli spostamenti di tutti i conoscenti della vittima. Procediamo per eliminazione.
Mi sforzai di ricambiare il suo sorriso. La cosa peggiore di quell'interrogatorio non era sapere cosa dire - mi ero esercitata tutta la notte finch le mie menzogne mi erano sembrate verit - ma era capire dove mettere le mani, i piedi, che faccia fare. A ogni minimo movimento, mi sembrava di tradirmi. Se non mi muovevo, mi sentivo artificiale. Un robot. Ma se mi muovevo, i miei gesti sembravano studiati e fasulli. Faticavo a concentrarmi su cosa dire.
Ero... in ufficio, s dissi. Ho lavorato fino a tardi.
E a che ora  uscita?
Sono arrivata a casa alle undici circa, quindi sar uscita verso le dieci e mezzo.
Capisco. E c' qualcuno che pu confermarlo?
Avevo la bocca secca e la lingua incollata al palato. All'improvviso mi sembrava che il colletto della camicia mi stesse strangolando e ci volle tutta la concentrazione di cui ero capace per convincermi che non stavo soffocando. Bevvi un sorso di t e per poco non lo sputai, era bollente.
Mi schiarii la gola, per prendere tempo.
Quando sono arrivata a casa, mio marito non c'era. Era a cena con un cliente. E Fran, la mia assistente, era gi uscita prima di me, perci ero sola in ufficio.
Clayton e Price si guardarono. Fu questione di un attimo, ma notai una scintilla complice. Un ronzio sordo mi riemp la testa. Avevo appena commesso un errore enorme? Avevo mentito, ormai. Non potevo pi tornare indietro, nemmeno se avessi voluto.
E poi non volevo. Solo perch l'ispettrice Clayton mi era simpatica, non significava che mi potessi fidare di lei. Non c'era modo di sapere se avrebbe custodito il mio segreto o se sarebbe corsa alla redazione del Daily Mail con la mano tesa, pronta a ricevere il suo compenso. E Price? Su di lui non riuscivo a farmi un'idea.
Tra l'altro, se anche mi avessero promesso di non rivelare nulla e io avessi deciso di fidarmi, avrebbero dovuto riferire ai loro colleghi coinvolti nell'indagine, cio in pratica a tutti quanti.
E una volta che met dei poliziotti di Londra fossero venuti a saperlo, per me era solo questione di tempo prima di finire in prima pagina.
Non potevo correre quel rischio, ma una voce nella mia testa non smetteva di tormentarmi. Se la polizia avesse saputo tutto - tutta la verit - avrebbe potuto concentrarsi sulla ricerca dell'assassino. Non era quello che volevo?
Per poco non scoppiai a ridere. Era palese, persino per me, che non avevo idea di cosa volevo.
Bethany, potrebbe raccontarci qualcosa sul team che lavorava alla trasmissione?
Certo. Siamo parecchi. Ci sono il regista e i produttori, poi tutti i cameramen e i tecnici audio, pi i parrucchieri, i truccatori e i tecnici delle luci. Molti sono collaboratori esterni, come me. Ma io sono l'unica fotografa, quindi devo essere presente a tutte le riprese. Certe persone vengono solo una volta ogni tanto, ad esempio quelli delle luci, cambiano sempre.
Le riprese sono frequenti?
Dipende dagli impegni di Calum. Se ha riunioni che non possono essere filmate, soprattutto per questioni di riservatezza, per quel giorno si salta. Di solito siamo alla sede delle Bradley Enterprises un paio di volte a settimana, ma  capitato che i produttori cercassero di inserire una settimana di riprese intensive.  successo per solo una volta o due. E a volte passava anche pi di una settimana tra una ripresa e l'altra. Non abbiamo una regola fissa.
C'erano problemi con il reality?
Problemi di che genere?
Qualcuno che creava difficolt alla produzione, qualcuno che si era opposto.
A parte Calum, intende?
L'ispettrice Clayton spalanc gli occhi. Sacramentai tra me e me. Parlando del progetto, mi ero sentita troppo a mio agio. Pensavo di essere al sicuro. Era questa la loro tattica?
Bradley era contrario al reality?
Ma no, non era contrario. Non  che stesse cercando di sabotarlo. Per non gli piaceva l'idea. Non era il tipo che si divertiva a stare davanti alle telecamere tutto il tempo.
Gliel'aveva detto lui?
No, non esplicitamente. Per... abbiamo passato parecchio tempo insieme. Ormai capivo se era rilassato o no. E mi ero accorta che non era a suo agio quando lo filmavano.
Quindi lo vedeva anche se non c'erano le riprese?
Di tanto in tanto. L'ho fotografato nel suo appartamento e nel suo ufficio, senza il resto della troupe. Poi ci incontravamo per selezionare le foto, per il libro.
Erano incontri privati? Solo lei e Calum?
A volte. Spesso c'era anche Mark.
Altri appunti, silenzio.
L'ispettrice Clayton si guard intorno e io la osservai con nervosismo, domandandomi che genere di informazioni stesse racimolando nel mio salotto. Forse le foto incorniciate di me e Jason in tutte le fasi del nostro rapporto le dicevano qualcosa? Il mio divano colorato e i cuscini spaiati fornivano indizi sulla mia personalit?
C' altro che pu dirci, che potrebbe rivelarsi interessante per le indagini?
No, non mi pare.
Bene. Allora credo che per ora sia tutto disse. Grazie per il suo tempo. Se avremo altre domande la contatteremo.
Ora i due poliziotti si stavano alzando, si lisciavano i pantaloni all'unisono, come se si allenassero a farlo ogni giorno, alla scrivania. Price mi fece un rapido cenno con la testa, quasi senza guardarmi, mentre si voltava per uscire. Li accompagnai alla porta e li salutai con la mano mentre salivano in auto, promettendo di telefonare se mi fosse venuto in mente qualcosa.
Quando richiusi la porta, espirai a fondo, tremante, con la sensazione che mi avessero centrifugato le budella.
Stringendo in mano il biglietto da visita dell'ispettrice Clayton, appoggiai la testa contro il muro del corridoio e ripercorsi la conversazione, analizzando le mie risposte e le loro reazioni.
Mi avevano smascherato? Avevano capito che ero l'amante di Calum?
Digrignai i denti e, per la centesima volta quella mattina, mi domandai se avevo fatto bene a nascondere la verit alle uniche persone che avrebbero potuto rendere giustizia a Calum. Mentalmente passai in rassegna i miei segreti, controllandoli uno per uno, come se volessi assicurarmi che ci fossero tutti, intatti. Pareva proprio che ne avessi collezionati un bel po'.
Io e Calum Bradly avevamo una relazione clandestina.
Sapevo perch era uscito da solo la notte in cui era stato ucciso.
Sapevo chi aveva incontrato: me.
E io ero anche l'ultima persona ad averlo visto da vivo.

11.

Era stato il giorno dopo la litigata, un giorno di riprese, che Calum aveva proposto quell'incontro segreto.
Avevo passato la mattinata a rimproverarmi per essere stata tanto stupida da andare a letto con una persona con cui lavoravo. Avrei dovuto sapere che non era il caso. Era una tortura dovermi comportare in modo professionale in sua presenza, con tutti quei sottintesi che ribollivano sotto la superficie. Doverlo vedere poche ore dopo averci litigato era quasi insopportabile.
Certi giorni nella sede della Bradley erano tranquilli: l'agenda prevedeva soprattutto riunioni tra produttori, registi e addetti stampa, e in giro c'erano solo pochi tecnici. Erano le mie giornate preferite, quando era possibile rubare qualche momento insieme. Pause caff, prove luci... non era difficile inventarsi un motivo per stare da soli, anche per un breve incontro.
Ma non era una di quelle giornate. La troupe era nel pieno di una settimana fitta di riprese e mi avevano chiesto di fotografare i cameraman, il regista, i fonici. I soggetti che mi piacevano meno.
Stavo da cani, ma mi sembrava di essere riuscita a nascondere il mio stato d'animo. Poi per Vincent, tutto muscoli sotto la camicia bianca, si allontan dalle altre guardie del corpo e mi si avvicin corrucciato.
Cosa c' che non va?
Niente dissi, cercando di sembrare spensierata.
Dai, Bethany, si vede che hai qualcosa. Non sei capace di bluffare.
Sul serio,  tutto a posto. Ma grazie per avermelo chiesto.
Fine della discussione. Lui annu, per niente convinto, e si mise a raccontarmi di un'ammiratrice che aveva dovuto letteralmente trascinare fuori dalla hall, quella mattina, dopo che aveva tentato di salire al piano superiore esibendo il suo nuovo tatuaggio con la faccia di Calum Bradley. Riusc a strapparmi una risata.
Cos mi piaci disse lui, dandomi un colpetto sul braccio prima di tornare dai suoi colleghi in abito scuro.
E poi, quando ormai mi sembrava che l'unica persona con cui volevo parlare mi stesse ignorando da un'eternit, finalmente Calum si accorse della mia presenza. Fu una richiesta concisa, non la conversazione appassionata in cui avevo sperato, ma era gi qualcosa. Voleva che gli portassi a casa delle prove di stampa per esaminarle con Mark. Quindi non voleva che ci vedessimo da soli. Il nodo che mi stringeva lo stomaco non si sciolse per tutto il giorno.
Arrivai a casa di Calum alle sei meno cinque, come richiesto. Venne lui ad aprirmi e mi fece entrare prima di andare dritto al punto. Non c'era tempo per le smancerie.
Mi dispiace, Bethany, ma Claire  tornata dalla California, quindi non possiamo vederci qui. Voglio che riparliamo di quello che  successo ieri. Avrei preferito che non te ne fossi andata prima di risolvere la faccenda, perch non sopporto di non sapere come va tra noi. Ho detto delle cose che non penso e ti chiedo scusa, ma dobbiamo comunque riparlarne. Adesso non ho buchi nell'agenda, ma posso uscire domani sera. Vediamoci alle dieci, okay?
Mi diede il nome di un caff che non conoscevo.
Stavo per chiedergli dov'era, ma in quell'istante arriv Mark e fummo costretti a riprendere il ruolo dei colleghi in rapporti amichevoli ma comunque professionali. Poco dopo me ne andai, rispondendo con un cenno della testa all'occhiata che Calum mi aveva lanciato mentre uscivo. Ovvio che sarei andata all'appuntamento. Lo avevo sempre fatto. Ma questa volta non avevo idea di cosa aspettarmi. Mi avrebbe scaricato? Al pensiero, sentii una fitta al petto.
Anche il giorno dopo fu una sofferenza. Guardavo l'orologio in attesa di un incontro che non sarebbe finito bene, me lo sentivo. Cercavo di indovinare che cosa mi avrebbe detto, per conservare almeno la dignit. Qualsiasi cosa succedesse, non l'avrei supplicato di restare insieme. Non avrei pianto. Almeno ci speravo.
Non ero mai stata lasciata, a meno di non contare Pete, che mi aveva chiesto di uscire tramite la mia migliore amica, quando avevo nove anni, e poi il giorno dopo mi aveva scaricato tramite la stessa mezzana. Non ci eravamo mai parlati.
Mentre spingevo la pesante porta dell'ufficio, mi venne incontro una pioggerella che segnava la fine del delizioso intervallo di bel tempo. La mia giacca impermeabile era a casa, come anche l'ombrello, ma frugando nel cassetto della scrivania, sotto due paia di scarpe col tacco mai indossate, trovai un cappello che non vedeva la luce del sole dall'autunno precedente. Scossi la polvere dalla tesa di feltro e lo infilai nella borsa, casomai la pioggerella si trasformasse in un acquazzone. Per il momento mi sembrava preferibile avere i capelli increspati dall'umidit che schiacciati dal cappello.
Avevo dovuto controllare tre volte il nome del caff, prima di concludere che ero nel posto giusto. Quando Calum mi aveva detto dove ci saremmo incontrati, avevo pensato di non conoscere il locale perch era troppo sofisticato per me, invece era tutt'altro che sofisticato. Topaia era il termine che mi venne in mente guardando il pavimento di linoleum, i tavoli di formica e i pochi avventori.
Oltre a me, ce n'erano solo quattro: un vecchio immerso nella lettura del giornale, una coppia che discuteva a bassa voce davanti a una guida di Londres e un uomo trasandato nascosto sotto un cappellino sportivo, che alz lo sguardo e mi fece un cenno quando gli passai accanto. Ignorandolo, andai dritta a un tavolo, il pi isolato possibile, e scelsi la sedia rivolta all'ingresso. Mi tormentai i capelli, il viso, le unghie - che d'improvviso mi pentii di non aver limato, per nascondere le prove dell'agitazione di quella giornata - e mi sforzai di non fissare la porta.
Quando mi accorsi che qualcuno si stava posando sulla sedia accanto a me, sentii nascere in gola un grido, e per poco non me lo lasciai sfuggire. L'uomo che mi aveva fatto cenno quando ero entrata era al mio fianco, sempre pi vicino. Stavo per dirgli dove poteva andare ma mi bloccai appena vidi chi era, sotto il cappello.
Calum! guaii, portandomi una mano al petto, sconvolta.
Sssh!
Mi afferr la mano per esortarmi a non attirare l'attenzione. Mi guardai attorno per vedere se qualcuno ci aveva notato ma il vecchio stava borbottando parolacce contro il giornale e la coppia francese alz a malapena gli occhi prima di tornare alla discussione, che stava aumentando di volume e intensit.
Bethany cominci Calum, mi dispiace che abbiamo litigato. Non volevo lasciare le cose come stavano, ma adesso che Claire  tornata per me sar difficile ritagliarmi del tempo. Voglio chiarire.
Chiariamo confermai, inebetita. Era cos che si diceva, quando ci si lasciava?
S, chiariamo disse lui, deciso. Non voglio che litighiamo, Bethany, ma d'altra parte voglio che non ci siano fraintendimenti sulla natura del nostro rapporto. Perch non voglio doverne riparlare mai pi. La nostra  una storia clandestina. Perch siamo tutti e due sposati. Con altre persone.
Ottimo. Grazie per avermelo ricordato dissi, sarcastica.
Dopo l'altra sera, mi sembra che ce ne fosse bisogno. Perdonami la franchezza, ma il mio matrimonio non ti riguarda e il tuo non riguarda me. Se sei in grado di accettarlo, tra noi va tutto bene. Pensi di poterlo accettare, Bethany?
Spostai una briciola sul piano arancione del tavolino con l'unghia rosicchiata, cercando un modo per sbrogliare l'ingorgo di pensieri che mi ingolfava la mente. Lo guardai.
E se mi fossi innamorata di te? dissi, e subito me ne pentii, mentre il calore mi saliva alle guance, con buona pace della mia dignit.
Non  vero disse, in tono pi dolce.
Gli lessi negli occhi la piet, che mi accese una scintilla di rabbia nella pancia. Cercai di protestare.
Calum...
Gli bast alzare un dito per fermarmi.
Bethany, non siamo innamorati. Ci tengo a te, tanto. Ma quello che c' tra noi  fondato sulla menzogna e sulla segretezza. L'amore non  questo. Sono sicuro che lo sai anche tu.
Una cameriera dall'aria annoiata scelse proprio quel momento per avvicinarsi al nostro tavolo, blocco alla mano.
La guardai male, e quasi sperai che i miei occhi potessero davvero fulminarla, ma Calum fu pi gentile.
Ci serve ancora qualche minuto disse, con gli occhi bassi in modo da non mostrarle il viso. Grazie della pazienza.
Lei si allontan, indifferente, e Calum si schiar la voce.
Senti, adesso sei confusa, ma devi cercare di capire cosa vuoi e cosa significa per te il tuo matrimonio. Ci tengo a te e con te mi diverto moltissimo, ma non posso offrirti pi di quello che abbiamo adesso. Non potr mai. Io e Claire non ci separeremo. Credevo che l'avessi capito.
Mi guard negli occhi e sentii il sangue pulsarmi sempre pi forte sulle guance. Ero una stupida. Peggio: ero un clich. Ero tutto quello che detestavo in altre donne, pi stupide di me. Cercai di mettere insieme una risposta, ma il mio corpo non mi offr altro che la minaccia delle lacrime, pronte a sgorgare. Perfetto.
Le ricacciai indietro, arrabbiata con me stessa e arrabbiata con Calum per il suo assurdo pragmatismo. Sapevo che aveva ragione, ma non per questo i miei sentimenti per lui erano meno reali. Ero davvero innamorata di lui. Solo che ero innamorata anche di mio marito.
Vieni disse, stringendomi la mano. Andiamo. Ho bisogno d'aria.
Diluvia. Indicai la vetrina, bersagliata dalle gocce.
Quattro gocce non hanno mai fatto male a nessuno.
Annuii, troppo impegnata a non scompormi per controbattere. Mentre uscivamo presi il cappello dalla borsa e me lo misi per non bagnarmi la testa.
Ti accompagno alla metropolitana disse Calum. Vai a casa, da Jason.
Calum gli dissi, fermandomi di colpo. Ormai avevo detto addio al mio orgoglio. Tanto valeva andare fino in fondo.
Si ferm anche lui e mi guard in faccia, da sotto la visiera del cappello.
Capisco cosa vuoi dire. Sul serio.
Mi concentrai per mantenere la voce salda.
So che devo lavorare su alcune cose.
Mi soffermai a pensare.
Okay, parecchie cose. Ma il fatto  che... che provo davvero qualcosa per te. So che non dovrei, ma non so cosa farci. Mi sono innamorata di te.  tanto grave?
Lui sospir e riprese a camminare.
Lo seguii, non potevo accontentarmi di un silenzio come risposta. Camminammo per qualche minuto prima che parlasse, lo sguardo fisso a terra.
No, non  grave, Bethany.
Il suo tono era misurato. Uniforme.
Anch'io provo qualcosa per te. Lo sai. Ma dobbiamo essere realisti. Non importa che cosa vogliamo dalla nostra storia. La mia vita  complicata e molto esposta. Non posso avere una relazione e sbandierarla ai quattro venti. Sarebbe la rovina per me, per Claire e anche per te.
Il mio corpo traditore scelse quel momento per lasciarsi scappare un singhiozzo umiliante. Mi coprii il viso con la mano e mi girai dall'altra parte. Avrei voluto che la pioggia mi trascinasse via e mi facesse scomparire in un tombino. Io non sono quel genere di ragazza. Non piango per un uomo e non soffro per amore.
Sentii una mano sulla spalla ma la scrollai via con rabbia. Allora un braccio mi circond la vita e mi guid sotto il portone di un edificio.
Attraverso le lacrime vidi una hall illuminata; dei tornelli stavano di sentinella accanto al banco di una reception, adorno di fiori gialli a profusione. Non bastavano a dare carattere a quello spazio asettico. Calum mi strinse forte e io cedetti, crollai sul suo petto e piansi per un'eternit. Fu imbarazzante ma mi fece stare meglio.
Per mesi avevo tenuto dentro la mia confusione, nascondendo un incessante dibattito interiore, e finalmente potevo sfogarmi con qualcuno che mi capiva.
Quando i miei singhiozzi si spensero, Calum si scost e mi studi a distanza.
Vedrai che andr tutto bene, Bethany. So che adesso non sembra, ma devi solo capire che cosa vuoi. Spero di rientrare tra i tuoi desideri, perch stare con te mi piace. Per devi accettare i limiti della nostra relazione, altrimenti non funzioner mai.  ora che tu prenda una decisione e io aspetter finch non l'avrai presa.
Annuii e mi asciugai gli occhi. Sapevo che aveva ragione, ma non volevo ammetterlo. Non ancora. Si chin a baciarmi, ma io lo respinsi e uscii dal riparo del portone, sul marciapiede.
Buonanotte, Bethany mi grid, mentre mi avviavo. Non mi voltai.
Della mia dignit non restava granch, quella sera, ma non volevo che l'ultima immagine di me fosse quella dell'amante da compatire. Raddrizzai le spalle e mi diressi decisa all'ingresso illuminato della metropolitana, ostentando una sicurezza che non avevo, come sapevamo entrambi.
Qualche minuto dopo qualcuno l'aveva ucciso.
Nel punto esatto in cui l'avevo lasciato, senza nemmeno salutarlo.
Calum era morto e io ero l'ultima persona ad averlo visto da vivo; la polizia stava sprecando il suo tempo cercando di scoprire perch era uscito di casa, un dettaglio che in realt non aveva nulla a che fare con la sua morte.
Io ero la sola a saperlo. Ma non potevo spiegare che cosa ci faceva l senza rivelare che eravamo amanti.
Calum aveva detto chiaro e tondo che nessuno doveva sapere di noi. E aveva ragione. Era un rischio troppo grande.
E comunque non sapevo chi l'aveva ucciso.
Se avessi visto qualcosa, negli istanti dopo averlo lasciato davanti a quel portone, avrei raccontato tutto alla polizia. Ma non avevo visto niente. Quello che sapevo non poteva aiutare Calum.
Non potevo pi salvarlo.
Potevo solo salvare me stessa.

12.

Dopo la visita della polizia, non riuscivo a smettere di tremare. Avevo bisogno di fuggire da quella casa. Mandai un messaggio a Fran per farle sapere che stavo arrivando e andai a prendere l'autobus. Mentre guardavo fuori dal finestrino, mi ritrovai a cercare Calum, a osservare tutte le persone lungo la strada sperando di vedere il suo viso, pur sapendo quanto fosse stupido farlo.
Alla fine fui sopraffatta dallo sfinimento e sognai Calum che sorrideva, che rideva, Calum con in mano un mazzo di rose nere da cui zampillava sangue rosso e denso.
Una mano posata con forza sulla spalla mi strapp al mio incubo. Annaspai e soffocai un grido, poi sbattei le palpebre nel tentativo di riprendere il controllo. Mi resi conto che ero ancora sull'autobus ma guardando fuori dal finestrino non riconobbi la zona.
Siamo al capolinea, signora mi disse il conducente. A Mitcham. Dev'essersi addormentata.
Borbottai un grazie e scesi, domandandomi se non fosse meglio lasciar perdere tutto e tornarmene a casa. Ma avrebbe significato dare spazio ai pensieri, al terrore di aver detto le cose sbagliate ai poliziotti, ed era l'ultima cosa di cui avevo bisogno.
Raggiunsi la fermata pi vicina e aspettai digitando email come una forsennata. Dovevo concentrarmi sullo schermo del telefono; era l'unico modo per non vedere i giornali appesi alle rastrelliere del negozietto di quartiere. La notizia pi intrigante della capitale - BRADLEY BRUTALMENTE UCCISO! - mi scherniva da ogni direzione. Sotto i miei piedi frusciavano i quotidiani gettati per terra dai pendolari annoiati e con i tacchi calpestavo il viso di Calum.
Quando arrivai in ufficio, avevo gi smaltito gran parte degli arretrati con il telefono. Ed ero sfinita.
La giornata pass come se il tempo si prendesse gioco di me, l'orologio ci metteva un'eternit a fare il giro del quadrante bianco sulla parete. Il sollievo offerto dal lavoro si trasformava all'istante in stanchezza, non appena mi tornava in mente che Calum era morto.
Fran esagerava nell'altro senso, pi allegra del solito e troppo giovane per capire qual era l'atteggiamento giusto di fronte al dolore. Il suo chiacchiericcio vivace mi dava la stessa sensazione delle unghie su una lavagna ma riuscii a trattenere il grido che avevo a fior di labbra. Stava solo cercando di aiutarmi.
Finalmente mi lasci sola per uscire a fare una commissione e, passando in rassegna le cartelle degli scatti da editare, ne trovai una intitolata bradley-7. Spostai il mouse sull'icona, esitante. Volevo guardare le foto, ma sapevo che sarebbe stato come togliere il cerotto per esaminare un taglio ancora sanguinante. Passai oltre, ma pochi secondi dopo tornai indietro, incapace di resistere, e cliccai due volte. Scorrendo lentamente le immagini, rividi Calum a casa, in ufficio, immerso nella lettura di un libro, al telefono, in piedi davanti alle enormi finestre del suo appartamento.
Provai il fremito che provavo sempre quando lo guardavo. Farfalle e calore. Peccato che ormai desiderassi un uomo morto. Continuai a scorrere i thumbnail, ma a un certo punto mi fermai. Aprii l'immagine che aveva catturato la mia attenzione e la fissai per qualche secondo, assorbendo ogni sfumatura dell'espressione di Calum. La foto era stata scattata due settimane prima e me n'ero completamente dimenticata, ma quando l'otturatore si era chiuso ero stata curiosa di sapere se avevo catturato l'attimo. A quanto pareva, s.
Quel giorno Calum era di cattivo umore perch qualcosa era andato storto nell'implementazione di un software. Tutti lo sapevano. Se l'era presa con Mark davanti alla troupe, si rifiutava di sorridere per l'obiettivo. In sostanza, si comportava come un bambino capriccioso. A un certo punto, mentre Vincent cercava di spiegargli una procedura di sicurezza, aveva perso la pazienza ed era stato cos brusco da farmi pensare che sarebbe finita a pugni. Per fortuna non erano arrivati alle mani, ma la tensione riempiva la stanza come una nuvola di vapore, calda e soffocante. Poco dopo quello scambio, gli stavo girando attorno per trovare l'inquadratura ideale e gli avevo tagliato la strada. Mi aveva gridato di spostarmi, ma io, anzich farmi da parte, mi ero fermata.
Ti stai comportando come un bambino, Calum. Siamo tutti qui per lavorare, non per farti da baby-sitter.
Nella mia rabbia, avevo contratto il dito sul pulsante, catturando per caso la sua iniziale espressione di accigliata incredulit e poi la risata genuina, di gusto, con la testa buttata all'indietro. Quel pomeriggio si era scusato personalmente con ognuno di noi, compreso Vincent, che gli teneva ancora il muso, e aveva ordinato donut glassati in quantit, come offerta di pace.
Amavo quell'aspetto della sua personalit, il lato umano, umile. Si rendeva conto di comportarsi da miliardario viziato, come tutti si sarebbero aspettati da lui, e non gli piaceva. Quando pi tardi gli chiesi come si sentiva, rispose che non avrebbe pi sfruttato la sua posizione per avere la meglio. Era deciso a dimostrare - soprattutto a se stesso, credo - che era in grado di essere una persona normale, non infallibile.
Fissai per almeno mezz'ora la foto che ritraeva il suo viso sospeso tra l'incredulit e l'ilarit. Fran mi strapp alle mie fantasie rientrando con una scatola di cupcake e una bottiglia di vino.
Forza disse, non bisogna arrendersi alle giornate no. Ho preso i cupcake. E il vino. Diamoci dentro!
Verso sera misi Fran su un taxi, perch barcollava, e sorrisi tra me e me. Sebbene fosse completamente fuori strada, a modo suo ce l'aveva messa tutta per cercare di farmi dimenticare Calum. Mi ero mostrata pi riconoscente che potevo, per non farle capire che il suo piano era fallito. Avevo sorseggiato lentamente mezzo bicchiere del suo vino economico, mentre lei si scolava il resto della bottiglia e man mano diventava sempre pi filosofa e sproloquiava sull'importanza di vivere un giorno alla volta, come se davvero avessimo scelta. Io avrei saltato volentieri qualche giorno, potendo, per arrivare al punto in cui mi sarei sentita di nuovo normale e risparmiarmi il lutto, le menzogne, la sofferenza.
Avevo compensato lo scarso consumo di vino divorando quattro dei sei cupcake. Raramente mi abbuffavo di dolci, perch se dovevo accumulare calorie preferivo il formaggio, ma quel giorno feci un'eccezione.
Nauseata dallo zucchero, sull'autobus verso casa chiusi gli occhi per evitare di vedere il giornale del passeggero davanti a me. Ovunque andassi, Calum non mi lasciava scampo. A casa ero sola con i miei pensieri oppure, quando c'era Jason, mi ritrovavo di fronte ai miei segreti. Fuori mi toccava vedere la sua faccia in tutte le edicole o sentire estranei che spettegolavano sull'evento pi sconvolgente dell'anno. Sarei voluta sparire.
Jason rientr mentre stavo per togliere dal forno una cena confezionata e stracolma di conservanti. Mi parve sorpreso che stessi cucinando, come se non mi considerasse capace di bucherellare una pellicola e infilare la confezione nel microonde. Capirai che sforzo. Si chin a baciarmi e io mi girai all'ultimo istante, porgendogli la guancia. Sembr offeso, distolse gli occhi e cerc di avviare una conversazione sulla mia giornata. Mi sentivo in colpa, ma non sapevo come altro reagire e non avevo la capacit emotiva di elaborare i miei sentimenti. Sapevo di amare Jason, ma adesso che Calum non c'era pi, non lo volevo intorno. Non sopportavo l'idea che il contatto con lui cancellasse il ricordo delle mani del mio amante sulla mia pancia, sul mio seno, sulle mie cosce.
Pronta per il quiz al pub, amore?
Ah, gi. La serata al pub. L'appuntamento settimanale che era l'occasione per vedere gli amici e uscire di casa, due in uno perch avevamo preso l'abitudine di ordinare un takeaway e guardare Netflix ogni venerd sera e ci vergognavamo di non essere persone pi interessanti. Per quanto volessi distrarmi dal pensiero di Calum, non mi sentivo in grado di sopportare nemmeno la scarsa vitalit che avrei trovato nel piccolo pub poco illuminato a pochi passi da casa.
Oh, Jason, scusami. Mi ero dimenticata gli dissi. Stasera non me la sento proprio, preferisco saltare. Ma tu vai!
Era la soluzione ideale. Lui sarebbe andato a divertirsi e a rappresentare il Team Reston. Io sarei rimasta a piangermi addosso in santa pace, a crogiolarmi nei ricordi, raggomitolata a letto senza dovermi costantemente preoccupare dell'impressione che davo a mio marito.
Senza di te non ci vado ribatt, pronto a starmi vicino come al solito.
Ma no, sul serio, non voglio che tu ti perda la serata solo perch io non sono dell'umore giusto. Puoi salutare tutti da parte mia.
Prevedibilmente, purtroppo, il mio tentativo di convincerlo and a vuoto.
Ora avrei dovuto fare uno sforzo immane per sembrare allegra, se non volevo che Jason mi stesse addosso tutta la sera. La sua sincera preoccupazione mi stava facendo perdere la pazienza, eppure mi disprezzavo perch non provavo solo pura gratitudine.
Cenammo davanti alla tv, su mia richiesta. Almeno era pi difficile fare domande. Fingevo di essere avvinta dalle trame politiche che si dipanavano davanti a noi, ma vedevo che Jason mi sbirciava in continuazione, per assicurarsi che non stessi male.
Sospirai. Mi stavo tormentando la pelle attorno alle unghie, pensando all'occhiata che l'ispettrice Clayton aveva lanciato al suo collega appena avevo mentito sui miei spostamenti, quando sentii la sigla dell'edizione straordinaria del telegiornale. La voce calma dell'annunciatrice mi strapp ai miei pensieri e alzai gli occhi quando cominci a leggere.
C' un importante aggiornamento sull'omicidio del miliardario Calum Bradley. La polizia ha divulgato il filmato di una telecamera a circuito chiuso che ha ripreso una persona che, secondo gli inquirenti, potrebbe essere implicata nel delitto. Il famoso magnate  stato accoltellato a pochi metri dalla stazione della metropolitana di South Kensington alle dieci e trenta circa di mercoled sera...
Strinsi il bracciolo della poltrona, tanto forte da far defluire il sangue dalle nocche, che assunsero un colore spettrale. Nella ripresa sgranata che stava passando sul teleschermo, un'ombra nera emerse dall'ingresso di un palazzo di uffici; in testa aveva un cappello floscio, scuro, con una tesa ripiegata ad arte e una grossa spilla di metallo sulla piega. Dopo pochi secondi l'immagine divent confusa e il video si interruppe.
Quella figura losca. Ero io.
Ero la sospettata.

13.

Ero paralizzata.
Cercai di ridistribuire i pensieri, relegando il panico in fondo e dando la precedenza alla razionalit.
Che fare?
Non avevo dubbi: la donna del video ero io. Il fatto che l'avessero trasmesso come ultim'ora, accompagnato da un appello a chi avesse informazioni, sembrava indicare che la polizia non ci era ancora arrivata. Ma di sicuro non ci avrebbe messo molto.
Possibile che fossi io la sospettata, se il vero assassino era arrivato subito dopo che me n'ero andata? Chiunque avesse ucciso Calum doveva essere stato ripreso da quella telecamera.
Me se fosse stato cos, al telegiornale della sera non avrebbero mostrato me.
Cercai di concentrarmi sulla voce dell'annunciatrice, mentre il video passava un'altra volta.
Nelle immagini, riprese da una telecamera di sicurezza, compare una donna con un cappello facilmente riconoscibile che si allontana dal luogo dove Bradley  stato assassinato, diretta alla stazione della metropolitana di South Kensington. Il medico legale ha collocato l'ora della morte attorno alle ventidue e trenta e la telecamera ha ripreso la scena esattamente alle ventidue e trentaquattro. Nella zona ci sono altre telecamere a circuito chiuso, compresa una nell'ingresso dove  stato rinvenuto il corpo, ma pare che siano state messe fuori uso in quello che la polizia considera un tentativo deliberato di nascondere l'identit del killer. Anche questo filmato, che Scotland Yard ha definito una prova fondamentale, si interrompe subito dopo che la donna esce dall'inquadratura. La polizia ritiene dunque che sia stata lei a manomettere la telecamera o che possa aver visto la persona o le persone che l'hanno fatto. In una conferenza stampa di poco fa, l'ispettore capo Tim Moseley ha sottolineato che non ci sono prove che la donna del video sia coinvolta, ma che potrebbe essere una testimone chiave di questo orribile delitto. Gli inquirenti non hanno fornito ulteriori particolari n ipotesi, ma esortano la donna e chiunque abbia informazioni su di lei a chiamare un numero appositamente attivato...
Presi dalla tasca del cardigan il biglietto da visita che mi aveva dato l'ispettrice Clayton e passai il dito lungo i bordi. Avrei dovuto chiamarla. Sistemare quel pasticcio. Era la cosa giusta da fare.
Poi ricordai a me stessa la conclusione cui ero giunta mentre gli agenti erano seduti nel mio salotto. Raccontare la verit sarebbe stato rischioso anche quella mattina, e a maggior ragione lo era adesso. Giusto o non giusto, parlare sembrava un'idiozia.
Mi arrischiai a sbirciare Jason, aspettandomi di vedere il suo viso voltato verso di me, sfigurato dalla terrificante scoperta che sua moglie era capace di uccidere. E invece era concentrato sul telefono, del tutto inconsapevole della bomba che era appena stata sganciata.
Guardai di nuovo la mia immagine diffusa dalla televisione nazionale e sentii un sapore amaro in gola. Deglutii e studiai il filmato. Il video era sgranato e scuro, leggermente fuori fuoco. La figura che andava incontro alla telecamera aveva la testa bassa ed era vestita di nero da capo a piedi: stivali neri, jeans neri, maglietta nera. Il cappello le copriva il viso.
Era ovvio che io mi riconoscessi, ma forse a un altro osservatore sarebbe sembrata una donna qualsiasi. Erano abiti anonimi. Perfino la borsa, un modello economico che avevo trovato a una svendita il mese prima. A Londra migliaia di donne ne avevano una uguale. Era il rischio che si correva comprando in un negozio di successo. Non potevo camminare per strada senza vederne almeno un paio identiche, sulla spalla di altre donne.
L'unica cosa che avrebbe consentito di identificarmi, in quell'immagine, era il cappello. Se me l'avesse visto addosso, probabilmente un osservatore attento l'avrebbe riconosciuto. Il feltro soffice fermato dalla spilla metallica era caratteristico e insolito, me ne rendevo conto. Ma era abbastanza per rivelare che si trattava del mio cappello?
Jason me l'aveva regalato per il mio compleanno. Avevamo passato la giornata a esplorare la cittadina marittima di Margate, l'estate precedente, ed ero rimasta affascinata dai negozi di oggetti vintage sulla via principale. Quel cappello mi aveva colpito e l'avevo provato, mettendomi in pose buffe e facendo ridere Jason. Per poco non l'avevo comprato ma era da quando avevo diciotto anni che non ne mettevo uno, quindi avevo rinunciato. Per quanto bello, non l'avrei mai indossato. Qualche settimana dopo, al mio compleanno, scartai un pacco e trovai proprio il cappello che mi piaceva tanto. Fui commossa dal pensiero di Jason ma, come sospettavo, lo usai pochissimo.
Quindi forse non era facile identificarlo. Forse nessuno avrebbe scoperto chi era la donna della ripresa.
Sapevo di non aver ucciso Calum. Se alla fine la polizia fosse risalita a me, avrei spiegato tutto. Ma potevo sperare che non si arrivasse a tanto. Dovevano esserci altri indizi, prove che avrebbero portato al vero assassino. Appena individuata la pista giusta, non ci sarebbe pi stato bisogno di cercare la misteriosa donna in nero. E di conseguenza non ci sarebbe stato bisogno di raccontare a nessuno della mia relazione.
Per sicurezza, recuperai il cappello compromettente sotto una montagna di abiti sporchi accanto al catino del bucato e mi affrettai a infilarlo in cima al guardaroba, coperto dagli asciugamani di riserva e da vecchie sciarpe.
Presto sarebbe passato tutto, mi dicevo.
Non poteva essere altrimenti.

14.

Aprii la porta di casa con l'innaffiatoio in mano e mi bloccai di colpo.
Davanti al messaggio di benvenuto dello zerbino, c'era un mazzo di fiori avvolto in una delicata carta velina rosa. Ma non si trattava di un omaggio affettuoso.
Lo fissai, cercando di dare un senso alla scena. Mi chiusi la porta alle spalle senza far rumore e mi avvicinai allo strano bouquet appoggiato a pochi passi da me. Le rose - una dozzina - disposte ad arte dentro i sottili strati di velina dovevano essere state rosse, ma ormai erano talmente secche da essere diventate marroni. Quasi nere.
Mi si rizzarono i peli del collo. Chi manderebbe dei fiori morti? Peggio: chi li confezionerebbe in un bel bouquet, per poi lasciarli davanti a casa mia?
Allungai la mano e un petalo si sbriciol appena lo toccai. Dovevano essere morte da settimane.
Era qualcuno che aveva uno strano senso dell'umorismo?
All'improvviso tornai con la mente al tweet che avevo scoperto qualche giorno prima, quello che mi ero sforzata di liquidare come un semplice passo falso dovuto alla sbronza. Non ci avevo pi pensato, ma ora rivedevo tutto attraverso il filtro della paranoia. Se non ero stata io a pubblicare quel tweet... Rabbrividii al pensiero. Significava che qualcuno era entrato nel mio account o, peggio, aveva preso il mio telefono per scrivere il messaggio. In ogni caso, se non ero stata io, c'era qualcuno che sapeva troppe cose su me e Calum. Ma ero ubriaca e non riuscivo proprio a ricordarmi cosa era successo nel corso della serata. Avrebbe potuto essere, come avevo sospettato all'inizio, un semplice e innocuo tweet dettato dall'alcol. Oppure era un avvertimento. Come lo erano forse quei fiori.
No dissi a voce alta, decisa. Una fragile difesa contro l'avanzata di un esercito di pensieri spaventosi.
Ma no che non era un avvertimento. C'era sicuramente una spiegazione logica. Doveva esserci.
Raccolsi il mazzo di rose, nervosa, e lo rigirai con attenzione alla ricerca di un biglietto, un messaggio, qualcosa che potesse chiarire perch si trovava fuori dalla mia porta. Ma non c'era niente.
Forse Calum aveva ordinato le rose prima di morire. Scossi la testa. C'erano troppi motivi per cui sarebbe stato impossibile. Magari me le aveva mandate Alex o Fran, e il fiorista aveva commesso uno sbaglio colossale. O magari erano per qualcun altro, un vicino in un altro appartamento. Non c'era l'indirizzo, nessuna indicazione che fossero davvero per me.
Del resto, ero io che avevo paura, ma non  che quei fiori raccapriccianti fossero di per s sinistri. E nemmeno il tweet.
Tutta quella storia era talmente stupida, talmente inutile, che per la frustrazione scagliai il piccolo innaffiatoio verde sul selciato. Non si ruppe, e allora gli diedi un calcio spedendolo contro il muro, per non gridare. Ancora nessun danno. Lo pestai con forza, lo sentii scricchiolare e mi godetti la momentanea e maligna gioia della distruzione. Era un sollievo avere il controllo su qualcosa.
Cercai di ricompormi. La mia reazione violenta mi aveva sorpreso. Ero uscita per trovare qualche attimo di pace, ma mi sentivo peggio di quando ero intrappolata in casa con Jason. La sua partita di calcio settimanale era stata annullata e da ore si aggirava per l'appartamento senza sosta. Avevo fatto finta di leggere ma ogni volta che mi veniva da pensare a Calum - ed era inevitabile - mi spuntavano le lacrime e dovevo ricacciarle indietro prima che mio marito mi sorprendesse.
Pensavo che una boccata d'aria mi avrebbe aiutato ad allontanare la costante minaccia di crollare, ma ora, con un mazzo di fiori morti in mano, ero pentita di non essere rimasta in casa.
Mentre spostavo i frammenti di plastica verde con la pantofola, sentii un formicolio alla nuca.
Qualcuno mi stava osservando. Ne ero certa.
Mi voltai lentamente facendo perno sui talloni e sentii lo scricchiolio di uno dei frammenti di plastica sulla pietra. Attenta a non fare movimenti improvvisi, mi guardai attorno con il cuore che minacciava di balzarmi fuori dal petto. Il piccolo giardino davanti a casa nostra era deserto. Guardai a destra, poi a sinistra. Nessuno.
Alzai gli occhi verso la strada, e oltre. Seguii una pubblicit della Coca-Cola Light fino al piano superiore di un autobus in sosta alla fermata. Ecco chi mi stava osservando.
Un uomo di una certa et guardava fuori dal finestrino, evidentemente divertito dal mio sfogo. Le sue sopracciglia grigie e cespugliose si inarcarono per la sorpresa quando i nostri occhi si incontrarono; gli sorrisi e lo salutai, sarcastica, sperando di farlo vergognare per non essersi fatto gli affari suoi.
Distolse subito lo sguardo, chiaramente imbarazzato che mi fossi accorta di lui, e mi avviai verso la porta, fermandomi non appena mi ricordai che cosa avevo in mano.
Dovevo liberarmi del bouquet. Uscii rapida dal cancelletto e lo infilai in tutta fretta nel primo cestino della spazzatura che trovai. Volevo solo dimenticare di averlo visto.
Avevo cose pi importanti di cui preoccuparmi, comunque.
Ho finito di piegare il bucato mi disse Jason dalla nostra camera, mentre richiudevo la porta.
Grazie risposi, controllando il mio riflesso nello specchio dell'ingresso, per assicurarmi di avere un aspetto abbastanza composto.
Stavo pensando: perch non ce ne andiamo via? disse Jason, uscendo dalla camera. Prendiamo la macchina e andiamo da qualche parte in campagna, troviamo una fattoria o qualcosa di simile, leggiamo, beviamo litri di t...
Si interruppe e mi guard con trepidazione, aspettando di vedere come avrei reagito.
Come mai ti  venuto in mente? domandai, sospettosa.
Cos, senza motivo, ma non significa che non sia una buona idea.
Strinsi gli occhi. Jason era strano... Nervoso, forse.
Dai, Bethany, non ti ricordi com'era quando eravamo spontanei? Mi manca. Pensavo solo che ci farebbe bene staccare e passare un po' di tempo insieme lontano dallo stress e dalla confusione della citt. E con... s, con tutto quello che  successo negli ultimi due giorni, so che ti farebbe bene. Solo per un weekend. Posso prendermi una giornata di ferie, luned.
Ci riflettei. Non ero sicura che fosse una buona idea chiudermi in uno spazio ristretto con l'uomo a cui stavo cercando di nascondere i miei segreti, ma avrei fatto qualsiasi cosa pur di sottrarmi a tutto quello che mi ricordava in continuazione l'assassinio di Calum. Sapevo che la mia foto sarebbe stata su tutte le prime pagine, quella mattina, e non volevo vederla. Se la polizia mi avesse indentificato, avrebbe sempre potuto telefonarmi. Ero troppo sfinita per pensare a cosa sarebbe successo se quella telefonata fosse davvero arrivata. Avrei affrontato la situazione sul momento, se si fosse presentata. Forse un weekend fuori Londra era proprio quello che mi ci voleva.
Scacciando il pensiero della polizia e della telecamera a circuito chiuso, guardai mio marito, stranamente pallido.
Va bene.
Sul serio? Il suo viso si illumin di colpo.
S, va bene ripetei, spazientita.
Fantastico! Fai i bagagli anche per me. Io penso a prenotare.
Mentre lui andava in salotto, mi chiesi come avrei fatto a resistere con un marito felice e contento per un intero weekend. Avrei preferito andare via da sola, per abbandonarmi al mio dolore senza dovermi preoccupare che qualcuno mi tenesse d'occhio e si insospettisse. Il pungolo del senso di colpa si insinu nei miei pensieri. Jason era stato assolutamente meraviglioso con me, da quando Calum era morto, nonostante la mia inspiegabile freddezza. Cosa poteva pensare? Dovevo sforzarmi di essere un po' pi carina con lui nel weekend. Jason non aveva fatto nulla di male.
Tolsi le borse dall'armadio e cominciai a riempirle di vestiti senza preoccuparmi degli abbinamenti. Ma smisi subito e presi il cellulare dalla tasca. Non riuscivo a scacciare il sospetto, per quanto infondato, che il tweet mi sembrasse cos strano proprio perch non l'avevo scritto io. Seduta sul bordo del letto, aprii Twitter e scorsi il feed. Non avevo pi twittato niente e non c'era alcuna attivit insolita. Il mio ultimo tweet risaliva a mesi prima, era il link a una mostra di fotografia naturalistica che mi aveva entusiasmato.
Vedi?, mi sgridai. Niente di cui preoccuparsi.
Ma per sicurezza cambiai la password, usando numeri e simboli, perch fosse pi difficile indovinarla. Poi disinstallai l'applicazione, e mi sentii sollevata. Tutto sotto controllo. Non mi ero resa conto che stavo trattenendo il fiato ed espirai a lungo.
Quando Jason torn con la macchina a noleggio, mi ero fatta la doccia e stavo finendo di truccarmi.
Cos ci divertiamo un po' dichiar, caricando in auto vari giochi da tavolo. Mi sforzai, ma mi venne solo un sorriso tirato. Entrava e usciva dalla stanza: prese le borse da spostare nell'ingresso, mi propose passeggiate in campagna e soste nei pub per bere real ale, sventol orgoglioso gli spazzolini da denti, per dimostrarmi che non se li era dimenticati.
Era troppo. Stava esagerando e ci volle tutto il mio impegno per non urlargli di smetterla. Ricordai a me stessa che non era colpa sua. Stava solo cercando di farmi sentire meglio. Mi resi conto che avrebbe cambiato atteggiamento solo una volta compiuta la sua missione, quindi feci un bel respiro, sciolsi i pugni e cercai di incollarmi sulla faccia un sorriso credibile.
Mentre guardavo Londra passare fuori dal finestrino, mi chiedevo come avevo fatto a ficcarmi in quella situazione impossibile. Come avevo fatto a tradire un uomo che meritava solo fedelt.
Mi ricordai di una volta, appena dopo il nostro fidanzamento, in cui ero uscita a prendere un caff con il mio capo di allora, Carol. Era divorziata da tre anni ma la ferita sembrava ancora aperta. Suo marito era cascato nel peggiore dei clich: se n'era andato con la segretaria, lasciando la moglie e due figli piccoli. Era la classica divorziata che odia gli uomini e li incolpa di tutto; sembrava che volesse tenersi strette la sua amarezza e la sua rabbia, come se lasciarle andare significasse giustificare il comportamento dell'ex marito. A me Carol piaceva, nonostante le sue idee sul matrimonio. Era una persona simpatica, a patto di non tirare in ballo i rapporti sentimentali. Mentre sorseggiavo il mio caff, quel giorno, Carol mi aveva messo in guardia sui pericoli di impegnarsi.
Non pensare che a te non possa succedere, Bethany. Nemmeno io pensavo che avrei mai divorziato. Ma tu non conosci la persona che stai sposando. Credi di conoscerla, ma non  cos. Sei giovane, non ti conviene rinunciare a tutte le altre opzioni.
Avevo finto riconoscenza per il consiglio, assicurandole che sapevo benissimo cosa stavo facendo, grazie mille. E ne ero convinta, ma ripensandoci dovevo ammettere che ero stata un'ingenua a sposarmi.
Carol si sbagliava, comunque. Conoscevo benissimo Jason. Era affidabile. Solido come una roccia. Devoto, amorevole, responsabile: aveva tutte le caratteristiche che dovrebbe avere un marito. Era me stessa che non conoscevo abbastanza. Non avrei mai sospettato che sarei stata io a venir meno alle nostre promesse.
Tutte le donne si preoccupano, il giorno del matrimonio, di essere tradite. Non perch gli uomini siano tutti dei bastardi, come voleva farmi credere Carol, ma perch sappiamo tutti che la novit passa e le tentazioni sono ovunque. C' un motivo se vogliamo che i nostri mariti portino la fede nuziale, se gli diamo foto incorniciate da tenere in ufficio, se assumiamo tate poco attraenti.
Ci piace marcare il territorio, invece gli uomini non sembrano avere gli stessi timori. Le donne indossano la fede come un distintivo, per far ingelosire le altre. Insomma, sembrerebbe che le donne non siano naturalmente inclini a tradire.
A parte me, ovviamente.
Non potevo incolpare Jason per la mia relazione extraconiugale, non potevo trovargli un difetto e sostenere di averlo tradito per quello. Era sempre stato un marito modello. Insieme ridevamo ancora, parlavamo di tutto - o quasi - e avevamo una vita sessuale ragionevolmente soddisfacente. Certo, non facevamo i fuochi d'artificio tutte le notti, ma non me lo aspettavo nemmeno, dopo tanto tempo insieme.
Insomma, era perfetto.
Peccato che fosse ancora vivo, mentre Calum era morto.
E io lo odiavo per questo.

15.

Luned restai sveglia per tutto il viaggio di ritorno, in preda a un'apprensione che aumentava man mano che la distanza da Londra diminuiva. Il weekend nei Cotswolds era stato pi piacevole di quanto avessi previsto, soprattutto perch la polizia non si era presentata alla nostra porta pretendendo che mi spiegassi, che ammettessi di essere io la figura in quel video sgranato. Me l'ero aspettato per tutto il fine settimana, ogni rumore non identificato mi seccava la bocca come se avessi scolato un'intera bottiglia di vino rosso. Ma dopo essere sopravvissuta al weekend senza ricevere telefonate terrificanti e senza che il mio nome finisse in prima pagina, sentii accendersi una scintilla di speranza. Non sapevano che ero io.
Per il momento.
Jason non era stato appiccicoso come pensavo. Anzi, mi aveva lasciato il mio spazio concedendomi pure di riposare. Al mattino usciva a comprare qualcosa per la colazione al mercato locale ed era un sollievo che non ci fosse quando mi svegliavo dal mio sonno inquieto e fitto di incubi, in un bagno di sudore. Fissavo il rosone barocco sul soffitto, ringraziando il cielo per la sua assenza. Non ero sconvolta solo perch Calum non c'era pi, anche se avevo ancora il batticuore ogni volta che ci pensavo.  che quando mi passava, riaffiorava il ricordo del filmato.
Balzavo fuori dal letto, decisa a non farmi prendere dall'ansia, e cercavo di ignorare i pensieri angosciosi che si ripetevano nella mia testa come un disco rotto.
Quando Jason tornava al nostro minuscolo cottage con i croissant freschi e i lamponi, il terrore iniziale era stato riassorbito dal mio sistema circolatorio e si diffondeva in tutto il corpo sotto forma di un dolore sordo e pulsante. Ma riuscivo a conviverci. Non avevo altra scelta. Il letto era stato rifatto alla perfezione; le lenzuola pulite, con un motivo di rose, coprivano il punto in cui ero stata colpita da un panico devastante.
Con la scusa di mettermi in pari con il lavoro trascurato nei giorni precedenti, passai la maggior parte del weekend nascosta dietro il portatile, ignorando gli inviti di Jason a uscire e godermi la campagna. Dopo un po' si arrendeva e andava a camminare da solo.
Fu in uno di quei momenti di solitudine che mi dedicai all'unica attivit cui riuscivo a pensare.
Mi sedetti davanti allo schermo illuminato, le dita sospese sui tasti, senza sapere con esattezza cosa speravo di trovare.
Mentre digitavo nella barra di Google Kitty Palmer, mi venne in mente che in realt stavo cercando la conferma che mentire alla polizia era stata la scelta giusta.
I risultati pi recenti erano abbastanza prevedibili: rapidi riepiloghi sulla relazione con Calum e sull'aggressione subita da Kitty, seguiti da congetture - lei si era rifiutata di commentare - sulla sua reazione alla morte dell'ex amante. Tra il periodo dell'attacco con l'acido e la settimana precedente c'erano pochissimi risultati di ricerca su Kitty. Aveva concesso una sola intervista, un'esclusiva con cui si era pagata gli interventi di chirurgia plastica, si diceva; dopo di che aveva rifiutato di rilasciare qualsiasi dichiarazione alla stampa. Nonostante l'insistenza di Calum per accollarsi tutte le spese, lei non aveva pi voluto avere nulla a che fare n con lui n con i suoi soldi, decisa a pagare tutto di tasca propria. In quel modo, non gli doveva nulla.
Le notizie pi vecchie risalivano tutte al periodo in cui la loro storia d'amore era ancora fresca e i siti di gossip ne riportavano ogni particolare, dalla marca di biancheria intima che, secondo le voci, era la preferita di Kitty ai sordidi incontri nelle toilette di locali notturni e sui sedili posteriori di taxi raccontati dai suoi amici. Pura invenzione, se bisognava credere a Calum. Non avevo mai insistito perch mi raccontasse i particolari, nonostante la curiosit. Mi faceva comodo fingere che Kitty non fosse mai esistita.
Ma all'improvviso volevo conoscere ogni dettaglio.
Con qualche clic, trovai l'intervista che aveva rilasciato.
Quando la foto dell'articolo si caric, occupando l'intera finestra, mi manc il fiato.
A sinistra c'era la Kitty che aveva attratto l'attenzione di Calum Bradley, e si capiva benissimo perch. Alta, snella, capelli biondo platino... meritava di finire sulle copertine solo per il suo aspetto, non per uno scandalo troppo pubblicizzato. Ma la foto di destra attirava lo sguardo ancora di pi. Era sempre Kitty, ma senza la didascalia non l'avrei mai detto. L'acido aveva deturpato il suo viso spettacolare. Intere parti erano state irreparabilmente danneggiate ed erano state asportate chirurgicamente. La pelle rimasta era rosa e lucida, segnata da rilievi e solchi profondi. C'era solo un punto sulla tempia sinistra, rotondo come un piattino, che era rimasto intatto. Il contrasto creato da quella pelle liscia e morbida era sconvolgente.
Avrei voluto chiudere la pagina, ma dovevo saperne di pi.
L'attenzione mediatica era assurda, lessi. Nulla avrebbe potuto prepararmi a una situazione del genere. Ho perso il lavoro, ovviamente. Dicono che, bene o male, l'importante  far parlare di s, ma quando lavori per un'agenzia di pubbliche relazioni e vai a letto con un cliente, di certo non  pubblicit positiva. Gi durante la nostra relazione, avevo cominciato a ricevere lettere minatorie. La gente ce l'aveva con me perch mi ero intromessa in un matrimonio e c'era anche chi pensava che non meritassi l'attenzione di Calum. Minacciavano di uccidermi, di stuprarmi... e la cosa peggiore era che quella gente terribile, maligna, sapeva dove abitavo. Ho dovuto trasferirmi, aprire una casella postale e cambiare numero di telefono in modo che non fosse sull'elenco. Per tutelare la mia privacy ho dovuto prendere misure impensabili. Di solito, per chi ha una storia con il suo capo, le conseguenze sono minime, al confronto. Magari devi cambiare lavoro e magari te ne penti, ma nel mio caso era tutto di dominio pubblico.  stato difficile, soprattutto perch avevo solo ventitr anni. Ero ingenua e ho preso delle decisioni sbagliate, sono la prima ad ammetterlo, ma per me ancora oggi  incredibile quanta gente abbia preso sul personale una cosa che non la riguardava affatto.
Quando l'intervistatore le aveva chiesto di Calum, si era rifiutata di rispondere ed erano passati agli esclusivi quanto raccapriccianti particolari dell'aggressione.
Era una giornata come tutte le altre. Stavo tornando a casa dalla stazione dopo aver fatto un po' di spesa e di colpo mi sono trovata zuppa. Pensavo fosse acqua. I miei ricordi sono confusi perch  successo tutto molto in fretta. Era una donna,  l'unica cosa che so, perch ha gridato. Mi ha dato della schifosa puttana e poi  scappata ridendo. Nel giro di qualche secondo, ho sentito il bruciore. Un dolore che non avevo mai provato. Non glielo saprei descrivere. Per fortuna sono svenuta. Mi sono risvegliata in ospedale e l'incubo, le assicuro, era appena cominciato.
Non riuscii a continuare a leggere. Mi sentivo strizzare i visceri mentre pensavo alla terrificante esperienza vissuta da Kitty. E per colpe molto meno gravi delle mie.
Sapere di aver preso la decisione giusta non mi fece stare meglio. Ma non era solo la decisione giusta; era l'unica decisione possibile. E quella consapevolezza, semmai, mi faceva stare peggio. Non potevo raccontare la verit alla polizia. Sarebbe stata la mia condanna.
Sperando di riuscire a togliermi dalla mente l'immagine delle cicatrici di Kitty, cominciai un'altra ricerca.
Claire Bradley, digitai, e ottenni 629.000 risultati, a cominciare dalle notizie pi recenti.
Sconvolta dal dolore, la moglie di Bradley esce di casa per la prima volta dopo giorni
Claire, la vedova di Bradley, non mangia pi per il dolore, rivela un'amica intima
Le lacrime di Claire Bradley nascoste dagli occhiali da 799 sterline
Cercai di trattenermi e di non cliccare, ma vedere Claire meno che perfetta era un'opportunit imperdibile, anche in quelle terribili circostanze. Quando per vidi il suo volto arrossato e i suoi capelli scompigliati, anzich sentirmi compiaciuta, provai un moto di solidariet. Anche lei aveva perso Calum.
Mi sforzai di scacciare la piet che minacciava di emergere e tornai ai risultati della ricerca, ignorando i titoli sensazionalistici e cliccando invece sulla pagina di Wikipedia dedicata a Claire.
Non mi disse molto, se non che era prossima ai quarant'anni e che era l'unica figlia di un banchiere e di una signora della buona societ. Non mi rivel se aveva una predilezione per i coltelli n altro che mi facesse pensare a lei come alla possibile assassina di suo marito.
Non sapevo nemmeno perch avessi pensato che potesse essere stata lei, a parte il fatto che, a quanto pareva, il colpevole era sempre il marito o la moglie. Ma non riuscivo a immaginare un movente. Gelosia? Calum mi aveva detto che non sapeva di noi, che non voleva sapere, ma forse aveva scoperto tutto e in un accesso di gelosia ci aveva seguiti e l'aveva ucciso. Ma sembrava improbabile. Anche lei aveva degli amanti. Forse voleva i soldi di Calum? Mi sembrava ancora pi improbabile: ne aveva in abbondanza di suo. Insomma, qualsiasi cosa mi aspettassi di scoprire quando avevo cominciato la mia ricerca, di certo non l'avevo scoperta e probabilmente mai ci sarei riuscita. Non avevo mai conosciuto Claire, ma era stata lei a ideare il sistema di sicurezza di Calum, quindi senza dubbio sapeva come tenere nascosta la verit.
E adesso quali segreti stava nascondendo?
Tornata alla pagina dei risultati, impostai le date in modo da escludere gli ultimi giorni, da quando si era diffusa la notizia dell'omicidio.
I risultati non erano meno numerosi, n meno insulsi, di quelli che avevo appena passato in rassegna.
Le riviste femminili non le davano tregua e, riportavano ogni minima notizia che la riguardasse: dagli amici pi celebri con cui era stata vista al suo guardaroba, a ogni singolo evento - ed erano molti - a cui presenziava.
I siti di gossip erano meno gentili e sceglievano di concentrarsi sulle poche foto in cui non era venuta bene o di congetturare sul perch non avesse figli. Sembrava che le uniche due ipotesi su cui tutti erano d'accordo fossero l'egoismo e la sterilit.
Trovai un'intervista di qualche anno prima, pubblicata sull'edizione inglese di Vogue, in cui Claire si era confidata sulla scelta di non avere figli.
 stata una decisione consapevole, diceva, sotto una foto in bianco e nero in cui indossava un tubino scuro e una camicia dall'aria costosa.
Io e Calum ne abbiamo discusso fin nei minimi dettagli, ma abbiamo dovuto riconoscere che il nostro stile di vita non ci consentirebbe di occuparci dei figli. Come genitori, avremmo voluto essere presenti. La nostra vita per non ce l'avrebbe permesso e non siamo persone che fanno le cose a met, in nessun campo. O tutto o niente.
Spalancai gli occhi. Mi seccava trovarmi d'accordo con lei, ma su una cosa aveva ragione. Volare da un capo all'altro del mondo per andare a letto con un'ampia gamma di uomini non contribuiva a creare un ambiente idilliaco in cui crescere dei figli.
Scelte riproduttive a parte, l'intervista era piuttosto innocua e non rivelava altro che il suo rossetto preferito (Rum Raisin di Bobbi Brown  il mio colore preferito. Negli anni ne ho provati tantissimi ma torno sempre sul classico) e la sua routine di bellezza serale (Non potrei mai rinunciare all'Olio Lusso Rodin's, non vado mai a dormire senza).
Delusa da quella ricerca senza esito, provai con i social media, dove forse avrei trovato qualche indizio sulla vera Claire, quella che non si era preparata per le interviste.
Curiosai su Instagram, su Twitter, sulla sua pagina pubblica di Facebook, dove era inattiva dal giorno dell'omicidio, ma ovviamente non c'era nulla da scoprire, a parte le feste, le apparizioni sulle riviste e gli eventi di beneficenza. Tra una ricerca e l'altra, controllavo il mio Twitter. Per sicurezza. Ma non c'era niente di nuovo e niente di cui preoccuparsi. Per scacciare la paranoia, tornai a concentrarmi sul compito che stavo cercando di portare a termine.
Per un attimo pensai di mettermi in contatto con Claire, di dirle la verit in modo che lei potesse indirizzare l'indagine verso la pista giusta. Ne aveva il potere e sapevo che avrebbe tenuto la bocca chiusa. Se le avesse fatto comodo. Ma dubitavo che mi avrebbe preso in simpatia e magari non avrebbe neppure creduto che non avessi visto niente di utile.
Forse avrei potuto fare una telefonata anonima alla polizia, suggerendo di tenere d'occhio Claire, ma sicuramente era la prima persona che avevano considerato. E non avevo informazioni utili, solo qualche vago presentimento basato unicamente su quello che avevo imparato guardando serie poliziesche in tv. Sarebbe stato uno spreco di fiato, e pure rischioso. Erano in grado di tracciare le telefonate e non mi andava proprio di spiegare perch stavo chiamando la linea dedicata per denunciare la moglie di un cliente morto. Mi avrebbero preso per pazza.
Sospirai e chiusi il computer portatile, augurandomi che le forze della Met fossero davvero tra le migliori al mondo e che trovassero in fretta l'assassino. Nel frattempo dovevo cercare di non dare nell'occhio e incrociare le dita. Era il meglio che potessi fare.
Durante il giorno non era difficile evitare Jason, ma quando calava la sera ritornava dalle sue passeggiate armato di carne e verdure, pronto a cucinare e a rilassarsi insieme a me. Lo guardai mentre affettava le carote tra i mobili di legno della cucina rustica e mi parlava della promozione che sperava di ottenere al lavoro. Mi sentii ingannata. Non era Jason che volevo avere davanti, era Calum.
Jason si accorse che lo fissavo e smise di affettare.
Sembri assorta nei tuoi pensieri... A cosa pensi? disse, sorridente.
Allora mi sforzai di sorridere anch'io.
A niente. Stavo solo pensando a te.
Mi guard raggiante, e a me si chiuse lo stomaco per la consapevolezza di essere una persona orribile.
Al momento di lasciare il nostro piccolo cottage in campagna, mi sentii stranamente triste. Non che ci tenessi a restare nel mezzo del nulla insieme a Jason, fingendo che tutto andasse bene. Ma sapevo cosa mi aspettava al ritorno: una vita senza Calum e una caccia all'uomo incentrata su una figura non identificata che per ero io. Avrei preferito non dover guardare in faccia la realt e restarmene nascosta. Al sicuro.
Mentre Jason imboccava la nostra via con la macchina a noleggio, rivolsi una silenziosa preghiera di ringraziamento al Dio che da anni trascuravo. Non c'erano auto della polizia in vista. Mi domandai se mi stessero sorvegliando, se fossero appostati, invisibili e pronti a saltarmi addosso, con la certezza di sapere dov'ero la sera dell'omicidio.
Raccogli la posta, per favore? mi chiese Jason passandomi accanto con le borse da portare in camera da letto. Abbassai gli occhi e notai la montagna di carte sotto i miei piedi. Le presi e seguii Jason in casa, abbandonando le buste sul tavolo della cucina e andando dritta al televisore. Solo dopo aver guardato il notiziario per assicurarmi che il mio nome non fosse stato collegato alla donna misteriosa, disfatto la borsa e caricato la lavatrice, mi ricordai della posta.
Cominciai a dividere le bollette tra me e Jason, che nel frattempo si era messo a fischiettare mentre stirava una camicia per il giorno dopo. L'ultima busta non era come le altre.
Al posto dell'indirizzo, c'era scarabocchiato il mio nome con un grosso pennarello nero, in una grafia infantile e disordinata. La girai, ma non c'era l'indirizzo del mittente. Accigliata, la aprii e tirai fuori un foglietto ripiegato attorno a qualcosa di pi spesso. Una foto.
La rigirai e mi sentii inondare dall'adrenalina, un esercito di insetti che mi correvano sulla pelle, fino alla punta delle dita. La fissai per qualche secondo, e riconobbi quello che vedevo, ma non riuscii a dargli un significato. Era una stampa sgranata, in bianco e nero. La stessa immagine riprodotta ovunque sui giornali e sui social.
Strinsi i pugni cos forte che temetti di ferirmi i palmi con le unghie. Qualcuno sapeva che la donna del filmato ero io. Ricordai che la foto era avvolta da un foglio e lo raccolsi da terra, dove mi era caduto. La grafia era la stessa della busta, lettere infantili inclinate un po' di qua e un po' di l, come se un destro avesse cercato di scrivere con la sinistra. Era un messaggio breve.
Non ho l'abitudine di dare consigli, ma stavolta faccio un'eccezione: se fossi in te, terrei la bocca chiusa.
A meno che tu non voglia che la polizia scopra la verit. tutta la verit.
Perch, Bethany... io so.

16.

Appena capii che la lettera non era arrivata per posta, sentii la cena risalirmi in gola. Era stata recapitata a mano. Chiunque fosse l'autore del messaggio, sapeva chi ero e dove vivevo, e cosa avevo fatto.
Mi si gel il sangue nelle vene.
Chi mi aveva mandato quel messaggio? E cosa sapeva davvero? Era chiaro che mi aveva identificato come la donna ripresa dalla telecamera a circuito chiuso, ma non voleva dire che fosse al corrente anche della mia relazione con Calum. O s?
Corsi alla porta d'ingresso per mettere il chiavistello. Jason insisteva sempre perch chiudessi a chiave quando entravo in casa, ma secondo me era eccessivo. In quella parte di Londra si poteva stare tranquilli. Almeno, cos avevo pensato fino a quel momento.
Ma all'improvviso, considerato che il mittente della lettera era stato a casa mia, Jason non mi sembr pi del tutto irrazionale. Non potevo sapere se quella persona rappresentasse una minaccia fisica, ma il fatto che non si fosse firmata mi fece rabbrividire. Cosa voleva? E, se sapeva dove vivevo, perch non mi aveva spedito la lettera per posta? Mi domandai che cosa sarebbe successo se fossi stata in casa quando l'aveva imbucata, ma lasciai perdere e mi concentrai sulle informazioni che avevo.
Qualcuno era stato in grado di identificarmi come la donna del filmato. Di per s non era sorprendente. Me lo aspettavo fin dal momento in cui l'avevo visto in tv. Ma il punto che non mi tornava era che questo qualcuno non si fosse rivolto alla polizia.
Cercai di ragionare: chi poteva avermi mandato biglietto e foto? Era una persona che sapeva dove abitavo, ma trovare il mio indirizzo non era certo difficile. Non mi ero mai preoccupata di mantenerlo riservato, non ce n'era mai stato bisogno. Tuttavia doveva trattarsi per forza di una persona che conoscevo. Un estraneo non sarebbe riuscito a identificarmi, per il semplice fatto che non mi conosceva, quindi non avrebbe nemmeno potuto cercare il mio indirizzo e recapitare la lettera, solo per comunicarmi che l fuori c'era qualcuno che sapeva tutto. Questo restringeva la cerchia dei sospetti, ma non di molto.
E poi c'era un altro punto poco chiaro: di che cosa voleva che non parlassi. Ovviamente mi conveniva non far sapere alla polizia che ero io la donna del filmato, ma non era a questo che si riferiva il mittente del messaggio. Non rivelare il tuo segreto, altrimenti rivelo il tuo segreto... Che razza di minaccia era?
Tornai a riflettere sulla mia breve ricerca online del weekend. I miei pensieri non riuscivano a divincolarsi dalla paura. Non riuscivo a dare un senso agli scarabocchi sul foglio che avevo infilato nella borsa.
L'unica cosa certa era che chiunque li avesse scritti ne sapeva abbastanza per causarmi un mare di guai.
E sapeva anche dove abitavo.

17.

Povera Fran.
Non  che avesse fatto apposta a innervosirmi, ma dopo mezz'ora a fingere di ascoltare le sue teorie su chi aveva ucciso Calum non ero pi riuscita a tenere a freno la lingua. Non aveva pi detto una parola e io mi ero rimproverata per quello sfogo eccessivo. Avrei dovuto rimediare. Magari un altro giorno.
Per tutto il pomeriggio tenni d'occhio l'orologio, ansiosa di vedere Alex, finalmente. Era proprio quello che ci voleva per restituirmi una sensazione di normalit. Quando arrivai al pub, il telefono mi vibr in tasca. Quattro messaggi, uno dopo l'altro.
Bri, scusami, mi hanno piazzato una riunione di emergenza. Una causa enorme
Non riesco a venire, scuuuuusa. Spero che tu non sia ancora uscita
Oddio, vedo adesso l'ora, sei gi arrivata? Mi far perdonare, scusami tanto
PS TVB
La chiamai ma part subito la segreteria. Riagganciai e le mandai un messaggio.
Altro che farti perdonare! Adesso devo bere da sola ed  tutta colpa tua. TVB anch'io, in bocca al lupo per la causa
Rimasi fuori dal pub affollato, a riflettere sulla mossa successiva.
Immaginai di andare a casa, mettere il chiavistello e aspettare in un silenzio carico di paura di cogliere il minimo rumore che potesse indicare una minaccia. Mi vidi al buio, con un coltello da cucina stretto in pugno e tutti i muscoli in tensione finch non fosse tornato Jason.
Scossi la testa. Neanche per sogno. Ero gi fuori e sarebbero passate ore prima che Jason tornasse dal lavoro. No. Avevo bisogno di bere qualcosa e, se dovevo farlo da sola, pazienza.
Quasi non mi accorsi che era una bellissima serata, mentre attraversavo Golden Square, disseminata di persone appena uscite dal lavoro che giocavano a ping-pong e bevevano per strada. Londra in primavera brulicava di gente che si precipitava all'aperto con la pinta in mano, per aggrapparsi alla luce delle sere tiepide. Ma avevo troppi pensieri cupi che mi guizzavano in testa per apprezzare come tutti gli altri quella splendida serata.
Mi scocciava che Alex mi avesse dato buca, ma sapevo che non era colpa sua e, comunque, non era una novit. Alex era a dir poco inaffidabile, il che ci rendeva una coppia inverosimile. L'avevo conosciuta qualche mese dopo essermi trasferita a Londra, quando mi sentivo ancora travolta dalla grandezza della citt. Me ne ero innamorata, ovviamente: Londra era vibrante, viva. Aveva un cuore pulsante e una forza vitale tutta sua, grazie all'enorme variet dei suoi abitanti. L potevi essere chi volevi, perch a nessuno importava, e in questo c'era qualcosa di terrificante e bellissimo al tempo stesso. L'anonimato mi dava una libert che non avevo mai provato e, per la prima volta in vita mia, avevo cominciato a esplorare il mio vero essere.
A volte bevevo e fumavo erba con i miei compagni di universit, ma in genere preferivo soddisfare la mia curiosit in altri modi: prendendo lezioni di disegno dal vivo, imparando il francese come avevo sempre desiderato, iscrivendomi a un corso di pole-dance.
Sebbene la maggior parte di quegli hobby fossero troppo costosi, adoravo conoscere persone nuove. Come Alex. Eravamo le uniche che trovavano le lezioni di pole-dance esilaranti, infatti ridevamo a crepapelle, soprattutto della nostra totale mancanza di coordinazione. La figura alta e muscolosa di Alex rifiutava di avvilupparsi con grazia attorno al palo, mentre io mancavo completamente di forza nelle braccia. Gli scoppi di risa con cui commentavamo le nostre mosse suscitavano sguardi di disapprovazione nel resto della classe, e questo ci faceva ridere ancora di pi. Diventare amiche era stato inevitabile, cos una sera, dopo l'ennesima lezione fallimentare, ci eravamo fermate a bere una birretta che subito si era trasformata in una serata alcolica. Era stata una delle sbronze peggiori della mia vita.
La nostra amicizia era sopravvissuta all'interesse per il corso di pole-dance. Aveva resistito anche dopo che Alex era passata attraverso tre promozioni e io avevo vinto il terrore di fare il grande passo e aprire la mia attivit di fotografa. Alex mi aveva insegnato a camminare con i tacchi senza inciampare e io le avevo offerto una spalla su cui piangere dopo le innumerevoli storie d'amore finite. Era l'unica che riusciva sempre a farmi ridere e sapevo che sarebbe stato lo stesso anche quel giorno, nonostante tutto quello che era successo. Ma il suo lavoro di avvocato le imponeva orari impossibili e, spesso, riunioni dell'ultimo minuto. Con Alex capitava spessissimo di rimandare gli appuntamenti.
Quando arrivai al mio ristorante di tapas preferito, in una traversa di Carnaby Street, al banco era rimasto un solo posto libero. Me lo accaparrai, contenta di potermi sedere da sola senza per questo attirare l'attenzione.
Ordinai un bicchiere di vino bianco e qualche tapas e mi appoggiai allo schienale dello sgabello, tentando di concentrarmi sul biglietto e sul filmato. Di ricordare qualcosa di utile che potevo aver visto quella notte.
Ma Calum, come sempre, monopolizzava i miei pensieri. Ed era tutta colpa mia. Non avevo scelto quel ristorante per l'atmosfera. Era stato il ricordo di Calum a ingolosirmi.
Non eravamo mai usciti a cena insieme. Non da soli, almeno. Era capitata qualche cena di lavoro con i colleghi, ma farsi vedere in coppia era troppo rischioso, secondo lui, e io non me n'ero mai lamentata. Se avevamo fame, ordinavamo quello che lui chiamava takeaway, anche se non era cibo thailandese unto recapitato alla porta. Lui faceva una telefonata e, come per magia, si materializzavano bistecche e patatine chiuse in confezioni di lusso, con il marchio verde e oro di Harrods.
Una sera in cui ci brontolava lo stomaco, dopo ore sotto il piumone, mi aveva chiesto cosa volevo mangiare. Mi vergognavo ad ammettere che, fra i takeaway, avevo una passione per Domino's, ma Calum non mollava.
Dai, cosa ti piace di pi, in assoluto?
Ti dico solo che non  un takeaway.
Era scoppiato a ridere.
Sei cos carina. Sono sicuro di poterti accontentare lo stesso aveva detto, con un tono di sufficienza per cui si era meritato un pugno. Avevo ceduto e rivelato il nome del mio ristorante preferito. E manco a dirlo, mezz'ora dopo erano arrivate le tapas calde, appena fatte.
Ovviamente, quando apriva la porta per ritirare la cena, il suo staff vedeva solo un incontro di lavoro che aveva sforato i tempi previsti. Le mie macchine fotografiche erano disposte tutto intorno alla sua scrivania e io, vestita da capo a piedi, sistemavo le luci proprio davanti alla porta. Una semplice seduta fotografica. Niente di interessante.
Con mio grande piacere, Calum aveva apprezzato il mio suggerimento e le tapas erano diventate una delle nostre scelte ricorrenti. La mia dose settimanale di Domino's la potevo comunque avere quando ero a casa con Jason.
Ora, seduta da sola nel nostro ristorante preferito - dove in realt non eravamo mai stati insieme - ordinai quello che ordinavamo di solito, ma non riuscii a mangiare nulla. Ero stata davvero una stupida, a pensare di poter ancora apprezzare i nostri piatti, quando ormai potevo nutrirmi solo di ricordi.
Bethany? Sei tu?
Fissai l'uomo accanto a me per un lungo istante, prima di lasciarmi sfuggire una risata sorpresa.
Ehi, Vincent! Ciao. Scusami, avevo la testa altrove.
Si chin a baciarmi la guancia, dandomi cos la possibilit di ricompormi e di incollarmi un sorriso sulle labbra.
Che ci fai qui?
Ci siamo tutti disse, indicando un tavolo alle sue spalle. Allungai il collo e vidi una schiera di volti conosciuti. Tracey, l'addetta stampa di Calum, mi fece un cenno con la mano, invitandomi a raggiungerli.
Bethany! Vieni a sederti con noi. Sul serio, qui vicino a me c' un posto. Dai!
Niente mi sembrava peggio che sedermi a chiacchierare del pi e del meno con gente che mi ricordava Calum, ma non c'era modo di evitarlo. Declinare sarebbe stato scortese, soprattutto perch era evidente che ero l da sola.
Indicai al barista che mi stavo spostando, mi portai dietro il bicchiere e mi infilai nel posto libero, salutando tutti con un cenno. Vicino a Tracey, dall'altra parte, c'era Ingrid, una ragazza molto giovane e carina con i capelli argentati che lavorava in amministrazione, e accanto a lei c'era Laurie, la responsabile dell'ufficio stampa delle Bradley Enterprises. Aveva le occhiaie per la stanchezza e digitava forsennatamente sul telefono passandosi l'altra mano nei ricci unti, senza prestare attenzione a nessuno dei presenti. Non la invidiavo, in quel momento.
Accanto a Laurie c'era Mark e accanto a Mark le guardie del corpo. Il pi grosso e robusto era il capo, un tipo minaccioso ma sorprendentemente simpatico di nome Ben Matthews. Mi sorrise con calore e mi present i suoi colleghi, che avevo gi visto ma non conoscevo di persona. James e Reggie. Mi rivolsi a Vincent mentre si accomodava vicino a me.
Che ci fate tutti qui?
Tanto per cominciare, avevamo bisogno di uscire dall'ufficio. Troppo deprimente.
Un mormorio di approvazione si diffuse lungo la tavolata.
Si pu dire che in parte cerchiamo di affogare il dolore e in parte beviamo a Calum. Una specie di veglia funebre, immagino.
Come va in ufficio?
Il consiglio di amministrazione ha gi nominato un altro CEO, anche se non possiamo rivelare nulla finch non verr annunciato ufficialmente. Ma senza Calum, non  la stessa cosa.
Che tristezza.
Vincent sbuff, quasi strozzandosi con la birra, e mi voltai a vedere se era tutto a posto. Mi fece segno di non preoccuparmi.
S, era l'anima dell'azienda conferm Mark, prima che Vincent si fosse ripreso del tutto. Secondo me, quando c'eravate tutti dava il meglio di s, ma sapeva anche essere uno stronzo.
Come quella volta che ci ha preso i donut? domandai, sorpresa dalla risposta di Mark. Avevo sempre pensato che andasse d'accordo con il suo capo. Sembravano molto in sintonia. Amici, quasi.
Cercai di mantenere un'espressione normale, ma all'improvviso mi chiesi cos'altro non sapevo di Mark. Forse il suo era stato solo un commento buttato l. Tutti, ogni tanto, hanno da ridire sul loro capo, e probabilmente in quel momento Fran era con le amiche e stava raccontando che quella mattina ero stata una vera stronza. Ma il tono di Mark mi fece accapponare la pelle.
S, esatto disse Vincent, strappandomi ai miei pensieri. Solo che nessuno di noi aveva il coraggio di farglielo notare, come hai fatto tu, quindi niente donut.
Risate dei colleghi. Mi sembrava assurdo che uomini come Mark e Vincent avessero paura di affrontare Calum, ma forse se c'era di mezzo il posto di lavoro era tutto diverso. Io non ero dipendente di Calum e, quando gli avevo fatto notare che si stava comportando in un modo infantile, non avevo messo in gioco il mio stipendio.
Poi, silenzio. Un silenzio imbarazzato, in cui tutti tenevano gli occhi bassi e si limitavano a spostare piedi e bicchieri. Laurie continuava a digitare incessantemente sul telefono.
Tracey si schiar la voce.
E tu, Bethany? Hai appuntamento con qualcuno?
Mi sentii arrossire e cercai di inventarmi qualcosa che non mi facesse sembrare patetica quanto ero in realt.
No dissi, a voce troppo alta. La mia falsa sicurezza non avrebbe ingannato nessuno. Ritentai. No, avevo una riunione qui vicino e ho pensato di mangiare qualcosa prima di tornare a casa.  uno dei miei ristoranti preferiti.
Lo sai che a me l'ha consigliato Calum? disse Mark. Evidentemente avevate gli stessi gusti.
Mi sentii tradita, anche se non ne avevo motivo. Cosa mangiavamo non era un segreto. Lo staff di Calum sapeva dove ordinava la cena e negli ultimi tempi aveva scelto spesso quel ristorante. Non c'era motivo per cui non avrebbe dovuto consigliarlo a qualcuno, eppure provai una fitta di disagio.
Me la cavai con un sorriso tirato. Ah. Non lo sapevo.
Per sottrarmi a ulteriori attenzioni mi appoggiai allo schienale e finsi interesse per i bisbigli fin troppo espliciti di Laurie. Parlava con Tracey, ma al tavolo la sentimmo tutti.
Non hanno nessuna notizia da dare sibil. Quindi mi chiamano giorno e notte per strapparmi una dichiarazione. Stanno inventando di sana pianta e sperano che io rilasci un commento qualsiasi per poterlo stampare. Sono tutti imbrattacarte!
Puoi fargli causa?
L'ufficio legale ci sta lavorando. Ma dovremmo fare causa a met dei giornalisti di Londra, quindi finiremo per lasciar perdere.
Cercai di restare concentrata, ma le parole di Laurie mi preoccuparono. La stampa non aveva ancora niente da pubblicare. Mi dissi che non significava nulla, che la polizia stava indagando senza divulgare i risultati. Ormai dovevano avere un sospetto. Non si poteva commettere un omicidio cos brutale senza lasciare tracce.
Avevano interrogato tutti i dipendenti di Calum e la troupe del reality, questo lo sapevo. Significava che stavano raccogliendo prove contro una delle persone sedute a quel tavolo con me? Pensavano magari che valesse la pena di scoprire di pi su Mark? Mi guardai attorno, nervosa, cercando di decifrare l'espressione dei volti, sperando di trovare un indizio in quello che veniva detto, in un gesto.
Mi misero in mano un bicchierino e vidi che si passavano una saliera e un piattino pieno di spicchi di lime. Oddio. Tequila. Le cose si stavano mettendo male. Non potevo assolutamente ubriacarmi insieme a loro; avevo troppi segreti per rischiare di lasciarmeli sfuggire dopo aver alzato il gomito. Non volevo ritrovarmi con un nuovo tweet tutt'altro che criptico. Ma non potevo rifiutare. Si beveva alla memoria di Calum, come aveva annunciato Vincent.
Quando fummo tutti pronti, alzammo i bicchieri e li facemmo tintinnare.
A Calum disse Vincent, e tutti ripetemmo all'unisono.
Mi leccai il dorso della mano e buttai indietro la testa, cacciando gi la tequila. Rabbrividii sentendo il liquore scendermi in gola e morsi il lime con una smorfia. Quando aprii gli occhi notai che Vincent mi guardava di sottecchi, divertito dal mio disagio. Non mi  mai piaciuto bere tutto d'un fiato, soprattutto la tequila, e negli anni dell'universit mi avevano preso in giro a non finire per la mia reazione eccessiva. Il liquido approd nel mio stomaco con un gorgoglio nauseante. Mi pentii di aver lasciato intatto il cibo che avevo ordinato e sentii immediatamente il bisogno di uscire all'aria fresca e starmene sola.
Devo andare dissi, a nessuno in particolare.
Ma no, abbiamo appena cominciato obiett Tracey.
Non voglio intromettermi pi di quanto abbia gi fatto insistetti. Anche Vincent protest, ma lo interruppi.
Non preoccupatevi. Devo proprio andare, mi aspettano a casa.
Avrei scavalcato il tavolo, li avrei scansati di forza, pur di scappare di l.
Ti senti bene? mi chiese Mark, mettendomi una mano sul braccio e guardandomi negli occhi. Un baffo di sudore mi aveva imperlato il labbro e mi girava la testa.
Sto benissimo dissi con decisione, cercando di rallentare il battito cardiaco.
Buttai sul tavolo qualche banconota e aggirai Mark, ignorando la sua preoccupazione.
Salutai tutta la tavolata con la mano e mi affrettai a uscire dal ristorante per inspirare l'aria fresca della sera, rimproverandomi aspramente per essere stata tanto sciocca da scegliere proprio quel locale.

18.

Appena sentii Jason uscire, corsi alla porta d'ingresso e misi in atto il mio nuovo rituale di sicurezza, che prevedeva di controllare due o tre volte le serrature e ispezionare tutte le finestre. Poi andai a sbirciare dietro la tenda della doccia e negli armadi. Ci vollero due controlli approfonditi per convincermi che ero sola in casa.
Non avevo le forze per affrontare un'altra giornata in ufficio. Per alleviare la paura cercai di convincermi che, se chi mi aveva spedito il biglietto avesse davvero voluto rovinarmi, ormai avrebbe trovato l'occasione per farlo. Evidentemente il suo obiettivo era solo spaventarmi.
E c'era riuscito.
Eppure avevo sempre la sensazione di essere osservata, la sensazione che il mittente del biglietto fosse in agguato fuori dalla porta o mi sbirciasse dalla finestra. Tirai tutte le tende, per sicurezza.
Chiamai Fran per assicurarmi che avesse abbastanza lavoro. Per scusarmi di averla trattata male, le affidai un piccolo cliente. Forse non sarebbe bastato a farmi perdonare, ma mi sembr entusiasta di avere un progetto tutto suo da gestire. Quando l'avevo assunta, le avevo detto che avrebbe dovuto fare gavetta per guadagnarsi l'opportunit di scattare delle foto sue, ma lei non si era tirata indietro e si era dimostrata subito la dipendente perfetta. Non aveva mai un atteggiamento negativo, nemmeno quando ce l'avevo io.
Ero convinta che valesse la pena di farla crescere professionalmente, quindi le avevo affidato, man mano, dei piccoli compiti, come preparare i set, trovare i luoghi giusti e editare il materiale per i clienti meno importanti. Ero pi che soddisfatta delle sue capacit e mi complimentavo con me stessa per aver scelto un'assistente tanto brava. Nel giro di qualche anno probabilmente mi avrebbe superato, sempre sotto il mio tetto, speravo. E se volevo che andasse cos, avrei dovuto trattarla come si doveva.
Dopo aver appurato che non si sentiva abbandonata a se stessa e averle promesso che sarei tornata in ufficio al pi presto, aprii la lista delle cose da fare.
Mi ci vollero venti minuti buoni di agonia per decidere se alzare la musica al massimo per non sentire i pensieri e smetterla di analizzare ogni rumore o se invece restare in ascolto di ogni minimo suono per capire se stava succedendo qualcosa. Alla fine optai per un compromesso: un album dei Coldplay a basso volume. Non serv a niente.
Squill il cellulare e io riconobbi la voce dell'ispettrice Clayton prima ancora che si presentasse.
Il momento era arrivato. Era la telefonata che aspettavo, eppure all'improvviso mi sentivo del tutto impreparata.
Signora Reston, abbiamo sentito la sua assistente e suo marito per avere conferma dei suoi spostamenti la sera dell'omicidio di Calum Bradley cominci.
Jason! Grazie per avermelo detto.
La sua assistente, Fran Briscoe, ha confermato di essere uscita dall'ufficio alle sei e ritiene che lei debba essere uscita verso le dieci e mezzo.  esatto?
Cercai disperatamente di ricordare. Cosa avevo detto a Fran? Cosa avevo detto alla polizia, quando mi avevano interrogato? Incrociai le dita.
S, penso di s le risposi, sperando che non fiutasse l'odore della paura attraverso il telefono.
Ottimo disse. E suo marito ha detto di essere arrivato a casa poco prima di mezzanotte e di averla trovata addormentata.  esatto?
S dissi, stavolta con pi convinzione.
E non c' nessun altro che pu confermare i suoi spostamenti, la sera dell'omicidio?
N-no balbettai. Ero in ufficio e poi sono tornata a casa. Come le ho gi detto. Ma per caso sono... State... Avete un sospetto?
Purtroppo non possiamo rivelare come procedono le indagini. Avevo solo bisogno di qualche conferma. Come pu immaginare, stiamo prendendo in esame ogni dettaglio che possa aiutarci a stabilire dove sia stato Bradley prima dell'omicidio. La richiamer se avremo bisogno di altre informazioni. E se nel frattempo dovesse venirle in mente qualcosa, la prego di farmelo sapere.
Riagganciai e rimasi completamente immobile mentre digerivo l'accaduto. Non sapevo se ridere o piangere. Quindi non sapevano che ero io, la donna del filmato. E se lo sospettavano, non ne erano certi. Una cosa per era sicura: il mio finto alibi per quella serata non li aveva convinti a escludermi dalla lista dei sospetti.
Era frustrante vedere la polizia concentrarsi su certi dettagli solo perch non sapeva che erano irrilevanti. Come me, per esempio.
Dovevano smettere di accanirsi sul filmato e cominciare a cercare il vero assassino. Ci saranno pur state altre prove, altre piste investigative, a parte quelle immagini sgranate che non rivelavano nulla.
Rovistai nei cassetti della scrivania in cerca di un blocco e di una penna. Se la polizia non si decideva a prendere in considerazione dei sospetti alternativi, dovevo pensarci io. L'assassino di Calum la stava facendo franca, e tutto perch l'indagine si concentrava su di me.
Ero una falsa pista, ma non potevo dirglielo. Chiss cosa avrebbe potuto fare il mittente del biglietto, se non l'avessi assecondato, e non volevo correre il rischio di scoprirlo.
In cima alla pagina scrissi aggressione casuale?, e poi lo cancellai con una croce. Calum aveva addosso il portafogli, pieno zeppo di banconote da venti sterline. Chi l'aveva ucciso l'aveva fatto perch lo voleva morto, non per i contanti.
Alla riga successiva scrissi droga?, vendetta?, affare andato male?
In mancanza di notizie fresche, i media avevano tirato in ballo tutte quelle teorie. Nessuna sembrava credibile, ma non erano nemmeno da escludere a priori. Calum aveva i suoi segreti, tra cui la nostra relazione. Sarebbe stato troppo ingenuo da parte mia escludere qualunque ipotesi, per quanto azzardata mi sembrasse. Non avevo per prove a sostegno di nessuna di quelle teorie, quindi passai oltre.
Un ammiratore o un'ammiratrice folli.
Sembrava abbastanza plausibile, anche se, ancora una volta, inverosimile. La maggior parte dei suoi fan erano protettivi, non avrebbero mai voluto fargli del male. Presi il telefono per cercare su Google notizie della donna che aveva aggredito Kitty. Ebbi la conferma che era stata arrestata il giorno stesso, perch si era vantata al pub del successo della sua missione. Era ancora in prigione e ci sarebbe rimasta altri dieci anni.
Forse c'erano altri come lei, ma c'era da aspettarsi che il responsabile della sicurezza di Calum avesse fornito alla polizia tutte le informazioni su eventuali stalker attuali e passati. Era senza dubbio una delle prime cose che avevano controllato, se erano minimamente competenti.
Quindi passai oltre.
Guardie del corpo.
Conoscevano tutti i suoi spostamenti e avevano le capacit e la forza fisica per commettere un omicidio. Ma proprio per questo erano gi stati torchiati, dopo il ritrovamento del corpo. La polizia aveva perfino rilasciato un comunicato stampa per annunciare che erano stati scagionati. Non conoscevo bene n Ben n gli altri, tranne Vincent, e lui prendeva molto sul serio le sue responsabilit. Ovunque andasse Calum, Vincent gli stava alle calcagna e il suo sguardo minaccioso era sufficiente a scoraggiare qualsiasi potenziale aggressore. Nessuno avrebbe mai immaginato che dietro tutti quei muscoli ci fosse il genere di uomo che salva da una caduta e da una figuraccia la nuova collega. Ero contenta che la polizia non lo considerasse un sospetto, perch almeno non dovevo mettere in discussione la nostra amicizia.
Claire.
Per quanto desiderassi che fosse lei, sapevo che aveva un alibi di ferro. Quella sera era stata fotografata varie volte a un evento di beneficenza. Gli orari in cui le foto erano state postate su Twitter indicavano che non poteva essersi allontanata furtivamente per uccidere il marito. Scrissi sicario? accanto al suo nome, tanto per non tralasciare alcuna possibilit. Sarebbe stato un modo per smontare il suo alibi, e senza dubbio lei poteva permettersi di assoldare un professionista. Eppure non mi veniva in mente un movente plausibile.
Mark.
Mark mi era molto simpatico. Non l'avrei mai giudicato capace di uccidere il suo capo, ma qualcuno l'aveva fatto e non c'era motivo per cui non potesse essere lui. Era a conoscenza di moltissimi affari privati di Calum e sapeva sempre dove si trovava. Scoprire che non stravedeva per lui mi aveva aperto gli occhi. Per me era stata una sorpresa, ma forse tra loro non correva buon sangue. Poteva essere un movente. Sottolineai il nome di Mark.
Picchiettandomi il mento con la penna, cercai di pensare a chi altro avrebbe avuto un motivo e l'opportunit di uccidere Calum.
Kitty?
Aveva sempre sostenuto di non odiarlo, ma non voleva averci pi niente a che fare. Non si poteva darle torto. In fin dei conti, era stata lei a dover affrontare le conseguenze della loro relazione. Certo, lui aveva dovuto ricostruirsi una reputazione, ma non era nulla in confronto al prezzo che aveva pagato lei. Ma perch vendicarsi proprio in quel momento? Erano passati anni. La tempistica non tornava.
Mi squill il cellulare. Mi lasciai sfuggire un grido.
Ciao, Mark.
Cercai invano di controllare la voce.
Stai bene, Bethany? Non  il momento giusto?
No, figurati, tutto a posto.
Guardai il suo nome, sottolineato sulla pagina davanti a me, e pensai di cogliere l'occasione per capire se dovevo cancellarlo dalla mia lista.
 che... s, pensavo che fosse la polizia. Continuano a chiamarmi per chiedermi che cosa ho fatto la sera di mercoled scorso e, a essere onesta, mi sto un po' agitando. Ero al lavoro, gliel'ho gi detto.
Ti capisco benissimo disse.  cos anche per me. Ero a casa, da solo, nessuno pu confermarlo, e continuano a chiedermelo.
Tombola.
Feci un cerchio attorno al suo nome, tre volte.
Non devi preoccuparti, Bethany. Non credo che sospettino di te o di me, stanno solo facendo il loro lavoro.
Borbottai una risposta di circostanza.
Comunque, a parte questo, stai bene? Volevo esserne certo, perch ieri sera te ne sei andata di corsa.
Cercai di ridere con leggerezza. Ma mi usc un sibilo.
Sto bene dissi. Ma la tequila proprio non la reggo.
Allora perch l'hai bevuta? Era un'ottima domanda.
Perch l'hanno bevuta tutti. Stavolta la mia risata fu sincera.
Mi fa piacere che tu stia bene. A dire il vero volevo anche parlarti di un paio di cose. Non ho voluto tirar fuori l'argomento ieri sera, altrimenti ti avrei rovinato la serata pi della tequila.
Sentii una stretta al petto. Non potevano esserci altre brutte notizie. Restai in silenzio, aspettando che continuasse.
Mi spiace molto, ma i produttori hanno deciso di approfittare della... della situazione, e di mandare in onda il programma nelle prossime settimane.
Cosa? esclamai. Ma Mark,  solo... non  passata nemmeno una settimana. Non possono.
Invece possono disse. E pare proprio che lo faranno. Sanno che gli ascolti saliranno alle stelle se lo trasmettono adesso che la notizia  ancora fresca. E vogliono tutte le tue immagini. Lanceranno il libro poche settimane dopo la trasmissione.
Ero allibita. Calum sarebbe stato furioso, se avesse saputo che stavano cercando di speculare sulla sua morte. Aveva odiato fin dal principio quella stupida trasmissione e ora l'avrebbero usata per trasformare il suo omicidio in un evento mediatico. Mi sentii crescere dentro un groviglio d'ira, confusione e tristezza, e mi costrinsi a ricacciarlo gi. In fin dei conti, era lavoro.
Che cosa gli serve? E per quando?
Grazie, Bethany, e ti chiedo di nuovo scusa. Sono dei bastardi, tutti quanti, ma non c' niente da fare. Abbiamo i tuoi fotogrammi fino al quarto episodio, ma ci serve il resto per marted prossimo. Pensi di farcela?
Sospirai e dissi addio al mio tempo libero.
S,  un po' tirata, ma vedr di farcela.
Grazie. Ah, senti, hanno... fissato la data dei funerali. Questo venerd. Ma... s, insomma, stanno cercando di tenere alla larga la stampa, quindi mi hanno chiesto di invitare pochi intimi, capisci? Familiari e... e amici stretti. Ho cercato di infilare nella lista anche qualche collega, ma per poco non lasciavano fuori anche me.
La rabbia che avevo appena ingoiato mi risal in gola, minacciando di balzare fuori sotto forma di una raffica di improperi. Gli amici intimi. Io ero solo la fotografa. Ovvio che non mi avessero invitata. Mi usc un rantolo, ma mi sforzai di rispondergli.
Capisco perfettamente mentii. Non mi aspettavo di essere invitata.
Grazie, Bethany.  per questo che siamo usciti, ieri sera. Noi della squadra volevamo dirgli addio. Mi spiace di non averti chiamato, ma eravamo solo dipendenti, a dire il vero.
Figurati, Mark. Un tentativo di sembrare distaccata. Capisco benissimo. Anzi, apprezzo che mi abbiate chiesto di stare con voi per un po'.
Certo. Senti, perch non usciamo a bere qualcosa, una volta? Dopo che hai finito di editare le immagini. Offro io, per ringraziarti.
Basta che non sia tequila.
Riagganci con una risata, e io rimasi a fissare il telefono chiedendomi se avessi appena parlato con l'assassino di Calum. Non riuscivo a immaginarlo. Mark mi era sembrato sinceramente turbato, quando l'avevo visto. Ma d'altra parte non sapevo come si sarebbe comportato un assassino. Tracciai un altro cerchio attorno al nome di Mark e decisi che sarebbe stato meglio approfondire.
Nel frattempo, avevo una scadenza che non poteva essere rinviata e non era proprio il caso di compromettere ulteriormente la mia reputazione. Non avevo mai consegnato in ritardo un lavoro e non sarebbe stato il caso di cominciare a farlo adesso.
Aprii il computer e mi preparai a trascorrere la giornata guardando il viso vivissimo - e molto redditizio - di Calum.

19.

Negli ultimi giorni prendere la metropolitana per me era diventata un'esperienza tutta nuova.
Da quando mi ero trasferita a Londra avevo imparato, come tutti i suoi abitanti, a evitare lo sguardo degli altri passeggeri. Non , come pensano i turisti, che i londinesi siano musoni e incapaci di contatto umano. La cosa  molto pi complicata. Quando sei pigiata nella metro all'ora di punta, con un estraneo che ti alita sul collo e le tette premute contro la schiena di un altro sconosciuto, diventa una forma di cortesia risparmiarsi l'imbarazzo e fingere che non stia succedendo nulla. Evitare di incrociare gli sguardi  un modo per mantenere l'illusione di uno spazio personale in una situazione in cui quello spazio  irrimediabilmente violato.
Ora al contrario mi ritrovai a scrutare tutti, tentando di scoprire se qualcuno non stava rispettando quella regola non scritta, di individuare i passeggeri troppo curiosi, che avrebbero potuto riconoscermi dal filmato. Nessuno mi degnava di uno sguardo.
Mentre aprivo la porta di casa, notai una montagna di buste bianche. Raggelai e mi voltai lentamente sul posto, evitando movimenti bruschi, per controllare che dietro di me non ci fosse nessuno e che nessuno mi guardasse dalla strada. Tenendo la porta aperta, casomai ci fosse bisogno di scappare, passai in rassegna le buste con le mani che mi tremavano. Bolletta, estratto conto, pubblicit, bolletta, pacchetto di Amazon per Jason, pacchetto di Amazon per me.
Sollevata, entrai, chiudendo entrambe le serrature. Strappai il mio pacchetto di Amazon e lessi le istruzioni dello spray per difesa personale che mi ero affrettata a ordinare dopo l'arrivo del biglietto. Lo infilai nella borsa, prima di posarla, insieme al resto della posta, sul tavolo della cucina.
Mentre distrattamente sistemavo la spesa ragionavo su come organizzare il lavoro di editing per Mark. Dando un'occhiata fuori dalla finestra, mi accorsi di quanta luce c'era ancora, di quanta gente stava portando a passeggio il cane, correndo, prendendo il sole. Mi soffermai un attimo a fissare le striature delle nuvole sullo sfondo azzurro e mi domandai che cosa avrei fatto in quel momento se Calum fosse stato ancora vivo, se sarei stata con lui, a ridere e parlare. A civettare.
Riemergendo dal mio mondo fantastico, mi voltai verso il pensile aperto alle mie spalle per infilarci una lattina di pomodoro. Mentre mi alzavo in punta di piedi per raggiungere la mensola pi alta mi fermai per dare il tempo al mio cervello di mettersi al passo con quello che i miei occhi avevano appena visto. Ci volle tutta la mia forza mentale per ordinare al braccio di posare la lattina e al corpo di voltarsi. Di ricontrollare.
C'era sul serio. Sul tavolo della cucina. Il tavolo della cucina su cui al mio rientro, solo pochi minuti prima, non era appoggiato niente. In cima alla montagna di posta che avevo controllato e ricontrollato proprio perch avevo paura di questo scenario.
Anzi, non esattamente. Io avevo paura che qualcuno infilasse una busta sotto la porta d'ingresso. Ma adesso, appoggiata sul tavolo cui avevo dato le spalle per qualche minuto appena, c'era una busta di carta spessa, color crema; il genere di busta con cui si spediscono le partecipazioni di nozze. Ma non si trattava di un invito.
La paura mi avvolse nelle sue spire, stringendo sempre pi forte. Mi voltai, certa di vedere una persona avvicinarsi minacciosa, ma la cucina era vuota. Mi guardai attorno, con gli occhi spalancati. Quasi speravo di trovare qualcuno, perch in un certo senso sarebbe stato meglio sapere e basta, affrontarlo chiunque fosse, ma al tempo stesso pregavo che non ci fosse.
Infatti non comparve nessuno. Eppure qualcuno c'era stato, appena un attimo prima, a pochi passi da me, silenzioso come un sussurro, del tutto inosservato. Avevo guardato fuori dalla finestra per pochi secondi, o almeno cos mi era sembrato, e in quel breve tempo c'era stato qualcuno. Rabbrividii in tutto il corpo, violentemente, al pensiero che forse era ancora in casa.
Fissando le lettere scarabocchiate che urlavano il mio nome dalla busta, allungai la mano all'indietro per prendere il coltello pi lungo dal ceppo sul piano della cucina. Mi sporsi in avanti, con le mani che tremavano. La busta, innocua carta ripiegata, per me era come un serpente velenoso. Toccarla mi sembrava pericoloso, folle. Rapidissima, la afferrai, strinsi la borsa e mi precipitai alla porta, armeggiando con la serratura che mi ero data tanta pena di chiudere appena rientrata a casa.
Richiusi la porta con un colpo secco e sbattei le palpebre, confusa. Respiravo con affanno, come se avessi appena fatto uno scatto di corsa, e tremavo. Puntini neri mi danzavano davanti agli occhi.
Sentii dei passi avvicinarsi. Strinsi il coltello e con la mano libera mi appoggiai al muro dietro di me. Non sarei riuscita a reggermi in piedi senza un sostegno solido.
Vidi prima le ruote di un passeggino e mi sentii inondare di sollievo quando madre e figlio comparvero sul marciapiede. La madre mi lanci un'occhiata strana. Avrei voluto gridare, supplicarla di aiutarmi, ma non riuscii ad articolare le parole.
E poi, come avrebbe potuto aiutarmi?
Distolse lo sguardo in tutta fretta e prosegu per la sua strada, tirandosi vicino il figlio piccolo.
No sussurrai. Non riuscii a dire altro, ma non fu abbastanza. Cercai di costringere le mie gambe a correrle dietro per aggrapparmi a lei, per la semplice ragione che non rappresentava una minaccia. Con lei sarei stata al sicuro. Ma ormai se n'era andata. E io ero sola.
Poi me ne resi conto. Del motivo per cui si era allontanata tanto in fretta. Stringevo ancora il coltello da cucina e le mani mi tremavano per la tensione.
Lo lasciai cadere, e sentii un rumore metallico.
E se avesse chiamato la polizia? Non l'avrei biasimata, dovevo avere un aspetto spaventoso. Ma non potevo rischiare di farmi vedere cos da nessun altro. Mi sedetti sul muretto davanti alla casa e mi sistemai i capelli, i vestiti. Respirai a fondo, per riempire d'aria i polmoni, poi la lasciai uscire piano piano, finch il tremito cess.
Erano riusciti a entrare in casa mia. Anche se avevo chiuso a chiave.
Dovevo leggere la lettera. Non l'avevo ancora aperta. Era sgualcita, bagnata dal mio sudore. Strappando il sigillo, intravidi un'altra foto dentro un foglio umidiccio.
Con le mani di nuovo tremanti, la sfilai. Nella testa sentivo un rombo. Sbattei le palpebre costringendo il mio corpo a ubbidirmi.
Se la polizia voleva un movente, eccolo l, tra le mie mani.
Ero io in casa di Calum, chiaramente visibile attraverso le porte scorrevoli aperte, agitavo le braccia, e si capiva benissimo che ero arrabbiata. Calum sembrava incredulo, i palmi aperti rivolti verso di me. Supplichevoli.
Merda. Non mi piaceva affatto.
Pensavo che la conseguenza peggiore della nostra lite potesse essere che ci lasciassimo. Ma quella foto, insieme all'immagine di me con il cappello floscio la notte dell'omicidio, sommata alle mie menzogne... gridava sospettata di omicidio, forte e chiaro.
Qualcuno ci teneva d'occhio. Sembrava che la foto fosse stata scattata da un edificio nelle vicinanze, forse il palazzo accanto a quello di Calum. La vista era parzialmente ostruita da quello che sembrava un muro, ma io e Calum eravamo ben visibili. Ed era evidente che stavamo litigando.
Il rombo nella mia testa era sempre pi forte, come ondate che si infrangevano a riva, spinte da un vento implacabile. Schiusi le dita e vidi il foglio tutto accartocciato nel mio pugno serrato. Lo aprii piano e come previsto scorsi la stessa grafia disordinata e forzata della lettera che avevo ricevuto qualche giorno prima.
La rabbia non ti si addice, Bethany, ma la paura s.
E si addiceva anche a Calum. Gliel'ho letta in faccia, quando  morto.
Ma non  questo il punto, ora.
Il punto  che io conosco un'altra cosa che ti si addice, Bethany: un movente.
P.S.
Hai finito il latte.  questo il modo di dare il benvenuto a un ospite?

20.

La mia mano volteggi sopra una confezione da mezzo litro di latte, poi si allontan di scatto, come se il cartone fosse incandescente.
Ero nel solito supermercato, immobile da una ventina di minuti almeno, e avevo rifiutato le offerte di aiuto di tre diversi commessi. Non volevo attirare l'attenzione, ma ero paralizzata dall'indecisione. Dovevo sembrare fuori di testa, continuavo a spostare lo sguardo tra l'intero, il parzialmente scremato e lo scremato.
Il gelo che mi si insinuava nella carne, a partire dalla nuca e poi dentro, fino a riempire gli spazi tra i miei organi, non aveva nulla a che fare con il frigo dei latticini.
L'assassino di Calum era stato in casa mia.
Questa verit calava nella mia coscienza, implacabile, impedendomi di pensare ad altro. Un assassino era stato in casa mia mentre c'ero anch'io. Nella mia cucina. A pochi passi da me. Aveva aperto il frigo, aveva guardato dentro e mi aveva scritto un biglietto. In. Casa. Mia.
E io, anzich pensare lucidamente a cosa fare, cercavo di decidere se comprare o non comprare il latte.
Tremavo ripensando alle parole scarabocchiate su quel pezzetto di carta. Le avevo lette solo una volta, ma mi era bastato. Il messaggio mi era rimasto impresso sulla retina. Non riuscivo pi a non vederlo.
Di certo non volevo che l'intruso si sentisse il benvenuto. Quindi non avrei dovuto comprare il latte.
Per mi serviva. Il biglietto non minacciava, non faceva richieste esplicite, ma ci pensava la mia immaginazione a riempire i vuoti. Dovevo prendere una decisione. Quella giusta.
L'adrenalina che aveva alimentato la mia fuga da casa si stava dissolvendo per lasciare il posto a una grande stanchezza. Dopo essere uscita dal supermercato a mani vuote, mi resi conto che non sapevo dove andare. Non avevo nessuno a cui rivolgermi per avere un aiuto, un consiglio. Dovevo cavarmela da sola. Il killer mi aveva detto senza mezzi termini di non parlare. Non potevo rischiare di mettere in pericolo qualcun altro, solo perch volevo una spalla su cui piangere.
Cercai di fare il punto su quello che sapevo del mio stalker. Dell'assassino di Calum. Non era pi solo qualcuno che mi mandava biglietti anonimi. Per quanto mi terrorizzasse riceverli, non erano nulla in confronto alla consapevolezza che aveva anche ucciso Calum, e che avrebbe potuto uccidere pure me, con la stessa facilit, se non avessi ubbidito. Era quello il suo piano? Non era il momento di farsi prendere dal panico n di cedere alla debolezza. Se volevo tirarmi fuori da quel casino, dovevo restare calma. Per impedire alla mia mente di continuare a chiedersi cosa si provasse a essere accoltellati, mi concentrai sui fatti.
La foto che avevo appena ricevuto, quella di me e Calum che litigavamo, significava che mi teneva d'occhio - o teneva d'occhio entrambi, o forse solo Calum - da qualche settimana almeno. Quindi sapeva della nostra relazione. E, come dimostrava la prima lettera, mi aveva identificato come la donna filmata alla stazione della metro. Chiunque fosse, voleva far sembrare che avessi un movente per uccidere Calum. Sapeva dove abitavo, in qualche modo era riuscito a entrare in casa senza farsi notare e, cosa che mi lasciava pi perplessa, voleva che non parlassi. Ma di cosa?
Dovevo muovermi, agire, smettere di girare in tondo nella mia testa. Quello che volevo fare, e lo volevo disperatamente, era precipitarmi alla stazione di polizia, supplicare di poter parlare con l'ispettrice Clayton, raccontarle tutto, leggerle in faccia lo stupore e chiederle protezione. Solo il giorno prima ero certa che fosse giusto mentirle per mantenere intatta la mia reputazione. Ma in quel momento avrei accolto a braccia aperte la tempesta mediatica, accettato la vergogna, se significava sfuggire all'assassino di Calum.
In fondo, da morta a cosa mi sarebbe servita la mia buona reputazione?
Invece cercai su Google un fabbro, chiamai e dissi a una cinguettante voce femminile che avevo perso le chiavi di casa. Mi rispose che Barry sarebbe passato subito. Sperai che fosse un tipo forzuto e minaccioso. Mentre lo aspettavo, telefonai a Jason. C'era il rischio che tornasse a casa per aprirmi con la sua chiave, perci gli dissi che avevo rotto la mia nella serratura.
Per i quaranta minuti successivi, restai seduta alla fermata dell'autobus a fissare il mio appartamento, cercando di individuare eventuali movimenti attraverso la finestra della cucina. Niente.
Barry arriv su un furgone giallo, che strisci contro un lampione parcheggiando.
Buongiorno. Mi salut con un cenno, scendendo dal furgone. La signora Reston?
S, buongiorno. E grazie di essere venuto gli dissi, delusa dall'et e dalla corporatura, simili a quelle di mio padre. Improbabile che potesse sopraffare un assassino, se ce n'era uno appostato in casa mia. Ma dovevo accontentarmi. Non avevo nessuna intenzione di entrare da sola.
Ha perso le chiavi, eh? Non si preoccupi, non  un lavoro lungo. La far entrare in men che non si dica. Almeno  una bella giornata.
Dopo dieci minuti di faticose chiacchiere, mi aveva cambiato la serratura. Gli chiesi di entrare un attimo con la scusa di prendere i soldi che gli dovevo.
Sapevo che avrei dovuto offrirgli una tazza di t, ma ero ancora senza latte.
Armata di un mazzetto di banconote da venti, tornai in cucina, mi scusai con Berry, lo ringraziai per la pazienza e lo salutai con la mano mentre se ne andava.
Ero sola, con una serratura nuova ma senza per questo sentirmi in pace o pi sicura. Mi versai un bicchiere di vodka e lo vuotai in tre sorsi, sperando di calmarmi i nervi o almeno di restare in me finch non fosse tornato Jason.
Con le mani che mi tremavano, tirai fuori dalla tasca della borsa i biglietti e le foto e li analizzai di nuovo. Ricacciai indietro la vodka che mi risaliva in gola e mi concentrai sulla foto della lite.
Qualcuno ci stava spiando. Qualcuno stava guardando dentro l'appartamento.
Mi risuonarono in testa le parole della prima lettera: Io so. Mi manc il respiro. Il nostro servizio fotografico. Se qualcuno ci aveva visti litigare, se qualcuno ci stava osservando, era possibile che avesse visto anche cosa avevamo fatto qualche settimana prima di quella lite. Era questo che intendeva?
E se sapeva che quelle foto erano state scattate, sapeva anche come dimostrarlo?
La memory card, appiccicata dentro la copertina di un libro.
La prova che io e Calum eravamo amanti.

21.

Non riuscivo a credere di essermi completamente dimenticata delle nostre foto e della memory card, dopo la morte di Calum. Non mi era mai piaciuta l'idea di quel servizio, era stato Calum a insistere, era il suo regalo di compleanno. Avevo cercato di ritorcergli contro la sua solita prudenza.
Ma non ti sembra che una serie di foto di noi due nudi sia pi incriminante di qualche messaggio sul cellulare?
Le schede di memoria non si possono hackerare. Quindi, a meno che non sia io a voler mostrare quelle foto a qualcuno - e non voglio -, nessuno le vedr mai. Tranne me, rispose. E le guarder in continuazione.
Mi aveva fatto l'occhiolino e io avevo ceduto. Come sempre, quando si trattava di lui.
Ma ero nervosa, esitante. Ero una fotografa e odiavo stare davanti all'obiettivo. Lo implorai, cercai di convincerlo che riuscivo male in foto, che sembravo sempre innaturale.
Vedrai che ti piacerai tantissimo, quando avr finito con te fu la risposta, che ovviamente mi fece avvampare. Sulle guance e altrove.
Per l'occasione avevo comprato un completo intimo succinto. Calum mi voleva nuda, ma speravo che cambiasse idea vedendo i pizzi e i lacci che, quella mattina, avevo agganciato con tanta fatica. Dopo aver sistemato la macchina fotografica, mi ero spogliata, restando con il completino e gustandomi il desiderio negli occhi di Calum. Ma al terzo scatto gi mi aveva chiesto di togliermelo. Dopo alcuni minuti di manovre poco aggraziate, tornai da lui, a letto, e quando i nostri corpi si incontrarono furono scintille, il piacere intensificato dal rischio.
Mi sentii un po' meglio dopo essermi presa il tempo di cancellare una manciata di immagini e editare le altre. Le foto che gli avevo dato, alla fine, erano stuzzicanti senza essere sconce.
Ma non serviva un paginone di Playboy. Bastava molto meno per rivelare la nostra relazione, per provare che avevo mentito. Per suggerire un movente. La foto che avevo in mano faceva pensare che fossimo qualcosa pi che semplici colleghi, ma non dimostrava nulla. Mi avrebbe messo in cattiva luce, senza dubbio. Ma non era nulla in confronto al regalo di compleanno che avevo consegnato a Calum qualche giorno prima che morisse.
Al pensiero della polizia che perquisiva l'appartamento alla ricerca di indizi, mi sentii avvampare di terrore. Avevano trovato la memory card? Scossi la testa. Impossibile, altrimenti mi avrebbero gi interrogato per chiedermene conto. Forse Calum aveva ragione. Forse nessuno l'avrebbe mai trovata in quel nascondiglio incongruo ma pratico.
Avrei voluto correre alla sede delle Bradley Enterprises, supplicarli di lasciarmi entrare in casa di Calum e distruggere l'unica prova della nostra relazione. Invece respirai a fondo e mi imposi di esaminare razionalmente le possibilit. Precipitarmi a casa di Calum sarebbe servito solo ad attirare l'attenzione. Volevo disperatamente disfarmi delle prove, ma ricordai a me stessa che la polizia non le aveva trovate. Dunque, se anche l'assassino sapeva che Calum aveva delle foto nascoste da qualche parte, era impossibile che sapesse dove. Dall'edificio di fronte, dal punto di osservazione che aveva usato per sorvegliarci, non si vedeva la parte interna dell'appartamento, dove si trovava la scrivania. La nostra lite era stata visibile solo perch le porte scorrevoli erano spalancate. Quindi, se anche qualcuno sapeva del nostro servizio fotografico, non poteva sapere dove erano nascoste le prove.
Il rischio, se avessi cercato di distruggere la memory card, era rivelarne a tutti l'esistenza. Dovevo sperare che rimanesse celata agli occhi altrui, che la polizia catturasse il killer prima di perquisire pi a fondo l'appartamento di Calum.
Mi ero convinta che peggio di cos non potesse andare, ma ora avevo la sensazione di vacillare sotto un fardello sempre pi pesante. Chiusi gli occhi, concentrandomi sul respiro, domandandomi come ci si sentisse a perdere la ragione. Probabilmente come mi sentivo io in quel momento. In casa il silenzio era cos assoluto che udivo ticchettare la lancetta dei secondi dell'orologio in cucina. Mi sembrava un presagio, un avvertimento.
Mi restava poco tempo. Ma non sapevo con esattezza cosa dovevo aspettarmi, n come difendermi.
E se ci sarei riuscita.

22.

Infilai i guanti e restai a fissare la porta con le mani appoggiate sui fianchi.
Non sapevo quanto tempo avevo a disposizione. Il funerale di Calum sarebbe iniziato da un momento all'altro ma non sapevo chi avrebbe parlato, quanto si sarebbe dilungato sui particolari della sua vita e cosa avrebbe detto. Se l'avrebbero dipinto come una specie di santo, come si tende a fare ai funerali.
Scossi la testa. Non era il momento di fantasticare sul discorso che non avrei mai avuto occasione di pronunciare. Dovevo trovare il modo di introdurmi nell'appartamento di Mark e uscirne senza lasciare tracce.
Trovare il suo indirizzo era stato pi facile del previsto. Una rapida ricerca online, venti sterline pagate a un sito di dubbia legalit e, nel giro di pochi minuti, avevo ottenuto quello che mi serviva. Era inquietante sapere che alcune informazioni personali si potevano comprare cos facilmente.
Al momento per avevo un altro problema. Era ovvio che non potevo entrare dalla porta principale. Anche in una via cos tranquilla, avrei attirato l'attenzione. Quindi avevo scavalcato la palizzata che separava il giardinetto sul retro dal vicolo parallelo alla strada e mi ero trovata davanti a due finestre e a una porta chiusa a chiave.
Avevo cercato sotto i sassi e i vasi, sotto lo zerbino nella speranza di trovarci nascosta la chiave di riserva. Niente.
Ma non ero del tutto impreparata. Avevo passato la mattina online, a guardare video su come forzare una serratura, e avevo seguito le istruzioni per creare i miei attrezzi usando forcine e graffette.
Avevo fatto pratica con il lucchetto che tenevo nella borsa della palestra, l'avevo scagliato contro il muro per la frustrazione, convinta che fosse una sfida impossibile. Ma avevo insistito e dopo decine di tentativi ero passata con successo dal piccolo lucchetto a quello pi robusto del capanno in giardino. Avevo provato anche con la porta di casa - guardandomi attorno nervosamente, casomai qualcuno decidesse di chiamare la polizia - ma la serratura era troppo complicata per le mie capacit. Non ero nemmeno riuscita a inserire la leva, ma non ero rimasta delusa. Almeno avevo scoperto che la mia casa era di nuovo sicura.
Speravo di non dover ricorrere alle mie nuove abilit. Anche perch non ero certa di riuscire a farlo, sotto pressione - il pensiero di scassinare una serratura vera mi faceva sentire... una criminale - ma dovevo provarci. Mark non aveva un alibi. E avevo forti dubbi su quello che pensava del suo capo.
Se Mark aveva ucciso Calum, magari c'era qualche prova. E se l'avessi trovata e in qualche modo l'avessi fatto sapere alla polizia, avrebbero smesso di concentrarsi su quell'orribile video e si sarebbero dati da fare per risolvere davvero il caso.
Sperando che le mie mani restassero abbastanza salde da riuscire nel delicato compito, presi dalla tasca posteriore gli strumenti e mi inginocchiai davanti alla porta. Infilai la leva nella serratura, in basso, e la tenni gi con la nocca. Poi mi misi al lavoro con il grimaldello, muovendolo finch non sentivo i pistoni scivolare al loro posto. Ne avevo gi alzati tre, ma il dito mi scivol sulla leva e dovetti ricominciare da capo. Imprecando, ritentai, piano piano, con attenzione.
Dopo tre tentativi falliti stavo pensando se non fosse meglio rompere la finestra con un sasso quando, con un clic, la serratura scatt e la porta si socchiuse.
Provai un'improvvisa ondata di orgoglio, subito spazzata via dalla marea del senso di colpa. Stavo violando la privacy di Mark. Scuotendo la testa, scacciai quel pensiero. Se era l'assassino, si meritava ben altro. E se non lo era... Be', mica gli stavo rubando niente. Stavo solo controllando.
Entrai e mi chiusi la porta alle spalle accompagnandola.
Restai immobile per qualche istante, con l'orecchio teso ai rumori che non fossero il mio respiro affannoso. Non potevo pi tornare indietro. Ormai avevo commesso un crimine.
Mi guardai attorno. Quindi era l che abitava Mark. Un appartamento lindo. Anche troppo. Avrei dovuto frugare con cautela, con metodo. Entrai nella cucina, piccola e pulita. Sembrava non la usasse mai nessuno. Sul ripiano di marmo bianco c'era un ceppo di coltelli di legno, con uno spazio vuoto. Mancava il coltello pi grande.
Il cuore mi batteva all'impazzata.
Lentamente, con prudenza, cominciai ad aprire cassetti e pensili. Il coltello mancante poteva essere quello che aveva ucciso Calum?
Sentii una voce e rimasi immobile, tendendo l'orecchio.
Non era possibile che Mark stesse gi rientrando. Altre voci, una risata. Mi rilassai. Venivano dalla strada. Accelerai la mia ricerca, e spalancando un armadietto trovai la lavastoviglie piena di piatti e posate, caldi e puliti. Il programma doveva essere appena finito.
Sbirciai dentro, accecata per un attimo dal vapore, e mi sfugg un sospiro quando vidi un coltello luccicante infilato sul ripiano superiore.
Mi sbrigai a perquisire il resto della casa. Rovesciai un cesto della biancheria sporca per vedere se conteneva vestiti insanguinati, frugai nei cassetti della scrivania alla ricerca di carta da lettera spessa color crema o di teleobiettivi. Ma non c'era nulla di lontanamente sospetto.
Scoraggiata, tornai in ogni stanza per controllare che tutto fosse come l'avevo trovato. Mi sentivo una sciocca. Cosa mi aspettavo di scoprire? Ma solo perch Mark non era cos stupido da lasciare in giro per casa delle prove, non significava che non fosse colpevole.
Non avrei cancellato subito il suo nome dalla lista. Sarebbe rimasto con il punto di domanda finch non avessi trovato un modo per stabilire con certezza se fosse innocente o no.
Uscii da dove ero entrata, richiudendomi la porta alle spalle. Prima di scavalcare di nuovo la staccionata, strappai i sacchi della spazzatura allineati dietro il capanno, senza preoccuparmi di sporcare. Avrebbe pensato che fosse stata una volpe. Frugai tra gli avanzi di cibo e i cartoni del latte, sperando che avesse buttato qualcosa di utile. Ma era solo spazzatura.
Restai immobile per un istante, a guardare il mucchio di inutili rifiuti attorno ai miei piedi.
Non avevo fatto nessun progresso. Il corpo di Calum veniva interrato mentre io curiosavo in casa del suo assistente alla ricerca di una prova che forse non esisteva.
E venivo seppellita anch'io, poco alla volta, sotto il fango che l'assassino di Calum mi stava buttando addosso.

23.

La nuova serratura non era servita a tranquillizzarmi, cos quando Alex mi aveva mandato un messaggio, luned mattina presto, chiedendomi se volevo prendere un caff tra una riunione e l'altra, avevo accettato subito.
Scusami ancora se l'altro giorno ti ho dato buca disse, sorseggiando il latte macchiato. E scusami se non posso fermarmi molto.
Meglio che niente. Ma sappi che mi devi una serata come si deve.
Concord, prima di lanciarsi in una dettagliata autopsia del suo ultimo appuntamento fallimentare.
Gli ho detto che vado in palestra a fare pesi, e lui, a quanto pare, l'ha presa come un'autorizzazione a parlare della mia dieta. Mi ha detto qual era l'esatta quantit di proteine della mia cena e ha cominciato a mettere gi una dieta su misura. C' mancato poco che gli tirassi il piatto, se non che il cibo era buonissimo e volevo finire di mangiare.
Risi, ed ebbi la sensazione che fosse la prima volta da mesi. Avrei voluto abbracciare Alex, solo perch mi aveva regalato mezz'ora di tregua, ma non appena tornai a casa, torn anche la paura. Tendevo l'orecchio al minimo rumore.
Avere a disposizione una via di fuga mi faceva sentire leggermente meno in ansia, quindi stavo lavorando in corridoio quando mi squill il telefono.
Signora Reston, sono l'ispettrice Clayton.
Cominciava a sembrarmi un appuntamento quotidiano, la telefonata con gli inquirenti. Eppure ogni volta il mio cuore si metteva a correre e la testa a pulsare. Sapevano? E se sapevano, cosa sapevano? Era difficile decidere di quale verit avere pi paura, tra tutte quelle che non avevo raccontato.
Buongiorno. Cosa posso fare per lei? dissi, con la voce che tremava.
La chiamavo per chiederle della sua foto del profilo.
Di cosa, scusi?
La sua foto del profilo di Facebook.
Cosa c'entra?
Smisi di passare in rassegna le immagini di una cartella per concentrarmi su quello che stava dicendo l'ispettrice. Mi ero persa qualcosa? Nella mia foto del profilo c'eravamo io e Jason al matrimonio di una coppia di amici, qualche anno prima. Avevamo bevuto abbastanza champagne da divertirci un mondo ma non abbastanza da star male.
Un amico ci aveva fatto quella foto mentre ballavamo: Jason, come diceva lui, stava ballando da dio e io ridevo a crepapelle. La vita era pi semplice allora.
Ero curiosa di sapere come mai ha scelto quell'immagine in particolare.
Ehm... Non vorrei sembrarle scortese, ma non credo proprio che sia rilevante.
Mi permetta di dissentire, signora Reston.
Restai in silenzio per un istante, mentre aprivo una nuova finestra del browser per andare su Facebook. Cosa poteva esserci di tanto rilevante in quella foto?
Mi accigliai, vedendo quaranta nuove notifiche. Cliccai sul mio profilo e avvampai, confusa e atterrita.
Nella mia foto del profilo non c'ero io.
Be', in realt s. Ma non volevo farlo sapere a nessuno.
Era l'immagine della telecamera a circuito chiuso. La stessa che l'assassino di Calum mi aveva spedito con il primo biglietto.
Le parole mi uscirono di getto, me le mangiai una dopo l'altra.
Non sono stata io! Non ho cambiato io la foto!
Silenzio.
Sul serio, non so cosa sia successo dissi, supplichevole. Dovevo convincerla a credermi. Non l'ho messa io quella foto come immagine del profilo, glielo giuro. Qualcuno dev'essere entrato nella mia pagina Facebook.
L'avevo detto pi in fretta possibile.
Non sono io.
La prego di calmarsi, signora Reston. Mi sta forse dicendo che qualcuno  entrato nella sua pagina Facebook senza il suo permesso e ha cambiato la sua foto del profilo?
S,  proprio quello che le sto dicendo.
Sa chi potrebbe aver fatto una cosa del genere?
Non ne ho idea.
E quella foto...?
Un attimo di silenzio.
Signora Reston,  lei la persona nella foto?
Cosa? No, certo che no.  la ripresa della telecamera a circuito chiuso, la notte in cui  morto Calum. Di quella donna.
S, lo so benissimo. Le sto chiedendo se la donna nel filmato  lei.
Non avevo scelta.
No.
Un altro attimo di silenzio. Un sospiro.
Signora Reston, vorrei che venisse in centrale domani mattina alle dieci. Per un interrogatorio precauzionale.
Precauzionale? Cosa significa?
Avevo la lingua impastata. Sapevo che non era niente di buono.
In sostanza, vuol dire che le sue risposte potranno essere usate contro di lei in tribunale.
Vuole... dire che... sospettate di me?
Signora Reston, si presenti domani alle dieci, e basta.
Un clic. Poi pi niente.
Rimasi completamente immobile, cercando di riflettere su quello che era appena successo. Non avevo idea di cosa significasse sottoporsi a un interrogatorio precauzionale, ma in ogni caso volevo evitarlo.
Presi il telefono per controllare il significato dell'espressione, quando squill di nuovo. Numero privato. Esitai. Negli ultimi tempi al telefono avevo ricevuto solo brutte notizie, non ne potevo pi. Ma dovevo sapere, dovevo prepararmi, essere in grado di reagire a quello che mi aspettava, qualsiasi cosa fosse.
Pregando che avessero sbagliato numero, premetti il cerchiolino verde.
Pronto?
Nessuna risposta.
Pronto, con chi parlo?
Ci fu un lungo biiip, come quello di una segreteria telefonica. Poi una voce. Di nuovo quella dell'ispettrice Clayton.
Ero curiosa di sapere come mai ha scelto quell'immagine in particolare.
Pronto! Ispettrice Clayton?
Ma non ne avevamo gi parlato un attimo prima?
Poi un'altra voce giunse alle mie orecchie, forte e chiara. La mia voce.
Ehm... Non vorrei sembrarle scortese, ma non credo proprio che sia rilevante.
Annaspai.
Mi permetta di dissentire, signora Reston.
La conversazione tra me e l'ispettrice. Era stata registrata, me la stavano facendo risentire. Com'era possibile?
Mi sentii raggelare mentre ascoltavo le mie smentite, la mia voce tinta di disperazione.
Pronto! esclamai, sovrastando la mia voce registrata. Chi ?
La registrazione si interruppe e io restai in attesa di una risposta in un silenzio terrorizzato.
Una nuova voce squarci il vuoto. Era distorta. Quasi robotica.
Ma nonostante il crepitio elettronico, le sue parole furono chiarissime.
Mi pareva di averti detto di non parlare con la polizia. Cosa devo fare per convincerti a ubbidire?
Un clic, poi pi niente. Fissai il telefono, inebetita.
Mi stavano seguendo. Registrando. Ero in trappola.
Se fosse successo settimane prima - anche giorni prima - sarei scappata da casa, gridando, piangendo, per andare dalla polizia, a supplicarli di aiutarmi. Ma ormai... ormai vivevo in un costante stato di terrore che mi paralizzava.
Non avevo mai avuto tanta paura in vita mia e non mi ero mai sentita tanto impotente. Non c'era nulla che potessi fare per fermare quell'invasione.
Non avevo idea di cosa volesse l'assassino n di cosa sarebbe stato disposto a fare per averlo. Non potevo rivolgermi alla polizia, era ovvio. Se gi prima non potevo, ora men che meno. L'avrebbe saputo. Sapeva tutto. Potevo solo aspettare.
E quindi feci l'unica cosa che potevo fare. Un lungo respiro atterrito, tremante.
Aprii il programma di photo editing.
E continuai a lavorare nel corridoio angusto, al buio e sotto stretta sorveglianza.

24.

Lo sentii mentre mi stavo infilando gli unici vestiti puliti e non troppo spiegazzati che avevo trovato: jeans neri, maglietta nera e una giacca di pelle nera. Restai immobile, orecchie tese. Eccolo di nuovo, un cigolio smorzato da dietro la porta chiusa della camera da letto.
Cercai di restare calma. La nuova serratura era sicura. Nessuno poteva entrare. Probabilmente era solo un rumore proveniente dal piano di sopra.
Muovendomi pi silenziosa che potevo, scivolai lungo il muro della camera, e mi congratulai con me stessa per aver messo un coltello nel cassetto del comodino, la sera prima. Con gli occhi incollati alla maniglia della porta, aspettandomi di vederla abbassarsi da un momento all'altro, allungai la mano. Toccai con le dita il legno sul fondo del cassetto. Le passai lungo i bordi, tastando pezzetti di carta e lime per le unghie, senza preoccuparmi di tagliarmi. Oddio, Jason aveva trovato il coltello e l'aveva riportato in cucina?
Dopo aver aperto del tutto il cassetto, distolsi gli occhi dalla porta e vidi una busta bianca, con una sola parola scarabocchiata sopra.
BETHANY

25.

Dopo il battesimo del volo, da ragazzina, non avevo pi avuto attacchi di panico. Ma mentre fissavo la busta linda e frusciante nel cassetto del mio comodino capii che il senso di soffocamento e la stretta al petto erano sintomi dello stesso fenomeno che aveva posto fine alle mie precoci aspirazioni professionali.
Cercai di inspirare ma fu inutile. Era come se mi stessero strizzando il petto e per un secondo pensai che fosse un infarto. Sentivo uno strano suono strozzato che mi sembr venire da lontano, finch non mi resi conto che a emetterlo ero io.
Ero in trappola.
Il mondo intorno a me non si era fermato, ma io non potevo respirare, n muovermi o parlare. Mi sembr un'eternit, ma dovevano essere passati solo pochi secondi quando riuscii a fare un respiro profondo. I miei muscoli cominciarono a rilassarsi e alla fine riuscii a sedermi sul bordo del letto, ancora tremante, ma libera dalla morsa del terrore. Non potevo pi aspettare.
Strappai la busta che qualcuno aveva lasciato in camera mia mentre dormivo accanto a mio marito e tirai fuori l'unico foglio che trovai all'interno.
La grafia era quella ormai familiare.
A me il nostro gioco sta piacendo molto, e a te, Bethany?
Per mi piacerebbe di pi se tu facessi come dico io. Non vorrai morire anche tu? Ti assicuro che non sarebbe una morte rapida come quella di Calum.
Se vuoi vivere, non parlare. Con nessuno.
Intendo anche parlare nel sonno. Non si sa mai chi ti ascolta.
Rilessi tre volte, lentamente, e corsi in cucina. Il ceppo dei coltelli era al centro del ripiano, la fessura vuota mi guardava come un occhio socchiuso.
L'assassino di Calum era riuscito comunque a entrare in casa mia, nonostante la serratura nuova. Aveva preso il mio coltello. Era stato accanto al mio letto, dove dormivo con mio marito. Chiunque fosse, poteva trovarsi ancora l.
Sentii una sferzata di adrenalina nelle vene e infilai la lettera nella borsa, precipitandomi fuori di casa come se ci fosse un incendio.

26.

Chiamai l'ispettrice Clayton appena arrivai in ufficio.
Signora Reston, la aspettavamo mezz'ora fa.
Mi sorprese con il suo tono amichevole. Caloroso.
Le chiedo scusa. Ho avuto un'urgenza al lavoro e non sono riuscita a venire. Mi scusi tanto.
Signora Reston, spero che capisca la gravit della situazione. Vogliamo sottoporla a un interrogatorio precauzionale nell'ambito di un'indagine su un omicidio.
S, mi rendo conto dissi. Avrei tanto voluto poterle raccontare tutta la verit, ma sapevo che non l'avrei mai fatto. Gliel'ho detto,  stata un'emergenza, non potevo rimandare.
Capisco. Allora potrebbe venire pi tardi?
No, oggi non ce la faccio. Senta, ispettrice Clayton. Le ho gi detto che qualcuno  entrato nella mia pagina Facebook. L'ho segnalato a Facebook e ho cambiato la password e anche tutte le password dei miei account sugli altri social. Non so che altro dirle.
Potrebbe cominciare col dirmi cosa ha fatto davvero la sera in cui Calum Bradley  stato assassinato.
Ma gliel'ho gi detto.
S, mi ha detto che era in ufficio. Ma vede, mi sembra un po' troppo comodo che lei si trovasse nel suo ufficio e che nessuno possa confermare i suoi spostamenti. Ed  davvero una coincidenza incredibile che una donna della sua altezza e della sua corporatura sia comparsa nel filmato della telecamera a circuito chiuso che poi  finito sul suo profilo Facebook.
Io non lo trovo per niente comodo, mi creda.
Sar, signora Reston, ma capir anche lei perch lo consideri sospetto.
Dalla sua voce era sparita ogni traccia di simpatia. Ma non era una domanda, quindi rimasi zitta.
Non  obbligata a sottoporsi all'interrogatorio, ma le consiglio caldamente di farlo. Cos avr modo di raccontare la sua versione. In ogni caso, continueremo a indagare e, se troveremo le prove che lei ha commesso un reato, il passo successivo sar arrestarla e accusarla formalmente. Sono convinta che lei sia in qualche modo coinvolta in questo omicidio, quindi le consiglio di farci sapere tutto quello che sa e che potrebbe essere rilevante per le indagini.
Avevo la gola serrata e non riuscii a rispondere, perci riagganciai e basta.
Era una cosa seria.
La polizia sapeva che c'entravo. Non era difficile giungere a quella conclusione, immagino, dato che non avevo un vero alibi. La lista delle donne che lavoravano a stretto contatto con Calum non era lunga. E si accorciava ancora di pi se si escludeva chi non aveva la mia statura e la mia corporatura. Evidentemente le altre avevano un alibi pi convincente del mio. Ma non ero stata io.
Chiunque fosse stato, per, aveva abbastanza informazioni su di me da far sembrare che fossi io la colpevole.
E aveva fatto in modo di spaventarmi al punto che non avrei raccontato la mia versione.
Ingoiai il nodo che avevo in gola. Non potevo restare ad aspettare la prossima mossa dell'assassino. Tirai fuori dalla borsa un blocco per appunti per recuperare l'indirizzo che avevo annotato accanto a quello di Mark dopo aver fatto un altro versamento allo stesso sito di dubbia legalit, e lo digitai sul telefono.
Un'ora dopo mi trovavo davanti a una fila di deprimenti casette a schiera, nella zona nord di Londra. Il cielo grigio non faceva che aumentare il senso di oppressione emanato da quelle case anguste. Le facciate non avevano il minimo accenno di colore. Le uniche decorazioni erano le tracce della decadenza: una grossa crepa qua, una staccionata rotta l.
Quando la vidi girare l'angolo, mi ero quasi persa d'animo. In fondo era improbabile che il mio tentativo riuscisse. Poteva essere altrove, poteva essere rimasta in casa tutto il giorno... magari non viveva nemmeno pi l. Ero rimasta sorpresa che l'indirizzo di Mark fosse corretto. E in fondo non mi aspettavo che fosse giusto anche questo.
Invece eccola, non ci si poteva sbagliare; andava verso casa con in mano una tazza di caff. Perfetto.
Attraversai la strada e le andai incontro di buon passo, a testa bassa, gli occhi fissi sul telefono.
Il tempismo dello scontro fu perfetto.
Oh!
Oddio le dissi dopo averla inzuppata di caff. Mi spiace moltissimo,  tutta colpa mia, non ho visto dove andavo.
Be' ripet, senza smettere di guardare il disastro che avevo combinato sulla sua maglietta bianca. Forse nemmeno io ho fatto abbastanza attenzione.
Sembrava che stesse per scoppiare in lacrime.
Per favore, mi permetta di offrirle un altro caff.
Non  proprio nec...
Insisto, davvero. Mi sento in imbarazzo,  tutta colpa mia. Per favore.
Mi squadr sospettosa e io non abbassai gli occhi.
C' un bar, qui a due passi...
Ci stavo giusto andando.
Allora lei fece una risatina improvvisa.
Ho bisogno di caffeina, in effetti disse. Le sorrisi.
Sono Bethany dissi, porgendole la mano.
Kitty.

27.

Mentre ordinavo i nostri due caff, mi sforzai di non fissare la donna seduta sullo sgabello di fronte alla vetrina.
Gli interventi chirurgici avevano fatto una differenza notevole, ma non le avevano restituito la bellezza di un tempo. Gli zigomi deformi e i brandelli di carne mancanti che avevo visto nell'articolo su internet non c'erano pi. La pelle per era ancora lucida, tesa ma non liscia.
I capelli, un tempo voluminosi e gonfi, erano piatti e non spazzolati. La maglietta bianca, ora macchiata di caff, era qualche misura troppo grande, i jeans abbondanti e anonimi. Non dava l'idea di una donna che aveva lottato per riemergere dopo un'orrenda aggressione e ne era uscita vittoriosa. Sembrava piuttosto che si fosse arresa.
Le posai davanti la tazza e mi sedetti.
Grazie per il caff disse, alzandosi.
Te ne vai?
S... Pensavo che...
Non vuoi farmi compagnia?
Non saprei...
Era remissiva. Nervosa.
Prometto di stringere bene la tazza e di fare attenzione a non urtarti dissi, sperando di non sembrarle troppo disperata.
Solo se non ti d fastidio. Lo disse a voce tanto bassa che quasi non la sentii.
Figurati. Anzi. Le indicai lo sgabello da cui si era appena alzata e lei si appollai sul bordo, come per essere pronta a scattare in qualsiasi momento.
Allora... Kitty, vero? Abiti da queste parti?
Annu.
Sto pensando di comprare una casa qui vicino le dissi. I prezzi in questa zona sono abbastanza ragionevoli. Cio, relativamente.
Rise, e le sue spalle si rilassarono.
Non mi stupisce. Non la definirei una zona di lusso.
Non ti piace?
No. Mi fa schifo. Non ci vivo per scelta, credimi. Ma... diciamo che mi sono successe delle cose e non sono stata costretta a tornare ad abitare con i miei genitori.
Una storia finita male?
Evitava di guardarmi.
Una cosa del genere.
Dovevo portare la conversazione su Calum, ma non volevo spaventarla. Sembrava tesa e sospettosa. Dovevo muovermi con cautela.
E dove lavori, Kitty?
Ehm... a essere sincera, al momento sto cercando.
E in che settore cerchi?
Lavoravo nelle pubbliche relazioni. Ma avrei bisogno di un cambiamento...
Non continu, distratta da un gruppo di donne accanto a noi. Mi voltai anch'io e le vidi bisbigliare e lanciare occhiate furtive al nostro tavolo, in continuazione.
Dopo averle fulminate con un'occhiataccia che loro nemmeno notarono, cercai di riguadagnarmi l'attenzione di Kitty.
E qui attorno cosa c'? Qualche posticino dove mangiare?
Scusa, ma...
Non si prese nemmeno la briga di rispondermi. Si era ingobbita sopra la tazza per cercare di passare pi inosservata possibile. Non stava funzionando.
Sentii il nome di Calum, seguito da una serie di risatine soffocate. Cercando di sbirciare il viso di Kitty sotto la barriera dei capelli, notai che la pelle era diventata di uno strano grigiastro.
Non ascoltarle le dissi, pensando, atterrita, che al suo posto ci sarei potuta essere io.
Lei annu, ma continu a tenere gli occhi bassi, le mani strette attorno alla tazza. Sapevo che avrei fatto meglio ad andarmene, accampare una scusa e sparire prima di fare qualcosa che potesse attirare l'attenzione su di me. Sarebbe stata una stupidaggine.
Ma ero arrabbiata. Arrabbiata con chi aveva ridotto Kitty in quello stato. Arrabbiata perch Calum aveva dovuto convivere con il senso di colpa per una cosa di cui non era responsabile. Arrabbiata con quelle donne ignoranti per la loro crudelt. E anche arrabbiata perch mi ero trovata in una situazione che non avevo fatto nulla per meritarmi, s. Avevo dentro un grumo, un groviglio di rabbia e autocommiserazione cos stretto che non riuscivo a districare le due emozioni.
Mi alzai e mi avvicinai a quelle donne prima che Kitty potesse fermarmi. E prima che io stessa potessi fermarmi.
Scusate, posso fare qualcosa per voi?
Il mio tono aggressivo non pass inosservato. Restarono impietrite, continuando a spostare lo sguardo tra me e Kitty.
Sul serio. Vi sto dando la possibilit di dirmi le cose in faccia, visto che, a quanto pareva, avevate parecchio da dire su di me e sulla mia amica.
Si guardarono fra loro, ansiose. Una rossa con dei leggings di un viola acceso parl, incerta.
Non stavamo... Cio, non vogliamo problemi. Non parlavamo di voi, chiacchieravamo. Ci facevamo gli affari nostri.
A me non sembra proprio che vi steste facendo gli affari vostri dissi, fremente. Anzi, ho avuto la netta impressione che steste spettegolando come un gruppo di comari. Evidentemente nella vostra vita non succede niente di abbastanza interessante.
Era piacevole sfogarsi.
Dovete proprio essere messe male. Un gruppo di donne adulte che hanno bisogno di prendersela con una persona diversa, per sentirsi...
Non ebbi il tempo di terminare la mia tirata perch all'improvviso tutte si voltarono verso la porta. Mi voltai anch'io, giusto in tempo per vedere Kitty che schizzava fuori. Ignorando i mormorii che si diffusero nel locale, le corsi dietro.
Kitty! Tutto a posto?
Teneva la testa bassa e continuava a camminare, ignorandomi.
Kitty.
La raggiunsi e la presi per il braccio. Si ferm ma senza alzare gli occhi. Si capiva che stava piangendo.
Mi spiace tanto. So che non avrei dovuto, ma mi hanno fatto davvero incazzare. Non avrebbero dovuto parlare di te in quel modo.
Ci sono abituata disse, a voce bassa.
Non dovresti, invece.  una cosa orribile. E se ne dovrebbero vergognare loro, non tu, quindi non lasciarti toccare.
Perch mi hai difeso? Neanche mi conosci.
Non ho bisogno di conoscerti per sapere che quelle stavano facendo una cosa sbagliata.
Nessuno fa mai niente di bello per me mi disse, e io provai un lampo di compassione per lei.
Doveva avere una vita molto infelice, se le sembravo tanto buona. Almeno io avevo Alex e Jason. Loro mi volevano bene, mi stavano vicino in quel periodo insopportabile, pur non avendo idea di quello che stava davvero accadendo.
Senti, mi dispiace molto per quello che stai passando. E so che non dev'essere facile quando la gente ti guarda e comincia a bisbigliare, o chiss cos'altro. Ma, anche se non pu consolarti, io so come ti senti, almeno in parte.
Alz la testa di scatto, gli occhi accesi dalla rabbia.
Nessuno sa come mi sento.
Kitty,  una storia complicata, ma fidati. Ti capisco, almeno in un certo senso.
Si pu sapere chi sei?
Bethany. Te l'ho detto, no?
Sei una giornalista?
No! Kitty, sono solo...
Una poliziotta?
Sputava le parole a raffica, senza pi alcuna traccia di docilit.
Ma no, assolutamente.
Senti, non so chi sei e cosa vuoi, ma non ti ho raccontato nulla di me e adesso di punto in bianco pensi di sapere cosa sto passando?
No, per...
Per niente. Non sei migliore di quelle stronze. Fingi di essere gentile, di offrirmi il caff. Non mi serve la tua piet. Mi serve solo che mi lasci in pace. L'unica cosa che chiedevo era un po' di privacy, e adesso mi state di nuovo tutti addosso, volete affibbiarmi la responsabilit di questo delitto o rivangare il passato. Non ne ho passate abbastanza?
Stava urlando e gesticolando. Io avevo le guance in fiamme, i pedoni attorno a noi si voltavano a guardare lo spettacolo.
L'ho gi detto a tutti. Non sono stata io, chiaro? Chiedilo a quella poliziotta. Ho un alibi. Non sono tenuta a spiegarlo a te, ma se proprio sei a caccia di una mia dichiarazione, eccotene una: stai fuori dalla mia vita. Lasciami continuare a vivere la mia squallida esistenza in santa pace. La prossima volta che vedo qualcuno di voi dalle mie parti, vi denuncio.
E se ne and. Non la seguii, mi vergognavo troppo.
Aveva ragione. Dopo tutto quello che aveva sofferto, non si meritava di avere alle calcagna la stampa e la polizia, e nemmeno me. Ma io dovevo sapere.
Mentre mi allontanavo, a testa bassa per evitare gli sguardi compiaciuti delle donne dentro il caff, mi resi conto che avrei semplicemente potuto chiedere all'ispettrice Clayton se avevano indagato su Kitty. Magari non mi avrebbe risposto, ma mi sarei risparmiata quella figuraccia.
Mi domandai quante altre persone avrei dovuto far soffrire nella mia ricerca della verit. Il poco tempo passato con Kitty mi aveva suscitato un enorme senso di gratitudine per Jason, se non altro perch mi era rimasto vicino. Non sempre potevo raccontargli tutto, ma mi amava. E su di lui potevo contare. Non ero sola.
Chiamai il suo numero.
Usciamo a cena stasera gli dissi. Ho la sensazione di non aver passato neanche un minuto con te, da quando siamo tornati dal nostro weekend.
Non sono dell'umore, Bethany. Stiamo a casa.
Per favore, Jason. Voglio farmi perdonare per aver saltato la serata al pub.
Sospir, poco convinto.
E per essere stata cos intrattabile, ultimamente, aggiunsi. So che sono stata un po' assente, ma apprezzo molto tutto quello che hai fatto per me. Ti prego, dimmi di s.
E va bene, cedette. Ma possiamo uscire presto? Sono stanchissimo. Al lavoro c' da impazzire.
Certo.
Sorrisi sollevata quando Jason entr nel ristorante e mi baci sulla guancia. Era la mia ancora, la certezza cui aggrapparmi mentre quel tornado mi sferzava, distruggendo tutto ci che avevo attorno.
Dopo che si fu seduto, mi resi conto del silenzio che si era insinuato tra noi. Non parlavamo, non chiacchieravamo della nostra giornata. Lui guardava oltre la mia spalla, cos seguii il suo sguardo. Il ristorante era pieno di coppie ma c'era anche un gruppo di uomini in giacca e cravatta, che scherzavano sempre pi rumorosi a ogni giro di birra. Non capivo cosa lo attirasse tanto.
Jason.
Nessuna reazione.
Ehi, Jason, tutto bene? Gli accarezzai la mano.
Sembr che gli avessi dato la scossa. Scatt, gli occhi sbarrati, pallido.
Ehi, sono io. Jason, cosa c'?
Scosse la testa e abbass lo sguardo.
Niente disse, arrabbiato.
Ma sei sicuro...
Ti ho detto che non ho niente, sbott. Ordiniamo e basta.
Ci rimasi male, ma non volli abbandonarmi a quell'emozione. C'era in gioco molto di pi. Mi preoccupava molto di pi che mio marito mi avesse trattato con freddezza. Sapeva tutto? La relazione con Calum, le mie bugie, il mio ruolo di donna pi ricercata di Londra... Passai in rassegna mentalmente tutti i miei peccati. Ne sarebbe bastato uno a caso.
Magari li conosceva tutti.
Mentre aspettavamo in silenzio la pasta che avevamo ordinato e Jason si rifiutava ancora di incrociare il mio sguardo, cercai di interpretare la sua reazione. Come aveva fatto a scoprirlo? Da quanto lo sapeva? Mi avrebbe lasciato? Mi accorsi che dopo la morte di Calum non gli avevo dedicato la minima attenzione. Perfino durante il weekend in campagna ero stata cos distratta che mio marito mi era sembrato una scocciatura, un rumore di fondo.
Gli ero stata riconoscente per avermi lasciato il mio spazio, ma forse in realt mi stava evitando? Sorseggiai il vino cercando di ripensare agli ultimi giorni. Jason era stato un accessorio, una presenza in casa, che mi faceva sentire pi sicura rispetto ai momenti in cui ero sola.
Lo stavo perdendo? Guardai l'uomo che avevo di fronte e mi domandai se avevo il diritto di prendermela, visto che l'avevo tradito.
Arrivarono i piatti e, mentre mangiavamo, l'unico rumore era quello delle posate e del bicchiere del vino, se sfiorava il piatto quando lo alzavamo.
Jason gli dissi a un certo punto, per spezzare il silenzio, c' qualcosa di cui vuoi parlarmi?
Allora alz gli occhi, che finalmente incontrarono i miei. Sostenne il mio sguardo e io cercai di decifrare la sua espressione. Era ferito o impaurito? Leggevo rabbia o tristezza? Era pallido, notai, le iridi azzurre pi scure del solito, sprofondate in orbite ombrose.
Scusami, Bethany disse, tornando a guardare il piatto. Non mi ero reso conto di essermi distratto cos tanto.  il lavoro, mi sta dando molto da fare.
Se doveva mentirmi, almeno poteva impegnarsi un po' di pi.
Cosa sta succedendo?
Scosse la testa. Fine della conversazione. Stavo cominciando a pentirmi di avere insistito tanto per uscire. Era quasi pi doloroso che stare a casa. Almeno l potevamo ignorarci con comodo.
Sospirai, sentendomi sopraffare da una stanchezza indescrivibile, e guardai Jason per dirgli che ero pronta ad andare. Lui era accigliato e fissava lo schermo illuminato del cellulare.
Scusami, devo rispondere disse, il viso reso spettrale dall'innaturale luce azzurra.  l'ufficio. Torno subito.
Ottimo. Lo guardai allontanarsi con il telefono premuto sull'orecchio e lasciai cadere la forchetta nel piatto. Appoggiata allo schienale della sedia, sorseggiai il vino con la testa sempre pi leggera, poi chiusi gli occhi.
Devo andare disse Jason, ricomparendo alle mie spalle. Sembrava sconvolto e inquieto, sulle spine. C' stata un'emergenza al lavoro. C' stata una fuga di dati. Siamo stati convocati tutti in ufficio per informare i clienti.
Adesso?
Lo so. Non fa piacere neanche a me, ma dobbiamo avvisarli prima che lo scopra la stampa. Se la cosa finisce in mano loro, succede un casino.
Non mi era difficile immaginarlo.
Capisco dissi, e lo capivo sul serio. Vai. Ci vediamo a casa, pi tardi.
E senza darmi il tempo di dire altro, si volt e corse fuori dal ristorante, lasciandomi di nuovo sola con un piatto di lasagne che non avevo la forza di mangiare e un bicchiere di vino di cui avevo un gran bisogno per affrontare la casa vuota, quella notte.

28.

Trafficando con la chiave e maledicendomi per aver bevuto il vino lasciato da Jason, oltre al mio, quando invece avevo bisogno di restare vigile, entrai in casa e richiusi la porta, dimenticando di compiere il rituale del chiavistello. Volutamente, a dire il vero, visto che si era dimostrato inutile.
In piedi davanti al lavandino, tracannai un bicchiere d'acqua e me ne versai un secondo, e a ogni sorso la testa mi si schiariva. Controllai in salotto. Qualcosa non quadrava. Non capii subito cosa, ma poi i miei occhi si soffermarono sul tavolino da caff accanto alla finestra. Un oggetto estraneo scintillava ogni volta che veniva illuminato dai fari delle auto che passavano fuori. Nella penombra non riuscii a capire cosa fosse. Mi imposi di avvicinarmi, di mettere un piede davanti all'altro, nonostante fossi sempre pi terrorizzata a ogni passo.
Non poteva essere. Era un sogno: quello in cui io cercavo di muovermi ma l'aria era solida, impenetrabile. Gli ultimi passi verso la finestra mi sembrarono chilometri. Capii cos'era prima di raggiungerlo, ma pregai di essermi sbagliata.
La lama nera e seghettata risplendeva sinistra. Era sottile e affilato, un coltello creato per garantire forza, efficienza. I denti della lama sembravano quelli di un predatore, affamato di carne. Ed era tutto ricoperto di sangue. Scuro, secco e quasi nero, come la lama.
Il sangue di Calum.
Nel cervello mi esplose il panico.
Dovevo liberarmene. Il tavolino da caff era accanto alla finestra del salotto. Significava che, guardando da fuori, chiunque avrebbe visto l'arma che aveva ucciso Calum. Senza riflettere, lo presi in mano, poi mi bloccai. Stavo toccando a mani nude l'arma del delitto. Ci avrei lasciato le mie impronte. Chiusi gli occhi. Dovevo pensare, impedire al panico di sopraffarmi e capire cosa fare con il coltello che avevo in mano.
All'improvviso il telefono vibr nella mia tasca. Una vibrazione, un'altra.
Dovevo liberarmi del coltello. Presi il telefono, ancora con l'arma insanguinata in mano. Passai il pollice sullo schermo e vidi due messaggi da un numero sconosciuto. Li aprii uno dopo l'altro.
Sorridi!
Stavolta cosa dirai per discolparti?
Fui scossa da un tremito in tutto il corpo vedendo che sul mio schermo si caricava un terzo messaggio, una foto. Mentre il cerchiolino girava, barcollai e dovetti reggermi allo schienale della poltrona. L'immagine apparve all'improvviso, cristallina, e mi sfugg un grido strozzato.
La foto era stata scattata qualche secondo prima.
Ero io. L. In quel momento.
Con in mano l'arma che aveva ucciso Calum.

29.

Alex! gridai, pestando i pugni sulla porta di legno sottile del suo appartamento.
Alex! Sono Bethany! Aprimi. Subito!
Davo pugni sempre pi rapidi e forti, tanto che non mi sentii pi le mani, ma non smisi finch la porta non si spalanc e non mi trovai davanti Alex, scarmigliata e confusa, con un'aria molto preoccupata.
Che cavolo, Bethany! Lo sai che ore sono? I miei vicini... Oddio, come sei conciata? Cos' successo?
Mi infilai nell'appartamento e aspettai che chiudesse la porta, poi presi dalla borsa una banconota da venti sterline e gliela misi in mano.
Ti ho pagato. Quindi adesso sei il mio avvocato, giusto?
Alex guard la banconota spiegazzata e poi torn a guardare me.
Sei ubriaca, Bethany? Guarda che non lo trovo divertente. Non puoi presentarti qui in piena notte e svegliare tutto il palazzo solo per farmi uno scherzo stupido.
Alex, non mi hai visto? Non  uno scherzo. Voglio sentirti dire che sei il mio avvocato e che quello che sto per dirti  coperto dal segreto professionale.
Scoppiai in un pianto dirotto.
Per favore, Alex. Ti prego. Le grida mi restarono intrappolate nel petto e mi fecero singhiozzare.
Okay disse, mettendomi un braccio sulle spalle e guidandomi verso il divano. Va bene. Non so di cosa si tratta, quindi non so se ci si possa appellare al segreto professionale, ma sono la tua migliore amica. A me puoi raccontare qualunque cosa. Adesso stai qui seduta intanto che preparo il caff, e senza protestare, poi mi racconti tutto, dalla a alla z.

30.

Quando fu pronto il caff mi ero calmata abbastanza da riuscire a formulare delle frasi compiute e, seduta di fronte ad Alex, le raccontai cosa stava succedendo.
Una volta cominciato a parlare, non mi fermai pi. Quando arrivai al primo, frettoloso rapporto nell'appartamento di Calum, Alex spalanc gli occhi, ma non disse una parola.
Le descrissi nei particolari le precauzioni che prendevamo per mantenere segreta la nostra relazione e le descrissi la lite, che ormai mi sembrava avvenuta secoli prima. Il nostro incontro a Kensington, il nostro addio. Rivissi il momento in cui avevo appreso della morte di Calum, in cui mi ero resa conto di essere l'ultima persona, a parte l'assassino, ad averlo visto vivo. Confessai ad Alex di aver mentito alla polizia per evitare che la mia storia clandestina finisse su tutti i giornali e che mi ero introdotta in casa di Mark per cercare prove.
Presi le lettere anonime dalla borsa e le mostrai ad Alex. Poi le feci vedere le foto e, quando ormai credevo che non potesse strabuzzare ancora di pi gli occhi, tirai fuori il coltello, che avevo ripulito in tutta fretta e avvolto in uno strofinaccio, prima di uscire di casa.
In altre circostanze, me la sarei goduta a vedere la mia amica cos sconvolta, lei che non si lasciava mai turbare da nulla, ma in quel momento non me ne importava. Alex fiss con attenzione la foto sul mio telefono e poi lo appoggi senza dire una parola.
Alla fine, dopo una pausa tanto lunga che cominciavo a innervosirmi, mi disse: Ma perch non me l'hai raccontato prima? Perch ti sei tenuta tutto per te?
Incrociai brevemente il suo sguardo.
Non  ovvio? Alex, tutto fa pensare che io abbia assassinato Calum Bradley. Non  una cosa che potevo buttarti l parlando del pi e del meno.
Comunque avresti dovuto raccontarmelo prima. Dio. Cio, hai affrontato tutto questo da sola. E per quanto tempo?  incredibile che tu non sia crollata.
Alzai le spalle. Non me lo spiegavo nemmeno io, ma ero ancora l, viva. Respiravo.
Alex mise su un'altra caffettiera e torn a sedersi vicino a me, tenendomi per mano e cominciando a farmi domande, a chiedermi di ripetere parti del mio racconto per chiarirle.
Allora disse alla fine, consideriamo le possibilit che hai.
Perch, ne ho?
Certo che ne hai. Hai pensato di andare alla polizia?
Scoppiai a ridere.
Alex dissi, accondiscendente, chiunque sia stato, mi ha guardato dormire. Sa come entrare in casa mia senza lasciare traccia. Ascolta le mie conversazioni. E ha gi ucciso. Non ho intenzione di fare proprio la cosa che mi ha ordinato di non fare.
Non rispose, quindi continuai. Non si tratta solo di qualche vago sospetto. Foto di me con in mano l'arma del delitto. Le mie impronte sul coltello. Pi che un sospetto,  una dichiarazione di colpevolezza.
Aspettai che mi dicesse che sragionavo, ma lei chiuse gli occhi, per trovare la concentrazione.
Da professionista, cominci, il mio consiglio  di portare tutto alla polizia e affidarti a loro.
E da amica cosa mi consigli?
Ci pens su. Capisco benissimo la tua esitazione. Sei in una situazione spaventosa. Ci sono parecchie prove che conducono a te e niente che conduca altrove. Le lettere sono un buon punto di partenza, ma purtroppo non dimostrano nulla. Con quello che ha in mano, l'assassino pu dimostrare che hai avuto i mezzi, cio il coltello, il movente, cio la vostra relazione, e l'opportunit, perch eri insieme a Calum quella sera. Dunque, per quanto mi dispiaccia dirlo, da amica ti sconsiglio di andare alla polizia, a questo punto. Questo significa anche che noi due dobbiamo scoprire chi  il bastardo e come farlo smettere.
Lo so dissi. Credimi, ci ho provato. Continuo a pensarci e ripensarci, sperando che mi venga una buona idea, ma niente. All'inizio pensavo fosse Claire. Non so perch, forse per gelosia. Ed  la moglie, quindi sospettare di lei era logico.
Ma non hai detto che ha un alibi? ribatt Alex. E il movente non ha senso. I soldi del marito non le servivano. Potrebbe sempre trattarsi di una vendetta di gelosia compiuta da un terzo, pagato da lei, ma non mi hai detto che anche lei aveva delle storie con altri uomini? E so che non ti far piacere sentirlo, ma si sa che Calum l'ha tradita anche in passato.
Trasalii ma non protestai.
Lo so, sospirai. Comunque, l'ho esclusa. Ho pensato anche a Kitty, ma a quanto pare anche lei ha un alibi, quindi mi resta solo Mark.
Chi ?
L'assistente di Calum. Non ha alibi per la sera del delitto ed  venuto fuori che non andava poi tanto d'accordo con il suo capo.
Movente?
Non lo so. Non me ne vengono in mente, se non che odiava Calum, forse. Anche se mi sembra tirato per i capelli. E in casa sua non ho trovato niente di compromettente.
Be', la gente ammazza anche per molto meno. Ma cosa c'entrano le lettere anonime e lo stalking? Come farebbe a entrare in casa tua, ma soprattutto: perch?
Non sapevo cosa rispondere. Mi ero posta quella stessa domanda un'infinit di volte ma la risposta non arrivava.
Non c' molto a cui aggrapparsi disse Alex, ma  senz'altro un possibile sospetto. Teniamolo presente. Qualcun altro?
Scossi la testa e tutte e due guardammo per terra, come se sperassimo che la risposta si materializzasse l.
Va bene disse Alex, dopo un po'. Pensiamo a cosa abbiamo.  chiaro che questa persona ti conosce, se sono settimane che ti tiene d'occhio.
Magari prima teneva d'occhio solo Calum ribattei. Io mi trovavo in casa sua, ma potrebbe essere che non ce l'avesse con me. Almeno all'inizio.
Vero. Cos'altro abbiamo? Sa dove abiti. Sa come entrare in casa tua senza chiave o  riuscito a fare una copia senza che tu te ne accorgessi. Sembra sapere quando parli con la polizia, il che significa... Oddio! Spogliati, Bethany! Vai a prendere dei vestiti in camera mia, lascia l i tuoi e chiudi la porta. Potrebbe averti messo addosso una cimice.
Mi si accappon la pelle. Avevo immaginato che il mio telefono fosse sotto controllo, ma non avevo considerato la possibilit che tutte le mie conversazioni fossero state registrate. Mi alzai di scatto e mi spogliai in camera di Alex. Avrei voluto bruciare tutto quello che avevo addosso, invece ammucchiai i vestiti con la borsetta e il telefono e ci buttai sopra delle coperte per attutire il rumore. Con indosso un pigiama di flanella, tornai in salotto e vidi che Alex stava chiudendo la porta a doppia mandata.
Mi dispiace le dissi, sapendo di averla messa in pericolo. Non volevo coinvolgerti in questa storia, solo che non sapevo dove andare.
Ascolta mi disse, tirandomi a sedere sul divano accanto a lei, con un tono di urgenza. Ascoltami bene e non odiarmi per quello che sto per dire. So che non mi crederai, ma mi  venuta in mente una persona che ha un movente, ti conosce e avrebbe avuto la possibilit materiale di fare tutto. Sarebbe potuto entrare senza problemi in casa tua e tu stessa mi hai detto che si sta comportando in modo strano.  possibile che... Fece una pausa, durante la quale sentii il terrore montare, perch avevo capito cosa stava per dire. Non potrebbe essere Jason?

31.

Fissavo Alex rifiutandomi di accettare quello che stava dicendo.
Impossibile dissi, a voce troppo alta.
Lo so, scusami, ma pensaci un secondo. Se avesse scoperto...
Se avesse scoperto di me e Calum, la interruppi, me ne avrebbe parlato, non avrebbe ammazzato l'uomo con cui andavo a letto. Avremmo litigato, lui si sarebbe incazzato, fine della storia. Non  una persona violenta e di certo non  uno psicopatico.
Non ho detto che lo .
Invece a me sembra proprio di s, dissi, sulla difensiva. Non solo stai insinuando che sarebbe capace di uccidere per vendicarsi di un tradimento - il che, tra parentesi,  assurdo, perch se tu conoscessi Jason anche solo un minimo, sapresti che non ha nemmeno il gene della violenza - ma soprattutto stai dicendo che  un criminale talmente abile da aver commesso un omicidio sotto il mio naso senza che io avessi idea di dormire nello stesso letto di un assassino. Non  questo che hai detto? Mi  sfuggito qualcosa?
Dai, Bethany insistette Alex, allungando le braccia, implorante. Ascoltami un attimo, per favore.
Non risposi, ma incrociai le braccia sul petto, in attesa.
So che non lo ritieni capace di una cosa del genere disse, e io inarcai le sopracciglia. Ma non  che le persone normali non ammazzino. Anzi, il marito geloso  un classico, a dir la verit. E non volevo dire che tu sei una stupida, ma dopo la morte di Calum sei stata distratta da altro. Non  che tu abbia badato molto a quello che ti succedeva attorno, e in particolare a tuo marito.
Non fino a questo punto.
Non volevo ammetterlo, ma aveva ragione. Solo poche ore prima mi ero accorta di quanta poca attenzione avevo prestato a Jason dopo aver saputo della morte di Calum. Si era comportato in modo strano per tutto il tempo?
Magari no disse Alex. Ma chi altro sarebbe potuto entrare in casa tua come ha fatto il misterioso mittente delle lettere anonime?  questo a farmi pensare che sia lui.  entrato senza che te ne accorgessi, pi volte, anche dopo che hai cambiato la serratura, e sa cose di te che nessun altro sa. Non  una cosa che potrebbe fare un pazzoide qualsiasi. Dev'essere qualcuno che ti conosce, ma bene. Chi altro c' che ha un movente - lo so che ti sembra incredibile, s, ma  comunque un movente - e l'occasione, come l'ha avuta Jason?
Continuavo a guardare fisso davanti a me, rifiutandomi di assimilare quello che Alex mi aveva appena detto. Se avessi ammesso che poteva essere vero, poi avrei dovuto analizzare i fatti, filtrarli e stabilire se mi ritrovavo un assassino per marito.
Solo perch Jason  libero di entrare in casa nostra dissi, non significa che sia stato lui. Devi darmi qualcosa di pi, per convincermi a sospettare di mio marito.
Infatti c' di pi, prosegu Alex. E lo sai anche tu. Per esempio, a cena si  comportato in un modo stranissimo e poi  praticamente scappato. Avrebbe avuto il tempo di tornare a casa, piazzare il coltello e uscire, prima che tu arrivassi. Non hai detto che la sera in cui  stato ucciso Calum  rimasto fuori fino a tardi? E ha voluto allontanarsi da Londra subito dopo la diffusione della notizia... Devi ammettere che i conti tornano.
Volevo fingere di non aver sentito. Cancellare tutto, tornare a mezz'ora prima. Ma era troppo tardi. Allora lasciai che l'idea mi si piantasse nella mente per vedere se germogliava.
Mi aveva cos colpito saper tenere dei segreti con mio marito che forse mi ero lasciata sfuggire cose che erano proprio sotto il mio naso. O forse non ero poi tanto brava a mentire e Jason aveva saputo della mia relazione fin dall'inizio. In questo caso, era lui a meritarsi i complimenti per la sua capacit di ingannare.
Per io Jason lo conoscevo. E sapevo che non era capace di uccidere, quali che fossero le circostanze. Era la persona pi gentile e pi delicata che avessi mai incontrato. Era uno dei motivi per cui mi ero innamorata di lui, tanti anni prima. Era sempre il primo a chiedere scusa dopo una litigata, il pi rapido a perdonare un dispetto, l'unico a farsi una risata se l'arbitro lo ammoniva per niente durante una partita di calcio, anzich prenderlo a male parole. Era una brava persona, nel senso pi vero del termine. Non riuscivo a sovrapporre il Jason che conoscevo e amavo a una versione capace di uccidere Calum.
Ma se anche per ipotesi avesse saputo che ero la sua amante, se - ed era un se enorme - fosse stato geloso al punto da assassinarlo brutalmente, davvero avrebbe cercato di incastrare me? Al di l del fatto che avesse o meno la disposizione per fare una cosa del genere, non pensavo avesse le capacit necessarie per punirmi e tormentarmi in quel modo. D'altra parte, se davvero mio marito era capace di uccidere, avrei dovuto ammettere, a logica, di non poter sapere che cosa sarebbe o non sarebbe stato capace di fare dopo.
Cercai di rivedere tutti i particolari delle ultime settimane attraverso il filtro della teoria di Alex. Mi spiaceva ammetterlo, ma era pi convincente di tutte quelle che avevo elaborato io sulla base della mia lista di sospetti. Restai sorpresa di non averci pensato per prima.
Tornai al giorno in cui avevo saputo della morte di Calum. Jason non era rimasto sorpreso dal mio dolore, nonostante stessi soffrendo pi di quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. Oltretutto, guarda caso, quando le lettere erano arrivate, lui non era mai in casa. Era ovvio che aveva la possibilit di entrare e uscire senza destare sospetti. E altrettanto ovvio che sarebbe stato facile per lui prendere il coltello dal mio comodino, quella notte. Non ci sarebbe voluto niente.
Jason, come tutti, in tutto il paese, aveva visto le immagini della presunta colpevole, cio io. Quel cappello era stato un suo regalo, e non un regalino qualunque. Gli aveva richiesto un certo sforzo acquistarlo e fare in modo che il cappello che mi era tanto piaciuto finisse nel mio guardaroba. Non poteva non avermi riconosciuto. Scossi la testa, rimproverandomi per essere stata tanto miope da giudicarlo un imbecille che non sa riconoscere sua moglie. Non c'era da stupirsi che volesse punirmi.
Per... azzardai. Possibile che fosse vero? Se avessi accarezzato quell'idea, non sarei pi potuta tornare a pensare il meglio di mio marito. O era capace di uccidere o non lo era. Pur odiandomi per questo, non potevo negare che la teoria di Alex aveva alcuni meriti.
A cena non mi ha neanche guardato in faccia dissi, senza sbilanciarmi. E non era mai dovuto scappare al lavoro per un'emergenza, come stasera. Mi  sembrato strano.
In effetti, lo  disse lei, lasciando che tra noi calasse il silenzio, finch non ebbi io qualcosa da aggiungere.
Non pu essere stato Jason! Provai un sollievo immediato, appena me ne resi conto. Le lettere anonime. La prima  arrivata mentre eravamo via per il weekend, quindi non pu essere stato lui.
Alex riflett.
Sei stata tu l'ultima a uscire di casa, quando siete partiti?
Ripensai alla mattina in cui mio marito aveva proposto quel viaggio improvvisato.
Mi pare di s. Jason era andato a ritirare la macchina a noleggio, mentre io facevo i bagagli. Poi ha preso le borse dall'ingresso e le ha caricate in macchina mentre io chiudevo.
E non potrebbe averla imbucata quando siete tornati?
No, aveva le borse. E io ero proprio dietro di lui. La busta era gi l.
Alex si appoggi allo schienale. Era evidente che stava cercando di trovare un altro motivo per cui doveva essere stato mio marito.
Non puoi fare in modo che sia lui, se non lo  dissi, aggressiva. E Mark? Lui non ha un alibi.
Bethany, non  che voglia a tutti i costi dare la colpa a Jason. Anzi. Solo che tutto torna. So che la busta era gi l quando siete tornati dal viaggio ma potrebbe esserci comunque una spiegazione logica. Invece l'unica cosa che fa pensare a Mark  che non ha un alibi. Ci sono molte pi prove contro Jason.
A Mark Calum stava antipatico. Ecco il suo movente.
Forse. Ma hai detto che  stato solo un commento buttato l, non un odio di lunga data. Non escluderei Mark, ma non puoi pensare che sia stato lui, con cos poche prove, solo per escludere Jason.
Ah feci, quando all'improvviso riaffior un ricordo.
Cosa c'?
 rientrato in casa. Jason. Dopo che ho chiuso la porta e sono salita in macchina, ha detto che aveva dimenticato il caricabatterie del cellulare ed  tornato a prenderlo. Potrebbe aver lasciato la busta in quel momento.
Ci guardammo e nessuna delle due voleva dirlo. Sapevo che la teoria di Alex era solida. Eppure... non poteva essere stato mio marito, vero?
Va bene dissi, con lentezza. Diciamo, solo per ipotesi, che  stato Jason. A questo punto cosa facciamo?
Non possiamo andare alla polizia se non ne siamo certe disse Alex. Dobbiamo tenerlo d'occhio, studiare le sue mosse, capire se ci sono prove che portano a lui.
Se non ho notato niente finora...
Non sapevi cosa cercare. Adesso ci starai attenta. Ma devi comportarti in modo normale, Bethany. Non deve accorgersi che sospetti di lui.
Annuii, con un senso di nausea. Sarei riuscita a far credere a Jason che era tutto normale, pensando che potesse essere l'assassino di Calum?
Se sapeva della nostra relazione, che pensavo di avergli tenuto nascosta cos bene, di certo mi avrebbe smascherato anche stavolta. Mi sentii tradita, pur rendendomi conto della mia ipocrisia.
Io nel frattempo sento un amico che ho in polizia, per vedere se riesco a spillargli qualche informazione sulle indagini disse Alex.
La guardai perplessa.
Diciamo che una volta gli ho fatto un favore.  in debito.
Mi strapp un sorriso, nonostante le circostanze. Quel povero poliziotto non l'avrebbe scampata. Qualsiasi informazione avesse, l'avrebbe snocciolata nel giro di un minuto. Lo chiamavo effetto Alex.
Che cosa facciamo con il coltello?
Mi accorsi che mi era venuto naturale usare il plurale. Le stavo scaricando addosso il problema, ma non potevo pi sopportare di affrontarlo da sola, adesso che Alex sapeva la verit.
Era seduta, ferma, e si mordicchiava l'interno della bocca.
Sinceramente disse, non lo so.
Che cosa mi consigli, come avvocato?
Non posso essere il tuo avvocato, tesoro.
Ma hai detto...
No, quando mi hai chiesto di essere il tuo avvocato, ho detto che non sapevo se si potesse applicare il segreto professionale.
Ma io ti ho raccontato tutto solo perch pensavo che non potessi riferirlo a nessuno!
E a chi vuoi che lo riferisca? Non ho nessuna intenzione di denunciarti. Sono una tomba. Ma sono un avvocato divorzista. Le uniche cose che so di diritto penale sono quelle che ho imparato all'universit ed  passata una marea di tempo. E poi, come avvocato, dovrei consegnare il coltello alla polizia. Quindi secondo me non ti conviene che ti rappresenti.
Ma Alex sussurrai, sono venuta da te proprio perch, se lui lo scoprisse, saprebbe che con te i miei segreti sono al sicuro.
Alex arross. Ero l'amica peggiore del mondo, a trascinarla in quella storia e a metterla in pericolo. Cercai di suscitare il senso di colpa che sapevo di dover provare, ma il sollievo di essermi sfogata con qualcuno era talmente grande da non lasciare spazio ad altre emozioni, nemmeno al rimorso.
Se ci tieni tanto ad avermi come avvocato, lo far. Ma per il divorzio. Credo proprio che, alla fine di questa storia, ne avrai bisogno.
Mi fece un sorriso ironico.
Appena torno in ufficio, preparer le carte che servono perch tu figuri ufficialmente come mia cliente. Ma se davvero  stato Jason, dubito che gli far piacere scoprirlo.
Gonfiai le guance d'aria e la buttai fuori piano piano. Non c'era una soluzione ottimale. Per il momento dovevo accontentarmi.
E il coltello?
Alex mi rivolse uno sguardo intenso.
Senti, Bethany, il coltello  una prova che potrebbe portare all'arresto del vero assassino di Calum.
Aveva scandito ogni parola. Feci una smorfia.
Perci devi consegnarlo alle autorit e riferire quello che sai.
Inarc le sopracciglia, con lentezza e con intenzione.
Se non lo fai, e lo trovano, potrebbero esserci conseguenze gravissime.
Okay. Allora... se me ne volessi liberare...
Come avvocato mi interruppe, se non hai intenzione di consegnarlo, sarei costretta a riferirlo alle autorit. A patto di sapere che cosa ne hai fatto.
Annuii, a mia volta con lentezza e con intenzione. Il coltello restava un problema mio.
Okay. Ci siamo capite disse Alex. Adesso devi farti una doccia e rinfrescarti. Io invece ho bisogno di altra caffeina, quindi esco a comprare qualcosa per colazione. Ti va bene una brioche?
Dovevo aver fatto un'espressione confusa, perch mi indic l'orologio sulla parete: segnava le sei e mezzo. Era gi mattina. Annuii, approvando l'offerta della brioche.
Alex si vest, aggiunse un paio di scarpe con il solito tacco vertiginoso e usc di corsa, lasciandomi nel silenzio assoluto. Fissavo il coltello sul tavolo, ripensando a quello che mi aveva appena detto. Avrei dovuto consegnarlo, lo sapevo. Ma da quando avevo cominciato a ricevere quelle lettere, quello che avrei dovuto fare e quello che facevo erano due cose molto diverse.
Andare alla polizia era fuori questione, soprattutto perch ormai il coltello era coperto dalle mie impronte e c'era una foto, da qualche parte, in cui lo tenevo in pugno.
Non sapevo quanto da vicino mi tenessero d'occhio. Era solo quando mi trovavo in casa? O attraverso il telefono? Oppure l'assassino - mi rifiutavo di pensare che fosse Jason, prima di avere prove concrete - sapeva dove mi trovavo e cosa facevo in ogni momento? Mi guardai attorno nervosamente, soffermandomi sull'orologio a muro argentato, sulle foto incorniciate sulle mensole, sul lampadario che scendeva fin quasi sul tavolino del salotto. Nascondevano delle telecamere, dei microfoni?
Non potevo mettere ulteriormente in pericolo la mia migliore amica. Era gi un potenziale bersaglio. Nascondere una prova in casa sua ne avrebbe fatto una complice, rovinandole la carriera. Era da escludere.
Ma allora perch si era comportata in modo cos strano, quando mi aveva spiegato che non voleva avere niente a che fare con il coltello? Avrebbe potuto dirmelo chiaro e tondo, senza tante smorfie e senza sottolineare ogni parola. Forse non voleva solo suggerirmi di liberarmi delle prove. Era praticamente scappata subito dopo avermelo detto, e adesso mi sembrava ovvio che non avesse solo voglia di una brioche. Aveva creato un'occasione perfetta: avrei potuto nascondere il coltello in un posto in cui nessuno avrebbe mai pensato di guardare. Non c'era nemmeno bisogno che lei lo sapesse, in modo da non infrangere il codice deontologico. E se mai qualcuno l'avesse trovato, avrei spiegato che l'avevo nascosto io, a sua insaputa, e lei avrebbe confermato.
La ringraziai ad alta voce e corsi in giro per l'appartamento alla ricerca di un nascondiglio appropriato. Dietro i libri sembrava scontato, sotto il letto troppo esposto, in una scatola con l'etichetta ARCHIVIO dentro l'armadio troppo ovvio. Alla fine, in fondo alla dispensa, trovai un grosso contenitore Tupperware con l'etichetta FARINA, che per poco non mi strapp una risata. Alex non era nemmeno capace di riscaldare un piatto pronto. Figuriamoci se si sarebbe messa a impastare.
Avvolsi il coltello e lo strofinaccio nella pellicola e lo buttai nella farina, scuotendo il barattolo finch non fu del tutto sepolto. Rimisi il Tupperware nella dispensa e mi assicurai che tutto fosse come l'avevo trovato.
Quando Alex fu di ritorno con i cappuccini e abbastanza brioche da sfamare tutto il palazzo, mi ero lavata, vestita e avevo mandato un messaggio a Jason per fargli sapere che ero da lei. Diedi la colpa a un problema di cuore, suo naturalmente. Le serviva un supporto morale, ero andata ad assicurarmi che stesse bene. Mi rispose che la crisi della sera prima era talmente grave che aveva lavorato tutta la notte e non era passato da casa.
Per la prima volta da quando eravamo sposati, non avevo idea di cosa gli avrei detto al suo rientro, quella sera. Avevo una giornata intera per pensarci, ma temevo che non sarebbe bastato tutto il tempo del mondo a prepararmi per affrontare un uomo che a quel punto sospettavo di omicidio. Il pensiero di essere sola con lui mi innervosiva, ma non avevo scelta, se volevo scoprire la verit.
Grazie dissi ad Alex, mentre si preparava per andare al lavoro. Non c'erano parole per esprimere tutta la mia gratitudine.
Figurati. Non c' bisogno di ringraziarmi. Sul serio, tu avresti fatto lo stesso per me, lo sappiamo entrambe. Adesso devi tenere d'occhio Jason. Ma non cercare di tendergli tranelli, ti tradiresti. Prendi nota di quando esce e quando rientra - scrivitelo da qualche parte - e di notte fai finta di dormire per vedere cosa fa. Insomma, controllalo, e fammi sapere se succede qualcosa. So che posso sbagliarmi e ovviamente lo spero. Ma se non mi sbaglio... stai attenta, mi raccomando.
Spiare mio marito. Possibile che fossi arrivata a quel punto? Annuii, sapendo di non avere altra possibilit.
Brava mi disse Alex. Probabilmente pensava di essere incoraggiante, ma ebbi l'impressione di essere trattata come una bambina.
Alzai gli occhi al cielo e lei mi sorrise. C'eravamo dentro fino al collo, e ce ne rendevamo benissimo conto. Ma sapere che lei mi copriva le spalle era la sensazione pi simile alla felicit che avessi provato da quando Calum era morto. E poi aveva ragione, almeno su una cosa: a parti invertite, avrei fatto tutto il possibile per assicurarmi che non corresse rischi e non avrei mai lasciato che la condannassero per un reato che non aveva commesso. O almeno avrei lottato con le unghie e con i denti per impedirlo.
Devo andare al lavoro disse. Ma tu puoi restare qui tutto il tempo che vuoi. Dormi un po'. Hai una faccia che fa spavento.

32.

Divent un'ossessione.
Dovevo scoprire cosa stava combinando Jason. Dovevo scoprire se era davvero stato lui, come pensava Alex, o se era innocente e io potevo essere assolta per averlo anche solo sospettato.
Aprii il taccuino che tenevo nascosto in una tasca della borsa e aggiunsi una riga alle poche che avevo scritto fino a quel momento. L'intero diario si riduceva a questo:
Mercoled, 20,04 Jason torna dal lavoro.
23,17 Jason dorme.
Gioved, 7,13 Jason uscito.
9,33 confrontato grafia delle lettere con quella di Jason. Nessuna corrispondenza.
10,19 cercato di accedere al suo iPad. Non riesco a indovinare la password.
10,59 rovistato dappertutto, dal cassetto della biancheria alla caldaia. Niente di sospetto.
11,03 vado dove lavora per vedere cosa fa in pausa pranzo.
Rabbrividii rileggendo quelle righe. Non ero riuscita nemmeno a entrare nell'iPad di mio marito. Mi sentivo ridicola ad aver pensato di poter risolvere quella situazione. Eppure avevo frugato tra le sue cose e tenevo traccia di ogni particolare della sua giornata, nella disperata speranza di trovare un indizio.
Avevo ignorato le tre telefonate dell'ispettrice Clayton - avevo salvato il suo numero nella rubrica per evitare sorprese - ma sentivo che era solo questione di tempo prima che avesse abbastanza prove per dimostrare che ero pi coinvolta nelle sue indagini di quanto volessi farle credere. A quel punto non avrei pi potuto evitarla.
Spinta solo dalla consapevolezza che l'alternativa era starmene tutto il giorno con le mani in mano domandandomi se la polizia si sarebbe presentata alla mia porta, mi preparai, misi in borsa la macchina fotografica e mi avviai verso la stazione.
Mentre camminavo, cambiai le impostazioni del telefono disabilitando la geolocalizzazione e poi lo spensi, per sicurezza. Non potevo liberarmene del tutto, ma dovevo essere prudente e, da quando Alex aveva ipotizzato che potesse essere sotto controllo, non riuscivo a scacciare l'inquietante pensiero che avesse ragione. Non avevo idea di come facessero a tenermi d'occhio, ma qualcuno sapeva cosa facevo. Non volevo facilitargli il compito.
Riaccesi il telefono quando uscii dalla metropolitana, e trovai due messaggi di Alex, brevi ma dolci:
Contattato il mio amico poliziotto. Ti faccio sapere appena lo vedo.
Stai attenta. Tienimi aggiornata. Bacio
Misi il telefono in modalit aereo e mi diressi verso i gruppi di impiegati vestiti in modo pressoch identico che stavano uscendo per un caff prima di pranzo. Mi fermai davanti all'ufficio di Jason. L'edificio alto, di vetro, non aveva nulla che lo contraddistinguesse, solo spigoli affilati e linee di precisione chirurgica. Non capivo come si facesse a lavorare nell'unica zona di Londra che non aveva un'anima, ma Jason insisteva a dire che a lui piaceva.
Un profumo di forno mi condusse a un piccolo caff non ancora pieno zeppo, dove mi appollaiai su uno sgabello davanti alla vetrina. Stringendo la mano intorno al caff macchiato bollente, presi di tasca il telefono, mi collegai al wi-fi e mandai un messaggio ad Alex per farle sapere che stavo pedinando Jason. Lei mi diede l'utilissimo consiglio di stare attenta e, a quel punto, non mi rimase altro da fare che attendere.
Restai a fissare lo schermo, esitando un attimo prima di aprire una nuova finestra di ricerca in incognito. Il senso di colpa per aver pedinato mio marito mi divorava, come il caff nello stomaco vuoto. Non volevo accettare che Jason fosse l'unico possibile sospetto. Non prima di aver trovato una prova definitiva del suo coinvolgimento, o almeno non prima di aver appurato che non poteva essere stato nessun altro.
Cliccai sullo schermo e ci volle solo una frazione di secondo per far comparire i risultati della ricerca Mark Dunbar sospetto. I primi erano articoli in cui compariva la parola sospetto e, casualmente, anche il nome dell'assistente di Calum. Ma non erano mai nella stessa frase. Continuai a scorrere verso il basso e alla fine trovai quello che cercavo. Un thread intitolato Chi ha ucciso Calum Bradley?, in un subreddit su crimini realmente commessi. I post erano per lo pi battibecchi tra utenti, che cercavano di sminuirsi a vicenda, ma alcuni sembravano pi significativi. Una certa daily_doily93 scriveva:
Sono la prima ad ammettere che la mia teoria  lacunosa. Ma sono convinta che Mark Dunbar sia sospetto e che si debba indagare di pi su di lui. Anzitutto, voglio chiarire che si tratta solo di una teoria, non supportata da alcuna prova. Ma se Calum avesse beccato Mark a sottrarre denaro dalle casse della sua azienda? Pensateci: ha accesso a tutte le informazioni e a tutti i sistemi necessari, tutti si fidano di lui, non dev'essere stato difficile. Ma poi Calum lo scopre, gli chiede di incontrarlo fuori per discuterne (perch Mark gli piace, non vuole che sia una cosa ufficiale). Litigano. Mark si fa prendere dal panico perch teme di finire in galera, cos uccide Calum e poi chiama uno dei suoi amici della sicurezza e gli fa mettere fuori uso la telecamera. Ho lavorato con addetti alla sicurezza come quelli delle Bradley Enterprises e so che hanno accesso a un sacco di sistemi, molto pi dei normali sorveglianti. Telecamere dei semafori, circuiti chiusi, contatti diretti con l'MI5... si pu fare da remoto, e proprio per questo risulta che hanno tutti un alibi. La mia teoria  che la donna col cappello sia una passante innocente, che si  trovata per caso davanti alla telecamera sbagliata nel momento sbagliato. Per arrivare alla verit, la polizia dovrebbe solo controllare il conto corrente di Mark. Sono sicura di sapere che cosa ci troverebbe...
Mi venne da sorridere. Era una teoria che faceva acqua da tutte le parti, soprattutto perch io sapevo che Calum, quella sera, non doveva incontrarsi con Mark e che la donna misteriosa non era solo una passante. Ma rimuginando sulle accuse di daily_doily93 mi domandai se non ci fosse un fondo di verit. Possibile che Mark sottraesse denaro alle casse delle Bradley Enterprises? Di sicuro l'opportunit ce l'aveva. Era pi addentro agli affari di Calum di chiunque altro in azienda. Conosceva tutte le password del suo capo, i suoi punti deboli. Ed era amico delle sue guardie del corpo. Mi domandai anche se Vincent avrebbe saputo dirmi se davvero quel tipo di telecamere era disattivabile da remoto. Magari l'avrei convinto a raccontarmi di pi sui rapporti tra Mark e Calum. Se Mark odiava il suo capo - sapevo che non c'erano prove, ma era possibile - e se lui l'aveva beccato a rubare, non era tanto improbabile immaginare che potesse averlo ucciso. Quello che non aveva senso erano le lettere anonime, lo stalking. Magari aveva raccolto informazioni su Calum per ricattarlo e farlo tacere, se l'avesse scoperto. Ma poi si era reso conto che Calum sapeva e che non c'era altro modo di zittirlo. Magari pensava che Calum mi avesse confidato tutto, quindi adesso stava cercando di far tacere me.
Pi ci pensavo e pi mi sembrava plausibile. Avrei proprio voluto avere accesso al suo conto corrente, ma non sapevo da dove cominciare. Non potevo introdurmi di nuovo in casa sua, era troppo rischioso. Se si fosse accorto che qualcosa era fuori posto, avrebbe preso precauzioni.
Scrissi un'email a Vincent per scusarmi se l'ultima volta che ci eravamo visti ero scappata di corsa dal ristorante. Gli chiesi se gli andava di trovarci a bere qualcosa e fare due chiacchiere. Incrociai le dita e aspettai.
All'ora di pranzo avevo gi bevuto tre caff e mi tremavano le mani. Non avere altra compagnia che quella dei miei pensieri era tremendo. Cambiavano da un secondo all'altro, oscillando tra il disprezzo per mio marito, quando mi convincevo che fosse lui l'assassino, e la certezza della sua innocenza, quando mi dicevo che il colpevole doveva essere Mark.
Stavo guardando nel vuoto, quando all'improvviso notai la giacca blu scuro di Jason in mezzo a un turbine di blu, nero e grigio. Fui sorpresa di riconoscerlo in una folla del genere, e anche senza prestare particolare attenzione. Era la sua camminata. A tradirlo era la leggera inclinazione verso destra, che gli era rimasta dopo un infortunio sul campo di calcio. Insieme al portamento sicuro.
Mi alzai, muovendo le gambe nella speranza che recuperassero in fretta la sensibilit, e mi tuffai all'inseguimento di mio marito in quel mare di bancari e assicuratori affamati. Per fortuna mi ero ricordata di vestirmi in modo poco appariscente, altrimenti avrei dato nell'occhio. In camicia bianca, jeans neri e decollet quasi mi mimetizzavo.
Seguii Jason passando davanti a diversi ristoranti, attraversando la folla e dirigendomi al Tamigi, dove c'era meno gente e solo un locale qua e l. Se fossimo stati in qualsiasi altra zona di Londra, ci sarebbe stata una marea di gente che prendeva il sole durante la pausa pranzo, ma l, nel quartiere finanziario, erano tutti troppo impegnati a cercare di non perdere posizioni nella classifica aziendale per pensare a frivolezze come la tintarella. E comunque, alla peggio, potevano permettersi una lampada nel weekend.
Jason proseguiva sul lungofiume controllando il telefono ogni due secondi. Dopo qualche centinaio di metri si ferm e io mi appiattii contro un tabellone luminoso per non farmi vedere. Da dietro lo schermo accecante riuscivo a vederlo per un pelo: si guardava intorno nervosamente e continuava a tenere d'occhio il cellulare.
Era una scena troppo sospetta per non documentarla. Presi la macchina fotografica dalla borsa e scattai. Magari Alex avrebbe avuto una teoria su quello strano comportamento.
Pi avanti lungo il fiume, un altro uomo attir la mia attenzione. Camminava con passo deciso. All'improvviso Jason si ingobb e si mise a digitare sul telefono, cercando di non dare nell'occhio ma ottenendo l'effetto opposto.
Lo sconosciuto si ferm di colpo davanti a mio marito per allacciarsi una scarpa. Jason sembrava interdetto, ma poi mi accorsi che muoveva le labbra. Si stavano parlando.
Feci pi foto possibili, cercando di inquadrare al meglio l'estraneo senza farmi notare. La conversazione non dur pi di qualche secondo, poi l'uomo si alz fornendomi una visuale perfetta sul suo viso. Misi a fuoco e scattai qualche altra volta prima che si voltasse con noncuranza e scomparisse nella direzione da cui era venuto.
Ero cos assorta a guardare il monitor della macchina fotografica per accertarmi di averlo inquadrato bene, che per poco non mi accorsi che Jason si stava chinando. Mi irrigidii quando vidi cosa stava raccogliendo: una busta bianca.
La tenne con entrambe le mani, la rigir e la apr.
Restai immobile, tranne l'indice, che scattava forsennatamente, sperando di vedere, anche da quella distanza, qual era il contenuto della busta. Jason esit un istante con la mano sospesa sopra lo strappo che aveva appena prodotto, poi infil la busta nella tasca della giacca, come se all'improvviso si fosse ricordato di un motivo urgente per non guardare all'interno.
Dovevo andarmene prima che mi notasse. Tornai rapida sui miei passi, restando pi vicino possibile al parapetto del lungofiume. Cercai di darmi un'aria decisa, come se fossi solo una delle tante lavoratrici di Canary Wharf che tornava in ufficio stressata, in ritardo per una riunione. Finsi anche di zoppicare leggermente, sperando che Jason non mi riconoscesse dall'andatura, come avevo fatto io con lui.
Riuscii a mescolarmi alla folla della pausa pranzo e a sgusciare dentro un locale per mettermi al riparo mentre Jason rientrava in ufficio. Stavo ordinando una zuppa, quando una voce alle mie spalle mi fece squagliare.
Bethany?
Mi voltai e vidi mio marito in fila poco pi indietro; mi guardava come se si fosse trovato davanti una ex fidanzata al suo matrimonio.
Ehi, Jason, stavo giusto per chiamarti per sapere se volevi raggiungermi mentii.
Ma... che cosa ci fai qui? mi domand, senza preoccuparsi di nascondere lo stupore.
Sto cercando una location per un nuovo cliente che ha trovato Fran.  un servizio aziendale, vogliono un contesto professionale. Gi lungo il fiume, pensavo, con i grattacieli sullo sfondo.
Ignorando i sospiri di chi era dietro di me, presi la zuppa dalle mani impazienti del ragazzo con il grembiule e tornai in fila per stare insieme a Jason, continuando a blaterare nervosamente sull'immaginario servizio fotografico per cui mi trovavo l.
Quando ebbe preso il suo panino gli chiesi se volesse venire con me sul fiume, mentre scattavo qualche foto. Notai che impallidiva.
Stai bene? gli chiesi, recitando la parte della moglie preoccupata.
 che... mi sono ricordato che ho una riunione, sono in ritardo disse, arrossendo. Ma era superfluo: era gi evidente che stava mentendo. Scusami, ma non posso restare. Ci vediamo dopo? Usc di corsa, senza darmi modo di rispondergli. Guardai la sua schiena rimpicciolirsi e riflettei sulla mia prossima mossa.
Volevo sapere a tutti i costi cosa c'era dentro quella busta e chi era l'uomo misterioso. Era ovvio che non volevano essere visti insieme, il che spiegava la scena da pessimo film di spie, ma senza conoscere il contenuto della busta non era possibile farsi un'idea del perch. Poteva essere un'altra lettera anonima che Jason avrebbe depositato a casa nostra per gettarmi nel terrore, oppure un alibi per lui, per la sera del delitto. Forse altre foto incriminanti, scattate dallo stalker che aveva fotografato la mia lite con Calum.
Mi ricordai che, con ogni probabilit, mi stavano addosso anche in quel momento, quindi se volevo avere una chance che Jason mi credesse avrei dovuto scendere al fiume a fotografare la location che mi ero inventata. Magari lui gi sapeva che avevo visto il suo scambio equivoco, ma valeva la pena di salvare le apparenze, casomai non fosse cos.
Uscendo dal locale, mi resi conto che cominciavo a credere alle accuse di Alex. Non avrei voluto, ma Jason non si comportava come al solito. Aveva degli atteggiamenti sospetti. Non potevo pi fingere che la teoria di Alex non avesse fondamento.
Mentre rimettevo in borsa la macchina fotografica dopo aver scattato una cinquantina di foto che avrei cancellato durante il viaggio verso casa, notai una cabina telefonica e frugai alla ricerca di spiccioli sul fondo della borsa. Trovai il numero di Alex nella rubrica del cellulare e lo composi.
Alex Taylor.
Sono io, chiamo da un telefono pubblico.
Buona idea. Come va il pedinamento?
Possiamo vederci? Se con lei c'era qualcuno, non volevo che mi sentisse raccontare cosa avevo visto.
Certo, vieni da me dopo il lavoro. Oggi esco presto, sar a casa verso le sei.
Appena mi apr la porta, Alex mi ordin di cambiarmi e di infilare il telefono sotto una montagna di coperte.
Raccontami cos' successo.
Cominciai a spiegarle e non appena le dissi che avevo delle foto prese il computer portatile. Le guardammo insieme, soffermandoci sulle poche in cui si vedeva il viso stretto e spigoloso dell'uomo misterioso. Ritagliai lo sfondo per esaminarlo meglio.
Lo riconosci? mi chiese Alex.
Mai visto prima.
Vai avanti, al momento in cui Jason raccoglie la busta. Ne hai una dove si vede bene?
Penso di s. S! Eccola.
Ingrandii la busta bianca per controllare se si vedeva qualche dettaglio in pi. Niente.
Ci guardammo. Nessuna delle due aveva idea di cosa fare.
Ah! strillai, ricordandomi dell'e-mail che avevo letto mentre andavo a casa di Alex.
Cosa c'?
Sabato sera esco con Vincent dissi. Cercher di capire meglio com'erano i rapporti tra Mark e Calum. E anche di scoprire se tra gli addetti alla sicurezza qualcuno aveva un rapporto molto stretto con Mark, tanto da risultare sospetto.
Chi sarebbe Vincent?
Una delle guardie del corpo dissi, poi la aggiornai sulla teoria che avevo trovato online.
Tutte congetture borbott lei, strizzando gli occhi.
Tanto quanto le accuse a Jason.
Vero ammise. E scoprire qualcosa in pi su Mark non far male. Per stai molto attenta a quello che dici al tipo della sicurezza, e a come lo dici. Non  una buona idea rivelare che stai facendo delle indagini per conto tuo.
Ti prometto che sar prudente. E tu hai qualche novit?
S e no. Ho visto il mio amico poliziotto. Ovviamente ho dovuto prenderla alla larga, quindi non ho potuto fargli troppe domande dirette, ma pare proprio che non sappiano neanche da che parte cominciare. Mi ha parlato di una persona sospettata - ti ha definito 'un collega di Bradley di cui non si pu fare il nome' - ma non hanno abbastanza prove per incriminare nessuno e non possono dimostrare che la donna del filmato sei tu. L'arma con cui  stato ucciso  un comune coltello, sulla scena del delitto non c'erano impronte digitali n tracce di DNA e non hanno trovato nessun testimone. Sono convinti che per disattivare le telecamere a circuito chiuso della zona sia stato usato un distorsore di segnale, ma non hanno in mano niente di preciso. Ho l'impressione che si stiano facendo prendere dal panico, con tutta questa pubblicit. Ma almeno per te  una buona notizia.
Pu darsi, ma sarebbe stato meglio se avessero trovato il colpevole. Com' possibile commettere un omicidio senza lasciare tracce?
L'assassino sapeva come muoversi.
Ormai ero decisa ad andare a fondo del mistero in cui mi ero trovata invischiata. La razionalit era stata scalzata da un bruciante desiderio di vincere. Di sfuggire alla trappola dell'assassino. Dopo tutto, se avessi seguito la logica, avrei dovuto aver paura di Jason. Se c'era anche la minima possibilit che fosse stato lui a uccidere Calum cos brutalmente, quali orrori avrebbe riservato a me? Ma in me non c'era pi spazio per la paura.
Per la rabbia, s. Ma l'uomo che avevo visto piangere perch la sua squadra del cuore aveva perso non era uno di cui aver paura. E poi, se avesse voluto farmi del male - male fisico, intendo - avrebbe avuto innumerevoli occasioni, gi quando i sospetti non mi avevano nemmeno sfiorato. Sembrava che, piuttosto, si divertisse a giocare con me. Il nostro gioco, l'aveva definito nella sua ultima lettera. Sentivo l'ira ribollire come lava nelle profondit del mio corpo e inspirai aria fresca per raffreddarla.
 che non so per quanto ancora riuscir ad andare avanti cos confessai.
Oh, Bethany! Lo so che  difficile disse Alex, avvicinandosi per abbracciarmi. Te la stai cavando benissimo, devi solo tenere duro. Presto sar tutto finito.
Annuii, e desiderai con tutta me stessa di poterle credere.
Ma una vocina insistente nella mia testa mi ricordava una cosa che da giorni stavo cercando di evitare. Non so come facessi a saperlo. Ma avevo la sensazione soverchiante che quel calvario fosse appena cominciato.

33.

La polizia era venuta a cercarmi.
Nel tempo che c'era voluto per uscire di casa, comprare il pane e tornare indietro a piedi, erano arrivati.
Per prima notai la macchina, coi lampeggianti blu e rossi, parcheggiata in strada davanti a casa mia. Mi fermai di colpo, valutando se voltarmi e scappare o andare a scoprire che cosa volevano. Magari avevano trovato le prove di cui avevano bisogno per arrestarmi.
Attraversai la strada e mi avvicinai di soppiatto finch riuscii a vedere l'interno dell'auto. Era vuota. Quindi si poteva escludere la sorveglianza. Avanzai con la lentezza di una lumaca, i muscoli tesi e pronti a scattare, fino alla fermata dell'autobus di fronte a casa mia, dove mi nascosi.
Da l li vedevo benissimo due agenti in divisa davanti al mio ingresso. Uno sbirciava dalla finestra, mentre il pi alto bussava alla porta, per poi restare in attesa con le mani sui fianchi. Dopo qualche secondo scroll le spalle, scoraggiato, e si volt. Mi accucciai dietro la pensilina, pregando che non notasse i miei piedi.
Le loro voci, flebili come un bisbiglio quando si trovavano davanti alla porta, divennero pi chiare man mano che percorrevano il vialetto.
Riproviamo oggi pomeriggio. Prima o poi, dovr tornare.
Le portiere della macchina si chiusero, il motore si accese e il suo rumore and a confondersi con il ronzio del traffico. Solo allora concessi ai muscoli di rilassarsi. Non avevano ancora trovato nulla.
Ma il cerchio si stringeva, e ormai avevo le ore contate.

34.

Appena rientrai in casa, chiusi tutte le tende. Se la polizia fosse tornata - senza un mandato, intendo - dovevo fingere di non esserci. Prima che avessi il tempo di pensare alla mossa successiva, il telefono lampeggi e sullo schermo comparve il nome di Alex. Me la presi con me stessa per aver dimenticato di spegnerlo, ma non potevo non rispondere.
Bethany, ho ricevuto una lettera.
Aveva la voce alterata, annacquata.
Cos'hai ricevuto?
Avevo sentito benissimo, ma era troppo inatteso, troppo oltre qualsiasi tragico scenario mi fossi immaginata. Non poteva essere vero.
Una lettera, una lettera anonima. Da... insomma, la scrittura  la stessa delle tue.
La paura mi colp ai reni, un pugno del tutto inatteso, un urto che si propag a ondate nella mia carne. Ecco dove era diretta la busta.
Dove?
Sul letto.
Il killer era arrivato anche a lei. Era colpa mia, ero stata io a portarcelo, dritto alla sua porta. Conoscevo benissimo il senso di profanazione che Alex percepiva in quel momento. Era lo stesso che provavo anch'io e non c'era nulla da fare.
Puoi venire?
Arrivo.
Lasciai perdere i mezzi pubblici. Il taxi mi port davanti alla porta di Alex, di un violetto che da anni giurava di ridipingere, e lei la spalanc subito, pallida e arrabbiata.
Dentro mi ordin.
Ubbidii.
Spogliati.
Mi diede un accappatoio soffice, con le etichette ancora attaccate al collo. Lei ne indossava uno identico. Esitai un istante, poi mi spogliai e le consegnai i vestiti.
Alex li appallottol e li butt in lavatrice, gir le manopole con furia, per avviare il programma.
Telefono.
La guardai seppellire il mio telefono spento in un contenitore di plastica pieno di riso, appoggiato accanto a una vecchia radio. La accese e fummo investite da un orrido punk rock anni Novanta.
Bagno. La seguii nel bagno piastrellato di bianco e nero che sembrava uscito da una rivista di arredamento. Alex sbatt la porta e, con la stessa forza, apr il rubinetto della doccia. Presto la stanza si riemp di vapore bollente.
Mi domandai quanti film di spionaggio avesse visto negli ultimi tempi e se quegli espedienti fossero davvero efficaci, ma non volevo esasperarla insinuando che stava esagerando. Sembrava gi abbastanza instabile e, anche se l'avevo vista in condizioni a dir poco malsane, quella in particolare era una novit.
Non potevo darle torto.
Stamattina avevo dimenticato l'alimentatore del computer, perci ho fatto un salto a casa tra una riunione e l'altra per recuperarlo cominci, voltandosi a guardarmi negli occhi. E ho trovato questa sul mio cuscino. Sul cuscino, capito?
Tir fuori un foglio dalla tasca dell'accappatoio.
'Vuoi giocare anche tu?' lesse, salendo di volume a ogni sillaba. Avrei voluto dirle di non alzare la voce, ricordarle tutte le precauzioni che aveva preso per non farsi sentire, ma non osai interromperla.
'Non sei stata invitata, ma se proprio insisti, sappi che c' una regola da rispettare: non chiamare la polizia. E anche un'altra: non dare la colpa a me se poi ti risvegli con il mal di testa.'
La fissai, in silenzio, mentre le parole mi penetravano nella pelle.
Non sai quanto mi dispiace, Alex le dissi. Non volevo coinvolgerti in questa storia, credimi.
Il mio odio per Jason, se davvero era lui l'assassino, si accese e divamp. A me poteva fare del male. Era comunque una cosa orribile, ovviamente, ma lo accettavo. Eravamo sposati. Era quasi una regola non detta che si potesse far soffrire emotivamente il proprio coniuge. Ma Alex non c'entrava.
Non  finita sbott. Non c'era solo la lettera. Ha lasciato anche questa.
Mi mise in mano una cosa. Una foto. Il viso di Alex chino su una riga di polvere bianca in un bagno squallido, il dito premuto su una narice. La fissai per un paio di secondi, poi tornai a guardare la mia amica.
 stato un mese fa, Bethany. Un mese!
Ma...
Restammo a guardarci, senza trovare risposte. Mi domandai se l'espressione del mio viso riflettesse quella di Alex: occhi spalancati, pallore, labbra socchiuse da parole non pronunciate. Cosa stava succedendo? L'assassino di Calum aveva stalkerato anche Alex per tutto quel tempo? Quindi tutto quell'incubo, fin dall'inizio, aveva a che fare con me, non con Calum?
Come ha fatto a procurarsi questa foto, si pu sapere? Alex aveva ritrovato la voce. E cos'altro sa di me? Se questa finisce nelle mani sbagliate...
La guardai. La mia migliore amica; sempre forte, affidabile, una che non si scomponeva mai. E invece adesso aveva rivoli di mascara sulle guance e un'espressione di puro panico dipinta sul volto.
Bethany, nessuno deve vedere questa foto. Altrimenti la mia carriera  finita. Io sono finita.
Sapevo quanto tenesse al suo lavoro. Era molto brava, anzi la migliore. Lo provavano i tanti riconoscimenti che aveva collezionato e anche i clienti, che la pagavano una fortuna per non doverci rimettere met del loro patrimonio. L'assassino sapeva che minacciare la sua posizione professionale sarebbe stata la tattica pi efficace per convincerla a dargli retta. Quel bastardo.
Non c'erano parole per rimediare, perci mi avvicinai e la abbracciai nel bagno saturo di vapore, soffocando i suoi singhiozzi sulla mia spalla. Solo quando cominciai a pensare che tutto quel vapore ci avrebbe soffocate, ci spostammo in salotto.
Le misi in mano un bicchier d'acqua.
Ma cosa significa 'non dare la colpa a me se poi ti risvegli con il mal di testa'?
Pensa che sia una specie di gioco le risposi. Si diverte a prenderci per il culo.
Alex aveva il respiro affannato. La guardai sorseggiare l'acqua, cercare di fermare il tremito delle mani, e provai un dolore fisico per il rimorso di essermi rivolta a lei, di averle raccontato i miei segreti, di averla esposta.
Scusa se sono crollata mi disse alla fine, la voce quasi sopraffatta da un fastidioso assolo di chitarra che, si sperava, avrebbe impedito a chiunque di sentirci.
 stato lo shock del momento, ma  gi passato. Adesso voglio solo prendere questo figlio di puttana. Posso chiamarlo cos, vero? So che  tuo marito, ma...
Senti, non sappiamo ancora per certo che sia lui.
Ero un'ipocrita. Solo qualche istante prima avevo odiato Jason per quello che aveva fatto ad Alex. Ma non appena era lei a puntare il dito, darle ragione mi sembrava un tradimento.
Di nuovo? Si alz in piedi, inquieta.
Ma perch vuoi a tutti i costi che sia lui?
E perch tu non vuoi guardare i fatti? Me li elenc tenendo il conto con le dita, uno per uno.
Primo: era l'unico che poteva sapere che tu eri stata qui. Secondo: la busta. Terzo: entrare in casa tua senza chiave. Quarto:  scappato poco prima che in casa tua comparisse il coltello. C' bisogno di continuare?
Alzai le mani, mi arresi.
Non voglio litigare con te. Penso solo che lo stalking, le conversazioni al cellulare registrate, le telecamere a circuito chiuso... insomma, secondo me Jason non ha le capacit per fare una cosa del genere.
Ma non  un informatico?
Scossi la testa mentre Alex faceva partire il programma di asciugatura della lavatrice e guardai i miei vestiti capitombolare incessantemente nel cestello di metallo.
No, te l'ho gi spiegato.  un analista del rischio in una compagnia di assicurazioni.
Appunto!
Si occupa di punti vendita al dettaglio, non ha niente a che vedere con le assicurazioni sulla vita o cose simili, quindi non saltare subito alle conclusioni.
Comunque, potrebbe avere delle capacit che non sospetti.
Lo so risposi, brusca. Sto solo dicendo che non c' niente di tangibile su Jason, a parte il fatto che ha raccolto una busta bianca. Non  abbastanza. Se  lui,  stato bravissimo a non lasciare tracce.
Davvero? fece Alex, togliendosi di tasca la lettera e inarcando un sopracciglio. E le impronte?
Quali impronte? le chiesi, preoccupata che stesse perdendo il contatto con la realt. Le mie e le tue? Sono le uniche che ci troveranno.
Non sono scema, Bethany. Questa  una copia. Quella vera  al sicuro dentro un sacchetto di plastica, insieme alla busta e alla foto originale, pronta per essere consegnata alla polizia.
La sua espressione era passata dalla pi completa disperazione a una sicurezza che aveva recuperato chiss dove. Restai ammaliata dalla sua forza e mi domandai se potevo concedermi la speranza di trovare una via d'uscita, dopotutto. Sapevo che era improbabile, ma forse l'assassino avrebbe fatto un errore, a un certo punto.
Alex le dissi, distratta da un pensiero improvviso, ha frugato da qualche parte? Hai controllato dappertutto?
Non c'era niente fuori posto. E ho passato in rassegna tutti i possibili nascondigli per assicurarmi che lo stronzo non fosse ancora qui dentro, se  questo che intendi.
Mi bloccai un attimo, nervosa. Possibile che due giorni prima avessi del tutto frainteso il suo insolito comportamento?
No, per...  per il coltello, Alex. L'altro giorno... l'ho nascosto qui.
Alex si volt di scatto.
Cos'hai fatto?
Occazzo.
Pensavo... l'altro giorno, quando mi hai detto che non volevi sapere cosa ne avrei fatto...
Intendevo che dovevi liberartene senza dirmelo. Ma cosa ti  venuto in mente?
Le lessi in faccia il panico che provavo anch'io. Mi ero fatta un'idea sbagliata, sbagliatissima, e ora l'assassino aveva preso di mira anche lei. Era venuto nel suo appartamento per quello?
Allora? strill. Dove sarebbe? L'avr preso? Oddio, Bethany, ti giuro che...
Mi diressi verso la dispensa senza dire una parola. Non riuscivo a guardarla, non avrei sopportato i suoi occhi fulminanti.
Aprii lo sportello, tirai fuori lattine e scatole di varie forme e misure, scaraventandole sulla panca dietro di me, finch toccai il contenitore di plastica sul fondo.
Tolto il coperchio, affondai la mano nella farina, senza preoccuparmi che la mia carne incontrasse la lama. Almeno avrebbe voluto dire che il coltello era ancora l.
Quando le mie dita strinsero il manico sentii un'ondata di sollievo. Lo sollevai trionfante, spargendo polvere bianca su tutto il pavimento della cucina.
L'ho protetto con la pellicola spiegai, appoggiando l'involto dalla forma strana sull'isola.
Entrambe lo guardavamo come se potesse prendere vita e attaccarci.
Mi dispiace tanto le dissi, guardandola finalmente in faccia. Aveva le braccia conserte sul petto e il viso rosa acceso. Avrei voluto sprofondare. Ho sbagliato. Non avrei mai dovuto coinvolgerti e l'altro giorno ho completamente frainteso quello che mi hai detto. Sono una pessima amica. Vado subito a buttarlo.
Vengo con te disse Alex.
Neanche per sogno.  un problema mio. Ci penso io.
Mi sembra ovvio che di te non ci si pu fidare ribatt, e io digrignai i denti. Voglio fare in modo che nessuno sia in grado di ritrovare il coltello.
Sul serio, Alex, ce la posso fare.
Come no. Non ho intenzione di discutere, chiaro? Non sono dell'umore.
Fissavo il coltello. Magari avesse potuto rivelare il suo segreto.
Ma... non voglio discutere, ma non l'ha trovato, qui. Non sembra nemmeno che l'abbia cercato. Cio, va benissimo liberarcene, non dico il contrario. Ma mi chiedo se sia davvero la cosa pi intelligente da fare.
Perch dovremmo tenerlo? Ora che so che qualcuno pu entrare in casa mia, non voglio correre rischi lasciandolo qui. E poi, se ci sono cimici, adesso anche Jason sa che  qui, no? E non ho dubbi che verr a prenderselo.
Non sappiamo per certo se  Jason le ricordai.
E va bene disse, con un gesto esasperato. L'assassino lo sa.
Socchiusi gli occhi in segno di protesta per il suo sarcasmo, ma non ribattei. Era gi abbastanza arrabbiata con me.
Non ci sono proprio altre possibilit? le chiesi. Capisco il tuo punto di vista e sono d'accordo, ma questo coltello  l'unica, e dico l'unica cosa che potrebbe ricondurre al vero assassino di Calum. Magari riuscirebbero a risalire a chi l'ha comprato o a trovare delle impronte o del DNA, o qualcosa che dimostri che non sono stata io. Non credo che eliminare l'unica prova fisica dell'omicidio sia un'idea geniale.
 tutt'altro che geniale conferm Alex. E comunque, se anche sul coltello ci fosse qualcosa che riconduce all'assassino, non  che possiamo portarlo alla polizia e chiedergli di analizzarlo, no?
Esitai, spremendomi le meningi per trovare un'altra soluzione.
Non possiamo semplicemente nasconderlo da un'altra parte? In un posto anonimo, dove sia al sicuro.
E dove?
Tamburellai con le dita sul marmo fresco del ripiano della cucina, pensando e scartando all'istante varie opzioni.
Una cassetta di sicurezza? proposi, ma passai oltre senza dare ad Alex il tempo di rispondermi. No. Troppo scontato. Deposito bagagli? Figuriamoci. Troppo rischioso. Ci sono le telecamere in quei posti, nei film ci sono sempre.
Io e Alex ci guardavamo, sperando che l'altra trovasse una soluzione.
Che ne dici di un luogo pubblico, tipo Hyde Park? Potremmo seppellirlo dissi io, alla fine.
Alex si mordicchi il labbro.
Forse disse, dopo averci riflettuto. Ma  comunque rischioso. Se un cane lo dissotterrasse? E se qualcuno ci vedesse e si insospettisse? Se qualcuno lo trova, aver cercato di liberarcene non deporr a nostro favore.
Allora non c' via d'uscita dissi, esasperata.
Alex chiuse gli occhi e fece un sospiro teatrale.
Sono convinta che dobbiamo liberarcene una volta per tutte disse. So che non  l'ideale, ma se l'assassino sa che ce l'abbiamo, lo user contro di noi. Secondo me  meno rischioso liberarsene che aspettare di vedere se lui riesce a rimetterci le mani sopra o sperare che non dica alla polizia di venire a cercarlo qui.
Mi mordicchiai l'interno della guancia, rimuginando sulle sue parole. Eliminare una prova chiave era una scelta innegabilmente stupida, ma Alex aveva ragione. Almeno avremmo saputo per certo che non poteva essere usata per danneggiarmi ulteriormente. Se l'avessimo tenuta, troppe cose sarebbero rimaste fuori dal nostro controllo.
Allora, dove lo facciamo? chiesi.
Il fiume? sugger Alex, voce alta e occhi sbarrati.
Inclinai la testa per riflettere.
Potrebbe funzionare ammisi. Dubito che verrebbe mai ritrovato.
Infatti.
 comunque rischioso.
S, ma non abbiamo molta scelta, no? Un posto lo dobbiamo trovare.
Annuii.
 la tua ultima occasione per tirarti indietro le dissi. Posso farlo anche da sola, capito? E sono convinta che dovresti rimanere qui, restarne fuori.
Alex si alz.
Prendo le chiavi.

35.

Mi girava la testa.
Alex aveva insistito per andare a piedi, poi prendere l'autobus nella direzione sbagliata, fare un altro pezzo a piedi e poi prendere il treno, tanto per essere sicure che nessuno ci stesse seguendo. Avevamo scelto un punto del Tamigi lontano da casa di entrambe, in modo che, se anche il coltello fosse stato portato a riva dalla corrente, nessuno avrebbe potuto ricollegarlo a noi.
Uscimmo dalla stazione a Barnes e ci guardammo alle spalle, sospettose. Non c'era nessuno. Nessuno da quando eravamo uscite da casa di Alex, eppure entrambe non riuscivamo a liberarci della sensazione di essere seguite.
So che  tutta una questione mentale disse Alex, ma mi sembra che da un momento all'altro qualcuno debba saltarmi addosso da dietro un albero.
Ti capisco borbottai. Facciamola finita e torniamo a casa.
Ormai era buio e ci affrettammo a raggiungere il ponte, volgendo lo sguardo a terra per non essere riprese in pieno volto dalle eventuali telecamere di sicurezza, contando che i jeans scuri e i cappucci ci garantissero l'anonimato. Alla mia destra sentivo il delicato sciacquio del Tamigi. Sperai che non tradisse la mia fiducia, che il mattino successivo non rigurgitasse il mio segreto sulle sue rive fangose.
Ci fermammo in mezzo al ponte, rivolte a est. Mi guardai attorno, ma non vidi nessuno. Tremavo, nonostante l'aria immobile della sera.
Dai, sbrigati dissi, mentre Alex sfilava da sotto il maglione il coltello avvolto nella plastica. Lo tenni sul palmo aperto mentre lei cercava di svolgerlo, attenta a non toccarlo. Apparve un guizzo di nero, poi l'acciaio balugin. Ammiccava, complice. Rabbrividii e tolsi quel che restava dell'involto, tenendo in equilibrio il coltello, nudo, su una mano.
Usando lo strofinaccio in cui era avvolto quando l'avevo portato a casa di Alex, frizionai vigorosamente l'impugnatura.
Sei sicura che le mie impronte si cancelleranno del tutto? le chiesi.
Sicurissima. Cio, non lo so per esperienza,  chiaro. Ma da quello che ho letto online, credo che baster.
Lanciai un'altra occhiata alle spalle di Alex. Alle mie.
Esitai solo per un istante, ma sapevo che non avrei cambiato idea. Con un movimento improvviso, lasciai cadere il coltello oltre il parapetto e aspettai di sentire il tonfo in acqua.
Poi ci fu solo silenzio.
Ci guardammo. Alex mi fece un cenno quasi impercettibile e, senza dire una parola, ci allontanammo dalla scena del nostro crimine.

36.

Avevo appena smesso di tremare, nonostante fosse passata mezz'ora da quando eravamo tornate a casa di Alex. Mi ero fatta la doccia e avevo indossato i vestiti lavati di fresco con cui ero arrivata ore prima.
Il coltello si trovava sul fondo del Tamigi, lo strofinaccio con cui l'avevo pulito dalle mie impronte era a mollo in un secchio di candeggina e la plastica che lo avvolgeva si trovava in un cestino della spazzatura dalle parti di Clapham Junction. E se non era ancora abbastanza, cosa lo sarebbe stato?
 meglio se vado a casa dissi. Mi sentivo confusa e assonnata, desideravo solo coricarmi nel mio letto, anche se lo dividevo con un potenziale assassino.
Ah, il telefono dissi, gi diretta verso la porta. Posso riprendermelo?
Alex salt su dal divano.
Scusa, me n'ero completamente dimenticata disse. Frugando dentro il contenitore del riso, tir fuori il mio telefono e me lo diede, mentre prendeva anche il suo.
Lo accesi sapendo che, se Jason aveva cercato di chiamarmi, avrei dovuto inventarmi una scusa. Nessun messaggio in segreteria, ma c'era una notifica di Facebook.
Aggrottai la fronte, confusa. Perch mai Alex avrebbe dovuto taggarmi in un post?
Alex, cos' questa roba? le chiesi, cliccando sulla notifica per aprirla.
Sullo schermo comparve una mappa, con il fiume che scorreva proprio nel mezzo.
Era indicato il Barnes Bridge. Il punto esatto dove ci trovavamo un'ora prima, quando avevamo buttato nel Tamigi l'arma usata per commettere un omicidio.
Sentii il cuore pulsarmi nelle orecchie.
Sopra la mappa, poco pi di un'ora prima, Alex aveva aggiornato il suo stato.
Birichine
Alex, ma sei matta? sbottai. Era un'accusa.
Prima mi aveva rimproverato perch non mi ero liberata del coltello come avrei dovuto. E ora si metteva a scherzare su una situazione che non era affatto divertente e soprattutto non andava sbandierata in pubblico.
All'improvviso mi infuriai, cominciai a vedere rosso. Mi fidavo di Alex! Raccontandole i miei segreti, avevo messo in gioco la mia vita. Anche la sua, certo, ma non le avrei fatto correre rischi inutili postando tutto su Facebook. Era la mia punizione per aver nascosto il coltello nel suo appartamento? Era per questo che aveva insistito per accompagnarmi? La verit era che voleva farmi arrestare?
Ripensai a quando mi ero rivolta a lei per la prima volta. Mi aveva consigliato di portare tutto quanto alla polizia e fidarmi di loro. Era il suo modo per forzarmi la mano?
Alex alz gli occhi dallo schermo del telefono, cerea.
Non sono stata io sussurr.  ovvio che non sono stata io, Bethany. Come avrei fatto?
Spiegamelo tu.
Non avevo il telefono, era qui, insieme al tuo.
Scossi la testa.
Tu sei l'unica a sapere dove siamo state, Alex.
Evidentemente no. Jason deve...
Smettila con questa ossessione per Jason strillai.  mio marito!
Va bene disse, supplichevole. Scusami, ma non l'ho postato io, Bethany. Pensaci. Se davvero volessi incastrarti - e non  cos - perch avrei dovuto compromettere anche me? Credi che sia cos stupida?
La guardai, cercando di leggere nel suo sguardo.
Ricordati che qualcuno ha modificato il tuo profilo.  evidente che l'assassino ha accesso ai nostri telefoni. Senti, Bethany, non sono stata io, e tu lo sai.
Aveva ragione. Se anche stava cercando di mettere nei guai me, non era cos stupida da attirare i sospetti anche su di s. Odiavo la sensazione di non credere alle persone cui volevo bene, di mettere in dubbio tutto, di analizzare ogni parola. Alex era la mia migliore amica. Era l'unica persona a cui potessi appoggiarmi. Ormai non potevo pi contare nemmeno su mio marito, quindi se non potevo fidarmi di Alex, non mi restava nessuno. Era un rischio che dovevo correre. Dovevo scegliere di crederle. E comunque aveva ragione. Non aveva alcun senso pensare che fosse stata lei a scrivere quel post.
Avrei voluto uscire dalla mia pelle e smettere di essere Bethany, per un po'. Se non era stata Alex a postare quell'aggiornamento, voleva dire che nonostante tutto qualcuno ci aveva pedinato.
Pregai che nessuno avesse ancora visto il post, che si perdesse tra le farneticazioni politiche e i video divertenti. Ma un rapido controllo mi rivel che c'erano diciassette like e due cuori, pi una manciata di commenti.
Buon divertimento, tesoro. Quando ci rivediamo e facciamo ancora i birichini insieme?
Misterioso. Cosa combinavi?
Lol. La solita Alex.
Cancellalo.
Ovvio che lo cancello, ma non  questo il punto, no?
Penso che mi abbiano hackerato anche Twitter dissi, ricordandomi all'improvviso del tweet che avevo scoperto sull'autobus. Era successo solo un paio di settimane prima, ma mi sembravano decenni. Al momento ero certa di non essere stata io a twittare una cosa cos irresponsabile, poi mi ero convinta che dovevo essere stata talmente ubriaca da buttare alle ortiche il buon senso. Ma adesso non ne ero pi tanto sicura.
Oltre a Facebook?
Annuii.
 passato un secolo dissi. Prima che Calum... prima di tutto questo.  stato la mattina dopo che siamo andate in quel bar... L'ho scoperto quando non avevo ancora smaltito del tutto la sbornia e ho dato per scontato di essere stata io. Non aveva senso, ma con tutto quello che  successo dopo me ne sono dimenticata.
Vuoi dire che l'assassino ti aveva presa di mira gi mentre Calum era ancora vivo?
Mi sfugg uno strano gorgoglio strozzato. Pensavo che la lettera anonima arrivata dopo che Jason mi aveva portato in campagna fosse il primo contatto dell'assassino. Ma Alex aveva ragione. Mi stava gi tormentando prima che Calum venisse ucciso, solo che non l'avevo capito.
Ah feci, mettendo insieme la successione temporale dei fatti.
Cosa c'?
Alex, mi  appena venuta in mente una cosa.
Cio?
Calum... ...  morto il giorno in cui ho visto quel tweet.
Ci fissammo, Alex con gli occhi spalancati dallo shock, io alla disperata ricerca di risposte. Il tweet era stato un avvertimento.
Prendo il computer disse Alex. E cancelliamo tutti gli account sui social.
Annuii. Possibile che andasse peggio di cos? Ora avevo la certezza che non era stato un delitto passionale, commesso nella furia del momento. Qualcuno l'aveva pianificato, nei minimi dettagli. Non mi stava minacciando perch pensava che sapessi qualcosa che non dovevo sapere. Era informato del mio appuntamento con Calum a South Kensington e anche del motivo per cui ci dovevamo incontrare.
E mi stava incastrando, un pezzetto alla volta. Non avevo alcuna chance.
Alex dissi, perch non volevo esprimere a voce quel pensiero.
Mmm fece lei, digitando furiosamente sulla tastiera.
Se sa che abbiamo appena buttato nel fiume l'arma del delitto, secondo te ha le prove?
Smise di digitare, le dita sospese sopra le lettere dell'alfabeto. La vidi accusare il colpo, mentre considerava la possibilit che fossimo in guai peggiori di quanto avessimo immaginato.
Non ne ho idea ammise. Ma se le ha, sono sicura che presto lo scopriremo.

37.

Al riparo dietro un albero, osservavo i giocatori e intanto cercavo di decidere come comportarmi.
Jason giocava a calcio a cinque tutti i sabati, perci quando alle 7,32, orario doverosamente annotato sul mio diario dei suoi spostamenti, sempre pi ricco e del tutto inutile, annunci che stava andando a giocare a pallone, l'idea mi colp come una sferzata. Non appena fu uscito, corsi alla porta e contai fino a dieci prima di seguirlo.
Avevo aspettato troppo e quasi rischiai di perderlo, ma intravidi il suo borsone all'ingresso della stazione, mentre giravo l'angolo. Mi misi a correre per stargli dietro, vicina ma non tanto da essere vista.
Lo vidi salire sul secondo treno che pass e mi precipitai sulla carrozza accanto alla sua un attimo prima che le porte si chiudessero. Mi accasciai su un sedile libero con il viso nascosto dalla sciarpa, gli occhi fissi su di lui.
Non sapevo ancora se fosse lui l'assassino, ed ero stanca di ripetermi le stesse cose, ma quale che fosse la risposta, avevo bisogno di conoscerla. Poteva darsi che seguirlo non risolvesse nulla, ma poteva anche accadere l'esatto contrario. E comunque non sarei riuscita a restarmene a casa ad aspettare. Dovevo fare qualcosa prima di uscire con Vincent, quella sera.
Dopo qualche fermata, Jason scese. Aspettai il campanello che annunciava la chiusura delle porte e mi precipitai sulla banchina, alle sue calcagna.
Incrociando le dita e sperando che non si rivelasse tutta una perdita di tempo, uscii dai tornelli, nella frescura del mattino. Ma mi fermai di colpo dietro una colonna. Jason stava parlando con qualcuno. Intravidi dei capelli scuri, gambe muscolose, un tatuaggio dell'Arsenal sul bicipite sinistro. Steve.
Sospirai, scoraggiata, e annotai sul mio taccuino:
7,58 Jason incontra Steve alla stazione di Battersea Park.
Non c'era ancora la certezza che sarebbero andati al campetto, nonostante Steve avesse un pallone bianco e nero, e tutti e due indossassero i calzettoni. Si avviarono e io contai qualche respiro prima di seguirli sotto il ponte pedonale e poi dritto per la strada che portava al parco.
Sentendomi sempre pi sciocca man mano che ci avvicinavamo al cancello dell'ampia area verde lungo il fiume, valutai se non fosse il caso di girare sui tacchi e tornarmene a casa, a nascondermi sotto il piumone coperta di vergogna. Ma c'era ancora una possibilit - minuscola, dovevo ammetterlo - che seguire mio marito mi avrebbe portato a un indizio. E cos lo pedinai finch, dietro un albero, guardandolo passare la palla a Steve e ridere con gli altri giocatori, fui costretta ad ammettere che mio marito era davvero l solo per giocare a calcetto.
8,34 Jason comincia la partita di calcetto con Steve e gli altri.
Dato che avevo fatto tutta quella strada, ormai, tanto valeva andare fino in fondo. Decisi di aspettare, di seguirlo di nuovo fino a casa per scoprire se avesse fatto deviazioni.
Mi misi a passeggiare sul vialetto, evitando i corridori e le mamme con le carrozzine, alla ricerca di una panchina da cui potessi cogliere i rumori della partita senza essere vista.
Mentre camminavo, mi ricordai che non avevo ancora sentito Alex nonostante avesse promesso di chiamarmi appena sveglia. Accesi il telefono e feci il suo numero, ma dopo un paio di squilli part la segreteria.
Chiamami. Aspetto notizie.
Trovata una panchina, mi guardai intorno per assicurarmi di non essere osservata, ma l'unica persona in vista era una donna che correva, avvolta in strati impermeabili e intenta a controllare l'orologio. Mi sedetti e presi le lettere dalla borsa per rileggerle una per una alla ricerca di indizi negli anelli e nelle curve della grafia. Lessi lentamente le parole, finch cominciarono a sembrarmi geroglifici sulla spessa carta color crema. Era una scelta anomala. Sulla base di quello che avevo imparato dalla tv, mi sarei aspettata che le lettere minatorie fossero composte con caratteri ritagliati da riviste e giornali, incollati su semplici fogli bianchi. Di spessore e dimensioni normali.
Quei biglietti mi sembravano pi adatti a un ringraziamento dopo un invito a una cena elegante o a un'appassionata dichiarazione d'amore. Sapevo per certo che Jason non aveva carta di quel tipo. Almeno non a casa. Di solito scriveva con la prima penna che pescava nel secondo cassetto della cucina, sul retro di uno scontrino o di una busta qualsiasi. La sua grafia era metodica, regolarissima e leggibilissima. Ma, d'altro canto, non doveva essere troppo difficile fingere di avere una brutta scrittura. Avevo cercato cancelleria di lusso anche in casa di Mark, ma non avevo trovato nulla di nemmeno vagamente simile.
Rimisi le lettere in borsa. Guardare quelle prove aveva solo generato altre domande, e nessuna risposta.
Risposta. Alex non mi aveva ancora richiamato. A meno che non fosse successo qualcosa, doveva essersi svegliata da un pezzo. Riprovai a chiamarla, ma dopo un solo squillo part la segreteria. Riagganciai. Uno squillo. Non voleva rispondermi? Forse aveva ricevuto un'altra lettera, un'altra minaccia. Quella che aveva gi ricevuto era abbastanza personale, ma considerato che il mittente aveva piazzato l'arma di un omicidio nel mio salotto, sapevo benissimo che poteva succedere di peggio.
Quando vidi comparire sullo schermo una notifica, mi manc il fiato.
Per riuscire a leggere le minuscole parole appena comparse, avrei dovuto imporre alle mie mani di smettere di tremare.
Ma anche una mano ferma non avrebbe cambiato la sostanza del titolo. Erano le ultime notizie della BBC.
C'era una foto che mi ritraeva con il coltello in mano, sotto il titolo: Ricercata per l'omicidio Bradley la fotografa Bethany Reston.

38.

Barcollai.
Cliccai sul titolo, con un senso di nausea.
Era successo davvero. La conclusione che temevo non era pi confinata nei miei incubi paranoici. Era diventata realt.
Il panico si annidava ai lati del mio campo visivo. Mi diedi un forte pizzicotto sul braccio, per ritrovare la concentrazione.
China sull'articolo, appresi che un informatore anonimo - e per me non era difficile immaginare di chi si trattasse - aveva inviato la foto contemporaneamente alla polizia e ai media e che ero al centro di una massiccia caccia all'uomo in tutta la capitale.
All'idea di centinaia di poliziotti appostati in tutto il parco, pronti a saltarmi addosso, provai un moto di sconforto.
Era la fine. Mi avrebbero trovato - era solo questione di tempo - e poi il mondo intero avrebbe pensato che ero un'assassina. Non avevo prove che portassero a qualcun altro. Nemmeno a Jason. Mi avevano incastrato alla perfezione e, una volta in arresto, non avrei pi potuto fare nulla per scoprire la verit.
Mi chinai e vomitai con conati cos violenti da perdere l'equilibrio, finch non cominciarono a farmi male le costole.
Mi pulii la bocca e richiamai Alex.
Bethany mi disse, con una voce severa e inespressiva.
Mi stavi evitando. Non era una domanda.
S. Non potevo parlare, troppe orecchie in ascolto. Hai visto le notizie?
Adesso.
Bethany, mi dispiace tanto.
Bisbigliai una domanda.
Cosa devo fare?
Non lo so, ma al notiziario hanno detto che la polizia non ha ancora un movente. Mi sembra una buona cosa. Ma ascoltami, andranno a casa tua, probabilmente nel tuo ufficio. Interrogheranno Jason e Fran. E anche me, penso. Cerca di non attirare l'attenzione, stai nascosta. Mi raccomando, non farti notare, intanto io cerco di scoprire qualcosa. Ti chiamo dopo, ma tieni il telefono spento e togli la sim.
Okay dissi, incapace di tirare fuori qualcosa di pi arguto.
Ti voglio bene disse Alex, riagganciando.
Restai qualche secondo a fissare il telefono.
Anch'io sussurrai, allo schermo.
Ecco.
Sapevo che sarebbe finita cos fin dal momento in cui erano state diffuse le immagini della telecamera a circuito chiuso, ma ogni giorno che passava senza che venissi arrestata mi convincevo un po' di pi che sarebbe andato tutto bene. Che l'avrei scampata.
In quel momento mi rendevo conto, invece, che era stata tutta un'illusione. Ero una ricercata.
Sistemata la sciarpa in modo che mi coprisse i capelli e mezza faccia, scovai un paio di occhiali da sole nelle profondit della borsa.
Non sapevo dove andare, mentre aspettavo che Alex mi richiamasse, quindi decisi di restare nelle vicinanze del fiume. L chi correva si concentrava sul proprio fiato e chi portava a passeggio il cane mi passava accanto rapido, sperando di arrivare a casa senza dover usare i sacchettini di plastica che si era portato dietro. Non alzavano nemmeno lo sguardo, e a me andava benissimo cos.
Mi appoggiai alla ringhiera lungo la riva e restai a fissare l'acqua fangosa cercando di pensare lucidamente. Non si vedeva sotto la superficie, ma non ce n'era bisogno. Sapevo benissimo che sul fondo, sferzati da correnti invisibili e coperti di sabbia e alghe, giacevano i segreti, i tradimenti e la disperazione di millenni. E un'arma, gettata da me e Alex.
Per un attimo mi domandai cosa si provasse ad annegare. A risucchiare nei polmoni l'acqua sudicia e a cessare di essere Bethany.
Decisi che sarebbe stato un sollievo. Non ce la facevo pi a portare quel fardello. Ero pericolosa, per me stessa e per le persone a cui volevo bene. Non avevo mai avuto intenzione di fare del male a nessuno; invece, senza nemmeno impegnarmi, mi ero lasciata dietro solo distruzione e dolore.
Calum era morto per colpa mia. Claire era vedova per colpa mia. Forse Jason aveva ucciso per colpa mia. Alex era stata minacciata per colpa mia. La polizia aveva sprecato risorse e settimane di tempo prezioso, sempre per colpa mia.
Mi chiesi quale fosse il limite massimo di vittime, oltre il quale si diventava un peso eccessivo di cui la societ faceva meglio a sbarazzarsi. Ero certa di averlo superato.
Fissavo, incantata, il mio riflesso distorto che assumeva forme grottesche nella corrente sotto di me. Il telefono vibr. Guardai lo schermo, mi segnalava un messaggio da un numero sconosciuto.
Avrei dovuto spegnerlo appena Alex aveva riagganciato, ma non riuscivo a pensare in modo razionale. Mi sentivo intontita, come se mi fossi appena risvegliata da un sonno profondo. Ebbi la tentazione di scagliare il telefono nel fiume, facendo del Tamigi il mio personale deposito di prove, ma era l'unico contatto che ancora avevo con le persone che continuavano a credere in me. Non potevo liberarmene del tutto. E poi, come avrebbe fatto Alex a riferirmi cosa aveva scoperto, se non fossi stata raggiungibile?
Premetti il pollice sul tasto centrale. Magari era una trappola della polizia, un espediente per trovarmi e arrestarmi.
Poi il messaggio apparve sullo schermo e di colpo la polizia mi sembr l'ultimo dei miei problemi.
So del bel servizio fotografico che hai fatto per il signor Bradley e so che da qualche parte ci sono le prove. Puoi stare certa che le trover.

39.

Volevo gridare.
Sapevo che gi da tempo avrei dovuto trovare il modo di recuperare la memory card. Ma ero sicura che avrebbero preso l'assassino senza bisogno di rovistare in ogni pertugio dell'appartamento di Calum e mi ero convinta che non valesse la pena di rischiare, cercando di distruggerla.
Stupida, ingenua Bethany.
La foto che mi ritraeva con il coltello in mano non sarebbe stata un vero problema. Senza l'arma del delitto, era impossibile dimostrare che si trattava dello stesso coltello che aveva ucciso Calum. E la foto della nostra litigata avrebbe potuto benissimo essere la testimonianza di una discussione animata sul progetto. Ma la prova che avevamo creato il giorno in cui erano state scattate quelle foto, quella non avrei potuto aggirarla. Forniva il movente. E la mia sarebbe stata un'indagine lampo, un caso aperto e chiuso nel giro di pochi giorni.
La polizia non aveva ancora trovato la memory card. Probabilmente non sapeva della sua esistenza, altrimenti sarei gi stata su tutti i giornali da un bel po'. Ma l'assassino sapeva. Come aveva fatto?
Non avevo detto a nessuno del regalo di compleanno di Calum. Nemmeno ad Alex. L'unica possibilit era che Calum ne avesse parlato con qualcuno, ma era un comportamento contrario a tutti i suoi principi. Oppure l'assassino aveva visto tutto con i propri occhi.
Il giorno della lite, qualcuno si trovava nel palazzo di fronte a quello delle Bradley Enterprises e ci osservava, documentando cosa succedeva. Avevo sperato che fosse stata l'unica volta, ma l'assassino evidentemente ci teneva d'occhio gi prima. Doveva aver visto abbastanza - ovviamente non tutto, altrimenti avrebbe scattato a sua volta delle foto incriminanti - per capire cosa stavamo facendo. Avevo posizionato la macchina accanto a un'enorme finestra per avere una luce migliore quindi, anche se non aveva scatti, aveva dedotto che ce n'erano.
Dovevo recuperarli prima che lo facesse lui, distruggere le immagini, tenere viva la flebile speranza di poterne uscire. Le altre prove erano circostanziali, magari neppure sufficienti a incriminarmi per omicidio. Non ne ero sicura, ma dovevo correre il rischio, pur di sapere che l'unica cosa rimasta a dimostrare che io e Calum stavamo insieme era sparita.
Mi allontanai controvoglia dallo sciacquio del fiume e mi diressi con passo nervoso alla stazione degli autobus. Cercavo di guardare per terra, di comportarmi con naturalezza, ma ogni persona che incrociavo rappresentava un potenziale rischio. Non volevo prendere la metropolitana, dove sarebbe stato facile intrappolarmi e arrestarmi. Dall'autobus si poteva scendere in fretta e rispetto alla metropolitana la gente faceva meno caso agli altri passeggeri. Gli autobus attiravano i pazzoidi. Non era il caso di rischiare, guardando la persona sbagliata nel modo sbagliato. Le conseguenze potevano essere come minimo sgradevoli, se non peggio.
Comprai in contanti una nuova tessera ricaricabile dei mezzi pubblici e mi sedetti in fondo, al piano superiore. Avevo un'idea. Non sapevo se avrebbe funzionato, ma era l'unica cosa che mi era venuta in mente. Avevo per bisogno di entrare in casa di Calum, ma per farlo dovevo comparire sulla lista degli accrediti alla reception e passare attraverso i vari controlli di sicurezza dell'edificio.
C'era solo una persona autorizzata a entrare dappertutto. E questo significava che dovevo fidarmi di qualcuno che poteva essere l'assassino di Calum.
Scesi a Kensington e presi dalla tasca il telefono, scorrendo la rubrica per trovare il numero che mi serviva e cercando contemporaneamente di individuare un telefono pubblico vicino all'ingresso dei Kensington Gardens. Mi portai all'orecchio il ricevitore. Muto. Imprecando, mi diressi verso l'unica altra cabina visibile. La cornetta era stata strappata. Maledissi tra me i cellulari e costeggiai il margine del parco passando la mano sulla ringhiera di metallo nero da cui a tratti spuntava il fogliame. Alla fine trovai un telefono funzionante e composi il numero.
Pronto? Il tono brusco era quello di una persona professionale e molto impegnata.
Mark, sono Bethany.
Bethany! Da dove chiami? mi domand, e lo smarrimento gli rese la voce pi acuta.
Non mi funziona il cellulare mentii. Sto usando la linea fissa.
Stai bene?
Non sapevo proprio se Mark mi ritenesse colpevole n se sapesse che ero ricercata. Ma il punto era che io non sapevo se lui fosse l'assassino. Non sapevo se potevo fidarmi di lui, ma ormai non mi restava altra scelta. Rappresentava la mia unica possibilit di entrare in casa di Calum senza essere arrestata all'istante. Se dietro tutta quella storia c'era lui, correvo il rischio di rivelare dove si trovava la memory card all'unica persona che sapeva della sua esistenza. Ma per quanto mi sforzassi di pensare a un piano migliore, non ci riuscivo. Passai il dito sullo spesso rivestimento metallico del filo, su e gi, pensando attentamente a come formulare la frase successiva.
Dipende, direi. Sei... Cio, hai visto...? Non mi preoccupai di terminare la domanda. Se Mark fosse stato al corrente della notizia, che ormai doveva essere ovunque, ci sarebbe arrivato da solo.
S disse, in tono spento. E la polizia mi ha chiamato per sapere se avevi un appuntamento con Calum quella sera. Non sapevo cosa rispondere, quindi gli ho detto la verit: che il vostro ultimo appuntamento era stato marted.
Va bene cos gli dissi, cercando di assumere un tono rassicurante. Ma lo sai che non c'entro niente, vero?
Avvertii perfino io la disperazione nelle mie parole.
Certo rispose subito, con veemenza. Mi sembra ovvio. Ma perch non glielo spieghi e sistemi tutto quanto?
Non posso. Non  cos semplice. Vorrei poterti spiegare, ma in questo momento non posso. Non oggi.
Sospir.
Allora di cos'hai bisogno? Immagino che tu non mi abbia chiamato perch avevi voglia di fare due chiacchiere.
Scusami gli dissi, sapendo che, se era innocente, lo stavo mettendo in una brutta posizione. Mi sembrava di avere un tocco fatato al contrario: tutti quelli che venivano in contatto con me si trasformavano in bersagli. D'altro canto, se era l'assassino, stavo per dargli esattamente ci che cercava. Per uno di noi due sarebbe finita male. O magari per tutti e due. Ma ero in un vicolo cieco e non avevo pi tempo.
Ho bisogno di un favore. Un grosso favore. Potrei dirti una bugia, ma voglio essere sincera. In pratica, ho bisogno di entrare in casa di Calum per prendere una cosa. Non posso dirti cos', ma potrebbe contribuire a dimostrare la mia innocenza.
Avevo il cuore in gola. Se era stato Mark a mandarmi quel messaggio, poco prima, avrebbe saputo esattamente che cosa avevo bisogno di andare a prendere. E, appena riagganciato, sarebbe andato a cercarlo.
Bethany... Gli manc la voce.
Mark, ti prego lo supplicai. Non te lo chiederei se non fosse assolutamente necessario. So che  un favore grosso e mi dispiace metterti in questa situazione, ma ti giuro che ci vorr solo un attimo. Coraggio.
Il silenzio percorse la linea telefonica da un capo all'altro, mentre Mark rifletteva sulla mia richiesta.
Va bene disse, dopo quelli che mi sembrarono interi minuti. Ma dovrai fare come dico io.

40.

Andando a piedi verso Knightsbridge, visualizzai l'appartamento di Calum e il punto esatto dove mi sarei precipitata per recuperare la memory card ed eliminare per sempre le prove della nostra relazione. Dovevo distruggerle subito.
Avevo pensato di prendere un taxi fino al fiume e buttare tutto nel Tamigi, ma avrebbero potuto fermarmi lungo la strada e magari l'acqua non l'avrebbe danneggiata irrimediabilmente. Una volta una memory card mi era caduta nella tazza del t, ma dopo qualche istante di panico l'avevo asciugata e non mi aveva dato problemi. Forse conveniva bruciarla. O romperla in tanti pezzettini che avrei disseminato in posti diversi, perch non fosse pi possibile ricomporla.
Una parte di me avrebbe voluto dare un'ultima occhiata alle immagini, per studiarne ogni pixel e rievocare il modo in cui Calum mi guardava. Il modo in cui mi faceva sentire. Ma sapevo di dovermi accontentare dei ricordi e delle foto che gli avevo scattato per il libro, quelle che non avrebbero destato sospetti.
Guardai di nuovo l'orologio. Ero in anticipo. Mark mi aveva dato appuntamento nel parco vicino a casa di Calum, ma siccome poco prima avevo cambiato idea e buttato via il telefono, dovevo andare sulla fiducia e sperare che si presentasse all'ora stabilita. L'attesa era stata estenuante. La mia fiducia in Mark oscillava come la lancetta dei secondi che stavo osservando. Per un istante ero convinta che doveva essere innocente, perch aveva accettato di aiutarmi, subito dopo avevo la certezza che fosse tutta una scusa per dargli il tempo di trovare la memory card, mentre io cascavo dritta dritta in una trappola della polizia. Non c'era modo di sapere quale delle due teorie fosse corretta. Pur di avere una risposta, pensai di tirare una monetina, di abbandonarmi al caso. Ma alla fine decisi che, se fosse atterrata sulla faccia sbagliata, non avrei retto allo stress.
Ora, pregando che non fosse una trappola, camminavo avanti e indietro, dal vialetto lungo il sentiero sabbioso per i cavalli, fino al margine del parco, dove il verde incrociava l'asfalto della strada. Sudavo nonostante la temperatura in calo. Avanti, vialetto, sabbia, erba, ritorno. Avanti, vialetto, sabbia, erba, ritorno.
Bethany sibil una voce dietro un albero.
Mark? sussurrai. Mi hai spaventato a morte! Che ci fai l?
In qualunque altra circostanza, avrei riso di quella pessima imitazione di un agente segreto. Ma non c'era niente da ridere. Gli feci segno di avvicinarsi, sollevata, perch era venuto davvero, e lui sgattaiol verso di me.
Ma dobbiamo proprio farlo? mi chiese. Cio, non puoi dirmi dove trovare questa cosa che ti serve cos te la vado a prendere? Non  meglio?
Ci avevo gi pensato. Capivo la sua riluttanza ad aiutarmi: nemmeno io sarei voluta entrare e rischiare di farmi prendere. Ma per quanto desiderassi affidare a lui la mia missione, fidarmi era impossibile. Perch, anche se non era l'assassino, la polizia poteva averlo convinto che il colpevole fossi io, e in quel modo avrebbero scoperto cosa cercavo. Non mi andava proprio di farmi sorprendere con le mani nel sacco.
Mi stava bene passare per paranoica, pur di avere la certezza di decidere cosa ne sarebbe stato di quella memory card. Appena avessi messo le mani sulla copertina del libro, l'avrei distrutta, per poi tornare a sperare.
Mark, ti prego lo supplicai. Se ci fosse un altro modo prenderei l'occasione al volo, credimi. Ho bisogno che ti fidi di me. Ci riesci?
Ci fu un silenzio, in cui lui mi guard dritto negli occhi, cercando di soppesare le mie motivazioni. Sospir.
S, mi fido disse alla fine. Ma devi fare come dico io, alla lettera, capito?
Annuii, e sentii salire in gola la paura mentre pensavo a tutti i modi in cui il piano poteva andare storto. Geniale non era. Anzi, era una cretinata, ma non vedevo come altro avrei potuto assicurarmi che il segreto della mia relazione con Calum non venisse svelato.
Tanto per cominciare disse Mark, levandosi dalle spalle uno zaino e aprendo la cerniera, devi cambiarti.
Okay dissi, con un'inflessione leggermente interrogativa. Presi l'involto di tessuto e lo aprii: era una tuta scura, di quelle indossate da meccanici e idraulici. La guardai, poi mi girai verso Mark.
Vieni a ispezionare l'appartamento per la disinfestazione mi spieg. Ieri abbiamo trovato degli scarafaggi.
Con le dita tracci immaginarie virgolette attorno alla parola trovato.
Ho gi compilato il resoconto ed emesso la falsa lettera di incarico per la ditta che dovrebbe venire domani mattina. Tu devi controllare i locali per stabilire quante ore serviranno per ripulire l'appartamento.
Mentre lo seguivo nell'ingresso da cui ero entrata tante volte, intravidi il mio riflesso e feci una smorfia. Stavo malissimo con la tuta e il cappellino calato sulla fronte. Sperai che almeno bastassero a non farmi riconoscere.
Ci trovammo nel vasto atrio, scintillante di marmo, specchi e cromature. Sui tavolini da caff esplodevano mazzi di peonie spropositati e, tutto intorno, erano disposte lussuose poltrone di pelle. La prima volta che mi ero seduta su uno di quei pezzi di design, per poco non mi ero fatta scoraggiare e anche in quel momento, per la seconda volta, in quell'atrio imponente mi venne voglia di tornare sui miei passi. Quando avvistai le tre guardie, una alla porta, una vicino al banco della reception e un'altra accanto agli ascensori, il mio cervello mi grid di girare sui tacchi e schizzare fuori. Mark toss.
Non ti fermare bisbigli, in modo che solo io potessi sentirlo. Continuai a camminare e mi concentrai su quello che mi aveva portato l. Il piccolo chip che conteneva le prove di mille carezze furtive.
Aspettai vicino a uno dei tavolini profumati mentre Mark si avvicinava al banco della reception, disinvolto, senza dare a vedere che stava aiutando una ricercata per omicidio. Mentre parlava con la donna snella in abito grigio e occhiali dalla montatura pesante, io sbirciai di sottecchi le guardie, disseminate lungo tutto l'atrio luccicante, come statue. Anche con la tuta e il cappellino ero riconoscibile, se mi avessero osservato bene. Ma non mossero un dito, cos aspettai dondolandomi da un piede all'altro, i nervi sempre pi tesi, tanto che ero certa di scoppiare.
La receptionist annuiva indicando gli ascensori e ogni tanto guardava verso di me senza il minimo accenno di curiosit. Mark ridacchi e si volt, facendomi segno di seguirlo.
Gli restai appiccicata come se fossi la sua ombra, sperando di non farmi notare. Comminai contando i passi, l'unico modo per arginare il panico che mi stava gonfiando il petto. Dodici, tredici, quattordici. All'ascensore, Mark premette il pulsante. Sentii il campanellino che indicava l'arrivo al piano. Entrammo e salimmo insieme.
Per poco non mi sgorgarono lacrime di sollievo quando le pesanti porte metalliche cominciarono a chiudersi. Guardai Mark e vidi che anche lui sospirava di sollievo.
Poi si sent un galoppare di tacchi sul marmo e una mano ferm la met sinistra della porta nella sua corsa verso il centro.
Un attimo!
La receptionist sbirci nella cabina e io chiusi gli occhi, aspettando che mi prendesse per la collottola intimandomi di restare con lei finch non fosse arrivata la polizia.
Mark disse, puoi farmi avere il numero dell'ordine del lavoro che eseguiranno domani? Altrimenti non posso farli cominciare.
Mark si accigli, ma annu.
Grazie disse lei, sparendo rapida come era comparsa.
Stavano per esplodermi i polmoni. Avevo trattenuto il fiato per un'eternit, ma mentre le porte si chiudevano di nuovo e ci separavano man mano dalla hall d'ingresso ingollai avidamente aria. Mark imprec, ansante, quando l'adrenalina fece il suo effetto.
Guardai il display che indicava il piano, finch l'ascensore rallent e si ferm con delicatezza in cima all'edificio. Anche nell'attico c'era una sfilza di guardie, ma conoscevano bene Mark e di solito, se era accompagnato da qualcuno che aveva passato i controlli alla reception, davano per scontato che fosse tutto a posto.
Un omone si volt e io chinai la testa, pregando che non mi riconoscesse. Se avesse smascherato il mio travestimento improvvisato, sarebbe finita. Resistendo all'impulso di scappare, rimasi dietro Mark, cercando di rimpicciolirmi e non farmi notare.
Ciao, Reggie disse Mark, tranquillo.
Mark rispose Reggie, con tono annoiato. Imitai Mark, che aveva svoltato e continuato a camminare, con il cuore in gola.
Vedere le guardie della sicurezza mi rinfresc la memoria. Sarei dovuta uscire con Vincent, per raccogliere informazioni su Mark. Scossi la testa. Ormai non aveva pi importanza. E poi, se non avessi trovato la memory card, avrei avuto comunque la risposta alle mie domande su Mark.
Quando ci trovammo davanti alla soglia della porta di Calum, mi fermai.
Devo farlo da sola dissi.
Bethany... cominci, ma lo fermai alzando la mano. Il segreto sarebbe morto con me.
Mark, hai detto che ti saresti fidato di me. Per favore.
Lo vidi contrarre i muscoli della mandibola.
D'accordo. Ma solo perch so che Calum si fidava di te e non ci sono molte persone di cui si possa dire la stessa cosa. Per fai in fretta, okay?
Grazie sussurrai, posando la mano sulla maniglia.
Non persi tempo a riflettere su quello che stavo facendo e la abbassai in fretta, come quando si stacca un cerotto. Quasi mi aspettavo di vedere l'ispettrice Clayton dietro la porta, e invece trovai un gran silenzio. Espirai. Forse dopotutto Mark era dalla mia parte.
I miei occhi impiegarono qualche secondo per adattarsi al buio dell'appartamento. Le tende oscuranti erano state abbassate, quindi anche in pieno giorno sembrava notte fonda. Accesi una lampada accanto alla porta.
Qualcuno era gi stato l.
Probabilmente la polizia. O forse l'assassino. Magari Mark, dopo la mia telefonata. Mi sembr che la tuta si restringesse, soffocandomi. Avrei voluto sfilarmela, ma non c'era tempo. Chiunque fosse entrato, non aveva messo l'appartamento sotto sopra. Aveva aperto qualche cassetto, spostato qualche mobile. Non era certo un caos, ma sapevo quanto Calum ci tenesse all'ordine. Sistemava sempre tutto, non permetteva che nulla restasse fuori posto per pi di qualche istante. Era quasi un'ossessione, quella dell'ordine, e io lo prendevo in giro, ma lui ribatteva che il suo successo, in parte, era frutto del suo perfezionismo.
E quello era un argomento inattaccabile.
Oltrepassai l'ingresso e mi diressi in camera da letto. La prima volta che ero stata l - il giorno in cui l'avevo conosciuto - Calum mi era sembrato poco interessante. Mi domandai come sarebbero andate le cose se non avessi cambiato idea. Sarebbe vivo? E io sarei stata felice? Scossi la testa per sfuggire alla spirale dei se in cui sapevo di potermi perdere con troppa facilit. Il motivo per cui mi trovavo l era un altro. Se mi fossi abbandonata al sentimentalismo, sarei rimasta intrappolata per ore.
Dovevo recuperare la scheda, distruggerla e uscire.
Distolsi gli occhi dalla stanza che evocava tanti ricordi e mi avvicinai alla scrivania, individuando il libro che custodiva il mio segreto. Agganciandolo in cima col dito, lo inclinai verso di me e lo afferrai con entrambe le mani.
Fu allora che lo sentii.
Alle mie spalle, un rumore impercettibile, un fruscio, una scarpa sul parquet.
Mi bloccai.
Silenzio.
Ma era troppo tardi, ormai avevo sentito il rumore. Proveniva dal letto, troppo vicino per nascondermi. Pensai di scappare, ma dove? Un altro fruscio. Si avvicinava. Il mio cervello mi gridava di fare qualcosa, ma il mio corpo era come solidificato, immobile. Mi imposi di chiudere gli occhi per un istante e, senza riflettere, mi voltai per fronteggiare la figura nella penombra.
Jason?
Capita, dopo anni di matrimonio. Riesci a identificare l'altro al buio, anche fuori contesto.
Anche quando ti punta addosso un coltello.

41.

Bethany! esclam Jason, lasciando cadere il coltello. Grazie a Dio. Speravo che fossi tu, ma ero talmente nervoso... Non so... Scusami.
Era senza fiato.
Ma cosa ci fai qui? gli chiesi.
Non ci capivo pi niente. Nessuno, tranne Mark, sapeva che sarei andata l. Il telefono l'avevo buttato. Jason non poteva sapere che mi avrebbe trovato l, non poteva essere entrato di nascosto. Impossibile.
Mi piacerebbe farti la stessa domanda.
Lo fissai. Era pazzo? Non riuscivo a parlare, non riuscivo a pensare a una sola parola da dirgli.
Bethany disse, venendo verso di me, stai bene?
Stavo per dirgli che non stavo bene per niente, quando mi resi conto che non avevo preso la cosa per cui ero venuta.
Vedere Jason mi aveva gettato nel panico e mi ero dimenticata della memory card.
Mi voltai, tirai gi il libro dallo scaffale e spalancai la copertina con tanta violenza che si strapp.
Quasi mi lasciai sfuggire un grido di sollievo costatando che la scheda era rimasta al sicuro dentro il libro, esattamente dove l'aveva attaccata Calum.
Quindi l'assassino non l'aveva trovata. Sebbene forse fosse a pochi passi da me, pronto ad afferrarla. Se fossi riuscita a distruggerla non avrebbe potuto usarla contro di me.
Per me quella memory card poteva fare la differenza tra carcere e libert. Prima che Jason vedesse di cosa si trattava o avesse modo di prenderla, gli diedi le spalle e la piegai in due. Poi la piegai dall'altra parte, avanti e indietro, sempre pi rapida, finch la plastica non si spezz. Dovevo distruggere i due pezzi separatamente, in modo che i dati non fossero recuperabili. Me ne infilai uno in bocca e deglutii, sussultando quando il bordo frastagliato mi graffi la gola. Poi corsi in cucina, buttai l'altra met nello scarico del lavello e premetti il tasto del tritatutto, attendendo che il suono violento del metallo che masticava la plastica cessasse.
Mi voltai verso Jason, che mi aveva seguito e mi fissava con un'espressione interrogativa dipinta sul viso.
Non ho idea di cosa tu stia combinando gli dissi, ma sarebbe ora che ci parlassimo con sincerit.

42.

Non sentivo che cosa si stavano dicendo alla porta; solo il ronzio sommesso di voci maschili. Poi Jason, pi forte.
Mark, per favore!
Altri borbottii, poi silenzio, durante il quale Jason torn in salotto, dove ero crollata su una poltrona, troppo confusa ed esausta per porre tutte le domande che si contendevano la priorit nella mia testa.
Fissai mio marito.
Cosa ci fai qui? E come sei entrato? gli chiesi, mentre si sedeva di fronte a me passandosi le mani nei capelli, stanco.
Mark rispose, come se bastasse a chiarire.
Socchiusi gli occhi.
 vero! esclam, sulla difensiva, con i palmi delle mani rivolti al soffitto.
Non volevo insinuare che non fosse vero, Jason. Per non capisco. Mi piacerebbe avere una risposta pi lunga di un monosillabo.
Va bene sospir. Stamattina, dopo la partita, ho visto le notizie. E avevo un centinaio di messaggi di gente che mi chiedeva come stavo...
Come stavi tu?
Mi ignor e prosegu.
Non riuscivo a trovarti e non sapevo dov'eri, cos ho provato a chiamare Alex...
Aspetta. Hai parlato con Alex?
Sentii montare il panico. Cosa gli aveva detto Alex?
Non interrompermi in continuazione. Ascolta e basta.
Alz la mano per impedirmi di chiedergli altro e io mi accasciai sulla poltrona, le braccia incrociate in segno di sfida.
Nemmeno lei sapeva dove fossi, allora ho fatto qualche altra telefonata e ho chiesto a tutti di contattarmi, casomai ti avessero sentito. Ho chiamato anche la reception di questo posto e ho chiesto di richiamarmi se ti fossi fatta viva.
E Mark ha fatto la spia dissi, esausta, capendo che non mi potevo fidare di nessuno.
Non ha fatto la spia, Bethany. Era preoccupato. E non sapeva come comportarsi. L'hai messo in una posizione molto delicata.
Ah, lui sarebbe in una posizione delicata?
Piantala, Bethany. Pensi che non lo sappiamo quanto dev'essere difficile per te? Altrimenti perch ti staremmo aiutando?
Chi mi sta aiutando? domandai, confusa. E in che modo?
Io e Mark. Mi ha detto del tuo piano di venire qui e mi ha lasciato salire prima di te. Sapevo che non avresti accettato di incontrarmi - non mi rispondevi nemmeno al telefono - quindi ho pensato che l'unico modo per incontrarti fosse trovarmi dove ti saresti trovata anche tu.
E ti ha fatto salire, cos, senza problemi?
S e no. Voleva chiamare la polizia, quindi ho... diciamo che abbiamo trovato un accordo.
Cosa significa?
Adesso non ha importanza. Ascoltami, non abbiamo molto tempo e ho bisogno di sapere cosa sai, per risolvere questa situazione.
In che senso, risolvere questa situazione?
Mi sentivo una stupida, a fare tutte quelle domande, ma non riuscivo a pensare abbastanza in fretta da assimilare tutto quello che mi diceva. Stavo ancora cercando di far conciliare gli elementi di quella scena: mio marito, nell'appartamento del mio amante assassinato. Era un incubo.
So che non sei stata tu mi disse. Ma tutto lo lascia pensare. Voi... insomma, la vostra relazione. Il video. Le cose stavano prendendo una certa piega e non potevo permettere che ti succedesse una cosa del genere.
Sbattei le palpebre incredula. Aveva appena detto relazione?
S disse, intuendo tutto al volo. Lo sapevo. Cio, lo sospettavo, ma quando  morto e ho visto la tua reazione, ne ho avuto la conferma. Non sono mica scemo, Bethany aggiunse, cogliendo la mia espressione.
Cal un silenzio pesante, carico di tutte le cose non dette. Sapevo di dovermi scusare. Era quello che si faceva, quando si veniva messi di fronte alla propria infedelt. Ma in un momento del genere mi sembrava una banalit.
Mi arrischiai a guardarlo in faccia, aspettandomi il peggio. Se sapeva della mia storia con Calum, forse la teoria di Alex sul suo movente era fondata. Doveva essersi infuriato, tanto da uccidere l'uomo con cui lo stavo tradendo.
Evitava di guardarmi negli occhi, perch non decrittassi il suo sguardo.
Ascolta disse. Ero... insomma, sono ancora molto scosso e, francamente, una parte di me non desidera altro che vederti passare un inferno per quello che hai fatto. La mia prima reazione non  stata quella di aiutarti, credimi. Ma a differenza di te, io non sono uno stronzo egoista.
Avvampai, ma non potevo negare.
E mio malgrado, ti amo sul serio. Che non  il massimo, in questo momento.
Mi agitai. Non mi meritavo il suo amore. N ero sicura di volerlo, ormai. Non se era responsabile di tutta quella storia.
Ma perch non mi hai detto niente?
 qui che la cosa si complica. Sospettavo di te e Calum, ma non ne ho avuto la certezza finch non  morto. Non pensavo che tu fossi coinvolta nel delitto, ovviamente, ma quando ho visto il filmato della telecamera a circuito chiuso, ho capito che c'eri dentro fino al collo. E mentre stavamo guardando il video in cui tu ti allontanavi dalla scena del crimine, ho ricevuto un messaggio. Da un numero sconosciuto.
Occazzo.
L'orrore, all'idea che Jason fosse stato minacciato, si mescol a un senso di travolgente sollievo. Se anche lui aveva ricevuto i messaggi, non poteva essere l'assassino. Avevo sempre saputo che non sarebbe stato capace di una cosa tanto terribile. Almeno, avevo voluto crederci, e finalmente potevo smettere di domandarmelo. Mio marito era ancora l'uomo che avevo sposato. Non era un assassino. Questo per voleva dire che avevo concentrato tutte le mie energie sulla persona sbagliata.
Cosa diceva il messaggio?
Prese dalla tasca il telefono e dopo qualche secondo si schiar la gola per leggere.
'Neanche una parola: n alla polizia n soprattutto a tua moglie. Se non vuoi che sia la prossima vittima.'
Gemetti. Chiunque fosse l'assassino, teneva in pugno tutte le persone a cui volevo bene. Controllava la mia vita, ci spostava come pedine sulla sua scacchiera, dove faceva comodo a lui.
Ovviamente non potevo parlartene. Ero spaventato, ho cercato di portarti al sicuro, quando ti ho chiesto di andare via per il weekend. So che non  servito a nulla, ma... Non sapevo come proteggerti. E poi un giorno mentre cercavo nella tua borsa le chiavi del capanno in giardino ho trovato le lettere anonime e ho capito che eri proprio nei guai. Da quel momento mi sono messo a fare ricerche per scoprire qualcosa che agli inquirenti poteva essere sfuggito. Qualsiasi cosa. Avrei voluto parlartene, sul serio, ma avevo troppa paura che ti facessero del male. E sono stato zitto.  stato terrificante. E poi, oggi, sapendo che la polizia ti cercava, quando ho capito dove trovarti, ho pensato che finalmente potessimo parlarne e capire che cazzo stava succedendo. Ormai sembra che non ci sia pi molto da perdere.
Mi presi la testa tra le mani, i gomiti puntati sulle ginocchia, nel disperato tentativo di setacciare le parole di Jason e trovarci la verit.
Ma... L'uomo gi al fiume, vicino a dove lavori...
Ah, allora l'hai visto disse, con un mezzo sorriso. Ci avevo pensato. Ma perch mi stavi seguendo?
Mi fissai le mani tremanti. Avrei voluto sparire, mi vergognavo troppo per rispondere, e comunque non riuscivo a trovare le parole giuste. Jason ruppe il silenzio.
Pensavi che fossi stato io disse, con voce rotta.
Non volevo guardarlo, ma mi imposi di farlo. Era colpa mia se si trovava l, se era stato minacciato. Gli dovevo almeno un po' di sincerit. Quando i nostri occhi si incontrarono, mi odiai. Stronza egoista era decisamente riduttivo.
Dio, Bethany sussurr, con gli occhi sbarrati come non li avevo mai visti. Credi sul serio che sarei stato capace di fare una cosa simile?
No! esclamai, con una sicurezza che sorprese anche me. Non lo credo affatto. Ma non sapevo cosa pensare. Ho trovato le lettere dentro casa nostra, senza che nessuno avesse rotto un vetro, senza il minimo segno di scasso, nemmeno dopo che ho cambiato la serratura. E poi il tuo comportamento di quella sera a cena e l'uomo con la busta sul fiume... Non volevo credere che fossi tu, ma la rosa dei sospetti non  molto ampia. Dovevo almeno prendere in considerazione la possibilit.
Mi aspettavo un'esplosione di rabbia. Se il mio tradimento non gli aveva fatto perdere il controllo, a quel punto l'avrebbe perso senz'altro.
Le lettere erano in casa nostra? disse, con voce tremante.
Annuii.
Cucina, salotto, camera. Mentre io ero in casa. Mentre dormivamo.
Si accasci contro lo schienale della poltrona e impieg un attimo a rispondermi.
 molto peggio di quanto pensassi.

43.

Dovevo raccontare tutto a Jason e quando ebbi finito mi sentivo schiacciata dal senso di colpa.
Ovviamente avevo tralasciato i particolari superflui su me e Calum, su come era cominciata e sull'oggetto che avevo distrutto poco prima, ma non avevo omesso nient'altro. Jason impallid rendendosi conto che qualcuno era entrato in casa nostra, con l'arma del delitto per giunta, mentre noi dormivamo. Vidi la paura calare su di lui, spessa e pesante, e mi odiai per averla provocata.
Mi abbandonai sulla poltrona, emotivamente esaurita dopo aver scaricato il peso di tutti i miei segreti, e osservai Jason mentre leggeva le lettere anonime, sempre pi accigliato.
Adesso  il tuo turno gli dissi.
Allora, all'inizio ho pensato che fosse stata Claire...
Anch'io.
 sempre il marito o la moglie. Ma era a quell'evento di beneficienza, quindi era un'ipotesi che non portava da nessuna parte.
S, l'ho lasciata perdere anch'io dissi. Qualcun altro?
Poi ho pensato che valesse la pena di indagare sugli addetti alla sicurezza prosegu. Immaginavo perch Calum fosse uscito senza di loro, ma mi sembrava comunque strano che l'avessero lasciato andare senza sapere dove. Insomma, non dovrebbero essere tra i migliori al mondo?
Non era costretto a portarseli dietro. Non era un carcerato, capitava che uscisse da solo, quando voleva stare tranquillo. Ed era parecchio che non riceveva minacce di fan fuori di testa, quindi non si sentiva in pericolo.
Va bene disse Jason, ma comunque qualcosa non mi tornava. Allora ho chiesto al mio amico Chris, quello del calcetto, di fare qualche controllo. Lavora per un'agenzia che fornisce servizi di sicurezza.
L'hai detto a qualcuno? strillai, con il panico nella voce. Quante altre persone sarebbero state stalkerate, molestate, minacciate a causa mia?
Non preoccuparti.  un professionista e gli ho detto che non poteva farmi domande. Non me ne ha fatte. Era lui l'uomo che hai visto il giorno in cui mi hai pedinato. Gliel'ho detto che mi sembrava una pagliacciata, ma lui prende molto sul serio il suo lavoro.
Nella busta c'era solo il risultato dei suoi controlli?
S, delle stampe, niente di inquietante.
Avrei dovuto sentirmi una sciocca, ma non ne avevo la forza.
C'era qualcosa di interessante? Avevano tutti un alibi, no?
Vero. Non ho scoperto nulla di incriminante, di per s, ma non sapevo bene cosa cercare.
Quindi...?
Quindi ho riparlato con Chris e gli ho chiesto di scoprire se c'erano casi di stalking che si potessero ricollegare a qualcuno nello staff di Calum. Sapevo che le probabilit erano poche, ma pensavo che se l'assassino era riuscito a uccidere Calum e a tenerci d'occhio cos da vicino senza farsi beccare non doveva essere la prima volta.
Ha trovato qualcosa?
Penso di s.
Chiusi gli occhi e mi preparai. Stavo finalmente per scoprire chi c'era dietro quella storia? Mi concessi una minuscola porzione di speranza.
Tra le guardie del corpo, una si pu ricondurre a un caso di stalking. Ma... non  un legame solido.
Chi?
Jason mi guard.
Bethany, penso che a uccidere Calum sia stato Vincent.

44.

Vincent, che mi aveva salvato da un capitombolo imbarazzante il mio primo giorno di lavoro? Vincent, che voleva farmi ridere a tutti i costi raccontandomi storielle buffe perch aveva capito che ero di cattivo umore? Scossi la testa.
Pensavo che la polizia l'avesse scagionato. Avevano detto di aver scagionato tutte le guardie del corpo.
Lo so. Non ho tutte le risposte. E mi rendo conto che  un'ipotesi molto fragile. Il padre di Vincent aveva avuto una relazione con la sua segretaria, anni fa. Aveva abbandonato moglie e figlio. Qualche anno dopo l'amante, che a quel punto era diventata sua moglie, aveva cominciato a ricevere lettere da uno stalker. Non la minacciava, era solo una cosa inquietante, e i poliziotti non avevano trovato prove per arrestare o indagare qualcuno. Anche Vincent era stato interrogato, ma non so perch sospettassero di lui, anzi, non so nemmeno se fosse tra i sospettati.
E com' finita?
Suo padre  morto qualche anno dopo che avevano cominciato ad arrivare le lettere. Infarto. E a quanto pare da allora non ne erano pi arrivate, o la donna aveva smesso di segnalarle.
Mi si accappon la pelle. Magari anche lei era stata messa a tacere con le minacce, come me e Jason. Lo sfinimento mi cal addosso come una coperta spessa. Non mi sentivo pronta a esaminare un'altra persona a cui ero affezionata sotto la lente del sospetto. Ma era in corso una caccia all'uomo, di cui io ero l'obiettivo, e mi servivano risposte. Non c'era tempo di pensare a come mi sentivo.
Cercai di ricordare cosa sapevo davvero di Vincent, a parte quello che avevo visto al lavoro. Non era molto. Era un uomo taciturno, ma stava simpatico a quasi tutti i colleghi. Era gentile, coscienzioso, premuroso. Per non parlava mai della sua vita privata.
Ma se anche Vincent fosse stato lo stalker della sua matrigna dissi, in quel caso mi sembra di vedere un movente. Era arrabbiato perch gli aveva portato via il padre. Ma questo non fa di lui un assassino. Oltretutto, perch avrebbe dovuto uccidere Calum e stalkerare me? Noi?
Qui ho cercato di riempire i buchi, pi che altro tirando a indovinare, se devo essere sincero. Non penso di poter capire la mente di una persona del genere e non ho ancora risposte certe. Ma sono sicuro che un motivo per uccidere ce l'aveva, in ogni caso. Ho fatto qualche ricerca mentre ti aspettavo.
Sbarrai gli occhi.
Mark mi ha aiutato a entrare nel computer di Calum...
Sul serio? E come mai ti ha permesso di ficcare il naso dappertutto?
Adesso ascoltami e basta disse Jason, guardando l'orologio. Ho trovato i file del personale e ho aperto quello di Vincent. Indovina cosa  successo circa un mese prima che Calum fosse ucciso?
Lo guardai di traverso: non avevo voglia di giocare agli indovinelli.
Aveva chiesto una promozione. E Calum gliel'aveva negata. Era la terza volta che succedeva. Vincent sosteneva di essere pi preparato dei suoi colleghi e voleva che gli fosse riconosciuto.
E secondo te questo sarebbe il movente?
S, almeno in parte. Non capisci, Bethany?  uno stalker, ce l'ha con Calum perch gli ha negato la promozione e... in realt non so cos'altro, ma mi sembra chiaro che  uno squilibrato. Chi lo sa se una persona del genere  in grado di ragionare.
Riflettei su quello che stava dicendo. La sua teoria era cos lacunosa... Ma se Jason non era l'assassino, qualcun altro doveva pur esserlo. Non poteva essere Mark, altrimenti avrebbe saputo perch volevo entrare nell'appartamento e l'avrebbe messo a soqquadro prima che arrivassi io, oppure mi avrebbe consegnato alla polizia. Quindi ero punto e a capo. E per il momento tutte le mie indagini non avevano portato a nulla. Jason aveva dalla sua un professionista. Forse nella sua teoria c'era del vero.
L'idea di essere disposta a considerare Vincent l'assassino di Calum mi metteva a disagio. Ma forse non c'era una spiegazione semplice e ovvia per la morte di Calum e lo stalking. Il rifiuto di una promozione poteva essere sufficiente a far perdere il controllo a una persona emotivamente instabile. Vincent era forte e probabilmente ne sapeva abbastanza di sistemi di sicurezza per mettere fuori uso le telecamere e scassinare una serratura. Rabbrividii immaginando la sua sagoma muscolosa incombere su di me mentre dormivo.
Ci sono delle prove a sostegno della tua teoria?
No, non direi. Ma almeno possiamo fornire agli inquirenti il file che ho trovato nel computer di Calum e il rapporto della polizia sulle lettere anonime ricevute dalla matrigna. Glieli mettiamo in mano e lasciamo che siano loro a trovare le prove.
Non posso andare dalla polizia.
Non puoi continuare a scappare, Bethany mi disse, con dolcezza. Ti stanno cercando tutti.
Posso, se tu mi aiuti.
E come? Alla fine ti prenderanno e sar molto peggio che costituirti. Lo sai benissimo che non hai i mezzi per vivere da latitante, con tutte le risorse che stanno impiegando nelle ricerche. Credimi, se pensassi che per te ci sia anche la minima possibilit di restare nascosta, ti aiuterei, ma lo sai che non  fattibile. Quello che si pu fare  andare a fondo di questo casino. Adesso abbiamo delle informazioni. Non  come costituirsi senza avere niente in mano.
Costituirmi? Non ho intenzione di...
Dal corridoio giunsero delle voci. Guardai Jason.
Bethany...
Chi sono?
Mi dispiace. Ho fatto quello che mi sembrava meglio.
Sentii un ronzio nella testa.
Non hai capito? Se  stato Vincent, e scopre che sono andata alla polizia, cosa far?
Ma non stai andando alla polizia, non in senso stretto.
La porta si apr e le voci si fecero pi forti.
Di l!
Innumerevoli piedi calpestarono il pavimento di legno lustro.
Guardai Jason. Aveva dipinto in faccia il rimorso.
Perdonami, amore, mi dispiace sul serio. Ma  l'unico modo, fidati. Per ottenere di entrare qui e parlarti, e per avere le prove su Vincent, ho dovuto permettere a Mark di dire alla polizia dove ti trovavi. Ci ha fatto entrare, crede che tu sia innocente, voleva darti una chance, ma non era disposto a rischiare un'accusa di favoreggiamento. Cerca di capirlo.
Mi stava supplicando, mi tendeva le braccia.
Io lo fissavo, cercando di capacitarmi del suo tradimento.
Mi fidavo di te.
No, non ti fidavi disse, a bassa voce. Pensavi che avessi ucciso Calum. E non hai un piano migliore. Quindi, per favore, fidati tu di me. Ho cercato di proteggerti fin dall'inizio, non ho detto una parola. Perch dovrei voltarti le spalle adesso?
Cercai di rispondergli, ma avevo la bocca impastata, e la lingua occupava quasi tutto lo spazio.
Ma tu mi hai gi voltato le spalle.
La polizia entr nella stanza. Sembravano un esercito in blu e nero, neanche si aspettassero che facessi resistenza, che fossi pericolosa. Che scappassi.
Ti tirer fuori, te lo prometto.
Il cuore mi sbatteva nel petto come ghiaccio in uno shaker.
Una voce, non sapevo di chi, grid il mio nome. Stavano stringendo il cerchio attorno a me, ma io continuavo a fissare Jason.
Dopo tutto quello che avevo passato, proprio lui mi aveva tradito. Volevo lottare, gridare, liberare le mani dalle dita forti che mi avevano stretto i polsi. Ma ero paralizzata, la mia lotta era tutta immaginaria, perch il mio corpo era immobile come una statua, docile.
Volevo odiare Jason. Volevo che si pentisse del suo tradimento.
Gli tenni gli occhi addosso, a testa alta, in segno di sfida, e guardai le lacrime sgorgare dai suoi occhi arrossati e scendergli sulle guance.
Bene, pensai. Che guardi la polizia arrestare sua moglie per un omicidio che non ha commesso, si goda la scena che ha creato.
E poi, di colpo, qualcosa cambi nel mio cervello inondato di adrenalina e mi ricordai che non era stato lui a creare quella scena. Ero stata io, solo io.
All'improvviso non avrei desiderato altro che aggrapparmi a mio marito, l'unica cosa reale in quella stanza, l'unico legame con la mia vecchia vita, quella in cui non desideravo altro che divertirmi un po', scoprire com'era stare con una persona diversa dall'unico uomo che avevo mai amato.
Ecco il brivido che tanto desideravo, era quello.
Era la mia punizione.
Me l'ero meritata.

45.

Bethany Reston, la dichiaro in arresto.
Chiusi gli occhi e lasciai che succedesse. Non c'era pi nulla da fare. Pi nulla da dire.
Mi lasciai condurre lungo il corridoio dall'agente che mi aveva ammanettato. Quando passammo davanti a Mark, che era accanto alla guardia, capii come mai eravamo passati senza che notasse nulla. Avevano coinvolto anche lui. Tentai di incrociare i loro sguardi, ma mi evitarono, cercarono di sembrare naturali, come se quello che stava accadendo davanti ai loro occhi fosse una cosa di tutti i giorni, di routine.
Provai a rimanere lucida, ma la mia testa non collaborava. Ero sconvolta. Impaurita. Tutto mi sembrava surreale, come se stessi guardando un reality in tv. Non stava succedendo davvero, non a me.
Sull'ascensore che scendeva nella hall rimasi in silenzio, circondata dagli agenti, e serrai gli occhi.
Quello che Jason mi aveva detto su Vincent non era abbastanza, ma era pur sempre qualcosa. Restava il fatto che ero io la persona ripresa dalla telecamera a circuito chiuso, la persona a cui la polizia aveva dato la caccia, ma almeno potevo difendermi con informazioni concrete, oltre che negare le accuse.
E avevo distrutto la scheda di memoria.
Mentre mi lasciavo trascinare verso un'auto, rividi casa mia, il mio comodo letto, la mia cucina accogliente e mi dissi che presto ci sarei tornata, che tutto quel casino sarebbe stato solo un ricordo. Appena la polizia avesse saputo dove guardare, su chi investigare, avrebbe scoperto la verit. Non poteva che essere cos.
Mi spinsero sul sedile dietro della macchina di servizio e, mentre partivamo, guardai Jason scivolare fuori dal mio campo visivo circondato da un corteo di lampeggianti.

46.

Il mio arrivo suscit un notevole interesse. La stampa aveva mandato all'aria tutti i piani per il sabato sera, pur di non perdere il tanto atteso arresto dell'assassina di Calum Bradley. La notizia si era diffusa in fretta, tanto in fretta che quando scesi dalla macchina trovai ad aspettarmi un capannello di fotografi e giornalisti.
Signora Reston,  pentita di quello che ha fatto?
Bethany, da questa parte!
Non c'era modo di nascondersi. N di rigirare la verit a mio vantaggio. L'indomani la mia foto sarebbe stata di nuovo su tutti i giornali. Ma stavolta i titoli non sarebbero stati solo congetture su un'immagine sgranata. Sulle prime pagine ci sarebbe stata un'inquadratura ravvicinata di me che venivo portata alla centrale in manette, arrestata per omicidio. Qualunque cosa fosse successa, la mia reputazione era rovinata. Ma non potevo permettermi di piangermi addosso, dovevo convincere la polizia della mia innocenza.
Sotto i flash abbaglianti fui scortata all'interno, direttamente in una stanza dove mi perquisirono e confiscarono le poche cose che avevo con me: orologio, sciarpa, cintura, la borsetta quasi vuota e gomme da masticare. Non riuscivo a concentrarmi. Pensavo solo al momento in cui avrei avuto modo di spiegare. Mi presero le impronte, mi fotografarono e mi strofinarono in bocca un tampone di cotone idrofilo.
Mi sembrava tutto confuso, come una nebbia che sarebbe sparita sbattendo le palpebre. Era la situazione che avevo tanto temuto, la realt contro cui avevo combattuto e che avevo cercato di evitare mentendo in continuazione. Avevo sentito parlare di esperienze extracorporee vissute in momenti surreali, ma quello che stavo provando era molto peggio.
Ero intrappolata nel mio corpo. Guardavo la mia vita sgretolarsi intorno a me e volevo uscirne a ogni costo. Invece non potevo fare altro che starmene l seduta. Seguire le istruzioni che mi venivano date. E sperare.
Mentre mi trascinavano da una stanza a un'altra, sentii la voce alterata di Jason insieme a un'altra, pi calma e rassicurante; qualcuno cercava di calmarlo. Era bello sapere che era schierato dalla mia parte, ma capivo per istinto che urlando non avrebbe ottenuto alcun risultato.
Un agente prese posto davanti a me e si present. Il suono della sua voce mi giungeva lontano e ovattato, come se mi stesse guardando annegare.
Signora Reston? Signora Reston, mi sta ascoltando?
L'agente, di cui non avevo colto il nome, mi guardava con mal celato disprezzo.
Mi scusi dissi. Sarebbe possibile avere un caff?
Mi guard stupito, poi si alz senza dire una parola. Sbatt la porta e mi lasci nel silenzio. Dubitavo che il caff mi avrebbe fatto bene, ma ero sfinita e non ero sicura di farcela ad affrontare quello che mi aspettava, senza un sostegno di qualche tipo.
Espirai lentamente cercando di rilassare le spalle. Avevo chiesto dell'ispettrice Clayton e mi avevano assicurato che mi avrebbe raggiunto a breve. Non volevo parlare con nessuno prima che arrivasse. Non che mi fidassi di lei, in particolare. Ma era stata in casa mia, mi aveva ascoltato fin dall'inizio. Non volevo dover spiegare tutto da capo a una persona nuova.
Mi spiaceva non avere pi tempo per discuterne con Jason, con Alex. Per assicurarmi che capissero quale pericolo avrebbero corso, se avessi cominciato a parlare. Ma dovevo parlare, no? Non era quello che voleva Jason, il motivo per cui mi aveva fatto arrestare?
Volevo liberarmi di quel peso, ma non a costo di nuocere a mio marito o alla mia migliore amica. Adesso ho il nome di un sospetto, mi dicevo. Speravo solo che fosse il nome giusto. Non volevo pensare a cosa sarebbe successo se la polizia avesse arrestato Vincent e fosse saltato fuori che non era il vero assassino.
Vincent sapeva che mi trovavo l? Avrebbe ascoltato, in qualche modo, quello che dicevo? Sembrava essere dappertutto, sapere tutto. Mi spaventava la rapidit con cui ero passata dai dubbi sulla teoria di Jason alla ferma convinzione che Vincent fosse colpevole, ma quale altra scelta avevo? Non potevo lasciare che mi incriminassero per un omicidio senza avere un sospettato convincente da proporre come alternativa. Non avevo intenzione di subire passivamente.
Cominciai a disporre tutti i pezzi del mio puzzle a forma di Calum, rimescolandoli in modo da presentare all'ispettrice Clayton un resoconto chiaro, in una sequenza che dimostrasse che non potevo essere stata io a uccidere il pi famoso uomo d'affari londinese e che era il caso di spostare l'attenzione su Vincent.
Peccato che non riuscissi a metterli in fila. Non avevo nemmeno tutti i pezzi del contorno, da cui partire per comporre il quadro completo. Vincent aveva un alibi, ricordai a me stessa. Aveva pensato a tutto, e questo dimostrava che era furbo. Ed esperto.
L'agente di cui non ricordavo il nome torn pi accigliato di prima, con un bicchiere di plastica fumante e una cartelletta marroncina.
Signora Reston mi disse, mettendomi di fronte il bicchiere.
S?
Lei  in arresto perch sospettata dell'omicidio di Calum Bradley.
Lo guardai aspettandomi un ma: ma naturalmente sappiamo che potr spiegarci tutto; ma l'arresto  solo una formalit; ma non ci sono prove concrete, dunque la rilasceremo appena raccolta una sua deposizione.
Invece no.
Mi guardava stoico, aspettando una risposta che non ero in grado di dargli.
Stava succedendo tutto troppo in fretta. Jason mi aveva detto che costituendomi avrei avuto la possibilit di dimostrare la mia innocenza. Perch non mi davano la possibilit di farlo?
Quando arriva l'ispetttrice Clayton? E posso parlare con il mio avvocato?
Non avevo idea di cosa sarebbe riuscita a fare Alex e sapevo che tecnicamente non era l'avvocato giusto, ma potevo dimostrare di essere sua cliente per il divorzio. Non sapevo se sarebbe bastato.
Doveva gi trovarsi alla centrale, perch dopo qualche minuto entr di furia, pretese che ci concedessero un colloquio confidenziale e mi abbracci forte non appena la porta si fu chiusa e restammo sole.
Bethany, cosa pensi di fare?
Aveva la voce stridula. La allontanai quel tanto che bastava per guardarla in faccia e vedere il panico sul suo viso.
Sei tu il mio avvocato. Dimmelo tu.
Toss, stupita.
Bethany, ne abbiamo gi parlato. Non posso difenderti in un processo penale. E poi mi sento troppo coinvolta. Ascolta. Chiedo in giro. Ho amici dei tempi dell'universit che sono diventati penalisti. Di sicuro conosceranno qualcuno che pu rappresentarti. Ma fino a quel momento non dire una parola, capito? Dico sul serio, Bethany. Niente.
E Vincent? le chiesi. Jason te l'ha raccontato?
Alex sussult.
S, mi ha telefonato. L'ho raggiunto qui in centrale. Dio, mi sento male ad aver puntato il dito contro di lui. Lo sa che sono stata io a tirare fuori il suo nome?
La fissai.
Scusami, so che qui non si tratta di me. Per... Mi dispiace, sul serio. Mi sono sbagliata di grosso, ma non sapevo cosa pensare.
Lo so dissi, altrettanto imbarazzata. Anch'io ho molto da farmi perdonare. Ma prima devo uscire di qui.
Non preoccuparti. E non preoccuparti di Vincent disse Alex. Ci pensiamo noi. Io e Jason cercheremo di trovare qualche informazione in pi su di lui. E le prove, magari. Almeno adesso c' qualcosa su cui lavorare. L'unica cosa a cui devi pensare tu  tenere la bocca chiusa finch non hai un avvocato come si deve.
Abbozzai.
Va bene. Ma puoi fare in fretta, per favore?
Alex mi abbracci di nuovo e mi strinse tanto che mi misi a ridere.
Smettila le dissi, divincolandomi. Non esageriamo.
Mi lasci andare ma si copr il viso con le mani. Vidi le sue spalle che si muovevano, ma impiegai un attimo a capire perch.
Alex, fammi la cortesia dissi, improvvisamente arrabbiata.  me che hanno arrestato per omicidio, e tu piangi?  mai possibile?
Annu, asciugandosi gli occhi, e tir su col naso.
Scusami, hai ragione. Ma mi sento cos impotente e non sopporto che stia succedendo proprio a te.
Neanch'io sono entusiasta. Ma piangermi addosso non cambier le cose. Devo solo sistemare questo casino. Come sta Jason?
Lei alz un sopracciglio e io riuscii a sorriderle. Ogni cosa sembrava normale, adesso che c'era Alex. Mi era tornata la speranza, come se in fondo tutto si potesse risolvere.
 un po' agitato disse.
Vedrai che gli passa. Stagli vicino per qualche ora, finch mi rilasciano.
Stavolta entrambe le perfette sopracciglia di Alex si sollevarono di colpo.
Bethany, non penserai di uscire stasera, vero?
Certo che uscir. Non l'ho ucciso io. Punto.
Scandii bene le parole, come se avessi davanti una persona incapace di comprendere anche una semplice verit. E comunque non mi sarei limitata a dichiararmi innocente senza dare alla polizia qualcosa in cambio.
Presto avrebbero avuto Vincent.
E tutto sarebbe andato per il meglio.

47.

Qualche ora dopo che Alex se ne fu andata, arriv l'ispettrice Clayton e dalla stanza svan ogni calore, per lasciare posto al gelo.
La accompagnava una donna che non avevo mai visto. Era bassa di statura, con un caschetto scuro, e indossava una gonna e una giacca dal taglio impeccabile. Non sembrava della polizia.
Mi porse la mano, protendendosi sopra l'ispettrice Clayton.
Shannon Adler. Il suo avvocato.
La guardai perplessa.
Mi ha chiamato suo marito. Su consiglio di Alex Taylor, eravamo compagne di studi all'universit.
Le strinsi la mano e lei si sedette, lisciandosi la gonna e guardando con freddezza l'ispettrice Clayton.
Vorrei restare da sola per un attimo con la mia cliente.
La tensione era palpabile. Clayton acconsent con un cenno del capo e ci lasci.
Mi racconti tutto disse l'avvocato Adler. Ma faccia in fretta, se ci riesce. Vogliono convalidare l'arresto appena possibile.
Convalidare l'arresto? domandai, incredula. Come possono farlo, se non sono stata io?
Diciamo che secondo loro le prove raccontano un'altra storia, purtroppo. Per ora mi dica quello che sa.
Mi sentivo la testa vuota. Volevano incriminarmi senza nemmeno ascoltare la mia versione. Mi sembrava impossibile. Mi sforzai di parlare, ma non riuscivo a mettere insieme i pensieri.
Il mio compito  fare in modo che non venga condannata per omicidio disse il mio avvocato, in tono pi dolce. Ma ho bisogno di conoscere la sua versione. Perch non cominciamo dalla sera dell'omicidio? Che cosa ha fatto?
Una volta che ebbi cominciato, le parole arrivarono tutte insieme, accavallandosi nella fretta di uscire. Le dissi dov'ero stata e perch non avevo potuto ammettere di essere la donna del filmato. Le spiegai il sistema di sicurezza adottato da Calum, le spiegai delle lettere che avevo cominciato a ricevere, del coltello, tutto.
Alla fine Shannon fece un fischio.
Proprio un bel casino. Sarebbe stato meglio se mi avesse contattata prima.
Sinceramente dissi, sentendomi pi esausta di quanto avessi mai creduto possibile, ero troppo spaventata per parlare con chiunque. Di qualunque cosa.
La capisco. Ma adesso  qui e probabilmente la incrimineranno, quindi dobbiamo fornire agli inquirenti informazioni sufficienti a metterli sulla pista giusta. Ma senza dargli elementi validi contro di lei, capito?
Scossi la testa.
La polizia non ha un movente mi spieg. E dobbiamo fare in modo che continui a non averlo. Al processo, la giuria vuole sentirsi dire perch l'imputato avrebbe commesso il reato di cui  accusato. Senza movente e con prove solo circostanziali - perch al momento  tutto quello che hanno - ci saranno ragionevoli dubbi. Il mio lavoro, e anche il suo, non  mentire.  assicurarsi di provare la verit, cio che non  stata lei. Circolano gi voci su lei e Calum Bradley, probabilmente solo perch in passato lui ha avuto altre amanti e fa notizia, ma finora non ci sono prove. Per ho bisogno che mi dica se c' qualcosa o qualcuno che potrebbe svelare la vostra relazione.
No. Cio, Jason e Alex lo sanno, ma non diranno niente. E non c' nulla che dimostri che eravamo amanti.
Di questo me n'ero assicurata. L'unica prova inconfutabile era appena stata distrutta.
Bene.
Allora cosa posso dire alla polizia? le chiesi. Mi chiederanno se ho un alibi.
Non risponda. Non c' bisogno di mentire, ma se le chiedono dove si trovava, scelga di non rispondere. Magari le sembrer una cosa strana, ma ci sar anch'io con lei.  suo diritto non rispondere.
E la foto di me con il coltello in mano?
Si riservi di non rispondere ribad. Non dimostra nulla,  anche quella una prova circostanziale.
E le lettere anonime?
L'avvocato riflett.
Credo che ci farebbe comodo poter dimostrare che  stata minacciata e che c' qualcun altro che vale la pena di cercare. Ma non le mostrerei tutte. Ha detto che una delle lettere potrebbe suggerire un movente?
S, quella in cui litighiamo.
Quella teniamocela per noi. E le altre sono incriminanti?
Scossi la testa, ma poi mi torn in mente dov'erano le lettere.
Le ha Jason annaspai. E se le avesse gi consegnate agli inquirenti? Sono tutte insieme.
Vado a controllare disse. Ma sono sicura che non abbia ancora consegnato nulla. Le prender io e dar un'occhiata. Poi vorranno interrogarla.  pronta?
Avrei voluto scuotere la testa, supplicarla di farsi interrogare lei al posto mio. Invece annuii e la guardai alzarsi e uscire.
Quando torn, con lei c'erano due poliziotti: Clayton e un uomo che non conoscevo.
Si ricordi mi sussurr Shannon sedendosi che io sono qui. Se non  sicura di come rispondere a una domanda, aspetti, e le indicher io se pu rispondere o no. E se le serve una pausa o un chiarimento su qualsiasi cosa, lo dica senza problemi.
Ci fu un rumore di carte rimescolate, di sedie spostate.
Bethany Reston, anzitutto la informo che questo interrogatorio sar registrato dalle telecamere che vede l. L'ispettrice mi indic due angoli opposti della stanza. Non  tenuta a dire nulla, ma se tacer elementi su cui ha intenzione di basarsi in aula, potrebbe danneggiare la sua difesa. Tutto quello che dir potr essere usato contro di lei.
Lanciai un'occhiata all'avvocato Adler, che annu. Non mi sentii affatto rassicurata.
Vorrei cominciare chiedendole che cosa ha fatto la sera in cui  stato ucciso Calum Bradley.
Faticai a spingere le parole oltre il nodo che mi si era formato in gola.
Mi avvalgo della facolt di non rispondere sussurrai. Con la coda dell'occhio, vidi un altro cenno di assenso del mio avvocato.
Molto bene. Pu spiegarmi cosa succede in questa foto?
Spinse verso di me una stampa ingrandita. Non ebbi bisogno di guardarla per sapere che era la foto che l'assassino aveva spedito alla stampa, quella in cui tenevo in mano il coltello. Mi voltai dall'altra parte. Guardarla avrebbe significato ricordare quella sera, quando una paura che non avevo mai provato prima mi aveva stretto pi forte di quanto io stringessi il coltello.
Idem.
Un sospiro.
Aveva scelto apposta di cominciare dalle domande cui non potevo rispondere. Mi rendevo conto che mi faceva sembrare poco collaborativa. Soffocai l'impulso di urlare per la frustrazione e continuai a guardare avanti, sperando che si convincesse a farmi le domande giuste.
L'ispettrice Clayton butt la sua lunga coda dietro la spalla e cambi posizione sulla sedia.
Allora perch non mi dice chi ha scattato la foto? A questa domanda vuole rispondere?
Guardai il mio avvocato, che annu appena.
Non ne sono certa, ma c'era uno stalker che mi tormentava, e ho la sensazione che fosse Vincent.
Vincent?
Vincent Morris. Una delle guardie del corpo di Calum.
C'era silenzio, si sentiva solo la penna dell'agente che grattava sul taccuino.
E perch secondo lei il signor Morris la tormentava?
Non sapevo chi era, finch non me l'ha nominato Jason. Comunque, ancora non sono sicura che fosse lui, ma l'assassino di Calum mi ha perseguitato e minacciato. Ed  anche entrato nel mio profilo Facebook. Si  introdotto in casa mia, nella mia camera, mentre dormivo, ha registrato le mie telefonate.
Con calma. Anzitutto, se lei  stata vittima di uno stalker, perch non ce l'ha riferito? Prendiamo molto sul serio questo genere di reato.
Non potevo.
Perch?
Diceva che mi avrebbe ucciso, se mi fossi rivolta alla polizia. Sapeva tutto. E per lo stesso motivo non mi sono presentata quando mi ha convocato.
Ma lei ha parlato con questa persona?  in grado di affermare che si tratta del signor Morris?
No. Cio, una volta mi ha parlato al telefono, ma la voce era distorta. A parte quella volta, solo lettere. E messaggi sul cellulare.
Abbiamo queste lettere? Le possiamo esaminare?
Guardai l'avvocato Adler.
Ve le far avere domani mattina disse.
Grazie. Signora Reston, secondo lei perch questa persona non voleva che lei si rivolgesse a noi?
Evidentemente pensava che sapessi cosa aveva fatto. Invece non lo sapevo. Ma se vuole sapere la verit, perch non interroga Vincent?
Faremo in modo di controllare, ma nel frattempo ho ancora qualche domanda per lei, se non le dispiace.
Ma Vin...
Indagheremo sulle sue accuse. Ma per ora si limiti a dirmi se questa  lei.
Spinse sul tavolo un'altra foto e anche in quel caso non ci fu bisogno di dare pi di un'occhiata fugace. Era l'immagine della telecamera a circuito chiuso, quella che era stata usata come foto del profilo sulla mia pagina Facebook.
Preferisco non rispondere.
Ma era chiaro, e lo sapevano tutti: ero io quella donna.
Me l'aspettavo. Ma abbiamo un mandato per perquisire casa sua, gli agenti lo stanno facendo in questo momento, e ho il sospetto che presto scopriremo a chi appartiene questo insolito cappello.
Sentii un muscolo della guancia contrarsi. Avrebbero trovato il cappello. Non era nascosto molto bene.
L'avvocato Adler si chin a sussurrarmi all'orecchio.
Vuole fare una pausa, signora Reston?
Non desideravo altro che un attimo di pace, ma scossi la testa. Una pausa avrebbe significato solo riprendere l'interrogatorio pi tardi e, per quanto adesso mi sembrasse insopportabile, sapevo che dopo non avrei avuto la forza di riprendere da capo. Eravamo in ballo e dovevo ballare, fare tutto il necessario per porre fine a quel calvario.
Cosa ci faceva nell'appartamento di Calum Bradley stasera, signora Reston?
Preferisco non rispondere.
E suo marito cosa ci faceva?
Cercava delle prove. Contro Vincent.
Quale genere di prove?
Perch non lo chiedete a lui?  lui che ha trovato il file. Dimostra che Calum non voleva dare a Vincent la promozione che gli aveva chiesto, diverse volte. Quello non  un movente?
Come le ho detto, indagheremo. Ma a quanto ci risulta, suo marito ha aiutato Mark Dunbar a trattenerla mentre i nostri uomini arrivavano per arrestarla. Non mi fa pensare che sia convinto della sua innocenza.
Le lanciai un'occhiataccia che, speravo, l'avrebbe fatta pentire della frecciata. Ma aveva fatto centro. Cercavo di capire il comportamento di Jason, di convincermi che al suo posto avrei fatto la stessa cosa. Ma non era sufficiente a scacciare la sensazione che fosse un tradimento e ne accusavo ancora il colpo.
Era l'amante di Bradley?
Niente da dire.
Dal suono della mia voce, sembrava che mi stessero strozzando. I miei polmoni, in qualche modo, si erano rimpiccioliti e il mio corpo invocava pi ossigeno.
Aveva litigato con Bradley nei giorni precedenti l'omicidio?
Niente da dire.
 stata lei a uccidere Calum Bradley?
No!
Il fiato per gridare quel no lo trovai. Era l'unica verit immutabile.
No e poi no. Non ho ucciso Calum. Non gli avrei mai fatto del male.
L'ispettrice mi guard con freddezza e con una certa perplessit, come se cercasse di stabilire se stessi mentendo o se fossi semplicemente pazza. Sostenni il suo sguardo, sprezzante. Pensasse pure che ero pazza. A me bastava che mi credesse su una cosa: non avevo ucciso Calum.
Abbass lo sguardo e spost dei fogli. Allungandosi sul tavolo, picchiett con il dito sulla foto davanti a me, quella scattata in casa mia la sera in cui avevo deciso che Jason doveva essere l'assassino. Il senso di colpa mi dilaniava, ma cercai di ignorarlo. Dovevo resistere.
Mi sa dire di chi  quel coltello, signora Reston?
Stavo per dirle di nuovo che mi rifiutavo di rispondere, quando bussarono alla porta. L'ispettrice Clayton spinse indietro bruscamente la sedia, alzandosi senza staccarmi gli occhi di dosso.
Apr la porta di uno spiraglio e parlott sottovoce con la persona all'esterno.
Signora Reston mi disse, dopo essere tornata a sedersi, il mio collega mi ha appena informato che in casa sua  stato trovato un cappello corrispondente a quello che si vede nel filmato della telecamera a circuito chiuso.
Fece una pausa. Tutto quello in cui avevo creduto - che innocenza volesse dire salvezza, che i buoni vincevano sempre - stava svanendo, portato via da un vortice di nebbia che mi soffocava.
Analizzeremo il cappello e i vestiti trovati in casa sua, quelli che riteniamo abbia indossato la sera dell'omicidio di Bradley, per individuare eventuali tracce di sangue.
Mi sentii inondare di sollievo. Non avrebbero trovato nulla.
Clayton spinse verso di me un'altra cosa. Una cartelletta aperta. Era rossa e mi domandai se volesse dire qualcosa.
Bethany Reston, la informo che  accusata dell'omicidio di Calum Bradley.
Il rumore dei secondi che passavano divenne assordante e sentii il sangue defluire dalla testa, dalle mani, dal cuore.
Ma come potete accusarmi di una cosa che non ho fatto? sussurrai. E perch non vuole ascoltarmi?  stato Vincent!
Le prove sembrano dire il contrario, signora Reston. Questo  l'atto di accusa. La prego di leggerlo attentamente e discuterne con il suo avvocato. Domani ci sar l'udienza di convalida con il magistrato.

48.

Quando il cigolio della porta richiusa alle mie spalle svan, mi ritrovai nella mia cella, dove avrei vissuto nell'immediato futuro, e mi imposi di contare fino a dieci.
Il panico minacciava di rubare il posto alla razionalit. Per arginarlo mi ripetevo in continuazione la stessa rassicurazione: Stai solo aspettando. Presto sar finita. Non ero sicura di crederci ma non potevo sopportare di prendere in considerazione delle alternative. A poco a poco assimilai tutto quello che mi circondava, memorizzando ogni particolare. Le pareti erano imbiancate a calce e spoglie, a parte qualche volgarit incisa all'altezza degli occhi e un piccolo televisore vetusto fissato a una staffa.
Mi avvicinai con passo incerto al letto: una brandina di metallo coperta da un materasso sottile. C'erano anche una scrivania essenziale con una sedia di plastica e un gabinetto d'acciaio senza tavoletta e senza coperchio. Dalla finestrella della porta, chiunque avrebbe potuto vedermi. Non volevo neanche pensare di usarlo.
Dopo che l'ispettrice Clayton aveva formalizzato l'accusa di omicidio, Shannon mi aveva spiegato cosa sarebbe successo nell'udienza di convalida della mattina dopo, precisando che si trattava solo di una formalit procedurale. I processi per omicidio passavano quasi sempre alla corte d'assise, soprattutto se l'imputato si dichiarava non colpevole. Come nel mio caso, ovviamente.
Mi avvert anche che probabilmente il giudice mi avrebbe negato la libert su cauzione. Aveva ragione anche su questo. Mi consideravano a rischio di fuga.
Stai solo aspettando. Presto sar finita.
Sapevo che non avrei dormito neanche un minuto. Gli strilli e i rumori metallici che provenivano dall'altra parte della porta di ferro verde me l'avrebbero impedito. Cos accesi il televisore, sperando di distrarmi. Avrei fatto meglio a pensarci due volte.
Mi trovai faccia a faccia con me stessa, una foto presa dal mio sito, insieme all'immagine in cui mi allontanavo dal luogo dove Calum era stato assassinato.
Omicidio miliardario: arrestata l'assassina! recitava il titolo a caratteri cubitali. Sapevo che avrei dovuto cambiare canale, ma avevo bisogno di vedere. Era quello che avevo tanto temuto, proprio lo scenario di cui avevo paura, e per giunta era diventato un evento mediatico.
Gli inquirenti hanno confermato che Bethany Reston, fotografa di trentaquattro anni che collaborava al reality su Calum Bradley,  stata accusata dell'omicidio del celebre uomo d'affari. Dopo l'arresto, eseguito ieri sera, stamattina la signora Reston  comparsa davanti al magistrato e attender il processo in carcere. Secondo voci ufficiose, l'imputata e Bradley avevano una relazione sentimentale, ma Scotland Yard non ha confermato.
All'improvviso mi domandai se importasse.
Ero cos terrorizzata di farmi scoprire. Temevo di essere additata come adultera, temevo che mio marito scoprisse di me e Calum e che il mio matrimonio si sarebbe disintegrato, temevo la gogna pubblica. E nel momento in cui stava succedendo sul serio, mi sembrava una sciocchezza, in confronto all'accusa di omicidio.
Magari se non mi fossi preoccupata tanto per la mia immagine, se avessi confessato subito di essere l'amante di Calum e avessi raccontato alla polizia la verit, a quell'ora sarei stata a casa con Jason, a supplicare il suo perdono ma in salvo dai titoli ignobili.
Ma poi mi ricordai di Kitty. Violata, terrorizzata, rovinata. Non avevo taciuto solo per vanit, sebbene di certo la vanit avesse fatto la sua parte. Avevo taciuto per paura, e la paura era molto pi potente.
Mi domandai cosa mi aspettasse quando, alla fine, fossi uscita di prigione.
La gente mi avrebbe odiato. Se avevano odiato Kitty per il solo fatto di essere una sfasciafamiglie, non riuscivo a immaginare cosa avrebbero pensato di me, la donna che era andata a letto con Calum ed era pure sospettata di averlo ucciso. Che in realt fosse stato Vincent non avrebbe avuto alcuna importanza. Io ero l'altra donna. Ero l'assassina.
Forse la prigione era il posto pi sicuro per me, una verit di cui non mi sfuggiva l'ironia. A prescindere da quello che sarebbe successo, avrei dovuto abbandonare la vita che avevo vissuto. Nulla sarebbe pi stato lo stesso, anche se le accuse fossero cadute e mi avessero rilasciato, innocente per la giustizia, ma con una reputazione da colpevole.
Avrei dovuto trasferirmi altrove, cambiare nome, rinunciare alla mia attivit. Jason mi avrebbe seguito? O non avrebbe pi voluto saperne del nostro disastroso matrimonio? Nell'ufficio di Calum aveva detto che mi amava ancora. Ma non riuscivo a immaginare che durasse per sempre, soprattutto se la mia faccia fosse stata su tutti i giornali e in tutti i notiziari per mesi, come sospettavo che sarebbe successo. Mi serviva che la polizia scoprisse la verit. Mi serviva che quella storia finisse, per andare avanti, per capire come sarebbe stata la mia nuova vita e rintanarmi in santa pace da qualche parte.
Sospirai, spensi il televisore e mi concentrai per restare calma. Ero in prigione da poche ore. Era troppo presto per perdere le speranze. Era solo l'inizio.
Feci un bel respiro, contai di nuovo fino a dieci e ripetei il mio nuovo mantra.
Stai solo aspettando. Presto sar finita.

49.

Dopo quasi un mese di prigione, stavo cominciando ad accettare la mia nuova routine. Non era normale, ma familiare. E l l'assassino non poteva raggiungermi.
Il senso di familiarit, di per s, era terrificante. Non sopportavo il pensiero di potermi abituare a quella vita.
Avevo appena passato un'ora all'aperto, a correre in tondo nel cortile con alcune delle donne che non mi mettevano paura. Cercavo di starmene in disparte, un po' perch fare amicizie sarebbe stato come ammettere che la mia non era una situazione provvisoria. E poi perch tante detenute avevano tutta l'aria di volermi fare del male e di esserne capacissime. Ma per quanto fossi tentata di ignorare tutte, avevo bisogno di contatto umano tra le visite di Jason, di Alex e dell'avvocato Adler. Cos ogni giorno correvo e chiacchieravo del pi e del meno.
Dopo la doccia, andavo nella sala comune a sfogliare i giornali del giorno prima. Faceva parte della mia nuova routine quotidiana, un momento imperdibile come la colazione o il caff. Se si diceva qualcosa di me, volevo saperlo, anche se tutti gli articoli che avevo letto fino a quel momento giungevano alla stessa conclusione: ero colpevole. La stampa aveva scandagliato la mia vita. Un'infinit di volte. Si arenavano sempre sul movente, per. Il delitto non mi aveva fruttato neanche un soldo, il che rendeva un po' insulsa la storia dell'omicidio miliardario, ma non abbastanza perch ci rinunciassero. Non c'erano prove della nostra relazione, sebbene i pettegolezzi abbondassero. Quando mi sentivo sopraffare dalle insinuazioni, mi aggrappavo alle parole di Shannon. Non c'era bisogno di mentire. Sarebbe bastato insinuare un ragionevole dubbio. E dimostrare che non ero stata io.
Sapevo che avrei fatto meglio a resistere all'impulso di guardare le notizie. E tuttavia volevo sapere. Vedere cosa avrei dovuto affrontare fuori di prigione mi dava l'impressione di avere il controllo. Pi bugie sentivo raccontare su di me, meno mi ferivano. Ed era un bene. Perch dovevo farmi le spalle larghe prima del processo.
Ma una volta non fu il mio volto che mi trovai davanti a pagina due.
Fu quello di Vincent, le sopracciglia scure aggettanti come tettoie sopra gli occhi. Verdi. Da serpente.
La foto era sgranata, la posa forzata. Sembrava una fototessera presa da un documento, o forse dal tesserino delle Bradley Enterprises.
Sotto di lui c'era un'altra foto, pi piccola, in un riquadro. Ero io, ma era la prima volta che il pubblico vedeva quell'immagine. Ero in piedi, appena dentro le porte scorrevoli dell'appartamento di Calum, che allungava le braccia verso di me, ed ero palesemente infuriata.
Da dove era spuntata quella foto?
Quel pensiero istintivo lasci subito il posto all'ovvia verit. Vincent. Dato che c'era bisogno di un movente innegabile, dell'ultimo chiodo sulla mia bara, aveva diffuso l'immagine che aveva usato per zittirmi. Non era una prova inconfutabile, ma dava credito alla teoria che io e Calum fossimo amanti. Tra colleghi non si litiga cos. Ma perch sul giornale c'era anche lui?
Lessi il titolo.
Processo per l'omicidio Bradley: le prove, il testimone, lo scandalo
Scorsi rapidamente l'articolo, con un crescente senso di terrore man mano che capivo cosa stava succedendo. L'accusa avrebbe usato Vincent come testimone. Contro di me. Non riuscivo a immaginare la sua deposizione. Se voleva farmi sembrare colpevole, non avrebbe potuto dire nulla che non coinvolgesse anche lui. E perch mandare la foto alla stampa, per poi farsi avanti come testimone? Non capivo le regole del gioco a cui stava giocando, ma lo trovavo snervante.
Il quotidiano presentava pochi fatti e parecchi pettegolezzi. Le cosiddette prove promesse dal titolo erano semplicemente le foto che tutti quanti avevano gi visto e rivisto. Il testimone, il cui nome a quanto pareva era stato fatto da una fonte vicina agli inquirenti, era Vincent. Si era rifiutato di rilasciare dichiarazioni. E lo scandalo era la foto della lite, di cui scrivevano come se di fatto mi ritraesse nell'atto di uccidere Calum.
Strappai la pagina, la ripiegai in fretta e me la infilai nella manica.
Poi mi alzai, stringendo i denti, e andai in biblioteca.
Ciao mi disse Trisha, una delle detenute pi amichevoli, quando mi vide. Come stai dopo la corsa? Io sono distrutta.
Bene. Ho bisogno di un favore.
Anche a me fa piacere vederti.
Ho cinquanta sterline sul conto. Mercoled in mensa ti compro quello che vuoi.
Devi essere disperata.
Non disperata. Furibonda.
Ore dopo, aspettai al buio che tutte si fossero addormentate. Le secondine avevano fatto il loro giro, perci avevo almeno dieci minuti per godermi il momento che aspettavo da tutto il giorno.
Sollevato il materasso, tirai fuori l'articolo di giornale e l'oggetto di contrabbando che avevo preso a prestito da Trisha. Me lo rigirai in mano, poi spinsi la rotella metallica con il pollice. Ci fu una scintilla, la fiamma. Il viso di Vincent mi guardava da dietro il piccolo alone di luce gialla, e il mio odio si intensific.
Lentamente, con attenzione, abbassai l'angolo del foglio finch incontr la fiammella e con un flebile crepitio la pagina si tinse di arancione, poi di nero e si accartocci man mano fino al viso dell'uomo che mi aveva rovinato la vita.
La distruzione lo aveva quasi raggiunto e, nella penombra della cella, mi concessi un sorriso. Non mi restava pi alcuna gioia nella vita, ma guardando Vincent andare in cenere non potei fare a meno di provare un fremito di soddisfazione.
E poi il buio mi avvolse di nuovo e di quella sensazione non mi rimase altro che l'odore del fuoco e un mucchietto di cenere per terra.

50.

Niente nella vita - nemmeno otto mesi di impaziente attesa - pu prepararti per un processo in cui sei accusata di aver ucciso una persona che amavi.
Aspettare era stata un'agonia. In certi momenti mi ero perfino concessa un cauto ottimismo, per esempio quando Jason e Alex venivano a trovarmi e non se ne andavano se non riuscivano a farmi ridere. Ma poi c'erano settimane in cui la situazione mi sembrava disperata, come quando Shannon non voleva rivelarmi i particolari della sua strategia difensiva o quando non veniva a trovarmi nessuno o quando i titoli dei giornali erano cos negativi che mi sentivo sopraffare dal desiderio di non avere pi contatti con il mondo esterno.
E pur avendo saputo per tanto tempo che il momento sarebbe arrivato, quando mi condussero in tribunale non riuscivo a credere di essere davvero processata per omicidio.
Entrai nell'aula, piccola e surriscaldata, e osservai il rivestimento di legno, i lampadari antichi e le finestre che la inondavano di luce. Pi che un'aula di tribunale sembrava un teatro, con tanto di personaggi e pubblico.
Alzai lo sguardo sulla platea e individuai Jason, pallido e scavato, ma in fondo sempre bello, e gli feci un cenno. Mi era stato detto che non ero autorizzata a sorridere, per nessun motivo. Avrei dato l'impressione di divertirmi.
Non avevo un solo avvocato, ma un'intera squadra. Uno di loro si era occupato delle pubbliche relazioni, cercando negli ultimi mesi di mettere in circolazione notizie positive su di me, e un drappello di investigatori aveva lavorato instancabilmente per trovare prove contro Vincent. Mi accompagnarono al mio posto, vicino a Shannon Adler. Mi sporsi a guardare i due colleghi che le sedevano vicino e che mi salutarono con un cenno.
Il dibattimento cominci in modo spettacolare. Il pubblico ministero, Marling, aveva una faccia da bambino; era biondo, con una voce sorprendentemente profonda e un fastidioso tic al polso, che faceva schioccare in continuazione. Era sconvolgente pensare che una persona dall'aria tanto innocente potesse essere cos spietata con me, una donna che nemmeno conosceva.
La sua dichiarazione di apertura fu talmente convincente che per poco non credetti anch'io di aver ucciso Calum.
Signore e signori della giuria disse, nel corso di questo processo sentirete voci infondate e sentirete verit. Il vostro compito sar quello di vagliare queste affermazioni e distinguere tra le une e le altre. Ma per il momento vi chiedo di concentrarvi sui fatti. E cio sulla relazione clandestina che l'imputata, Bethany Louise Reston, aveva intrecciato con la vittima, Calum Bradley.
Mentre diceva il mio nome mi addit e tutti gli occhi si voltarono verso di me, l'accusata. Li odiai dal primo all'ultimo, ma feci ricorso a tutte le energie che mi restavano per mantenere un'espressione impassibile.
Questa donna si  incontrata in segreto con il suo amante, l'ha condotto in un angolo appartato di Londra per accoltellarlo brutalmente e poi si  allontanata con tutta calma, fermandosi solo per disattivare la telecamera a circuito chiuso che avrebbe potuto identificarla. Questi sono i fatti. E nel corso del processo vi mostrer le prove; ascolterete testimonianze che vi dimostreranno, al di l di ogni dubbio, che il brutale assassinio di un uomo innocente, Calum Bradley,  stato commesso da questa donna.
Di nuovo il dito puntato. Uno schiocco del polso. Che mi fece digrignare i denti.
Quella che vi chieder di prendere alla fine del processo non sar una decisione difficile. Non avrete alcun dubbio sulla colpevolezza di Bethany Reston, che si  dimostrata una bugiarda patologica, una manipolatrice capace di azioni impensabili. In poche parole, un'assassina spietata. E la verit di questa affermazione vi risulter assolutamente certa.
Signore e signori della giuria, l'unica cosa che vi chiedo  di tenere sempre presenti questi fatti durante il procedimento e di ricordare che non si tratta, come vorrebbero i media, di un caso di adulterio, di gelosia, di uno scandalo sessuale. Si tratta di giustizia. Rendere giustizia a un uomo che ha perso la vita in un modo orribile, un uomo di successo, gentile e generoso, che metteva le sue considerevoli risorse a disposizione di chi era meno fortunato di lui, un uomo che non meritava di morire. Non in questo modo. E non per mano di una come la signora Reston.
Verrete bombardati di fatti, dichiarazioni, date e nomi. Avete la poco invidiabile responsabilit di soppesare ogni informazione e decidere dell'innocenza o della colpevolezza dell'imputata che abbiamo davanti oggi. Ma io vi chiedo anche di non dimenticare la vittima. Il vero motivo per cui siamo qui  rendere giustizia a Calum.
E su quella battuta finale rote su se stesso con un gesto plateale e torn a sedersi, incassando una pacca sulla spalla da un uomo pi giovane che indossava un abito blu scuro praticamente identico al suo.
Mi sembrava di esplodere.
L'avvocato Adler mi aveva avvertito che sarebbe successo. Aveva previsto cosa avrebbe messo sul tavolo il pubblico ministero, e non si era sbagliata. Quindi non c'era niente di inatteso in quello che era stato appena detto, ma non per questo per me fu pi facile. Sapere in anticipo che qualcuno dir crudeli bugie su di te in un'aula piena di sconosciuti non serve affatto a stemperare la realt del fatto.
Il processo sarebbe stato una battaglia senza quartiere.

51.

Dopo la dichiarazione di apertura, il pubblico ministero cominci a chiamare, uno dopo l'altro, i suoi testimoni. Vennero scrupolosamente interrogati e controinterrogati, e rimandati fuori dall'aula.
Il primo fu Mark. Era un testimone dell'accusa, quindi sapevo che non era dalla mia parte. Ma quando si rifiut di guardarmi in faccia e spiattell che l'avevo contattato per entrare nell'appartamento di Calum la sera in cui mi avevano arrestato, per poco non mi spaccai un molare, tanto forte strinsi i denti. Almeno non dovevo pi sentirmi in colpa per aver sospettato di lui. Non era dalla mia parte e non lo era mai stato. Non aveva ucciso Calum - gli investigatori del mio avvocato l'avevano confermato - ma aveva stretto un patto con Jason per farmi arrestare. E non l'avrei mai perdonato per questo.
A quanto ne sapevo, l'accusa non aveva idea del perch ero andata nell'appartamento di Calum quella sera e di cosa stessi cercando. Ma il fatto che volessi introdurmi in casa del mio defunto amante, di per s, non mi metteva in buona luce.
Nonostante bruciasse, il tradimento di Mark non era stato nulla. Il giorno dopo il pubblico ministero chiam il testimone successivo e all'improvviso mi trovai faccia a faccia con l'uomo che mi aveva distrutto la vita.
Sapevo che sarebbe successo e pensavo di essere preparata, ma quando Vincent entr in aula, vestito come al solito in giacca nera, camicia bianca e cravatta nera, un rombo mi riemp le orecchie.
Quell'uomo aveva commesso il crimine per cui ero sotto processo, e ora poteva essere colui che mi avrebbe fatto condannare. A quanto pareva, agli occhi della giuria, la sua testimonianza aveva le potenzialit per far scrivere il mio nome una volta per tutte nella colonna dei colpevoli. E io non potevo fare n dire nulla per fermarlo. Potevo solo subire.
Restai impassibile quando si volt verso di me e incroci il mio sguardo. Un tremito gli scosse l'angolo della bocca, impercettibilmente, tanto che di certo nessun altro in aula se ne accorse. Tranne me.
Mi immaginai di scagliarmi contro di lui, di avvolgergli le manette intorno al collo muscoloso e di tirare con tutto il mio peso e tutta la mia forza. Immaginai la colluttazione, il caos dell'aula che eruttava.
Avrei accettato volentieri di andare in galera per quello. Ne sarebbe valsa la pena, perch avrei soffocato una volta per tutte il sorrisetto compiaciuto di Vincent.
Quando ha conosciuto la signora Reston? gli chiese il pubblico ministero.
Direi poco meno di un anno e mezzo fa, ormai, quando ha cominciato a lavorare negli uffici delle Bradley Enterprises.
E quando si  reso conto che la signora Reston era coinvolta nell'omicidio del signor Bradley?
Raggelai. Pur avendola sentita e risentita, quella menzogna mi dilaniava ogni volta.
Avevo dei sospetti, ma non mi sembravano abbastanza per riferirli alla polizia. Ero quasi sicuro che la signora Reston e il signor Bradley fossero amanti, ma all'inizio, quando ho saputo che era morto, non ho pensato che lei c'entrasse. Poi ho visto il filmato della telecamera a circuito chiuso e mi  venuta subito in mente lei. La statura e la corporatura erano le sue, ma non si vedeva il volto, quindi non potevo dimostrare niente. Era un sospetto e non volevo puntare il dito contro una persona che magari non c'entrava.
Tossii, forte, perch il sarcasmo era l'unico modo per difendermi dalla sua ipocrisia, ma il giudice non ci casc.
Ordine disse, pestando il martello di legno sul banco. Signora Reston, non ho intenzione di tollerare questo genere di interruzioni. Si controlli.
Mi rimpicciolii sulla sedia, con le guance in fiamme. Come se quel processo non fosse gi abbastanza umiliante.
Capisco disse Marling, ignorando l'interruzione. E come ha saputo della relazione tra la signora Reston e il signor Bradley?
Avevo notato che passavano parecchio tempo insieme rispose Vincent. C'era sempre una valida ragione, dato che Bethany era la fotografa di scena, quindi all'inizio non mi  sembrato strano. Poi per mi sono accorto che... insomma, che civettavano, per cos dire.
Rabbrividii. Non avevo pi nessuna privacy, eppure il fatto che fosse proprio quell'uomo a riferire i dettagli del mio rapporto con Calum era una violazione ancora peggiore del continuo flusso di titoli oltraggiosi sui giornali, perfino delle secondine che mi guardavano sotto la doccia.
E ha mai notato qualcosa che facesse pensare che tra di loro le cose non andassero bene?
Solo una volta. Non molto tempo prima della morte del signor Bradley, stavo andando al lavoro per cominciare il turno di notte...
Che ora era, signor Morris?
Saranno state le venti e quaranta. Il turno di notte comincia alle ventuno, ma ero arrivato presto per sistemare dei documenti, preparare il caff, cosette cos.
E cosa ha visto, quando  arrivato?
La signora Reston era appena uscita dal palazzo delle Bradley Enterprises e stava entrando nei Kensington Gardens, da dove arrivavo io. Quando mi  passata accanto, ho notato che stava piangendo.
Le ha parlato?
No.
Sa perch piangeva?
Aveva una riunione con il signor Bradley, quindi doveva essere per qualcosa che era successo mentre erano insieme. Sul momento non sapevo di cosa si trattasse, ma quando  stata diffusa la foto di loro due che litigavano, con la data di quel giorno, ho fatto due pi due. Quella sera anche il signor Bradley non era il solito. E poi non conosco nessuno che piange in quel modo dopo una litigata col suo capo. Sembrava una cosa... personale.
Doveva essersi studiato la parte. Mi arrischiai a guardare il banco della giuria per vedere se ci fossero facce scettiche. A parte un paio di membri pi interessati, in particolare due signore di mezza et che non staccavano gli occhi da Vincent, gli altri avevano lo sguardo chino sui loro appunti.
Le  capitato di notare qualcos'altro?
Ero ancora di turno la mattina dopo, quando la signora Reston  tornata in ufficio. Si tratta solo di una percezione personale, ma mi sembrava di sentire una certa tensione tra loro due. Il signor Bradley quasi non la guardava mentre lei continuava a lanciargli occhiate, come se sperasse di catturare la sua attenzione. Sembrava turbata, ma quando le ho chiesto se c'era qualcosa che non andava, non ha voluto dirmelo. Ma ribadisco che  solo una mia interpretazione del modo in cui si stavano comportando.
Grazie, signor Morris.
Il pubblico ministero concluse il suo interrogatorio. Era riuscito a inculcare nei giurati l'idea di un movente. La testimonianza di una guardia del corpo, una persona il cui lavoro era osservare se c'era il minimo particolare insolito, che suggeriva un disaccordo tra due amanti... mi rendevo conto anch'io che era difficile da confutare. La foto non provava nulla, ma senz'altro consolidava la loro tesi.
Era il turno del mio avvocato, e io sentii un fremito di nervosa impazienza. Avrei voluto che mi esponesse il suo piano difensivo, ma lei si era rifiutata, con mio grande disappunto. E per quanto la supplicassi, arrivando a volte a pretendere, Shannon senza scomporsi mi rispondeva che non dovevo conoscere i particolari. Mi aveva chiesto di fidarmi e io non avevo altra scelta. Quindi mi mordevo la lingua e carpivo ogni briciola di informazione che si lasciava sfuggire. Mi aggrappavo a tutto come se fosse un talismano, come se bastasse conoscere gli sviluppi successivi perch giocassero a mio favore. Sapevo, per esempio, che Shannon non mi avrebbe lasciato deporre.
Ma come faccio ad arrivare alla fine del processo senza dire una parola in mia difesa? mi lamentai.
Difenderla  il mio lavoro, signora Reston. E non ho intenzione di dare a Marling l'opportunit di controinterrogarla. La farebbe crollare e alla giuria questo farebbe un'impressione di gran lunga peggiore del silenzio, mi creda.
Sapevo anche che Adler non avrebbe cercato di dimostrare che Vincent aveva ucciso Calum. E dopo averlo saputo concordai che, dopotutto, sarebbe stato meglio per me non conoscere la sua strategia. Avevo bisogno di sperare e l'idea che Vincent l'avrebbe fatta franca non mi aiutava. Per non c'erano prove, secondo Adler, solo teorie. I suoi investigatori privati non avevano trovato nulla, e lei mi aveva consigliato di non pensarci pi.
Il nostro obiettivo  far assolvere lei, signora Reston mi aveva detto durante una delle sue visite in prigione. Non far condannare qualcun altro.
Ma non pu cavarsela cos.
Vorrei che smettesse di pensare a Vincent. Se ci fosse anche solo una prova a sostegno... S, lo so che lei ha le sue teorie, ma non sono prove,  ben diverso. Comunque, mi creda: se ci fosse qualcosa di concreto, non me lo lascerei sfuggire. Ma la mia cliente  lei e il mio compito  assicurarmi che non vada in prigione per un delitto che non ha commesso. Non ho intenzione di stare addosso a Vincent. Se posso screditarlo come testimone, lo far, e considerato che  il testimone chiave dell'accusa, tornerebbe a nostro vantaggio. Ma deve lasciarmi fare il mio lavoro e smetterla con questa ossessione.
Volevo che facesse di pi. Volevo che dimostrasse la sua colpevolezza, che chiarisse, al di l di ogni dubbio, che non potevo essere stata io. Ma lei era l'unica persona che avrebbe potuto restituirmi la mia vita ed era innegabile che fosse molto esperta.
Signor Morris cominci, avvicinandosi al banco per il controesame. Da quanto tempo lavora alle Bradley Enterprises?
Poco pi di due anni.
Quando  stato assunto, aveva gi una dipendenza da steroidi anabolizzanti?
L'aula trattenne il fiato all'unisono, me compresa, creando l'effetto di un'eco. Mi guardai attorno, ricacciando in gola l'impulso di sorridere beata. Avevo fatto bene a fidarmi dell'avvocato Adler. Sapeva benissimo cosa stava facendo. Un drogato? Era la risposta a molte delle mie domande. I drogati erano aggressivi e facevano sempre cose imprevedibili.
Mentre il giudice richiamava all'ordine, mi sentii inondare dal sollievo.
Obiezione, vostro onore!
Respinta. Signor Morris, risponda alla domanda.
Fu poco pi che un sussurro. Ma in aula lo sentirono tutti, il miserevole s di Vincent.
La speranza mi gonfi il petto per la prima volta dall'inizio del processo.
E nonostante la tossicodipendenza, lei riteneva di avere diritto a una promozione. Conferma?
Obiezione! La domanda  tendenziosa.
Obiezione accolta.
Riformulo la domanda. Signor Morris, aveva chiesto una promozione a Bradley?
S.
Per quante volte?
Una pausa di silenzio.
Tre.
E la sua richiesta  mai stata accolta?
No.
E Bradley ha giustificato il suo rifiuto di promuoverla?
S... cio, lui sapeva degli anabolizzanti.
Capisco. E lei  rimasto deluso dai rifiuti del suo datore di lavoro?
L'accusa mosse un'altra obiezione, come c'era da aspettarsi. Ma era troppo tardi. Ormai era evidente a tutti, me compresa, dove voleva arrivare Shannon. Non aveva bisogno di additare un altro sospetto per far capire che c'era. Dipendente drogato e deluso? Era scontato quasi quanto un'amante arrabbiata.
L'obiezione venne accolta e il mio avvocato non fece altre domande. Quando torn a sedersi, mentre mi chinavo verso di lei per ringraziarla, vidi che Marling si alzava e si dirigeva di nuovo verso il banco dei testimoni. Sentii un gemito e alzai gli occhi in tempo per vedere il panico balenare sul viso di Adler. Cercai, senza riuscirci, di incrociare il suo sguardo. All'improvviso ero di nuovo nervosa, senza motivo. Avevamo appena registrato il nostro pi grande trionfo dall'inizio del processo. Avrei dovuto essere entusiasta. Eppure nell'espressione di Marling, nell'ombra che avevo visto passare sul viso di Shannon, c'era qualcosa che mi inquietava.
Ancora qualche domanda per lei, signor Morris cominci il pubblico ministero. Dato che la mia stimata collega sembrava voler insinuare che lei avesse un movente per commettere il delitto di cui  accusata la sua cliente, e io vorrei fornire alla giuria tutti i fatti rilevanti...
Adler rabbrivid accanto a me, ma non obiett, e il pubblico ministero prosegu.
Dove si trovava la sera in cui Calum Bradley  stato ucciso, attorno alle dieci e trenta? E prima che mi risponda, devo ricordarle che  sotto giuramento.
Vincent impallid e io trattenni il fiato. Possibile che il pubblico ministero stesse strappando una confessione al proprio teste?
Il silenzio in aula era pesante; Vincent si protese verso il microfono e, quando finalmente parl, gli tremava la voce.
Ero in prigione.

52.

Intorno a me si levarono dei brusii e il giudice, esasperato, richiese l'ordine per quella che mi sembr la centesima volta quel giorno. Io non riuscivo a scollare gli occhi da Vincent, troppo stordita per elaborare quello che aveva appena detto.
Era un altro dei suoi giochetti? Se era riuscito a incastrare me per l'omicidio di Calum, era senz'altro abbastanza furbo da essersi creato un falso alibi. Ma... in prigione? A meno che si trattasse di una cospirazione incredibilmente complicata, non c'era modo di fingere di essere detenuti.
In aula cal di nuovo il silenzio, mentre aspettavamo che Vincent rivelasse i dettagli.
Potrebbe specificare meglio cosa intende, quando dice di essere stato in prigione? Di cosa si  trattato, esattamente?
Ero in una cella della stazione di polizia di Brixton.
Come mai?
Lo guardai attentamente, con la testa nel marasma. Adler lo sapeva? Continuava a non guardarmi, era tesa, inespressiva.
Mi avevano arrestato per aver tentato un furto in una farmacia.
Quindi all'ora dell'omicidio, che  stato commesso attorno alle dieci e trenta, e vorrei ricordarlo alla giuria, lei dove si trovava?
In una stazione di polizia.
Grazie, signor Morris. Signore e signori della giuria, vorrei sottoporre alla vostra attenzione una serie di documenti che confermano la dichiarazione che avete appena sentito.
Di tutti gli scenari che avevo immaginato, quello proprio non mi era mai passato per la testa. Raggelata dall'incredulit, guardai una foto, scattata alle 21,53, proiettata sul maxi schermo. Era un fermo immagine estratto dalle riprese di una telecamera a circuito chiuso, che mostrava il tentato furto. L'uomo che brandiva il coltello era senza dubbio Vincent. La seconda prova era il verbale, e dimostrava che l'arresto era avvenuto alle 22,13 in una strada non lontana dal luogo del furto. Il modulo per il rilascio portava la data della mattina successiva. Mentre io guardavo le notizie in tv e scoprivo che cosa era successo a Calum, lui usciva su cauzione, pagata da sua sorella.
Mi appoggiai allo schienale della sedia, inebetita. Se era tutto vero, se non aveva raccontato il falso, significava che non sapevo assolutamente nulla sulla morte di Calum.
Non ci volevo credere. Volevo che l'assassino di Calum fosse Vincent. Avevo bisogno che fosse lui, perch la sua innocenza era una verit troppo devastante. Ripensai alla foto che avevo bruciato e mi sentii ribollire di rabbia. Se non potevo riversarla su Vincent, dove l'avrei riversata? E a cosa mi sarei attaccata per andare avanti? Era l'unica cosa a cui riuscivo a pensare, da quando mi svegliavo al mattino a quando ricadevo in un sonno agitato. Lo sognavo perfino. Giustizia per Calum, infamia per Vincent.
All'improvviso mi resi conto che la mia accusa, la verit a cui mi ero aggrappata come a un'ancora di salvezza, era basata solo su un intreccio di teorie annacquate. Un vago sospetto che Jason aveva tirato fuori in un momento di panico. E io mi ero lasciata convincere. Quando mi avevano arrestato, volevo a tutti i costi che l'assassino fosse Vincent, perch non sopportavo l'idea di presentarmi al processo senza avere un'altra persona contro cui puntare il dito. Quando la polizia mi aveva detto che contro di lui non c'erano prove, non avevo voluto ascoltare. Quando Adler mi aveva detto di lasciarlo perdere, pure. Per tutto quel tempo, mi ero solo illusa.
Mi ero sbagliata clamorosamente.
Sollevando la testa, mi trovai di nuovo a guardare negli occhi l'uomo che mi ero ostinata ad accusare di avermi rovinato la vita. Erano gli stessi occhi. Sempre verdi, sempre coronati da sopracciglia scure. Ma di colpo sembravano meno quelli di un serpente e pi quelli di un uomo pieno di rimpianti, di tormenti personali.
La mia rabbia nei suoi confronti si spense rapidamente come era divampata. Mi sentii sconfitta.
E terrorizzata.
L'assassino di Calum era ancora libero.

53.

Cercai di concentrarmi sul nostro testimone chiave, che era stato chiamato a deporre, ma dopo le rivelazioni del giorno prima su Vincent non riuscivo a stare ferma. Da quando avevo scoperto che era innocente, mi sentivo persa. Alla deriva. Desideravo ardentemente una conclusione, e invece mi ritrovavo con nuove domande. La sera prima Shannon si era presentata nella mia cella sotto l'aula processuale con un'aria mortificata.
Lei lo sapeva ringhiai, senza darle il tempo di aprire bocca. Ha sempre saputo che non era stato lui e mi ha lasciato credere il contrario.
S rispose, in tono professionale. Lo sapevo. Ma le avevo detto di lasciarlo perdere.  lei che non ha voluto ascoltarmi.
Ma allora dobbiamo scoprire chi  stato!
No disse, con un sospiro. Ne abbiamo gi parlato. Non c' bisogno di sapere chi  stato, abbiamo solo bisogno di convincere la giuria che non  stata lei.  l'unica cosa che conta.
Ero senza parole. Perch le sembrava tanto irrilevante trovare l'assassino di Calum? Pareva voler ignorare che c'era ancora un assassino in circolazione, un criminale che sapeva fin troppe cose di me e che mi aveva incastrato.
Ma come fa a prenderla tanto alla leggera? Sono mesi che andiamo nella direzione sbagliata! Chiss cosa ha fatto nel frattempo il vero assassino!
Signora Reston disse con dolcezza, rifiutandosi, come sempre, di chiamarmi per nome. Mi dispiace molto per la storia di Vincent. Davvero. Avevo pensato di dirglielo chiaro e tondo, ma mi serviva che lei si concentrasse sul processo, non che cercasse di indagare su un omicidio dalla sua cella. E mi dispiace che l'abbia scoperto cos. Non ero certa che il pubblico ministero avrebbe rivelato qual era l'alibi di Vincent, perch in questo modo ha finito solo per screditarlo ulteriormente. Ha preferito non trovarsi tra i piedi un sospetto alternativo. A prescindere dalle sue motivazioni, oggi abbiamo segnato un punto a nostro favore. Abbiamo screditato il teste principale dell'accusa e il pubblico ministero ne ha confermato l'inaffidabilit. La gente non crede ai tossicodipendenti. Men che meno se rapinano una farmacia per procurarsi la dose.
Ma adesso non ci sono altri sospetti.
Vincent non  mai stato sospettato precis Adler. Non  stato lui. Non sar un cittadino modello, ma qui si tratta dell'omicidio di Bradley, e lui  innocente quanto lei, signora Reston. Non mi star dicendo che vuol far credere alla giuria che  stato Vincent, sapendo che non  cos?
Mi cascarono le braccia. Aveva ragione. Per quanto mi scocciasse, non potevo controbattere.
Quando Shannon se ne fu andata, chiusi gli occhi e cercai di scacciare il panico che minacciava di soffocarmi. Mi era sembrata soddisfatta - fiduciosa, quasi - perch la giornata era andata meglio del previsto. Io non potevo condividere la sua esultanza. Ero scossa, spaventata e confusa. Non riuscivo a concentrarmi su nulla. Avrei dovuto preoccuparmi di cosa poteva fare l'assassino, a me e ai miei cari, se fossi stata assolta? Avrei dovuto sentirmi in colpa per aver accusato Vincent quando in realt non c'entrava nulla? Doveva farmi piacere che il testimone principale dell'accusa fosse considerato del tutto inattendibile?
Non riuscii quasi a chiudere occhio. Quando mi svegliai nella mia cella spoglia, assaporando la sensazione di familiarit man mano che mettevo a fuoco i particolari, impiegai qualche secondo per ricordare. Vincent era innocente. Come me. E l'assassino era ancora a piede libero.
Con la pelle d'oca, mi costrinsi ad accantonare la paura e a rendermi presentabile per il processo.
Quando finalmente mi scortarono in aula per affrontare di nuovo l'ignoto, non riuscii a guardare in faccia Shannon. Sapevo che era dalla mia parte. Ma non sarebbe stata lei ad affrontare un assassino imprevedibile, alla fine di tutta quella storia.
Ci restava da giocare una sola carta. Era il motivo per cui mi era stato detto chiaro e tondo che non dovevo indossare i tacchi in aula.
L'uomo al banco dei testimoni, pelato, con gli occhiali dorati, si present come il dottor Carl Hadaway, anatomopatologo forense con una lista cos lunga di titoli accademici che non riuscii a tenere il conto.
Era stato convocato sulla scena del crimine e aveva eseguito l'autopsia il giorno stesso. Non che ci volessero tutte quelle specializzazioni per capire qual era la causa della morte.
L'avvocato Adler cominci ponendogli qualche domanda generale per stabilire il suo grado di competenza, ma and ben presto al dunque.
E dopo aver stabilito la causa della morte, ha potuto ricavare dall'autopsia altre informazioni sull'aggressore o sul modo in cui ha ucciso?
Basandomi sulle ferite inflitte alla vittima, ho potuto dedurre diversi particolari sulla modalit con cui  stato perpetrato il crimine.
Pu dirci, nello specifico, che conclusioni ha tratto sulla statura e sulla corporatura dell'assalitore?
Certo rispose il dottor Hadaway, le labbra cos vicine al microfono che le consonanti sembravano spari. Ma devo precisare che la nostra non  una scienza esatta. Bisogna tener conto dell'elasticit e della resistenza della pelle: le ferite da taglio sono quasi sempre sformate, perci difficili da analizzare, se le confrontiamo, per esempio, a un trauma da corpo contundente.
Si schiar la voce.
La prima cosa che ho rilevato  che l'aggressore doveva essere mancino. Il colpo che ha ucciso Bradley  stato sferrato da qualcuno che si trovava in piedi dietro di lui. Quindi per ferirlo con forza tale da recidere l'arteria discendente anteriore sinistra, la mano sinistra doveva essere dominante. Dopo averlo pugnalato, l'ha spinto in avanti con tale violenza che l'urto gli ha fatto perdere i sensi, quindi l'aggressore doveva anche essere molto forte, probabilmente di corporatura atletica, per aver ucciso in quel modo.
Grazie disse l'avvocato Adler, rivolgendosi poi alla giuria. Signore e signori, la mia cliente, la signora Reston,  innegabilmente destrorsa, come dimostrer il prossimo teste.
Torn a rivolgersi al dottore. C' altro?
S. L'aggressore doveva essere molto alto per riuscire a colpire in quel modo. La ferita sul petto della vittima era profonda, il colpo sferrato dall'alto verso il basso, quindi per creare l'incisione che ho rilevato durante l'autopsia dev'essere stata usata parecchia forza. Questo ci dice che l'aggressore doveva essere alto circa un metro e ottanta e, ripeto, molto forte.
Grazie, dottor Hadaway. Vorrei chiedere alla mia cliente di alzarsi, per mostrare alla giuria la sua statura.
Mi alzai.
Signore e signori, come vedete, la signora Reston  alta un metro e sessantacinque, quindi non si avvicina nemmeno al metro e ottanta dell'aggressore di Bradley. Nemmeno con i tacchi, ci si avvicinerebbe. Oltretutto  di corporatura esile e mi sembra altamente improbabile che abbia la forza necessaria per spintonare un uomo come Calum Bradley e fargli perdere i sensi.
Mi indic di tornare a sedermi.
Signor giudice, vorrei presentare una serie di foto dell'autopsia a corredo della testimonianza del dottor Hadaway disse Adler. Ma devo avvisare i membri della giuria e il pubblico che si tratta di immagini estremamente scioccanti. Le ritengo, comunque, rilevanti e necessarie per il processo.
Il giudice assent e all'improvviso l'aula crepit di rinnovata energia. I giurati allungarono il collo per vedere meglio. Tra i banchi si diffuse un brusio di colpevole eccitazione. Tutti volevano vedere i dettagli raccapriccianti dell'omicidio Bradley, anche se nessuno l'avrebbe ammesso.
Non lo facevano per scelta: dovevano guardare perch era loro dovere. Ma se la godevano un mondo.
Nell'attesa di vedere le immagini del corpo trafitto di Calum sullo schermo, mi si contorcevano le budella. Avevo chiesto a Shannon di mostrarmele prima di andare in aula, in modo da non trovarmi davanti per la prima volta l'orrore del cadavere privo di vita e insanguinato mentre avevo tutti gli occhi puntati addosso. Lei aveva rifiutato, dicendo che per la giuria sarebbe stato un bene vedere il mio dolore, sapere che ero devastata quanto loro da quelle immagini crude. Sapevo che aveva ragione, ma non era bastato a impedirmi di gridarle una serie di improperi al telefono.
Sentii i sussulti e i mormorii dei giurati; un gemito e una porta che si chiudeva sopra di me, in galleria, e osai guardare lo schermo alla mia destra.
Mi ero sforzata di immaginare quel momento per presentarmi preparata; avevo cercato di trovare un modo per smorzare l'impatto di quell'immagine, ma il dolore mi invest come se mi avessero infilato un attizzatoio tra le costole. Nascosi il viso tra le mani ammanettate per proteggermi da quello che mi circondava e piansi nella manica della sciatta camicia bianca.
Il mio Calum. Era morto. La sua carne era bianca e senza vita, il suo petto e la sua fronte sporchi di sangue scuro. Non somigliava affatto al Calum che conoscevo. Non era altro che un corpo lacerato.
Scossa da singhiozzi incontrollabili, mi resi conto che non avevo ancora assorbito del tutto la realt di quello che era successo all'uomo che avevo amato. Dal giorno in cui era stato trovato morto, tutto era ruotato attorno a me, al mio segreto, allo sforzo di preservare la mia vita cos com'era. Ma ormai non potevo pi sfuggire. Mi costrinsi a guardare. A ogni nuova immagine che veniva proiettata ed esaminata, un'ondata di dolore mi colpiva come un pugno cos forte da accecarmi per un istante.
La testimonianza del dottor Hadaway era la nostra migliore arma contro l'accusa, ma alla fine mi sembrava che fosse stata usata contro di me. Non sentii pi nulla di quello che dissero l'esperto forense e il perito calligrafo, che testimoni dopo di lui, ma il succo era chiaro. Solo qualcuno in cui la mano sinistra fosse dominante sarebbe riuscito a infliggere una ferita cos profonda, ma io non ero mancina. Inoltre a uccidere Calum doveva essere stata una persona molto pi alta di me; qualcuno che fosse in grado di pugnalarlo al petto dall'alto verso il basso. Io avrei dovuto allungarmi moltissimo e usare una forza incredibile per ottenere lo stesso effetto.
La scienza. Era il nostro asso nella manica.
Presi il fazzoletto di carta che l'avvocato Adler mi diede quando torn a sedersi, mi soffiai forte il naso e pregai che alla fine Calum avesse giustizia, come meritava.

54.

Era ora.
Dopo settimane ad ammazzare il tempo nelle celle sotto l'Old Bailey e a subire le calunnie dell'accusa, il mio processo finalmente si avviava al termine.
L'idea di non dover sopportare pi le giornate in aula era un sollievo. Ero estenuata dai periodi di sfinimento seguiti a ruota da picchi di adrenalina. Mi ritrovavo a vagare con il pensiero, per poi ricordare con un sussulto cosa mi stava succedendo e quanto era grave la mia situazione.
Forse era una forma di rifiuto. Dopotutto non riuscivo ancora a credere che io, Bethany Reston, fotografa, cittadina della classe media che non aveva mai avuto guai con la giustizia, aveva sempre pagato le tasse e si lasciava andare solo di rado, rischiavo di finire in prigione per un omicidio che non avevo commesso. Era una cosa inconcepibile.
Avrei voluto gridarlo ai quattro venti: Sono innocente! Ma nessuno era interessato ad ascoltare la mia versione. A nessuno importava cosa avevo da dire. Il mio destino era nelle mani di dodici persone che al momento stavano esaminando il mio passato e il mio futuro, in una stanza sopra quella cella fredda e spoglia.
Il fatto che ci stessero mettendo pi del minimo previsto, due ore e dieci minuti, a quanto pareva, era un buon segno. Significava che non c'era unanimit sulla mia colpevolezza. Ma anche che non erano tutti convinti della mia innocenza.
Cercai di immaginare la conversazione in corso tra i giurati. Per quanto mi dispiacesse ammetterlo, gli argomenti dell'accusa erano stati convincenti. Se avessi visto la ripresa della telecamera a circuito chiuso e saputo che la donna in nero era l'amante della vittima, e poi fosse stata diffusa un'immagine di lei con in mano un coltello insanguinato... insomma, bastava fare due pi due.
Ma mancavano prove concrete. L'accusa sembrava basare le sue tesi su tanti forse.
Forse ero l'amante di Calum. Forse il motivo per cui avevamo litigato non c'entrava con il lavoro. Forse il coltello che avevo in mano era l'arma del delitto. Forse era stato qualcun altro a pugnalare, ma su mia istigazione. Forse ero abbastanza abile con le apparecchiature video da mettere fuori uso una telecamera a circuito chiuso.
Ma nessuno di quei forse cambiava il fatto che non ero stata io. E, a differenza dell'accusa, i miei avvocati avevano presentato dei fatti. Prove reali, fornite di persona da esperti. Non avrei potuto uccidere Calum, era fisicamente impossibile. Ragionevole dubbio. Secondo Shannon sarebbe bastato.
Ma a me sarebbe bastato che quella storia finisse. Andare a casa, cominciare a rimettere insieme i cocci della mia vita, scoprire chi era stato davvero a uccidere Calum e fare in modo che subisse le conseguenze delle sue azioni.
Mi appoggiai alle piastrelle fresche della parete e chiusi gli occhi, concentrandomi su un puntino nella mia immaginazione e cercando di schiarirmi le idee. Inspirai piano e aspettai.
E all'improvviso sentii chiamare il mio nome e mi lasciai guidare di nuovo verso l'aula numero quattro, con le gambe tremanti e uno sfarfallio di speranza che si risvegliava nel petto.
Il primo giurato era una delle donne di mezza et che avevano seguito con estremo interesse il procedimento. Sembrava compiaciuta del suo ruolo di autorit e si sistem i capelli, il colletto, l'orlo della gonna rosa mentre io cercavo di non inciampare andando a sedermi al posto che avevo occupato ogni giorno nelle ultime settimane.
La tensione in aula era palpabile, mi faceva quasi male. Shannon si sporse leggermente verso di me.
Tenga duro disse,  quasi finita.
Ci alzammo quando entr il giudice, con la parrucca fuori posto, e quando ci diede il permesso di tornare a sederci avrei solo voluto gridargli di darsi una mossa. Il giudice si schiar la voce e sistem delle carte. Mi domandai se lo facesse apposta per torturarmi.
Si alzi il primo giurato ordin, e la donna ubbid, con le mani tremanti visibili a tutti, tranne al giudice.
Avete raggiunto un verdetto unanime? Risponda s o no.
No.
Ci fu un mormorio, che part dalla galleria del pubblico e cal fino ai banchi. Il mio cuore fece una brusca capriola e torn al suo posto con un tonfo. Era la speranza? O la disperazione?
Avete raggiunto un verdetto su cui almeno dieci di voi concordano?
S.
Sentivo in bocca il sapore del silenzio che regnava in aula. Era freddo e metallico, clinico. Il giudice parl di nuovo.
Qual  il verdetto? Risponda 'colpevole' o 'non colpevole'.
Secondi o millesimi di secondo, non lo sapr mai. Ma fu tutto il tempo che ebbi per prepararmi, mentre la giurata si scostava dal viso una ciocca di capelli grigi e riportava la mano dove potevo vederla.
Colpevole.
La parola aleggi per qualche istante, senza che potessi afferrarla. Poi mi cadde addosso, fermandomi il cuore, schiacciandomi i polmoni.
Il tempo si ferm, dando al mio cervello la possibilit di mettersi in pari. Annaspai e poi la scena acceler di nuovo.
No! gridai, ma mi usc solo un sussurro a malapena udibile. Come in quei sogni in cui cerchi di gridare per chiedere aiuto, ma non ti esce altro che un rantolo.
Non era semplice crudelt, era molto di pi. La mia vita era finita, e non mi avevano lasciato nemmeno il tempo di disperarmi n di elaborare quello che mi era successo. I mormorii andavano e venivano e il procedimento prosegu.
Quanti di voi concordano con il verdetto e quanti dissentono?
Non aveva importanza. Non significava nulla che una persona si fosse pronunciata a mio favore mentre gli altri avevano segnato il mio destino con le loro incuranti supposizioni. Ero colpevole. Mi avrebbero rimandato in prigione senza pi alcuna speranza di sfuggire a quell'incubo. E la persona che aveva ucciso Calum avrebbe continuato a vivere come se nulla fosse.
Non c'era niente che potessi fare. Potevo solo restare in silenzio, l'interno della bocca insanguinato, e aspettare di scoprire quanti anni della mia vita mi sarebbero stati rubati.

55.

Qualche istante prima di morire, Calum mi aveva detto che dovevo scegliere.
 ora che tu prenda una decisione mi aveva detto. Dovevo decidere se amavo Jason oppure no. Se volevo che il mio matrimonio fosse una menzogna o se volevo farlo funzionare con l'uomo a cui avevo promesso di restare fedele per tutta la vita.
Sapevo che aveva ragione, ma ero una vigliacca.
Avevo sempre aspettato che la vita prendesse le decisioni difficili al posto mio. Avevo permesso a me stessa di innamorarmi di qualcuno che non era mio marito, avevo tradito l'uomo che avevo sempre adorato. Ero diventata insofferente e pensavo che la soluzione fosse trovare un prato con l'erba pi verde e rotolarmici per un po'.
Ma avevo scoperto che non era una soluzione. Era solo una distrazione.
Amavo Calum. Per quanto desiderassi poter guardare indietro e dire che non aveva significato nulla per me, mi ero innamorata di lui, un uomo che conoscevo a malapena. Mi aveva conquistato il suo carisma, il suo senso dell'umorismo, il modo in cui mi faceva sentire: come se non esistesse nessun altro al mondo. Non avrei mai saputo cosa provava davvero per me, ma in quel periodo mi era sembrato che tra noi ci fosse un legame speciale, di quelli che ti fanno girare la testa.
Per amavo anche Jason. Avevo tradito la sua fiducia, eppure lui credeva ancora in me, mi era rimasto accanto, aveva fatto tutto il possibile per dimostrare la mia innocenza. Era una certezza.
C'erano voluti la morte di un uomo che amavo, il terrore di essere perseguitata da uno stalker e un processo per un reato che non avevo commesso, ma finalmente sapevo cosa volevo. Finalmente avevo fatto la mia scelta.
In realt fu l'avvocato Adler ad aiutarmi a decidere.
Il giorno dopo che era stata pronunciata la sentenza di condanna all'ergastolo, pass a trovarmi. Non avevo ancora pianto. Non mi era proprio venuto.
Mi dispiace disse. Pensavo di aver fatto abbastanza.
La guardai negli occhi nocciola e osservai il suo viso contrarsi con il movimento nervoso della mandibola; era impietrita. Mi resi conto che anche per lei doveva essere stato devastante. Il mio caso era stato il pi importante della sua carriera, e aveva perso. Mi domandai che conseguenze avesse una cosa del genere sulla reputazione di un avvocato.
Shannon le dissi, e lei non si scompose affatto per quella confidenza. Ho venduto la mia attivit per poterti pagare. Abbiamo speso tutti i nostri risparmi. Jason ha chiesto un prestito e anche le nostre famiglie ci hanno aiutato. Non ti ho pagato una fortuna per mentirmi. Chiaro?
Aspettai la sua risposta e lei annu, lentamente.
Jason continua a parlarmi di ricorsi e io gli dico che non possiamo appellarci, se non ci sono gli estremi per farlo. Lui insiste e, per quanto desideri credergli, non sopporterei pi di coltivare false speranze. C' la possibilit di ribaltare il verdetto?
Il mio avvocato fece per parlare ma richiuse la bocca.
Silenzio.
Senti, Bethany... cominci, e mi sentii mancare.
Shannon Adler non dava mai del tu. Non stava per darmi una buona notizia.
Ascoltai appena le sue frasi in legalese. Il modo in cui aggir la risposta diretta mi disse tutto quello che avevo bisogno di sapere.
Quella sera chiamai Alex. Essendo ufficialmente colpevole, avevo acquisito gli stessi diritti alle telefonate di tutte le altre. Voleva dire che potevo parlare in uno spazio pubblico, rumoroso e minaccioso, frammenti di conversazioni tra la cella e la fila per la mensa.
Stai bene?
Avvertii il panico nella voce di Alex e rimasi un attimo in silenzio per regolarizzare il respiro, per assicurarmi di non lasciarmi contagiare dall'emozione che la mia migliore amica mi stava trasmettendo.
S, sto bene. Almeno fisicamente. Insomma, al momento non riesco a pensare a nient'altro. Ancora non ci credo.
Nemmeno io sussurr. Posso fare qualcosa? Mandarti qualcosa, magari?
In effetti ti ho chiamato per questo. Devo chiederti un favore. Grosso.
Qualsiasi cosa, Bethany, lo sai.
Prima per devi promettermi una cosa.
Cosa?
Non devi riferire a Jason quello che sto per dirti.
Ma Bethany... Non prosegu.
Sul serio. Per favore, neanche una parola.
E va bene sospir Di cosa hai bisogno?
Devi venirmi a trovare la settimana prossima. Da sola.
Ovvio che ci vengo disse, palesemente sollevata perch non le avevo chiesto qualcosa che avrebbe preferito non fare.
Devi portarmi i documenti per il divorzio.

56.

Sei sicura di volerlo fare?
Guardai Alex, cercando di trovare le parole per convincerla che era la decisione giusta.
Gli ho gi rovinato la vita abbastanza.
Incroci le braccia, sfidandomi a darle una risposta migliore.
Dai, Alex la supplicai, guardando la busta che spuntava dalla sua borsa. La teneva in ostaggio e il riscatto che avrei dovuto pagarle era una spiegazione soddisfacente. Non si muoveva.
Tanto per cominciare dissi, ho pensato che avesse assassinato Calum, e sono sicura che nessun matrimonio potrebbe sopravvivere a una cosa del genere, alla lunga.
Vidi che sussultava, a quelle parole.
Ma  stata colpa mia ammise. Sono stata io a metterti in testa quell'idea. A te non sarebbe mai venuto in mente, se non te l'avessi suggerito io. Sto male al pensiero, sul serio. Ma non puoi prenderti tu la colpa.
Ci sarei arrivata anche da sola ribattei. Ero talmente egoista che pensavo unicamente a me stessa. Ma prima o poi i sospetti sarebbero caduti su di lui.
Bethany, guarda che Jason non ce l'ha con te per questo.  troppo occupato a castigarsi per averti consegnato alla polizia. Adesso pensa che se fossi fuggita le cose sarebbero andate diversamente.
E non aveva torto. Ma ormai non aveva senso pensare a cosa avrebbe potuto essere e non era stato.
Vedi? dissi. Tra noi ci sono stati anche troppi tradimenti. Avevo un amante, Alex. E poi ho accusato mio marito dell'omicidio. E lui mi ha consegnato alla polizia e sono stata processata per omicidio. Insomma, non vedo come potremmo ricominciare, dopo tutto quello che  successo.
Vi amate sugger Alex, incerta.
Ormai mi sembra irrilevante dissi, con amarezza. E anche se riuscissimo a superare tutta la slealt e i torti, non posso fargli correre altri rischi. L'assassino  ancora libero e, finch non sapr chi , non voglio che Jason sia in pericolo solo perch  sposato con me.
In che senso, finch non saprai chi ?
Esattamente quello che vuol dire. Voglio continuare a indagare.
Ma... non sai nemmeno da che parte cominciare! Non ci sono prove. Niente.
Deve pure esserci qualcosa. Abbiamo sempre guardato nella direzione sbagliata.
Bethany mi disse, paziente, chiunque sia stato non  meno pericoloso di quando ha ucciso Calum. Perch vuoi tornare a provocarlo?
Perch ho bisogno di sapere cos' successo. Ho bisogno di sapere perch Calum  morto e chi l'ha ucciso e perch ha voluto incastrare me. Non lo vuoi sapere anche tu?
Ma certo che lo vorrei sapere esclam. Per penso che sia pericoloso - per tutti - che tu ti metta a indagare su una cosa che ormai  passata. Rischieremmo di finire nel mirino un'altra volta. Tu, io, Jason.
Ignorai quella preoccupazione egoistica. Ma per quanto non volessi ammetterlo, su una cosa aveva ragione. Per le autorit il caso della morte di Calum era chiuso. Avevano preso l'assassino e l'avevano assicurato alla giustizia. Non avrebbero sprecato tempo e risorse per aiutarmi - n per aiutare chiunque altro - a scoprire il vero colpevole.
Non ti permetter di farlo disse. Non posso stare a guardarti mentre ammattisci per cercare di trovare una spiegazione, e al tempo stesso attiri l'assassino verso di te e verso le persone a cui vuoi bene. Non hai detto che volevi proteggere Jason? L'unico modo di proteggerlo  lasciar perdere.
Non ho...
Non ti crederanno. Alex non fece caso alla mia interruzione. Guardava fisso un punto sopra la mia testa.  un caso chiuso e tu sei l'assassina, per quanto ne sanno loro. Non ci sono gli estremi per fare appello. Ormai  finita e tu sei pi al sicuro qui. Non devi alzare la cresta, cerca di essere invisibile e spera che ti scontino qualche anno per buona condotta.
Grazie, lo so benissimo mugugnai, sempre pi frustrata. Credi che non lo sappia? La mia vita  finita. Ci penso di continuo, ogni secondo di ogni giorno. Ma cosa ti aspetti? Che me ne stia a marcire in galera per un quarto di secolo sapendo che il vero colpevole  ancora in circolazione? Non posso, Alex. Ormai avr una vita patetica e senza speranza, ma non posso accettarlo e dimenticare che cosa mi hanno fatto. E se tu fossi davvero mia amica, lo capiresti.
Cal un lungo e pesante silenzio, in cui osservai lo sforzo di Alex per capire il mio punto di vista. Era pallida, visibilmente preoccupata.
Lo sai che sono tua amica disse alla fine, prendendomi la mano sopra il tavolo. E ti capisco. Ho solo paura per te. Qui sei al sicuro. Per quanto orribile possa essere, almeno l'assassino di Calum non pu raggiungerti. Ma se ricominci a ficcare il naso cercando risposte... insomma, non voglio che ti facciano ancora del male. Vorrei che questo calvario finisse e basta.
Lo so le dissi. Lo vorrei anch'io. Ma  proprio il motivo per cui non posso restare con Jason. Lo capisci? Se voglio cercare l'assassino, Jason sar in pericolo. Se saremo divorziati, sar molto pi difficile minacciare lui per far tacere me.
Alex sospir a fondo, poi prese la busta dalla borsa.
Ho messo una crocetta dove serve la tua firma disse. Vuoi chiedere tu a Jason di firmare la sua parte o vuoi che ci pensi io?
Grazie, ma  una cosa di cui mi devo occupare io. Per ho un altro favore da chiederti.
Spero che sia pi piacevole di questo disse, con sarcasmo.
Puoi stare vicino a Jason? le chiesi, con la voce rotta.
I suoi occhi si riempirono di lacrime.
Oh, Bethany, ma certo.
Assicurati che non faccia stupidaggini aggiunsi. Io posso anche decidere di mettere in pericolo me stessa, cercando di scoprire qualcosa, ma lui deve lasciar perdere. Me lo prometti?
Te lo prometto.
Le presi la mano, sapendo che la secondina mi avrebbe sgridato immediatamente, ma non me ne importava.
Ti chiedo scusa le dissi. Per tutto. Ho commesso un sacco di errori tremendi ma tu ci sei sempre stata. E so che ti sto chiedendo molto, ma ho bisogno di sapere che Jason se la caver. Che qualcuno gli star vicino.
Ci penso io si affrett a rispondermi, stringendomi forte la mano. Gli star vicino. Sono pi preoccupata che sia tu a fare qualche stupidaggine.
Non preoccuparti le dissi, con una risata acida. Ormai non ho pi nulla da perdere.

57.

Mentre aspettavo che scortassero Jason nel parlatorio, rimuginai sul discorso che avevo provato e riprovato.
Non avremmo comunque chiacchierato del pi e del meno. Jason aveva troppa paura di raccontarmi quello che succedeva a casa. Temeva che conoscere i particolari della sua vita - la nostra vecchia vita - mi turbasse. Aveva ragione, ovviamente, ma io volevo sapere lo stesso. E da parte mia, ero troppo spaventata per raccontargli della mia vita quotidiana in prigione. Sapevo quanto si sarebbe preoccupato se avesse saputo della donna che, tre celle pi in l, aveva cercato di uccidersi con un cuscino due notti prima o degli sguardi minacciosi delle detenute che erano state grandi fan di Calum Bradley.
La vita in carcere non era tutta paura e sofferenza, anche se non era certo divertente. Mi ero fatta qualche amica. Era impossibile evitarlo, avendo passato otto mesi con le stesse persone, un giorno dopo l'altro. Ad alcune facevo pena, mentre altre mi consideravano una specie di sinistra celebrit. Mi avevano visto in tv gi prima che arrivassi e il mio processo aveva fatto notizia, tanto che ben presto tutte sapevano chi ero. Non so se fosse un vantaggio.
In quel carcere non erano molte le detenute condannate per omicidio. Meno di trenta scontavano l'ergastolo, quindi spiccavo ancora di pi. La maggior parte erano dentro per furto o droga; crimini non violenti. Anne-Marie, la mia vicina di cella, aveva rubato una macchina perch il suo fidanzato, che la faceva prostituire, l'aveva minacciata di strangolarla, di nuovo, se si fosse rifiutata di lavorare. Stava scontando solo dieci mesi, ma era la seconda volta che finiva dentro e non pensava che sarebbe stata l'ultima. C'erano tante storie come la sua, e all'inizio restai sorpresa. La maggior parte delle mie compagne non erano n cattive n stupide. Si erano solo ritrovate in situazioni da cui non sembravano in grado di uscire.
Alcune erano spaventate da me. Non capitava spesso di incontrare un'assassina. Le altre erano in isolamento o se ne stavano per i fatti loro, e io cercavo di evitarle il pi possibile. Non mi andava di finire in una specie di club di donne fatali. Non avrebbe certo contribuito a rafforzare le mie continue proteste di innocenza.
Non che qualcuno mi desse ascolto, anzi: non importava a nessuno. Per le mie compagne, avevo pugnalato a morte Calum Bradley in un portone e per poco non l'avevo scampata. Ero la spietata assassina dei titoli dei giornali.
Ma non era l'opinione delle altre detenute a farmi perdere il sonno. Era quella delle persone che avevano fatto parte della mia vecchia vita, e non solo quelle che contavano, come i miei genitori, che non avrebbero mai smesso di credere in me. Era Mark, che aveva accettato con tanta facilit di testimoniare contro di me, e Fran, che non si era pi fatta sentire da quando avevo venduto l'attivit. Era il barista di Starbucks che aggiungeva una faccina sorridente al mio nome, quando ordinavo il cappuccino. Sapevo che non avrebbe dovuto importarmi, invece mi disturbava che quelle persone mi ritenessero capace delle atrocit per cui ero stata condannata.
Cercavo di non pensarci troppo, ma con tutto quel tempo a disposizione era difficile non diventare ossessivi.
Soprattutto, da quando ero rinchiusa, ero fissata con il tempo: i minuti che mi separavano dal pasto successivo, i giorni che mancavano all'ordinazione settimanale in mensa, le ore che sarebbero passate prima di poter mettere piede all'aria fresca. Il tempo si allungava, era elastico, quando non eri libera. Guardavo l'orologio con una sorta di fervore, come se desiderare il passaggio dei secondi potesse farli scorrere pi velocemente. Anzich sprecare le mie giornate, cercai di concentrarmi sulla lettura dei pochi libri della biblioteca che riportavano precedenti rilevanti per il mio caso.
Eppure tra le visite di Alex e Jason sembravano passare anni.
I giorni in cui arrivava mio marito, mi preoccupavo del mio aspetto. Non c'era molto da fare per migliorarlo, ma usavo quel poco che avevo tra i miei effetti personali per rendermi almeno presentabile. Prima, quando del carcere sapevo solo le poche cose imparate dai film, immaginavo i detenuti in tuta arancione. Invece l non dovevo indossare un'uniforme. A quanto pareva, la possibilit di decidere come vestirmi mi avrebbe spinto a rispettare di pi le regole. Non potevo scegliere cosa mangiare a colazione, ma con i miei jeans neri e una camicetta a fiori mi sarei sentita emancipata e dunque avrei collaborato. Come no?
Vidi Jason prima che lui vedesse me. Sentii uno sfarfallio di centinaia di ali delicate nello stomaco e, quando arriv al mio tavolo, dovetti trattenermi per non gettargli le braccia al collo. Non potevo rischiare che quella visita venisse interrotta perch avevo violato le regole. Avevo troppe cose da dirgli.
Ti amo cominciai, non volendo sprecare il nostro tempo con parole che non significavano nulla.
Lo sai che ti amo anch'io mi rispose, e cercai di imprimere nella memoria il suo sguardo.
Jason dissi, con dolcezza. Voglio il divorzio.
Guardai l'espressione dell'uomo che amavo passare dal sorriso - sta scherzando - alla confusione, una trasformazione cos drastica che sembrava un mimo.
Non voglio discutere proseguii, restando impassibile mentre dentro di me infuriava una battaglia per controllare le mie emozioni. Non posso tollerare che la tua vita si fermi per aspettarmi. Soprattutto perch la responsabile di tutto questo sono io.
Bethany, per favore disse con urgenza. Non dire cos. Sei innocente. Lo sai benissimo, come lo so io.
Non  quello che intendevo. Ho distrutto il nostro matrimonio un pezzo alla volta e non voglio pi farlo. Non posso. Ti amo e voglio che tu abbia una vita, soldi, gioia, dei figli. Voglio che tu sia libero. Con me non puoi esserlo.
Ma l'appello...
Non ci sar nessun appello lo interruppi. Ne ho parlato con l'avvocato e non ci sono gli estremi. Non uscir e non ti permetter di stare ad aspettarmi per venticinque anni. Posso assumermi la responsabilit di aver rovinato la mia vita, ma non quella di aver rovinato la tua. Mi dispiace, Jason. Sul serio. Vorrei tanto che le cose fossero andate diversamente.
Ma gli estremi per l'appello ci saranno, appena troveremo le prove che  stato Vincent.
Lo guardai, incredula.
Vincent non ha fatto niente. C'eri anche tu, in aula. Hai sentito il suo alibi.
Bethany disse, alzando la voce, Vincent  un uomo pericoloso. Ha mentito, non l'hai visto? Ha trovato il modo di falsificare l'alibi.  un bugiardo patologico.
No dissi, con fermezza, hai visto il rapporto della polizia. Non avrebbero mai usato prove false in tribunale. Secondo certa gente anche lo sbarco sulla luna  un falso. Ma questa non  una cospirazione.
Lo sai quanto  furbo. Aveva moltissime informazioni su di te. Ti ha tenuto d'occhio per tanto tempo, aveva tutte quelle foto, sapeva del servizio fotografico che hai fatto a letto con Calum,  entrato in casa nostra mentre stavamo dormendo, cazzo!
Jason, ascoltami, per favore. Non  stato lui, non avrebbe avuto la possibilit di farlo, te lo assicuro.
Si appoggi allo schienale della sedia e sospir.
Forse hai ragione sussurr alla fine. Non riesco a crederci. Ero cos sicuro che fosse lui, cos convinto. Vorrei che fosse lui solo perch almeno avrei una risposta.
Anch'io dissi. Ma non  cos che funziona.
Lo vidi abbattersi completamente e provai una profonda compassione. Sapevo come si sentiva ma non potevo condividere le sue emozioni. Avevo relegato le mie dove non potevano pi farmi star male. Stavo imparando a essere stoica. O forse ero solo pi rassegnata di lui alle delusioni. Cominciavo ad abituarmi ai finali insoddisfacenti.
Comunque non ti concedo il divorzio disse.
Invece s. Ho tutti i documenti. Devi solo firmarli e mandarli ad Alex.
Gli passai la busta, sul tavolo.
Lui la spinse indietro.
 la mia vita disse. Posso scegliere cosa farne. E scelgo di restare con te, Bethany. Sei mia moglie. So che al momento la situazione  difficile, ma non puoi prendere una decisione del genere adesso che tutto  ancora fresco. Diamoci tempo e vedrai che funzioner. Te lo prometto.
No, non  una scelta tua. Stavolta decido io e ormai non cambio idea. Ti tolgo dalla lista delle telefonate e delle visite. Presto Alex ti chieder i documenti. Sa che li ho gi firmati ed  al corrente delle mie motivazioni. Per favore, Jason, firmali. Fallo per me.
Mi guard con i suoi begli occhi azzurri colmi di un amore leale e generoso che non avrei mai pi avuto, e sentii il cuore creparsi come il suolo del deserto.
Dici sul serio? sussurr.
Annuii, perch non mi fidavo a parlare.
Jason si alz stringendo la busta, il viso tirato e la voce carica di emozione.
Spero che tu non voglia andare fino in fondo mi disse. Spero che sia solo una reazione a quello che ti sta succedendo e che ti renderai conto che  una pazzia. Quando tornerai in te, mi troverai ad aspettarti, ma vorrei che prima di buttarmi addosso certe cose pensassi a quanto  difficile anche per me. Ti amo, Bethany, ma non ho intenzione di stare ad ascoltarti, se fai cos.
E con quelle parole il mio passato e il mio futuro uscirono dal parlatorio senza voltarsi a guardare la mia figura patetica, l'ombra della donna che ero stata un tempo.
Contrassi tutti i muscoli che riuscii a trovare nel mio corpo per impedirmi di scavalcare il tavolo e rincorrere mio marito per supplicarlo di restare. Perch l'avrebbe fatto. Mi sarebbe bastato chiederglielo e sarebbe rimasto con me per sempre, la fonte di vita cui mi sarei aggrappata come un parassita, succhiandogli ogni affetto, ogni conferma, ogni speranza. E in cambio gli avrei ricordato costantemente che per me non era abbastanza, che avevo preferito Calum, che le mie scelte avevano distrutto la nostra vita perfetta insieme.
Finalmente sapevo cosa volevo e finalmente avevo avuto il coraggio di fare una scelta. Avrei preferito non farla, ma era comunque la scelta giusta.
Mentre guardavo mio marito allontanarsi, mi domandai, per un brevissimo istante, se Calum sarebbe stato orgoglioso di me. E poi, di punto in bianco, nel petto mi si conficc un'idea che si rifiutava di andarsene, mi premeva insistentemente sulle costole.
Raggelai ripensando alle parole di Jason.
Ti ha tenuto d'occhio per tanto tempo, aveva detto, poco prima. Sapeva del servizio fotografico che hai fatto a letto con Calum,  entrato in casa nostra mentre stavamo dormendo, cazzo!
Mi venne la nausea.
Non avevo mai detto a nessuno di quelle foto. Nemmeno ad Alex, nemmeno a Shannon. A nessuno.
Solo tre persone lo sapevano.
Una ero io.
Una era il mio amante, morto.
E l'altra, che se ne andava verso la sua vita di totale libert, aveva ucciso Calum e si era portata via tutto ci che avevo amato.

Epilogo.

La sera prima dell'omicidio di Calum.
Bethany dico, cercando di non lasciar trapelare il mio disgusto, tu e Jason siete una coppia perfetta. Siete innamorati, e lo sai. State solo passando un momento difficile. Da quanto siete sposati?
Quasi sette anni mi risponde, come se sette anni con lui fossero stati un tormento.
Ecco! La crisi del settimo anno. Ecco cos' le dico, sapendo di essere melodrammatica, ma chi se ne importa. Lei non ci far caso.
Il cameriere si avvicina al nostro tavolo e mi incolla gli occhi addosso. Vorrei mettergli in chiaro che  ben al di sotto del mio standard, ma devo continuare a recitare la mia parte. Ammicco, sapendo che Bethany mi guarda, mi ammira. Alla fine lui se ne va e bevo un sorso per scacciare il saporaccio che la sua presenza mi ha lasciato in bocca.
 una fatica questa messinscena, ma so che ne varr la pena.
La ascolto lamentarsi della sua vita perfetta e del suo matrimonio perfetto e faccio un tentativo fiacco di convincerla che in realt non vorrebbe fare cambio con me. Non so nemmeno se mi ascolta. Ormai quello che vuole lei non conta pi. Il suo futuro  segnato.
Ho fatto in modo di esserne certa gi da un pezzo.
Dopo mesi di preparazione, di pedinamenti, di controlli rigorosi su ogni dettaglio, stasera gli ingranaggi del mio piano si stanno finalmente mettendo in moto. Devo solo renderla abbastanza malleabile da permettermi di cominciare. Baster che sia la solita, prevedibile Bethany.
Si lascia sempre convincere facilmente ad alzare il gomito e oggi non sar diverso. Attiro l'attenzione del cameriere viscido e fingo di civettare con lui, mentre ordino ancora da bere.
Aspetto che Bethany oltrepassi il confine tra arzilla e ubriaca fingendo di ascoltarla blaterare - parla della sua assistente -, annuendo e ridendo nei momenti giusti, mentre fantastico su suo marito.
Mi ero innamorata di Jason dal primo istante in cui l'ho visto. Era sabato e Bethany mi aveva supplicato di uscire a cena con loro, per conoscerlo. A quei tempi mi stava abbastanza simpatica, prima di sapere cosa era disposta a buttare via. Ci divertivamo alle lezioni di pole-dance e dopo, quando uscivamo a bere. Non avevo mai avuto vere amiche, quindi era bello avere qualcuno con cui parlare di scarpe e appuntamenti andati male sorseggiando un cocktail. Ma quando sono entrata al ristorante e l'ho visto a braccetto con Bethany, ho capito di volerlo. Non gli avevo nemmeno parlato. Non era per il suo aspetto, anche se vado pazza per i biondi con gli occhi azzurri. Ma aveva un non so che, qualcosa che non avrei saputo definire. Dopo averlo conosciuto, dopo aver visto com'era - cos reale, simpatico e amichevole -, ho avuto bisogno di lui.
Finalmente, dopo quelle che mi sono sembrate ore, Bethany si scusa e va in bagno. So che ci metter un po' perch in questo locale c' sempre coda. L'ho scelto apposta. Frugo nella sua borsa e tiro fuori il telefono. C' un messaggio di Jason che mi d una fitta di gelosia, ma lo ignoro e vado al dunque.
Quando Bethany torna, completamente ubriaca, straparlando delle scritte divertenti sulle porte delle toilette, non ha idea. Non sapr cosa pensare quando qualcuno acceder ai suoi account sui social, quando le sue telefonate verranno intercettate, quando scoprir di essere osservata.
La tecnologia  strabiliante, ormai. C' voluto non pi di qualche centinaio di sterline, e sapr tutto quello che fa. Avr accesso a tutte le sue password. Potr ascoltare le sue telefonate e accendere la macchina fotografica ogni volta che mi serve. Il distorsore di segnale che ho ordinato  arrivato proprio stamattina. Dovr testarlo su qualche telecamera a circuito chiuso dalle parti di casa mia, ma tutto quadra alla perfezione.
 stato un gioco da ragazzi fare la copia della sua chiave.
Mi sembra di avere il fuoco nelle vene, al posto del sangue. Quasi non riesco pi a trattenermi, ma devo avere ancora un po' di pazienza. Bisogna considerare ogni dettaglio, perfino il pi minuscolo. Metterlo a punto. Domani scriver un tweet di prova, giusto per controllare che il software funzioni correttamente. L'ho gi fatto una decina di volte, a casa, ma a questo punto non c' pi margine di errore.
Perch il mio piano  una questione di perfezione, indipendentemente da come andr a finire. Su certe cose non ho alcun controllo. Ho dovuto farmene una ragione. Ma quello che ho preparato per Bethany funzioner, a prescindere da come reagir lei.  il mio capolavoro, studiato per ogni evenienza. Potrebbe anche non credere che Jason sia capace di uccidere, anche se sar convincente. Potrebbe rivolgersi alla polizia con le prove che fabbricher contro di lei, pur essendo stata avvertita dei rischi. Potrebbe essere assolta. Ne dubito, ma potrebbe succedere. Pazienza. Non  importante. Perch alla fine avr quello che ho sempre voluto. Cos mi godr ancora di pi lo spettacolo, non sapendo con precisione come si svolger ma sapendo fin dall'inizio come andr a finire.
Io e Jason insieme. Per sempre.
 incredibile che abbia quasi pensato di lasciarlo perdere. Non era mio. E poi Bethany mi stava davvero simpatica. Non volevo rovinare il suo matrimonio perfetto.
Ma poi ha cominciato a lavorare con Calum e a passare sempre pi tempo al lavoro e sempre meno a casa. Arrossiva ogni volta che le nominavo il suo cliente e ha cominciato a tenermi dei segreti. Non sapeva che sapevo, ma non  capace di mentire e io sono un avvocato. Capisco subito se qualcuno non dice la verit.
Allora mi sono messa a seguirla, per quanto possibile. Aspettavo fuori dalla sede delle Bradley Enterprises per vedere che aria aveva quando usciva, ore dopo la fine dell'orario di lavoro. Ma non era una prova. Dovevo sapere. Poi ho trovato il modo di entrare nell'edificio accanto, dove ha sede un'agenzia che fornisce servizi di sicurezza e dove, per mia fortuna, lavora uno con cui uscivo. Ho spiato dall'angolo di un ufficio in disuso. Quello che ho visto non mi ha lasciato dubbi. Quindi ora so cosa combina. So che Calum  un bugiardo fatto e finito. E so che Jason  sposato con una persona disgustosa.
Bethany non apprezza quello che ha. Quello a cui sta rinunciando. Si  fatta un amante e si  divertita, ma adesso  ora che mi diverta un po' anch'io. E mi divertir senz'altro. Alcune delle cose che dovr fare hanno uno scopo unicamente pratico. Come assicurarmi che ci siano le prove della relazione clandestina e dimostrare alla giuria che Bethany ha avuto per le mani l'arma del delitto. Altre serviranno solo per divertirmi. Come le lettere anonime, che la faranno precipitare in una spirale di domande senza risposta. O come il consiglio di rivolgersi alla polizia, in modo che sia attanagliata dai sensi di colpa e dall'incertezza. Non vedo l'ora di godermi ogni singolo momento.
E alla fine di tutto, il mio premio sar Jason. Io sar il suo. Merita di essere trattato con rispetto. Merita una magnifica storia d'amore e la vita che lei non gli vuole dare.  a quel punto che entro in scena io. Filer tutto liscio.
Quando scoprir che sua moglie  un'assassina, per lui sar un sollievo saperla dietro le sbarre. E sar io a offrirgli il mio appoggio e a chiedergliene un pochino in cambio. Sar l'unica a capire perfettamente che cosa sta passando.
E la cosa migliore  che vivr il futuro di Bethany sapendo che lei non potr fare assolutamente nulla per impedirmelo. Si vedr strappare la sua vita e un giorno capir cosa si  lasciata sfuggire di mano. La sensazione di potere  talmente inebriante che mi sento formicolare tutta. Manca cos poco che sento quasi il sapore.
Sono stata molto paziente.  stato sfiancante esserle amica sapendo che  un essere umano repellente. Eppure, adesso che la sua sofferenza sta per cominciare, quasi mi dispiace per lei.
Non abbastanza da risparmiarla, ovviamente. Non lo merita.
Non si merita un'amica come me.
Non si merita un amante come Calum.
Non si merita un marito come Jason.
E di certo non si merita la vita idilliaca che sarebbe stata disposta a buttare alle ortiche.
Motivo per cui il mio piano  perfetto.
Perch io, invece, me li merito.
Io ne ho bisogno.
E far qualsiasi cosa per averli.

Una settimana dopo il verdetto di colpevolezza di Bethany.
Sei sicura di volerlo fare? le chiedo, cercando di sembrare sincera.
Ha una pessima cera: perfetto. Ha gli occhi sprofondati nelle orbite,  talmente dimagrita che sembra uno scheletro e sono quasi sicura che ci sia un punto nel quale sta perdendo i capelli.
Gli ho gi rovinato la vita abbastanza mi risponde. Patetico.
Incrocio le braccia, aspetto che aggiunga altro. Ho bisogno di sapere che  davvero convinta.
Dai, Alex mi supplica, guardando la busta che spunta dalla mia borsa. Io non muovo un muscolo. Sono troppo occupata a pensare a cosa raccontare a Jason questa sera, quando lo vedr. Voglio che divorzino in fretta. Sono stanca di aspettare.
Tanto per cominciare dice, ho pensato che avesse assassinato Calum, e sono sicura che nessun matrimonio potrebbe sopravvivere a una cosa del genere, alla lunga.
 incredibile quante cose siano disposte a rivelare le persone all'avvocato divorzista. Mi considerano una specie di psicologa, quando in realt a me importa solo dei loro soldi. Quasi sempre. Quando Calum si era rivolto a me, qualche anno fa, ero molto interessata a quello che aveva da raccontarmi. Era l'uomo perfetto: ricco, affermato, bello e presto divorziato, grazie a me. Mi aveva raccontato di Kitty e voleva lasciare la moglie bacchettona per la giovane PR, ovviamente bellissima. Era stanco della moglie, voleva qualcosa di meglio, come tutti gli uomini quando all'improvviso le donne fanno la fila per averli. Peccato che avesse scelto quella sbagliata.
Togliere di mezzo Kitty era stato facile. Met delle ammiratrici di Calum erano abbastanza instabili mentalmente da fare anche gratis quello che volevo, ma io sono molto generosa. A quella avevo dato mille sterline e aveva fatto un lavoretto coi fiocchi. Valeva ogni penny.
I problemi erano cominciati quando Calum si era rifiutato di lasciarmi colmare il vuoto che avevo creato nella sua vita. Mi aveva detto di aver commesso un errore, di essere pentito del tradimento, perch in fondo amava sua moglie. Insomma, non era interessato. Non a me. Ero furiosa, ovviamente, ma che ci potevo fare? Era sempre circondato di guardie del corpo e una volta cancellato dalla lista dei miei clienti non c'era stato modo di raggiungerlo.
Torno di colpo al presente quando Bethany mi guarda in cerca di conferme.
Vi amate mormoro, senza entusiasmo.
Ormai mi sembra irrilevante dice, incapace di trattenere l'amarezza. E anche se riuscissimo a superare tutta la slealt e i torti, non posso fargli correre altri rischi. L'assassino  ancora libero e, finch non sapr chi , non voglio che Jason sia in pericolo solo perch  sposato con me.
In che senso, finch non saprai chi ?
Perch questa donna non vuole ammettere la sconfitta?  stata incastrata, e con un piano perfetto, se posso permettermi di dirlo. Seguire il suo processo  stata una delle esperienze pi appaganti della mia vita. Vedere la mia opera esibita davanti a persone intelligenti che l'hanno esaminata, si sono scervellate, ma non sono riuscite a capirci nulla... quello s che  stato elettrizzante.
Ero pi che sicura che il mio piano fosse infallibile, ma sinceramente non mi aspettavo che la giuria odiasse Bethany fino a quel punto. Tanto da condannarla anche dopo che il suo avvocato aveva dimostrato che era troppo bassa per aver commesso il delitto. Ammetto di essermi preoccupata un po', quando  stato chiamato a deporre il medico. Pensavo di essere stata furba a pugnalare Calum da dietro. Lui non avrebbe lottato e non ci sarebbero state ferite da difesa su cui lavorare, e io avevo la garanzia di non ritrovarmi coperta di sangue.
E poi era molto pi pratico avvicinarmi di soppiatto da dietro. Non  stato difficile scoprire dove potevo trovarlo. Grazie al software che avevo installato sul cellulare di Bethany, sapevo sempre dove andava. Perch il mio piano funzionasse, avevo solo bisogno del momento giusto, ed  arrivato praticamente subito, con mia grande gioia. Avevo visto che lei era a South Kensington alle dieci di sera, cio pi tardi del solito, per una sera infrasettimanale, a parte quegli stupidi quiz al pub dove trascinava Jason ogni settimana. In pi il posto era molto vicino a dove avrebbe potuto trovarsi Calum, perci mi sono insospettita.
Ho preso lo zaino, gi pronto con tutto il necessario - coltello, distorsore di segnale, vestiti di ricambio -, e mi sono precipitata al caff, arrivando proprio quando stavano uscendo. Li ho seguiti a distanza di sicurezza. Erano cos presi che non si sarebbero comunque accorti di nulla, ma la pioggia mi ha dato una mano a non farmi notare. Vederli abbracciati nell'androne di quel palazzo mi ha dato il voltastomaco. L'uomo a cui ero stata cos devota, l'uomo che mi aveva respinta, era l'amante... della moglie dell'unico uomo che avevo veramente amato? L'ingiustizia mi faceva ribollire di rabbia, una rabbia incandescente, intensa come il giorno in cui avevo scoperto la loro ignobile storia.
Ma mentre mi guardavo attorno per individuare le telecamere a circuito chiuso della zona, la rabbia si  dissolta di colpo per lasciare il posto a una sensazione di totale calma.
Era tutto perfetto. Sapevo che il mio piano avrebbe funzionato. Avevo pensato a tutto.
Ho guardato Bethany allontanarsi da Calum. Lui l'ha chiamata, ma lei non l'ha sentito o ha fatto finta di niente. Secondo me, la seconda. Mentre aspettavo che sparisse nella stazione della metropolitana, ho acceso il distorsore di segnale e mi sono assicurata che le lucette si fossero illuminate, come quando l'avevo provato a casa.
 stato un colpo di fortuna che la telecamera che ha ripreso Bethany fosse appena fuori dal mio raggio. Appena lei  entrata in stazione, mi sono guardata attorno un'ultima volta per assicurarmi che fossimo soli. E poi l'ho aggredito. Quello stupido di Calum stava ancora guardando la sua amichetta e non mi ha visto arrivare.
L'elemento sorpresa  stato la chiave del mio successo. Sono forte. Molto forte. E Calum non  quel che si dice un culturista.
Comunque, la botta di adrenalina che tutti hanno quando lottano per la vita non mi avrebbe dato problemi.
L'ho afferrato per la spalla destra, per assicurarmi che non potesse girarsi, e con tutta la mia forza gli ho piantato il coltello nel petto, sopra la spalla sinistra.
Non ha nemmeno gridato. Ha emesso un lamento e i suoi muscoli si sono tesi, ma non gli ho dato la possibilit di rendersi conto di cosa stava succedendo: gli ho sfilato il coltello dal cuore e gli ho dato uno spintone pi forte che potevo. Il posto era ideale: un ingresso stretto, dove non avrebbe potuto riprendere l'equilibrio.
Ha picchiato la testa sul marmo con un tonfo sordo e si  accasciato a terra, scomposto.
Ho preso dallo zaino un asciugamano e ci ho avvolto il coltello. Poi mi sono messa lo zaino in spalla e ho percorso a piedi i quattro chilometri fino a casa, lasciando sempre acceso il distorsore.
Seduta di fronte alla donna che ho incastrato per il delitto, fingo di lasciarmi convincere che dovrebbe divorziare da Jason.
Faccio un sospiro teatrale e le passo le carte.
Ho messo una crocetta dove serve la tua firma le dico. Vuoi chiedere tu a Jason di firmare la sua parte o vuoi che ci pensi io?
Grazie, ma  una cosa di cui mi devo occupare io. Per ho un altro favore da chiederti.
Spero che sia pi piacevole di questo dico, con il cuore che mi batte all'impazzata. Ormai mi manca pochissimo per avere tutto quello che ho sempre desiderato.
Puoi stare vicino a Jason? mi chiede, con la voce rotta.
Non riesco a trattenere le lacrime.
Ci siamo.  mio. Presto Bethany potr solo restare a guardare, mentre la sua vecchia vita le viene strappata e viene consegnata a me.
Oh, Bethany, ma certo.
Assicurati che non faccia stupidaggini aggiunge. Io posso anche decidere di mettere in pericolo me stessa, cercando di scoprire qualcosa, ma lui deve lasciar perdere. Me lo prometti?
Te lo prometto.
Ci puoi scommettere, penso. E far in modo che firmi per il divorzio, anche perch gli sto rivelando poco a poco tutta l'orribile verit su sua moglie e il suo amante miliardario.
Naturalmente gli far credere che la mia sia solo sincera preoccupazione. Ma se gli resta ancora qualche dubbio sulla virt di Bethany, ci penser io a farglielo passare.
E gli star vicino, per aiutarlo a superare quel momento terribile, tragico.
Bethany mi prende la mano e faccio appello a tutta la mia forza di volont per non ritrarmi.
Ti chiedo scusa mi dice. Per tutto. Ho commesso un sacco di errori tremendi ma tu ci sei sempre stata. E so che ti sto chiedendo molto, ma ho bisogno di sapere che Jason se la caver. Che qualcuno gli star vicino.
Ci penso io le dico, stringendole la mano pi forte che posso. Gli star vicino. Sono pi preoccupata che sia tu a fare qualche stupidaggine.
Non capisce. Pensa che sia davvero preoccupata. Non coglie la minaccia.
Ma non per questo  meno reale.
Lei magari non ha pi nulla da perdere, ma io s, adesso. Ho la sua vita perfetta.
E far qualsiasi cosa per non perderla.
...
.
...
FINE.